SCHEDA
  BIOGRAFICA 

PERSONAGGI '900


ALTRI IN BREVE 

ADA PROSPERO - DUCCIO GALIMBERTI - BRUNO BUOZZI
DON GIOVANNI MINZONI - FRATELLI ROSSELLI

ADA PROSPERO 

ADA PROSPERO nasce a Torino nel 1902 e, durante gli studi liceali, collabora alla rivista “Energie Nuove” di Piero Gobetti. Nel 1923 sposa Gobetti e, dopo la morte dell’intellettuale torinese, ne continua la lotta antifascista. Nel 1925 si è laureata in filosofia e trovò occupazione come insegnante di inglese. Sposò, in seconde nozze, Ettore Marchesini e cominciò l’attività politica attiva nelle fila del neonato Partito d’Azione. Con il figlio Paolo partecipò ad azioni militari di disturbo contro l’invasore nazifascista. Fu rappresentante del Partito d’Azione alla Consulta nazionale e vicesindaco di Torino. Fondò, per tenere viva la memoria del primo marito Piero, l’omonimo centro studi Piero Gobetti al quale hanno collaborato Giovanni Spadolini e Norberto Bobbio.
Nel 1956 aderisce al Partito Comunista Italiano.
Si dedica agli studi di pedagogia e di scienza della formazione, traduce dall’inglese gli scritti di pedagogia del dott. B. Spock ed è autrice di numerosi saggi sull’argomento. Nel 1960 fonda e dirige “Il giornale dei genitori”, la prima rivista italiana di informazione psicopedagogica e di assistenza familiare. Si è spenta a Torino nel 1968.
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DUCCIO GALIMBERTI 

Duccio Galimberti nasce in Piemonte, a Cuneo, nel 1906 dal deputato liberal-radicale Tancredi dalla poetessa Alice Schanzer. 
Dopo aver conseguito la laurea in legge a Torino esercita l’attività di avvocato e compie studi inerenti a problemi giuridici.
Indipendente durante il fascismo, aderisce al Partito d’Azione poco dopo la sua fondazione e ne diventa il più assiduo organizzatore nella provincia di Cuneo. Dopo l’8 settembre fu tra gli organizzatori della guerra partigiana dando vita al gruppo di “Italia libera” da cui nacquero la prima e la seconda divisione partigiana Giustizia e Libertà. Leader incontrastato della Resistenza in Piemonte condusse le trattative per giungere ad un accordo di mutua assistenza con i maquis francesi.
Fu arrestato a Torino dai fascisti e venne fucilato a Centallo dai repubblichini.
Un ordine del Cln piemontese cita Duccio Galimberti come un eroe nazionale. Ebbe la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, la prima concessa ad un partigiano.
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BRUNO BUOZZI

Bruno Buozzi nasce a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, nel 1881. Operaio e poi capo reparto alla Marelli e alla Bianchi iniziò presto attività sindacale nella Fiom (Federazione italiana operaia metallurgici).
Dopo la Grande Guerra fu uno dei massimi rappresentanti, con Ludovico D’Aragona, dell’attività sindacale durante la il “biennio rosso”.
Da sempre di fede socialista viene eletto al Parlamento nel 1919, 1921 e 1924.


Nel 1926 espatriò in Francia dove continuò l’attività antifascista unitaria nella Concentrazione antifascista in cui assunse posizioni riformiste in continuità con la tradizione migliore del socialismo italiano, quella di Turati e di Treves.
Dalla Francia occupata dai tedeschi fu estradato e riportato in Italia ove patì il confino fono al 25 luglio 1943.
Nel 1942 fu arrestato dai tedeschi e consegnato al governo fascista italiano che lo condannò al confino da cui fu liberato il 25 luglio 1943.
Il nuovo governo Badoglio lo nominò commissario per la ricostruzione del sindacato democratico dei lavoratori dell’industria, ma ben presto patì il carcere dopo l'armistizio
Nel 1944 il giorno della liberazione di Roma, i tedeschi in fuga lo arrestarono a La Storta nella provincia romana e lo assassinarono fucilandolo.

DON GIOVANNI MINZONI 

Nato a Ravenna nel 1885 da famiglia della media borghesia, studia in seminario. Ordinato sacerdote, destinato alla sede di Argenta (Ferrara) entra in consonanza solidale con la povertà diffusa del bracciantato agricolo.
Fu convinto seguace delle idee di ROMOLO MURRI.
Cappellano militare volontario nella prima guerra mondiale, fu decorato di medaglia d'argento.

Nel dopoguerra (1919) aderì al nascente Partito Popolare di Don Sturzo; che ben presto venne in conflitto con il fascismo (vedi i singoli anni).

Attivo promotore di opere caritatevoli, Don Minzoni dà vita a circoli sociali per l'acculturamento delle classi umili e ai primi nuclei del sindacalismo cattolico nella Bassa ferrarese.
All'inizio degli anni '20, già si oppone alle violenze delle squadre fasciste sostenute dai proprietari terrieri retrivi, capeggiate da Italo Balbo, ostili alle più elementari rivendicazioni salariali dei lavoratori agricoli.

Nel 1923 i fascisti di Balbo uccidono ad Argenta il sindacalista socialista Natale Galba; don Minzoni condanna la violenza squadristica e nel farlo si attira ripetute minacce dalle medesime. E proprio per questi fatti e le intimidazioni rifiuta ogni collaborazione col fascismo dilagante.

La sera del 23 settembre '23, nei pressi della canonica, è aggredito e ucciso a manganellate da alcuni squadristi facenti capo a Balbo che, travolto dallo scandalo e dal vasto moto di indignazione nell'opinione pubblica, deve dimettersi da console della Milizia. 
(Tra i diversi saggi sul martirio del sacerdote vedasi Diario di Don Minzoni, a cura del prof. L. Bedeschi, editrice Morcelliana, Brescia, 1965).

FRATELLI ROSSELLI

(vedi qui altre pagine su CARLO ROSSELLI )

Fratelli, nati a Roma: CARLO nel 1899, NELLO l'anno successivo, da famiglia della borghesia benestante e illuminista. Carlo, ufficiale degli alpini, ferito al fronte del primo conflitto mondiale, professore universitario; Nello, allievo a Firenze di Gaetano Salvemini, storico e docente universitario. Il primo orientato verso idee socialiste, il secondo simpatizzante liberale, vicino a Giovanni Amendola.

Entrambi antifascisti attivi, subiscono numerosi arresti, aggressioni, devastazioni dell'abitazione fiorentina, ammonizioni di polizia. Carlo, nel 1926, fonda e dirige il settimanale di ispirazione socialista Quarto Stato; arrestato nuovamente è assegnato al confino nell'isola di Ustica - assieme al fratello Nello - e successivamente a Lipari.

Nel 1929, unitamente a Fausto Nitti ed Emilio Lussu, Carlo fugge da Lipari e, via mare, si rifugia in Francia. Fondatore e dirigente del movimento "Giustizia e libertà", nel '36 accorre in Spagna, combatte nelle Brigate internazionali, resta ferito a Monte Pelato. Nel frattempo Nello è di nuovo arrestato e confinato a Ponza; qualche tempo dopo riesce ad espatriare raggiungendo in Francia il fratello Carlo rientrato dalla Spagna per curarsi a Bagnoles de l'Orne.

Nei pressi della cittadina francese, i due fratelli cadono nell'agguato teso loro da alcuni sicari del gruppo filofascista La Cagoule e sono massacrati a colpi di arma da fuoco e coltellate; mandanti del duplice omicidio, Mussolini e suo genero Galeazzo Ciano, alcuni ufficiali del SIM (Servizio informazioni militari), come ha provato l'istruttoria giudiziaria condotta a Roma nel 1944-45.


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