| DA
20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICi |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 648 d.C.
(Vedi
QUI i periodi dei
"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA")
*** UN CRISTIANO ALLA CORTE DEI T-ANG
*** IN CINA nel 1625 nello Shensi in Cina ci sono alcuni missionari gesuiti che vanno in giro nella capitale WEIHO, e tentano di portare il Vangelo in quelle contrade. Un giorno vengono chiamati da un funzionario che aveva sentito parlare loro di una religione dove c'era un signore che era stato messo su una croce e che appunto questi missionari veneravano.
Questo funzionario cinese da alcuni giorni ha ricevuto e ha sul tavolo un rapporto. Alcuni operai costruendo una casa, nel fare le fondamenta hanno scoperto un poderoso blocco di due metri di altezza e uno di larghezza. (famosa coma la "Pietra di Singanfu"). Su di essa c' è una lunga iscrizione in un cinese antico, che gli operai non riescono a leggere del tutto e quindi hanno chiamato l'intendente, il quale anche lui ha avuto qualche difficoltà a leggere, e immaginando che si tratti di una cosa molto antica, fece chiamare un vecchio monaco buddista, che era noto per le sue cognizioni dei segni pittografici cinesi molto antichi, ed infatti costui riesce a leggere qualcosa dell'iscrizione; che parlano di fatti che non gli sono del tutto sconosciute, ma altri segni che sono pari a quelli cinesi antichi proprio non li capisce nemmeno lui.
Tuttavia la prima parte in cinese non è equivocabile, la scritta parla di una religione che il monaco nel suo monastero ha qualche vaga notizia, ma sa anche da chi l'ha appresa; chiama dunque un monaco che lui conosce e che si aggira da tempo anche lui in Cina per aver notizia delle dottrine orientali oltre a quelle che già conosce e fra queste quella che parlano di un uomo in croce, cioè del Cristianesimo. Costui è Padre TRIGAULD, che vive in Asia già da una quarantina d'anni e ha perso i contatti con la sua sede principale che però non è Roma, ma Costantinopoli, anzi della scuola di Antiochia e conosce il siriaco. I due si aiutano a vicenda e riescono a leggere l'intera iscrizione.
Nella pietra, in cinese e proprio in lingua siriaca (ecco perchè il cinese non capiva quei segni), si racconta di un monaco, padre ADAMO, che qui aveva fondato una chiesa cristiana, con l'approvazione dell'imperatore, perché apprezzati i suoi sermoni che faceva alla gente parlando di giustizia divina e carità, non aveva avuto nulla in contrario che lui predicasse la sua religione e costruisse la sua chiesa. L'Imperatore era quel TAI-TSUNG, il secondo imperatore della dinastia T'ANG, quel valoroso principe che ha fondato con suo padre questa dinastia nel 618 (VEDI), e che salì al trono nel 626 e di cui abbiamo abbondantemente parlato per il suo mecenatismo e il suo grande amore per la cultura (accennando anche la fine della sua dinastia).
Oltre che questa liberalità dell' imperatore Tai-Tsung, pochi anni dopo, nel 640 giunse dalla Siria il missionario Olopon che convertì sostanzialmente l'imperatrice al cristianesimo e che a sua volta influenzò lo stesso imperatore.
Nella grande capitale imperiale, LUOYANG, che contava circa un milione di abitanti, esisteva una certa tolleranza per tutte le religioni; dagli annali cinesi (dove abbiamo perfino la piantina dettagliata della città) apprendiamo che esistevano 84 edifici buddisti, 36 taoisti, e... ben 28 erano edifici-chiese di manichei, cristiani nestoriani ed ebraiche (quindi queste ultime tutte occidentali, con una media di circa 135 religiosi addetti per ogni edificio; ovviamente chi più chi meno).
Ma sappiamo che ancora nel 750 giunto dalla Persia arrivò in Cina un alto prelato cristiano, e che nell'840 di cristiani nestoriani se ne contavano circa duecentocinquantamila, soprattutto nelle classi dirigenti, fra ministri e i funzionari di corte.
Quel povero monaco che era presente nel 1625 alla scoperta dell'iscrizione, credette di far bene nel mandare la notizia sia a Roma che a Costantinopoli, ma fu preso per pazzo; si disse che per voler ad ogni costo fare del protagonismo la pietra l'aveva fatta confezionare lui per eccesso di zelo, onde dimostrare ai cinesi che la sua religione era da lunga data già presente in Cina.
Invece in base alle notizie che abbiamo oggi, quel prete diceva proprio il vero.
Si perse una buona occasione, ma del resto a Roma nel 1625, nessuno era a conoscenza che la Chiesa aveva mandato in Cina un missionario in tempi così lontani, né tanto meno gli ortodossi di Costantinopoli. E poi Padre TRIGAULD era un Gesuita e in quel 1625 l'Europa era ancora travagliata dalle febbri della Riforma e della Controriforma e soprattutto dallo scetticismo dei liberi pensatori, e la Compagnia del Gesù non andava proprio a genio ai contemporanei, in più di uno stato erano stati cacciati, messi al bando, fin quando nel 1773 l'ordine fu sciolto (molti di questi in quegli anni del XVI secolo si erano spinti fino in Cina e Giappone.
Ma prima di loro si erano spinti in quelle contrade oltre le frontiere dell'impero bizantino, i Nestoriani, fin dal 451 d.C, quando Nestorio e i suoi seguaci furono messi al bando al Concilio di Efeso prima e a Calcedonia poi. Esiliati o espulsi dall'impero bizantino, li troviamo con massicce presenze in Persia, poi si spinsero fino in India ("cristiani di Tommaso") e con l'avvento della dinastia Tang (618) in Cina. E quasi contemporaneamente (quindi parliamo di questi anni (640-650) furono proprio i Nestoriani, non i bizantini, né i Palestinesi, a trasmettere agli Arabi (dopo la conquista della Persia) la scienza e la filosofia greca. E con questa duplice "vocazione" furono poi anche i gesuiti, ecco perchè davano tanto fastidio ancora nel XVII e XVIII secolo in Europa (meno che a Federico II di Prussia, che a loro aprì le porte, mentre gli altri le chiudevano, scolarizzando così prima di ogni altro potenza europea la sua potente Prussia.
Finchè un giorno (dopo la conquista araba) da documenti tenuti nascosti perchè parlavano questi di Nestoriani, -che erano considerati immeritatamente dagli ortodossi eretici- saltò fuori che un prete di nome proprio ADAMO era stato mandato in Oriente per conoscere quella gente, ma che non aveva fatto più ritorno. Costui invece era arrivato in Cina nel momento più favorevole, cioè all'inizio della dinastia T-ANG così permissiva, e vi aveva fondato una chiesa, e dopo questa ne erano venute molte altre, e che solo alla fine di quello stupendo periodo della dinastia, erano poi state spazzate via dal nuovo buddhismo (di cui abbiamo già anticipato il genere nell'accennato anno 618), distrutte tutte le chiese, i convertiti più in vista trucidati, molti fuggiti. Nell'845 il cristianesimo con un editto imperiale della nuova dinastia dei Song, e l'avvento dei regni cino-barbarici-mongoli fu messo fuorilegge.
Ma molti rimasero, come se niente fosse accaduto, mantenendo il silenzio per 800 anni sulla presenza dei cristiani in Cina. Ci sarà poi la meteora e la leggendaria personalità del "Prete Gianni" che sarà oggetto di un capitolo quando arriveremo negli anni del XII secolo, ma sappiamo che più nessun prete cristiano mise più piede in Cina, e quando questo avvenne nel 1338, i primi missionari cristiani che si recarono in Oriente trovarono proprio in Cina in mezzo alle dottrine buddiste un retaggio di religione nestoriana e perfino negli annali un re che nel 1125, YILUTASCI, professava la religione nestoriana.
In quel 1338 ad Avignone nuova sede Papale, furono suonate le campane a festa, perchè dalla lontana Cina padre Andrea (un altro avventuroso missionario) conduceva con sè 15 principi dignitari del Gran Khan cinese che portavano doni; già si gridò al miracolo credendo che la Cina era stata convertita; Andrea lesse il messaggio in pubblico, meno l'ultima parte, che lesse solo davanti al Papa. Ed era tutto una bolla di sapone. In Cina di Cristianesimo non ne volevano sentire parlare, nè volevano missionari di altre religioni nei propri territori. Era l'anno dell'ascesa della dinastia Ming.
Ma anche di PADRE ANDREA ne parleremo nel 1338. Un altro prete leggendario, che ci rivelerà molte cose sulla Cina, ma che solo da poco conosciamo. L'Europa fu sempre tenuta all'oscuro di cosa c'era oltre la Persia. Quelle di Marco Polo giravano come "cineserie" fantastiche ed in effetti (che erano poi i difetti) c'era molta immaginazione, che fece passare tutto il resto per favole.
Anche se già giravano (non certo in Europa) dettagliatissimi rapporti, come quelli del leggendario arabo Ibn Batuta, che viaggiò per venti anni avanti e indietro dalla Cina all'Europa, in veri e propri transatlantici, con 1200 persone a bordo, con cabine di prima classe, con gabinetti, toilette, dei veri lusuosi appartamenti, con prenotazioni d'andata e ritorno per mogli, figli e concubine, e ci parla di raffinati confort come di cose naturalissime. E se ne lamenta quando in certi viaggi alcuni di questi confort mancano o sono scadenti (come facciamo noi oggi dopo aver pagato il biglietto salato).
Ibn Batuta (Ibn Abdallah) viaggiò con naturalezza, ed è considerato il più grande globetrotter di tutti i tempi. Ma poichè era un ricco commerciante (studi da giurista), teneva aggiornata una dettagliata agenda, "fotografava" il suo viaggio come un reporter, dove segnava ogni cosa, come un diario, delle autentiche memorie di viaggio di un manager, narrandoci un po' di tutto, senza romanzare nulla o raccontare favole; cioè i commerci (i prezzi delle varie merci, descrive dettagliatamente come sono fatti i frutti, i pesci, gli animali, le varie qualità di spezie -fino a dodici tipi- e come queste sono ricavate, e che lui doveva acquistare) poi la vita che vi si svolgeva, gli incidenti lungo il percorso, dove questo avveniva, e come si navigava, una vera e propria geografia sistematica; e proprio per queste ultime informazioni queste voluminose agende oggi figurano nei grandi musei navali; il più ricco e stupefacente del mondo è quello di Anversa, che chi scrive ha avuto modo di visitare. E per chi ama la navigazione, vale e merita veramente un viaggio.
Ma non era il solo Ibn Battuta. Venti anni prima un altro relatore, il domenicano GIORDANO CATALANI, vescovo in India nell'attuale Quilon, nel 1330 pubblicò un libretto, il Mirabilia descripta. E anche lui ci parla di "....navi che attraverso l'Oceano Indiano, vanno nel Catai, sono gigantesche, hanno nello scafo più di cento cabine, sono panciute, pesanti, hanno una triplice chiglia, e dieci e alcune dodici vele".
Tutte relazioni finite chissà dove. Occorreranno sei secoli per nuovamente leggerle.
Bibliografia:
Storia dei popoli Arabi, da Maometto ai nostri giorni di Albert Hourani, Mondadori 1992
Maometto di Gerhard Konzelmann, Bompiani, 1983
Storia della letteratura araba, Francesco Gabrieli, Nuova Accademia Editrice, 1956
Storia del mondo Antico e Medievale, Cambridge University, Garzanti
Sette sono passate, l'ottava sta passando, di P. Hermann, Martello ed. 1953