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CRONOLOGIA

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ANNO 667 d.C.

(Vedi QUI i periodi dei
"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA")

*** ARABI IN AFRICA

*** ARABI - Abbiamo appena accennato quanti progetti c'erano fra gli arabi, per espandersi a Oriente, in Asia Minore, e nelle coste dell'Africa. E se Mu-Hawiya sta progettando di conquistare Costantinopoli, i suoi generali in questo periodo validi quanto lo era stato lui, stanno progettando ben altro, fino al punto da agire autonomamente. Come aveva fatto il generale Amr che conquistando l'Egitto per conto suo (quando era califfo Alì) oltre che diventarne governatore, aveva dato un forte contributo per l'ascesa dello stesso Mu-Hawiya al califfato. 
Mu-Hawiya affermò l'autorità come califfo, ma il suo fedele alleato Amr era di fatto padrone dell'Egitto, e ogni spedizione verso l'Africa occidentale la guidava lui e così poi il suo successore. 

Qui come in Oriente, poiché i fatti (assedi, invasioni, occupazioni) si susseguivano l'un l'altro, mancava a Damasco il tempo per decidere che tipo di espansione avrebbe avuto l'impero arabo.
Questo perché i fragile regni cadevano come frutti maturi. Gli arabi avevano perfino abbandonato la loro primitiva politica, che era durante i primi quattro califfi quella del saccheggio. Ma anche se iniziarono a seguire una politica di occupazione permanente, queste conquiste proprio perché mancava il tempo di decidere un piano globale, la struttura non era quella di un grande impero del tipo che abbiamo conosciuto sotto i Romani prima e dei Bizantini poi (anche se in certi periodi i problemi furono quasi identici)

Ogni punto di arrivo, diventava subito un nuovo punto di partenza. La più clamorosa fu in seguito la conquista della Spagna. Quel sottoposto del califfo Musa, Ta'riq, partì per fare una scorreria e si trovò scodellata la Spagna. E Ta'riq non era un Arabo ma un Moro.

Sia i grossolani errori della politica Bizantina, come quella dei Goti in Spagna, avevano ingenerato discordie fra le popolazioni e furono i governi stessi a spianare la strada alle invasioni arabe; che non chiameremmo invasione, ma espansione araba. La conquista della Spagna non fu fatta con la spada e nemmeno dagli Arabi. L'unica vera battaglia di Ta-riq il moro (berbero) la sostenne nella valle del Wadi Bekka; che nemmeno vinse con le armi, ma per il tradimento dei soldati dell'ultimo re goto. 
L'aristocrazia e i più alti rappresentanti del clero non attesero nemmeno l'arrivo dei musulmani-arabi, ma si unirono subito ai conquistatori. Ta-riq fu celebrato con un corteo trionfale senza pari.

Parlando poi di Spagna non ci fu nemmeno il desiderio di espansione, Musa il califfo non ci pensava nemmeno, e la conquista della Spagna fatta dal suo liberto va attribuita soltanto alla necessità di tenere occupati le tribù di mori che recentemente erano state assoggettate. Quella di Ta-riq, doveva essere una "scampagnata", la razzia di un bottino fatta con la classica invasione del  "mordi e fuggi".

Diversa era stata invece la precedente conquista di tutta la costa africana iniziata metodicamente in questi anni dopo la conquista dell'Egitto, e dove troviamo a governare lo stesso Amr; ma le condizioni erano del tutto diverse, e che più che per discordie interne come in Spagna, la popolazione che vi risiedeva era stata del tutto dimenticata, ed era rimasta solo più quella indigena, che non poteva certo contenere queste ondate arabe.
Tutta la popolazione grecizzata e latinizzata  che popolavano le città era ormai scomparsa, tutta emigrata in Sicilia, in Italia, in Spagna, o era rientrata a Bisanzio. Dall'africa settentrionale era cioè scomparsa in brevissimo tempo la civiltà latina, che in quasi sette secoli aveva popolato queste contrade e costruito centinaia di città che, erano simili le  africane a quelle edificate in Gallia, in Germania, in Britannia, in Spagna, in Italia.

Gli arabi qualche difficoltà la incontrano quest'anno con i Berberi, ma poi pacificati anche questi gli arabi non ebbero più ostacoli nella loro espansione, fino al punto che queste imprese di conquista così facili venivano seguite con una certa apprensione nella sede del califfato a Damasco.
Del resto anche Cesare, ebbe le stesse apprensioni, infatti rinunciò a espandersi in Africa e in Oriente perché se erano inizialmente facili le conquiste, era difficili poi mantenerle senza un adeguato esercito che solo l'Italia allora poteva schierare. Solo in seguito con i suoi successori, e con la formazione di grandi eserciti e flotte riuscirono a controllare l'impero, a modificare la struttura  politica e a organizzarne la complessa amministrazione delle province. Ma ci vollero anni e anni, e soprattutto fu necessario il grande carattere (spesso autoritario) di alcuni imperatori, che né la repubblica aveva mai dato, né la successiva monarchia cesaro-papista  mai più diede. Né a Roma dopo Costantino, né a Costantinopoli dopo Giustiniano.
A Napoleone che l'impero piaceva e gli imperatori pure (e disprezzava Tacito che voleva trovarci ad ogni costo i difetti) diceva che "dieci  re non faranno mai una Unione Europea Politica, occorre un imperatore. Anche i  pazzi e gli storpi possono diventa re, mentre imperatori si nasce e quando nasce ne basta uno". In certi passi Tacito, riconosceva che occorreva un sovrano unico, ma poi non era capace di mettere nel dimenticatoio la Repubblica.

E fino al 708, gli arabi si mossero solo quando l'esercito fu rafforzato dopo la restaurazione dell'impero ad opera di Abd al-Malik e con Hassan quando rafforzò la flotta praticando ancora gli assedi delle città bizantine costiere. Ma fu con Musa (dal 708) che iniziò una intelligente politica non aggressiva ma di pacificazione di tutta l'Africa Settentrionale. I Berberi che erano i nemici si trasformarono nei più fedeli alleati e collaboratori dell'espansione islamica. Anzi la pace con i Berberi (gli arabi diedero ai capi tribù berbere tanti posti di prestigio) fecero schierare dalla parte degli arabi tutte quelle città ancora bizantine che avrebbero potuto ancora resistere.

Nei prossimi anni leggeremo il resto di questa espansione. Così frettolosa e proprio per questo sviluppatasi in un modo poco uniforme e spesso poco coerente all'interno del potere centrale, dove non si vide nemmeno l'ombra di un vero "imperatore", ma molti "re", e anche se i saggi non mancarono, da soli non potevano né creare né conservare un grande impero. 

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