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20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICi |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 660 d.C.
(Vedi
QUI i periodi dei
"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA")
*** IL "BARBARO" COSTANTE II
*** BIZANZIO - Costante l'imperatore, oltre che essere poco sicuro con i suoi eserciti, era poco sicuro anche di se stesso. Trentenne, figlio ed erede di Costantino III, a 11 anni, nel 641 Costante riuscì a succedergli grazie a una congiura militare dopo una successione molto torbida avvenuta dopo pochi mesi dalla morte di Eraclio.
Salito sul trono fanciullo, ovviamente il governo rimase in mano agli inetti funzionari di palazzo, che Eraclio pur valido e coraggioso come imperatore non era stato capace di creare. E queste carenze ai vertici si manifestò proprio mentre si stavano scatenando le prime invasioni arabe in Egitto, in Cappadocia, in Siria.
I generali di Costante invece di prepararsi e organizzarsi, fanno come in passato anche quest'anno scorrerie in Italia, in Puglia, sul Gargano, sul Beneventano.
Peggio ancora fa il clero di Costantinopoli che è impegnato nella lunga questione religiosa, in lotta con il papato e che a un certo punto il papa lo fanno perfino arrestare.
A 18 anni non sappiamo con quale conoscenze teologiche, Costante fa pubblicare il Tipo, mettendosi contro tutta la Chiesa Romana che, più ostinata di Costante, condanna il suo monotelismo.
Pronta la risposta di Costante, che in Italia rimuove da Ravenna l'esarca Olimpio che ha tentato (forse a ragione) di far staccare l'Italia dall'Impero; lo manda allo sbaraglio in Sicilia e fa arrestare papa Martino perché non solo si è rifiutato di seguire il Tipo, ma lo ritiene complice di Olimpio.
Poi diventato grandicello, poco più che ventenne, Costante deve scontrarsi con la potente flotta araba (costruita ex novo, organizzata e messa in mare in pochi anni), con davanti a sé uno dei più grandi generali arabi di tutti i tempi, Muhawiya. Nello scontro (battaglia di Phoenix, davanti alla Licia, nel 655) Costante perse 500 navi, l'intera flotta e anche lui rischiò di finire ucciso. Si salvò perchè Muhawiya dovette accorrere alla disputa dopo l'assassinio di Othman per contrastare l'ascesa di Alì e dei suoi Quarayshiti.
Poi qua e là, Costante fece qualche modesta battaglia, ma senza mai concludere nulla, perché non era all'altezza, si muoveva solo per voler dimostrare quello che non era
Infatti Costante ha il terrore di essere deposto dal fratello più giovane o di dover dividere con lui la coreggenza. Prima lo costringe a farsi prete, poi lo fa anche uccidere. La popolazione di Costantinopoli che conosce il suo carattere e fa presto a capire chi sia il mandante di questo assassinio, è fortemente sdegnata e nutre un così profondo disprezzo che ben presto diventa odio; Costante -temendo qualche pugnale nella schiena- è infine costretto ad abbandonare Costantinopoli.
Tornerà a farsi vivo per guidare una campagna in Italia nel 663, contro i Longobardi. Ma sbarca a Taranto quando sa che il re di Benevento, Grimoaldo è impegnato con il suo esercito nel settentrione.
La sua campagna non è una liberazione dai longobardi, ma è una campagna di distruzione in Italia che dura oltre oltre tre anni. Assedia Benevento, Lucera e altre città, poi temendo il ritorno del re Longobardo, si sposta sulla costa tirrenica e la risale fino a Roma.
A Roma un imperatore non lo vedevano da 190 anni. Quando entrò già a molti chilometri dalla capitale gli andarono incontro a dargli il benvenuto, in prima fila il papa e il clero. Poi facendo il pio uomo volle partecipare alle funzioni religiose nelle principale e più ricche chiese. Dopo aver fatto il giro, aveva un'idea dove c'erano i tesori maggiori, e inviò le sue masnade a saccheggiarle.
E le chiese e Roma le saccheggia fino al punto tale, che asporta perfino il tetto di bronzo della più bella cupola dorata di Roma: quella del Pantheon. Gli bastarono dodici giorni per lasciare proprio un bel ricordo ai romani. Che nemmeno i barbari avevano lasciato.
Poi va a depredare Napoli, la Calabria e scende in Sicilia, saccheggia Siracusa e fa scorrerie per tutta l'isola, depredandola anche qui peggio di un barbaro.
Fra una razzia e l'altra, fa anche una puntata in Sardegna, pensando chissà quale ricchezze trovarci. Inviperito per essere stato così tanto tempo in viaggio senza aver nulla guadagnato al ritorno in Sicilia si sfoga con gli isolani che sono costretti a spogliarsi di beni. Con accuse varie fa condannare, funzionari arricchiti un po' troppo in fretta (e qui aveva ragione), e nobili possidenti a cui requisisce le proprietà e gli averi per metterli all'incanto per guadagnare subito denaro contante.