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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
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ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 698 d.C.

(Vedi QUI i periodi dei
"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA")

*** GLI ARABI A CARTAGINE
*** L' "ODISSEA"  DI GIUSTINIANO II


*** ARABI - Offensiva degli Arabi in Africa. Dopo aver occupato Cartagine, scacciano gli ultimi bizantini che avevano tentato di riconquistarla. Di fatto gli Arabi ora dominano ormai su tutta l'Africa settentrionale..

Gli arabi già lo scorso anno, approfittando della crisi che c'era a Bisanzio, avevano intrapreso una spedizione nella zona di Cartagine. Vi erano pure stati in precedenza, ed erano ritornati con l'intenzione di insediarsi definitivamente. Resistenze locali c'erano, ma non proprio molto ostili, quindi si erano preparati a ritornarci. Questa volta non proprio con delle idee bellicose, e quindi non in gran numero.
Purtroppo scelsero il momento sbagliato, Leonzio come abbiamo letto nell'anno 695, deposto con una sanguinosa rivolta l'imperatore Giustiniano II, si era insediato sul trono, e volendo fare l'imperatore fino in fondo, gli venne la velleità di riconquistare le province bizantine perdute; aveva allestito una flotta, l'aveva affidata all'ammiraglio Giovanni, e questi partì verso l'Africa latino-bizantina credendo che con due legni si potesse riconquistare l'Africa.
 Tuttavia colti alla sprovvista gli arabi abbandonarono temporaneamente Cartagine. Giovanni ebbe solo l'illusione della riconquista; si precipitò a comunicare la vittoria a Costantinopoli, svernò a Cartagine, poi già in primavera, gli arabi che si erano questa volta organizzati con una potente flotta, quella dei bizantini dopo aver assediato il porto e le zone vicine la fecero a pezzi, una disfatta totale.

Giovanni riuscì a fuggire e a far ritorno in patria raggiungendo Creta. Qui -o di sua iniziativa o perché sollecitato da Leonzio- volle allestire un'alta flotta e ci riuscì pure. Ma al momento della partenza, marinai e soldati si ammutinarono, gli tolsero il comando, proclamarono imperatore il  viceammiraglio TIBERIO, e invece che in Libia e Tunisia, cambiarono rotta e puntarono sulla stessa Costantinopoli. Le sentinelle, non sospettando l'ammutinamento, ai ribelli  non fu difficile entrare dalla porta nordoccidentale; ma una volta dentro le mura si scatenarono saccheggiandola come una città nemica. Assalito il palazzo imperiale, catturarono l'imperatore Leonzio e questa volta tagliarono a lui il naso, e lo spedirono in esilio in un monastero, mentre ai suoi seguaci, amici e funzionari gli fecero la festa, fustigandoli nelle strade, appropriandosi dei loro beni, uccisi o inviati al confino.

Insediatosi sul trono TIBERIO, nominò suo fratello comandante di tutto l'esercito, mentre la flotta navale la tenne per se, ed iniziò a governare. Fino al 705, quando anche per loro due suonò l'ora di fare i conti con Giustiniano, che nonostante il duplice rovesciamento del trono non disperava di riconquistarlo.
Non è che i due si comportarono male; erano due lupi di mare e buoni conoscitori del loro mestiere; la prima cosa che fecero fu quella di consolidare proprio il porto e la flotta navale.
Nel 701 Tiberio intraprese con le navi una offensiva contro gli arabi fino a Samosata. Mentre il fratello via terra in varie spedizioni li andò ad assediare in Cilicia, ed altri assedi li fece in Armenia. Ma non sempre ben riusciti, perché nemmeno gli Arabi rimasero inattivi.
Tutto questo fino al 704. Mentre il mutilato Giustiniano in esilio all'isola di Chersona, non si era disperato più di tanto, anzi si stava organizzando per tentare di riconquistare il trono di Costantinopoli  lavorando su alleanze con il Khan dei Chazari, di cui Giustiniano lusingato del suo appoggio sposerà anche la sorella, dandogli il nome della famosa moglie del suo omonimo predecessore: Teodora.
 
Preparativi e alleanze che non sfuggirono ai due fratelli, soprattutto a Tiberio che promettendo una grossa somma al Khan per la testa di Giustiniano, il capo chazaro nonostante neo suocero dell'ex imperatore, tentò di organizzargli una trappola per incassare il premio. Ma un suo schiavo  venuto a conoscenza del piano andò a informare la ex padrona, ora moglie di Giustiniano, sventando così all'ultimo momento il tradimento. Fuggito da Chersona su una piccola  barca da pesca, prima approdò sulla piccola isola di Simbolo, poi raggiunse il re bulgaro Tervel chiedendogli aiuto, promettendogli doni e in sposa la figlia; ottenuto l'appoggio si preparò all'inizio del 705 a fare il grande rientro marciando su Costantinopoli con l'esercito bulgaro rinforzato da tribù di Slavi.

Ma Giustiniano più che la forza usò l'astuzia. Pur non passando inosservata a debita distanza la loro presenza davanti a Costantinopoli, Giustiniano il grosso dell'esercito nottetempo lo fece sbarcare in quella parte di costa frastagliata di rocce, proprio dove lui aveva costruito le fogne che conosceva alla perfezione. Si ammassarono nei cunicoli, poi a un segnale convenuto, fecero irruzione all'interno nei vari punti della città. 
Presi dal panico, convinti che fossero state scalzate le mura, più nessuno oppose resistenza.
Ma la punizione per gli usurpatori non tardò a venire. Catturato Tiberio, Giustiniano gli volle accanto anche il recluso Leonzio che gli aveva usurpato il trono. Entrambi li fece sfilare per tutta la città in catene, poi condotti al circo dove anni prima avevano sfigurato lui, mentre assisteva all'impiccagione dei loro seguaci, li volle ai suoi piedi come zerbino, con un piede sul collo di ognuno dei due recitando delle filastrocche allusive. Poi finito l'umiliante "giochino", dando uno spettacolo extra li fece decapitare nell'anfiteatro. Altri nemici li fece prima chiudere nei sacchi, li stipò su una barca bucata che poi fu spinta al largo ad affondare. Altri ancora li fece impiccare agli alberi delle strade. E non dimenticò nemmeno il patriarca Callinico che a Santa Sofia, spodestando lui e  incoronando Leonzio si era divertito a dire " Questo è il giorno che il Signore Iddio ha fatto""; gli fece cavare gli occhi in sua presenza e gli ripeté più volte la frase.
In tutto questo sangue e cinismo incontenibile,  uno sprazzo di generosità. Fece liberare 6000 arabi catturati dai due usurpatori  rimandandoli ai loro paesi. E mantenne più che fede alla  parola data al re dei Bulgari, che fece sedere al suo fianco nominandolo cesare; anche se il bulgaro preferì ritornare dalla sua gente portando loro denari,  doni e promesse di tributi.
Cesare nominò allora suo figlio Tiberio, che mentre lui riconquistava il trono Teodora gli aveva nel frattempo partorito.
Giustiniano seguitò a regnare per altri sei anni, sembra con saggezza, cercando anche intese con Roma riuscendovi pure. Papa Costantino recatosi a Nicomedia Giustiniano lo accolse con molta deferenza nell'ottobre 711 prostrandosi ai suoi piedi.
Purtroppo nello stesso anno, prima con gli arabi poi con i bulgari,  si erano incrinati i rapporti, Giustiniano questa volta agì da sconsiderato, e ci rimisi la testa, lasciando l'impero nell'anarchia totale. 

Anche se abbiamo anticipato questi eventi, che riprenderemo nei dettagli negli anni che seguono; dobbiamo ora ritornare agli Arabi che hanno sconfitto quest'anno clamorosamente a Cartagine l'ammiraglio Giovanni e si sono impossessati definitivamente della importante ex capitale dei Fenici. Poco lontano iniziano a far risorgere la città di Tunisi, anch'essa di origine fenicia ma che diventerà la nuova città araba, con una grandiosa moschea.

Per gli Arabi Cartagine (come lo era nell'antichità) è una delle città più strategiche del Mediterraneo. Ha un porto eccezionale, ha le acque profonde adatte ora alle grandi navi che stazzano migliaia di tonnellate capaci di trasportare oltre 1000 persone, e a quanto pare possiede ancora i cantieri navali, i maestri d'ascia, le antiche carte nautiche; e ha la gente locale da sempre abituata a navigare, che conosce le coste, i venti, le correnti marine, insomma l'arte della marineria.
 
E oltre Cartagine gli arabi danno grande impulso alla nuova Tunisi, città sul mare, su una ideale posizione, dentro un golfo ben riparato, e da una parte a destra  il capo Bon  che sembra una freccia che indica  la Sicilia poco distante,  verso un porto, il mars-allah (Marsala) punto di approdo della prossima espansione araba (e non invasione; furono i siciliani a chiamare gli Arabi! Per sbarazzarsi dei Bizantini. Dopo le razzie di Costante i filo-arabi erano in aumento, anche dentro l'aristocrazia).
 Ci arriveremo nei prossimi anni.

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