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GIORGIO ALMIRANTE

 Almirante
GIORGIO ALMIRANTE - la sua voce

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di Emanuele Pigni

ALMIRANTE GIORGIO. - Nacque a Salsomaggiore (Parma) il 27 giugno 1914 da Mario e da Rita Armaroli.

Il padre (1890-1964), attore, direttore di scena di Eleonora Duse e di Ruggero Ruggeri e poi regista del cinema muto, apparteneva ad una famiglia di attori e di patrioti, nota dalla prima metà del secolo XIX, con ascendenti appartenenti all'alta nobiltà di Napoli (gli Almirante, duchi di Cerza Piccola dal 1691). Il primo Almirante a darsi alle scene fu il nonno di Mario, Pasquale (1799-1863), attore e patriota. Uno dei figli di Pasquale, Nunzio (1837-1906), anch'egli attore e patriota, fu il padre del citato Mario, di Giacomo (1875-1944), di Ernesto (1877-1964) e di Luigi (1886-1963), tutti attori famosi, specialmente Luigi, considerato uno dei migliori attori italiani. Alla stessa famiglia apparteneva la diva del cinema muto Italia Almirante Manzini (1890-1941), figlia di un altro attore e patriota figlio di Pasquale Almirante, Michele, e dunque cugina di Mario, il quale diresse molte delle pellicole da lei interpretate.

Giorgio Almirante, nato a Salsomaggiore per caso ("Sono nato dietro le quinte di un palcoscenico; non importa di quale città. Una settimana prima, sarei nato altrove; una settimana dopo, mi battezzarono altrove", scrisse egli nella sua "Autobiografia di un 'fucilatore'", p. 15), visse i suoi primi cinque anni seguendo la famiglia da una città all'altra nelle quali i suoi parenti calcavano le scene; poi gli Almirante si stabilirono a Torino, dove egli frequentò la scuola elementare "L. Fontana" e il ginnasio-liceo "Gioberti". Successivamente si trasferì con la famiglia (nel 1926 era nato suo fratello Luigi) a Roma, dove fu studente universitario di lettere e cronista praticante (dal dicembre 1932) presso Il Tevere, quotidiano fascista diretto da Telesio Interlandi, dove lavorò fino al 25 luglio 1943. Fin dagli anni di scuola nutrì due forti vocazioni, al giornalismo e all'insegnamento; non, invece, alla politica: come gran parte dei giovani della sua generazione militò nelle organizzazioni giovanili fasciste, ma durante il regime non andò oltre la carica di fiduciario del GUF della facoltà di lettere dell'università di Roma. Allievo di Giovanni Gentile all'università, nell'aprile 1934 partecipò alla prima edizione dei Littoriali della cultura e dell'arte, a Firenze; essendo stato selezionato nei pre-Littoriali del GUF di Roma per il convegno di critica cinematografica, a Firenze si classificò quinto in tale competizione. Nell'aprile 1935 partecipò ai secondi Littoriali, che si svolsero a Roma; era stato selezionato ancora per il convegno di critica cinematografica, e inoltre per il concorso di giornalismo, ma non entrò nelle classifiche dei vincitori.

Conseguite la laurea in lettere (a Roma, nel 1937, con una tesi sulla fortuna di Dante nel Settecento italiano) e l'abilitazione all'insegnamento di materie classiche nelle scuole medie e nei licei, entrò nel giornalismo professionale nel 1938, dopo sei anni di praticantato gratuito: essendosi guadagnato la fiducia di Interlandi fu da lui nominato caporedattore del Tevere e, poco dopo, anche segretario di redazione della nuova rivista La Difesa della razza (la quale, diretta anch'essa da Interlandi, iniziò le pubblicazioni nell'agosto 1938). Quasi cinquant'anni dopo, avrebbe ammesso di essere stato allora razzista e antisemita ma per motivi politici e per poter lavorare (come molti altri giornalisti italiani poi passati allegramente all'antifascismo); la collaborazione alla Difesa della razza fu, di tutta la sua vita, l'unica esperienza che sconfessò completamente, pur conservando un ottimo ricordo di Interlandi. È noto (che Almirante, durante la RSI, salvò dalla deportazione in Germania un suo amico ebreo e la famiglia di questo, nascondendoli nella foresteria del ministero della Cultura popolare a Salò. (nessuno ha però mai dato dati verificabili. Cioe' potrebbe essere vero come non vero).


Il 10 giugno 1940, giorno della dichiarazione di guerra, Almirante, essendo stato richiamato alle armi come sottotenente di complemento di fanteria, comandava un plotone in vedetta sulla costa sarda, nella zona di Santa Teresa di Gallura (Sassari). Egli capì presto che il suo reparto sarebbe rimasto in Sardegna e non avrebbe partecipato alle operazioni di guerra; si offrì allora volontario per il fronte dell'Africa settentrionale, e a tal fine si fece nominare corrispondente di guerra. Assegnato alla 1ª divisione libica camicie nere "23 Marzo", raggiunse Bengasi alla fine dello stesso mese di giugno. Su quel fronte ebbe il battesimo del fuoco (a Sollum, il 13 settembre 1940) e visse le alterne fasi della guerra fino a tutto il 1941, ottenendo la croce di guerra al valor militare. Tornò poi a Roma e riprese il suo posto di caporedattore del Tevere.

La mattina del 26 luglio 1943, subito dopo la caduta di Mussolini, Almirante si recò alla tipografia e poi alla redazione del Tevere, portando all'occhiello della giacca il distintivo del PNF; ma dovette lasciare il posto, avendo scoperto che nella notte i suoi colleghi erano diventati antifascisti e suoi nemici personali, e il direttore Interlandi era stato arrestato come "fascista pericoloso" (egli, invece, rimaneva libero perché classificato dal nuovo governo tra quelli poco meno pericolosi). Ai primi di agosto Almirante rispose ad una nuova chiamata alle armi, come tenente, presentandosi a Frosinone presso il deposito dell'81° fanteria, il suo vecchio reggimento di prima nomina. Là fu sorpreso, l'8 settembre, dalla notizia dell'armistizio; il giorno dopo, trovandosi a comandare provvisoriamente una compagnia distaccata, fu abbandonato da superiori e sottoposti e preso dai Tedeschi, dai quali ottenne di arrendersi con l'onore delle armi e di essere lasciato libero; raggiunse poi il colonnello comandante l'ormai dissolto reggimento, ottenne da lui (il 10 settembre) una formale licenza e tornò a Roma a piedi. Dopo il discorso di Mussolini alla radio di Monaco (18 settembre) e quello del maresciallo Graziani al teatro Adriano di Roma (1° ottobre), compì senza esitare la sua scelta di campo: andò alla caserma della 120ª legione della MVSN e si arruolò nella costituenda Guardia nazionale repubblicana con il grado di capomanipolo.

Poco dopo incontrò a Roma "l'uomo al quale (dovette) la massima parte di (sé), la (sua) vita stessa" (Autobiografia di un "fucilatore", p. 109): Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura popolare della Repubblica sociale italiana. Mezzasoma convinse Almirante a farsi smobilitare dalla GNR per seguirlo come collaboratore esterno al ministero, i cui uffici erano adesso ripartiti tra Roma, Salò (dove risiedeva il ministro), Venezia e Milano. Dopo pochi giorni di lavoro a Venezia, Almirante passò alla sede di Salò. Il suo primo incarico fu la direzione del servizio intercettazioni radio, servizio particolarmente importante perché fonte di informazioni anche per gli altri ministeri della Repubblica. Poi, il 5 maggio 1944, Mezzasoma lo nominò capo di gabinetto del ministro della Cultura popolare. In tale qualità Almirante sostituì spesso Mezzasoma nei quotidiani rapporti da Mussolini, per il quale svolse anche missioni particolarmente delicate (l'occultamento di documenti relativi ad un progetto di legge, sollecitato dal governo tedesco e respinto da Mussolini, legge con cui la persecuzione antisemita sarebbe stata estesa a cittadini non considerati ebrei prima dell'8 settembre; la tenuta di rapporti diretti e segreti con ambienti italiani della Venezia Tridentina e della Venezia Giulia, annesse di fatto alla Germania ma rivendicate dalla RSI; la diffusione per radio contro la volontà dei Tedeschi, il 21 febbraio 1945, di un comunicato relativo alla sostituzione del ministro dell'Interno e del sottosegretario alla Marina della RSI).

La sua attività di funzionario ministeriale fu interrotta tra il novembre 1944 e il gennaio 1945 dalla sua partecipazione, come tenente comandante il reparto del ministero della Cultura popolare nella brigata nera autonoma ministeriale, alla campagna antipartigiana di val d'Ossola, durante la quale però egli e i suoi uomini non ebbero mai occasione di partecipare a combattimenti. (Nel 1971, a torto, le sinistre avrebbero accusato Almirante, segretario del MSI, di essere stato un "fucilatore", non per immaginari episodi della campagna di val d'Ossola ma per avere "firmato" - sic - un bando datato dalla prefettura di Grosseto il 17 maggio 1944, comminante la fucilazione ai militari e civili unitisi alle bande partigiane, i quali non si fossero costituiti entro il 25 maggio 1944. In realtà Almirante aveva semplicemente trasmesso alle prefetture il testo di quel bando, giustamente detto "del perdono", poiché estendeva una precedente amnistia ai militari sbandati che, in virtù di un precedente decreto, avrebbero dovuto essere fucilati anche prima del 25 maggio.)

Il 25 aprile 1945 Almirante, che aveva seguito Mussolini e il ministro Mezzasoma a Milano, rimase in servizio per tutta la giornata lavorativa; poi, avendogli Mezzasoma vietato di seguirlo nel viaggio fatale con Mussolini verso la Valtellina (Mezzasoma, con altri ministri della RSI, sarebbe stato fucilato dai partigiani a Dongo il 28 aprile), entrò in clandestinità e vi rimase per un anno e mezzo, prima a Milano con l'aiuto del suo amico ebreo che egli aveva salvato dalla deportazione, poi a Torino. Nel settembre 1946 riprese il suo vero nome e tornò a Roma, dove intraprese un'intensa attività politica, partecipando alla fondazione (12 novembre 1946) di uno dei molti piccoli gruppi di reduci fascisti repubblicani, il Movimento italiano di unità sociale (MIUS), e alle riunioni preliminari alla fusione del suo e di vari altri gruppi della stessa area in un vero partito politico.

Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò alla riunione costitutiva del Movimento sociale italiano (MSI), che si svolse a Roma nello studio dell'assicuratore Arturo Michelini. Almirante ufficialmente non fu, come spesso si dice, il primo segretario nazionale del MSI (segretario della prima giunta esecutiva del partito fu Giacinto Trevisonno); ma fin dalla fondazione del partito ne fu il dirigente di maggior rilievo, ricoprendo la carica di responsabile della segreteria organizzativa. Egli ricordò così la propria ascesa alla guida del MSI: "... gli amici che il 26 dicembre 1946 come segretario del partito scelsero proprio me, se per avventura non sbagliarono, non sbagliarono perché, istintivamente, non scelsero in me l'uomo politico ma l'uomo libero. Ero tra i più giovani, non avevo vincoli tassativi con un passato personale, perché la mia carriera politica in regime fascista non si era spinta più in là del Guf-Lettere di Roma, non avevo legami di ambiente, non avevo impegni professionali assorbenti perché, abbandonate le poco lucrose rappresentanze commerciali, mi arrangiavo quale professore in Lettere, sia presso un istituto privato sia attraverso qualche ripetizione che davo (latino e greco) nei locali stessi del partito, non disponendo di un ufficio e neanche di una dimora che mi permettesse di ricevere" (Autobiografia di un "fucilatore", pp. 162-163).

Nei primi mesi del 1947 Almirante organizzò le prime uscite pubbliche del MSI. Il 15 giugno si costituì il comitato centrale del partito, che elesse subito una nuova giunta esecutiva, di cui Almirante fu segretario. Nel settembre-ottobre dello stesso anno egli condusse a Roma la difficilissima campagna del MSI per le elezioni comunali del 12 ottobre: tutti i suoi trenta comizi furono violentemente interrotti dagli avversari, e l'ultimo, tenuto il 10 ottobre in piazza Colonna, finì in una vera battaglia di piazza; per il discorso pronunciato in tale occasione Almirante fu accusato di apologia del fascismo e deferito il 3 novembre 1947, quale "elemento pericoloso all'esercizio delle libertà democratiche", alla commissione provinciale di Roma per l'assegnamento al confino di polizia, che gli comminò un anno di confino. Egli partì quindi per Salerno, ma all'arrivo nella questura di quella città gli fu comunicato che la pena, inflittagli per salvare la faccia al governo, gli era stata condonata; fu comunque privato dell'incarico dell'insegnamento. Grazie al suo impegno, il 12 ottobre il MSI aveva ottenuto a Roma la sua prima affermazione elettorale: 24.903 voti (pari al 4 per cento) e tre consiglieri comunali eletti, i quali risultarono determinanti per l'elezione di un sindaco non comunista.

Nel 1948 Almirante condusse la campagna del MSI per le elezioni politiche del 18 aprile compiendo, come avrebbe poi fatto in tutte le sue successive campagne elettorali politiche, un viaggio di propaganda in tutte le circoscrizioni, e affrontando notevoli rischi (in Toscana poté parlare liberamente in un solo capoluogo di provincia su nove, Lucca). Il MSI ottenne il 2 per cento dei voti ed entrò in Parlamento con sei deputati (tra i quali Almirante, eletto nel collegio unico nazionale e nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 15.501 voti di preferenza) e un senatore. Almirante - che in quella prima fase della storia del MSI rappresentava l'anima "di sinistra" del partito, il reducismo "puro e duro" della RSI, sostenitore della continuità ideale con il fascismo repubblicano - fu confermato segretario del MSI dopo i primi due congressi nazionali del partito (Napoli, giugno 1948; Roma, giugno-luglio 1949), trovando una sintesi ideologica tra "socializzatori" e "corporativisti". L'equilibrio tra le due componenti del partito si ruppe nel dicembre 1949. Il 15 gennaio 1950 Almirante risultò in minoranza nel comitato centrale, che elesse una nuova direzione nazionale, la quale nominò segretario del MSI il moderato Augusto De Marsanich.

Almirante collaborò lealmente con De Marsanich, approvandone sostanzialmente la politica estera e quella interna (accettazione dell'alleanza dell'Italia con gli USA e alleanza del MSI con i monarchici nelle elezioni amministrative). Nel 1952 non fu confermato nella direzione nazionale del MSI dopo il III congresso nazionale (L'Aquila, luglio), ma entrò nel comitato direttivo del nuovo quotidiano di area missina - non ancora organo ufficiale del partito - Il Secolo d'Italia (fondato nel maggio 1952), e dall'11 ottobre 1953 fu condirettore del giornale insieme a Franz Turchi e a Filippo Anfuso. Rieletto brillantemente deputato nelle elezioni politiche del 7 giugno 1953 (con 51.923 voti di preferenza nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone), nella II legislatura (1953-58) fu vicepresidente del gruppo parlamentare del MSI alla Camera. Al IV congresso nazionale del MSI (Viareggio, gennaio 1954) sostenne la mozione della direzione nazionale; dopo il congresso egli entrò nella direzione nazionale e nell'esecutivo nazionale, nuovo organo ristretto assistente il segretario nazionale.

Il 10 ottobre 1954 a De Marsanich, dimissionario, succedette come segretario nazionale del MSI Arturo Michelini, con il quale Almirante collaborò fino all'insuccesso del partito nelle elezioni amministrative del maggio 1956; dimessosi dall'esecutivo nazionale, in vista del V congresso nazionale del MSI Almirante si pronunciò apertamente contro la segreteria Michelini, chiedendo la rinuncia a nuove intese di destra in favore di un "rilancio sociale" del MSI e di un "ritorno alle origini". Egli si presentò dunque al V congresso (Milano, novembre 1956) con una sua nuova corrente. Dopo che il congresso fu vinto di stretta misura da Michelini (315 voti contro 308), Almirante convinse molti dei propri amici a non uscire dal partito, ma a proseguire con lui la battaglia politica dentro il MSI, rinunciando ad entrare nella direzione nazionale per riaffermare la loro scelta di opposizione. Nei mesi successivi, la maggioranza e la minoranza del partito raggiunsero un accordo che il comitato centrale ratificò nel luglio 1957 eleggendo alla direzione alcuni esponenti della minoranza, tra i quali Almirante, che tornò a far parte anche dell'esecutivo nazionale.

Rieletto deputato della circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone nelle elezioni politiche del 25 maggio 1958 con 49.828 voti di preferenza, sostenne la politica di inserimento nel sistema democratico portata avanti da Michelini e aderì alla mozione del segretario per il VI congresso nazionale del MSI, che avrebbe dovuto tenersi a Genova nel luglio 1960; ma i drammatici fatti di Genova, che impedirono lo svoglimento del congresso, e la caduta del governo Tambroni riportarono il MSI ad un ruolo di opposizione radicale.

Nelle elezioni politiche del 28 aprile 1963 Almirante fu rieletto deputato della circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 46.597 voti di preferenza. Al VII congresso nazionale del MSI (Roma, agosto 1963) si contrappose fortemente a Michelini, fino ad abbandonare i lavori del congresso con la sua corrente, non partecipando nemmeno alle votazioni finali. In quel momento, molti davano per certa l'uscita dal MSI di Almirante e dei suoi seguaci, i quali però, ancora una volta, ritennero che le ragioni dell'unità del partito dovessero prevalere sulla loro opposizione a Michelini. Tra le conseguenze della rottura dei rapporti tra la segreteria e la corrente almirantiana vi fu anche il cambiamento di proprietà del Secolo d'Italia: dopo che il giornale, ancora indipendente e diretto dal triumvirato Turchi-Anfuso-Almirante, era stato privato dei finanziamenti di partito di cui godeva, la sua società editrice fu rilevata da Michelini a nome del MSI, e dal 3 agosto 1963 il Secolo d'Italia divenne ufficialmente "quotidiano del MSI", con lo stesso Michelini direttore.

In occasione dell'VIII congresso nazionale (Pescara, giugno 1965), le alleanze interne del MSI cambiarono: Michelini concluse all'ultimo momento con Almirante un accordo che non fu accettato da Pino Romualdi, tradizionale alleato di Michelini. A sua volta Almirante fu abbandonato da molti suoi seguaci, contrari all'intesa con il segretario. La lista Michelini-Almirante vinse largamente il congresso (428 voti contro 159 andati alla lista di Romualdi); Almirante tornò a far parte della direzione nazionale del MSI.

Nel corso delle legislature III (1958-63) e IV (1963-68) Almirante si distinse nelle battaglie ostruzionistiche in Parlamento contro l'attuazione dell'ordinamento regionale dello Stato: dalla battaglia contro l'istituzione della regione Friuli-Venezia Giulia (il 3 luglio 1962 egli pronunciò alla Camera, in proposito, un discorso di sette ore e 50 minuti) a quella contro la legge elettorale regionale, che fu combattuta alla Camera da MSI, PDIUM e PLI nell'ottobre 1967, e della quale Almirante fu il maggiore protagonista per numero e durata di interventi. Tali prove, come quelle da lui date nelle stesse legislature e in altre in discorsi contro la legge Scelba sul divieto della ricostituzione del Partito fascista (nel 1952 Almirante, introducendo la pratica dell'ostruzionismo nel Parlamento repubblicano, aveva parlato quattro ore ogni mattina per un mese alla commissione Affari interni della Camera), contro la riforma elettorale maggioritaria di De Gasperi (altra battaglia ostruzionistica nella I legislatura), in difesa dell'italianità di Trieste e dell'Alto Adige (il 16 gennaio 1971 pronunciò alla Camera un discorso di nove ore e un quarto - il più lungo della sua vita parlamentare, e il più lungo mai pronunciato fino a quel momento nel Parlamento italiano - contro il disegno di legge costituzionale che, modificando lo statuto del Trentino-Alto Adige, tendeva a privilegiare la popolazione altoatesina di lingua tedesca), contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica e contro la riforma della scuola media, lo fecero riconoscere come uno dei migliori oratori del Parlamento italiano.

Nelle elezioni politiche del 19 maggio 1968 Almirante fu rieletto deputato della circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 54.200 voti di preferenza. Apertasi il 5 giugno seguente la V legislatura, egli fu eletto presidente del gruppo parlamentare del MSI alla Camera.

Il 15 giugno 1969 morì Michelini, segretario nazionale del MSI da quindici anni. Di fronte al problema della successione alla guida di un partito in grave crisi (nelle elezioni politiche del 1968 era sceso al 4,5 per cento dei voti, suo minimo storico ad eccezione del risultato del 1948), il gruppo dirigente del MSI trovò una soluzione unitaria: il 29 giugno 1969 Almirante fu eletto segretario nazionale del MSI all'unanimità, per acclamazione, dalla nuova direzione nazionale appena eletta dal comitato centrale. Ridivenuto segretario dopo diciannove anni, egli lasciò la presidenza del gruppo parlamentare alla Camera (3 luglio); ed ebbe la soddisfazione di prendere il controllo, come editore, del suo vecchio giornale, il Secolo d'Italia.

La seconda segreteria Almirante mirò fin dall'inizio all'unità delle destre, trattando a tal fine con i monarchici del PDIUM e con indipendenti di centro-destra. Nelle elezioni regionali del 7 giugno 1970 il MSI ebbe una discreta ripresa, ottenendo nelle regioni a statuto ordinario il 5,3 per cento dei voti. Almirante - confermato segretario all'unanimità dal IX congresso nazionale del MSI (Roma, novembre 1970), in cui lanciò le parole d'ordine "alternativa al sistema" e "destra nazionale" e propose la formazione di un "Fronte articolato anticomunista" con altre forze politiche (che fu poi la Destra nazionale) - portò il suo partito ad eccellenti risultati nelle elezioni regionali siciliane e amministrative del 13 giugno 1971: il 16,3 per cento dei voti in Sicilia e il 16,2 per cento a Roma, dove il segretario nazionale si era candidato al consiglio comunale come capolista.

Nel febbraio 1972, in vista delle elezioni politiche anticipate, il PDIUM decise di allearsi con il MSI nella costituenda Destra nazionale. Per le elezioni politiche del 7 maggio 1972 il MSI e il PDIUM presentarono, sotto il simbolo del primo partito, liste comuni e particolarmente forti, nelle quali figuravano indipendenti di prestigio, ufficiali di tutti i gradi, funzionari di polizia e, per la prima volta, reduci di entrambe le parti che avevano combattuto la guerra civile del 1943-45 (volontari della RSI, ex combattenti regolari del "regno del Sud" e partigiani monarchici). Ventidue anni prima della fondazione del Polo per le libertà, fu quello il primo tentativo di costituire uno schieramento di centro-destra che superasse le divisioni della guerra civile. Il 7 maggio la Destra nazionale ottenne l'8,7 per cento dei voti, 56 seggi alla Camera e 26 seggi al Senato: un successo che parve storico. Almirante fu rieletto deputato nelle due circoscrizioni in cui si era candidato come capolista: in quella di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 218.642 voti di preferenza e in quella di Milano-Pavia con 59.235 voti di preferenza; optò per Roma. Nel luglio seguente il PDIUM decise di confluire definitivamente nel MSI, che nel primo giorno del suo X congresso nazionale (Roma, 18-21 gennaio 1973) adottò la nuova denominazione MSI-Destra nazionale. Il 22 gennaio 1973 la nuova direzione nazionale elesse per acclamazione Almirante segretario nazionale del MSI-DN.

Il successo della Destra nazionale non determinò svolte nella politica italiana, ma fece intensificare la già dura campagna contro Almirante e il suo partito che le forze dell'"arco costituzionale" conducevano con ogni mezzo dal 1971, precisamente dai giorni seguenti la grande avanzata missina nelle elezioni siciliane e amministrative del 13 giugno di quell'anno (il 21 giugno 1971 era iniziata la faziosa campagna giornalistica sull'Almirante "fucilatore" del 1944, alla quale il diffamato rispose per vie legali pur sapendo di non poter ottenere piena soddisfazione dai tribunali della Repubblica): il 28 giugno 1972 la procura della Repubblica di Milano chiese alla Camera l'autorizzazione a procedere contro il segretario nazionale del MSI per il reato di ricostituzione del disciolto Partito fascista. Al leader di un partito di opposizione che non raggiungeva il 10 per cento dei voti veniva addebitata tutta la responsabilità politica, e addirittura quella penale, di fenomeni che sconvolgevano l'Italia: la violenza politica (in grandissima parte di sinistra e rivolta contro militanti e sedi della destra) e il terrorismo. Negli anni seguenti la tensione aumentò sempre più, ed esclusivamente a danno del MSI-DN, che fu il partito più colpito dalla violenza e dal terrorismo: dal 1970 al 1983 ebbe venti morti, di cui ben tredici a Roma. Il 24 maggio 1973 la Camera concesse, con 484 voti contro 60, l'autorizzazione a procedere contro Almirante per quel reato politico e anzi ideologico; ma l'inchiesta sulla presunta ricostituzione del PNF, trasferita alla procura della Repubblica di Roma per competenza territoriale ed estesa dal luglio 1975 a tutto il gruppo dirigente missino del periodo 1969-72, non fu mai portata a termine.

Il MSI-DN, minacciato di scioglimento, deluso dalle elezioni regionali friulano-giuliane e trentino-altoatesine del 1973 (in cui mantenne appena le posizioni delle elezioni politiche del 1972), si affiancò alla DC nella campagna antidivorzista per il referendum del maggio 1974, non solo per calcolo politico ma anche per coerenza con le propria identità di partito, se non cattolico, di cattolici (già nel 1970 si era opposto all'approvazione della legge sul divorzio, adeguandosi Almirante alle posizioni del partito nonostante la propria anomala situazione familiare: separato dalla prima moglie, Gabriella Magnatti, dalla quale aveva avuto la figlia Rita, aveva contratto un matrimonio religioso "di coscienza" con donna Assunta Stramandinoli vedova De Medici); ma con la DC condivise soltanto la sconfitta in quel referendum e, ancora isolato e assediato, scese al 6,4 per cento dei voti nelle elezioni regionali del 15 giugno 1975.

Nel 1975-76 Almirante provò a rilanciare il suo partito con un'iniziativa che doveva rappresentare una nuova fase dell'operazione Destra nazionale: la "Costituente di destra per la libertà", organizzazione esterna e alleata, fondata il 22 novembre 1975. Ma nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976 il MSI-DN subì un ulteriore calo, ottenendo il 6,1 per cento dei voti, 35 seggi alla Camera e 15 seggi al Senato (Almirante fu rieletto deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 123.331 voti di preferenza). Dopo le elezioni Almirante fu duramente contestato all'interno del partito da una nuova corrente moderata, "Democrazia nazionale", che comprendeva gran parte dei monarchici e degli indipendenti confluiti nella Destra nazionale e nella Costituente di destra, ma anche alcuni storici dirigenti missini. Alla vigilia dell'XI congresso nazionale del MSI-DN, dove avrebbe dovuto avvenire il confronto decisivo tra Almirante e "Democrazia nazionale", questa corrente mise in atto una scissione che per ampiezza - a livello di classe dirigente, non di base - non aveva precedenti nella storia dei partiti italiani del periodo repubblicano: il 21 dicembre 1976 uscirono dal MSI-DN 25 parlamentari su 49; gli scissionisti fondarono poi il partito di Democrazia nazionale.

Nel gennaio 1977 si svolse l'XI congresso nazionale del MSI-DN. Almirante ottenne che il congresso riformasse lo statuto del partito in senso "presidenzialista" - affidando direttamente al congresso nazionale l'elezione del segretario nazionale, che precedentemente era sempre stata di competenza della direzione nazionale o del comitato centrale - e, a conclusione del congresso, fu confermato segretario dall'assemblea dei delegati, con 1125 voti su 1423 votanti. La lista almirantiana "Unità nella chiarezza" ottenne 941 voti e 188 seggi nel comitato centrale, contro i 315 voti e 63 seggi di "Linea futura" (Pino Rauti) e i 144 voti e 29 seggi di "Destra popolare". Estesasi la scissione all'organizzazione giovanile del partito, il Fronte della gioventù, Almirante commissariò questa organizzazione, e il 7 giugno 1977 nominò egli stesso il nuovo segretario del Fronte nella persona di Gianfranco Fini, allora venticinquenne, che già si era guadagnato la sua fiducia.

Le elezioni regionali e amministrative del 1978 diedero risultati negativi al MSI-DN, ma d'altra parte dimostrarono che Democrazia nazionale era quasi priva di base elettorale. Il 25 giugno 1978 Almirante fu eletto al consiglio comunale di Trieste, dove partecipò con il gruppo consiliare missino alla battaglia contro il trattato di Osimo. Nel corso della campagna elettorale giuliana un esponente di Democrazia nazionale lo aveva accusato, senza prove, di favoreggiamento personale nei confronti di un presunto responsabile della strage di Peteano (avvenuta nel 1972); l'accusa, pur smentita dal senatore di Democrazia nazionale sulle cui confidenze avrebbe dovuto basarsi, portò ad una lunga inchiesta, al cui termine Almirante fu rinviato a giudizio con altri (6 agosto 1986), ma amnistiato (17 febbraio 1987) prima dell'inizio del processo. (Questo fu l'unico coinvolgimento di Almirante in un'inchiesta su fatti di terrorismo; in un altro caso egli, avendo avuto notizia nel luglio 1974 dei preparativi di un attentato ad un obiettivo ferroviario, ne informò subito le autorità.)

Il 21 febbraio 1979, in previsione dello scioglimento anticipato delle Camere, la Camera dei deputati, su proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere, concesse una nuova autorizzazione a procedere contro Almirante per il reato di ricostituzione del Partito fascista, ma non la concesse contro gli altri deputati del MSI-DN e quelli passati a Democrazia nazionale che erano accusati dello stesso reato in concorso con il segretario missino. Almirante denunciò allora le manovre politiche in atto dal 1971, anche in sede giudiziaria, contro il suo partito; manovre che però non avevano e non avrebbero raggiunto gli obiettivi sperati, così come non li avrebbe raggiunti la scissione incoraggiata da ambienti della DC. Nel giugno 1979 infatti avvenne la definitiva resa dei conti tra il MSI-DN e Democrazia nazionale. Nelle elezioni politiche del 3 giugno la formazione scissionista ebbe lo 0,6 per cento dei voti e scomparve dal Parlamento, mentre il partito di Almirante ottenne il 5,3 per cento dei voti, 31 seggi alla Camera e 13 seggi al Senato. Almirante, candidatosi come capolista nelle circoscrizioni di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, di Napoli-Caserta e di Lecce-Brindisi-Taranto, fu eletto nella circoscrizione di Roma con 114.258 voti di preferenza, in quella di Napoli con 138.122 voti di preferenza, e in quella di Lecce con 61.931 voti di preferenza; optò per quest'ultima circoscrizione. Il 10 giugno, nelle prime elezioni europee, il MSI-DN e Democrazia nazionale confermarono i risultati delle elezioni politiche della settimana precedente; il primo, con il 5,4 per cento dei voti, mandò al Parlamento europeo quattro deputati (tra i quali Almirante, eletto nella circoscrizione dell'Italia nord-occidentale con 150.343 voti di preferenza e nella circoscrizione dell'Italia meridionale con 519.479 voti di preferenza; optò per questa). I deputati europei missini non si iscrissero a nessun gruppo; non aveva infatti avuto altri eletti il cartello delle Destre europee o "Eurodestra", promosso da Almirante nel 1978 con il Parti des fources nouvelles francese e la spagnola Fuerza nueva come "coagulazione delle forze coscienti della funzione di un'Europa assisa tra il consesso dei continenti".

Il XII congresso nazionale del MSI-DN (Napoli, ottobre 1979) confermò il segretario e la sua linea (con 807 voti contro 236 andati a Rauti); in queste assise il partito adottò un programma per una nuova repubblica presidenziale, contrapposta all'ormai trentennale repubblica dei partiti (la proposta di una nuova costituzione, che fu poi elaborata dall'onorevole Franco Franchi e presentata nel 1983, prevedeva il presidenzialismo puro e un sistema corporativo ispirato a quello fascista, ma coesistente con istituzioni democratiche). Scioltasi Democrazia nazionale, il MSI-DN ottenne il 5,9 per cento dei voti nelle elezioni regionali dell'8 giugno 1980, tornando al livello del 1976; nelle contemporanee elezioni comunali raggiunse il 22,3 per cento a Napoli, dove era capolista il segretario nazionale. Nei primi mesi del 1981 Almirante promosse una petizione popolare (che raccolse oltre un milione di firme) per la reintroduzione della pena di morte e partecipò alla campagna referendaria contro l'aborto. Il XIII congresso nazionale del MSI-DN (Roma, febbraio 1982) lo rielesse segretario con 737 voti contro 271 andati a Rauti.

Nelle elezioni politiche del 26 giugno 1983 il MSI-DN riportò un successo inferiore solo a quello del 1972: il 6,8 per cento dei voti, 42 seggi alla Camera e 18 seggi al Senato. Almirante fu rieletto deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 129.375 voti di preferenza e nella circoscrizione di Napoli-Caserta con 193.075 voti di preferenza; optò per Napoli, dove avrebbe avuto la conferma della sua popolarità nelle elezioni amministrative del 20 novembre successivo (il suo partito, con lui capolista, ottenne il 20,8 per cento dei voti nella città partenopea, mantenendo una forte presenza nel consiglio comunale di questa). Iniziata la IX legislatura, divenne presidente del Consiglio Bettino Craxi, che sembrava intenzionato a favorire la "sghettizzazione", come si disse, del MSI-DN. Ma il partito di Almirante, anche se non più attaccato ossessivamente da tutti gli avversari, rimase sostanzialmente isolato a destra; e se in un'importante occasione sostenne di fatto il governo Craxi, permettendo nel febbraio 1985 la conversione in legge del cosiddetto secondo decreto Berlusconi, lo fece per una convergenza di interessi con alcune forze della maggioranza (contro il monopolio televisivo di Stato).

Nello stesso periodo il MSI-DN - la cui politica estera era basata su un europeismo di tipo gollista e su un atlantismo leale ma non servile verso gli USA - beneficiò del clima favorevole in Occidente, anche a causa dell'inasprimento della guerra fredda, a tutte le forze fermamente anticomuniste: Almirante nell'ottobre 1983 compì un viaggio ufficiale negli USA; nelle elezioni europee del 17 giugno 1984 il MSI-DN ottenne il 6,5 per cento dei voti e cinque deputati al Parlamento europeo (tra i quali Almirante, rieletto nell'Italia meridionale con 500.772 voti di preferenza), mentre in Francia il suo alleato Front national, fondato e presieduto da Jean-Marie Le Pen, arrivava al 10 per cento e a dieci seggi; poté quindi costituirsi nel Parlamento europeo il gruppo delle Destre europee, al quale aderì anche l'unico deputato del partito greco EPEN. (Come la Destra nazionale del 1972, anche l'"Eurodestra" del 1984 sembrò aprire al MSI prospettive che poi si sarebbero rivelate in gran parte illusorie: lo sviluppo dell'internazionale di destra sarebbe stato bloccato, negli anni successivi alla morte di Almirante, da divergenze sempre più gravi tra partiti solo apparentemente affini.)

Nel luglio 1984 Almirante annunciò la propria intenzione di lasciare la segreteria per ragioni di salute entro la fine dell'anno, in occasione del prossimo congresso nazionale. Ma il partito gli chiese quasi all'unanimità di recedere da tale proposito, ed egli acconsentì a rimanere in carica ancora per un biennio. Il XIV congresso nazionale del MSI-DN (Roma, novembre-dicembre 1984) lo rielesse segretario per acclamazione, ignorando la contrapposta candidatura di Tomaso Staiti. Con queste assise iniziò la fase finale della seconda segreteria Almirante, in cui tutte le cariche principali furono affidate ad uomini della vecchia guardia e di tutte le correnti: Nino Tripodi presidente del partito, Pino Romualdi presidente del comitato centrale, Franco Servello vicesegretario vicario del partito, Pino Rauti, Mirko Tremaglia e Raffaele Valensise vicesegretari, Alfredo Pazzaglia capogruppo alla Camera, e capigruppo al Senato, in successione, Araldo di Crollalanza, Michele Marchio e Cristoforo Filetti. Almirante assunse personalmente la carica di direttore politico del Secolo d'Italia.

Gli ultimi anni di Almirante segretario - che videro l'infruttuoso tentativo di "sghettizzazione", ma anche conferme ufficiali, da parte dello stesso Almirante, della tradizionale identità ideologica del MSI (nei congressi XIII e XIV e in pubbliche manifestazioni) - sono stati variamente interpretati. P. Ignazi li definisce, insieme agli altri anni dal 1977 in poi, come periodo del "cesarismo almirantiano". Tra i critici più severi furono fin da allora i giovani intellettuali della "Nuova destra" (movimento culturale ben noto ma privo di importanza politica), i quali nei primi anni Ottante uscirono dal MSI-DN, o ne furono espulsi, proprio per contrasti con la dirigenza almirantiana, che essi accusavano di rinunciare a fare veramente politica e di limitarsi ad una sterile testimonianza di carattere nostalgico e alla riproposizione di vecchie parole d'ordine ormai lontane dalla realtà italiana (a cominciare dallo stesso termine "fascismo", che pure i missini usavano riferendosi ad un movimento non identificato con il regime, né contrapposto al sistema democratico); ma è innegabile che l'assoluto isolamento del MSI-DN da tutti gli altri partiti, accettato se non voluto da Almirante, fu la premessa alle successive fortune della destra, dovute in gran parte ai nuovi dirigenti che Almirante stesso aveva selezionato, e che - liberi da un passato che biograficamente non apparteneva loro - avrebbero potuto compiere quei passi ai quali mai fu disposta, soprattutto per ragioni d'onore, la generazione dei combattenti della RSI e dei fondatori del MSI. (Per quanto lo riguardava, Almirante aveva dichiarato in Autobiografia di un "fucilatore", p. 139: "... non sono mai stato disponibile, e non lo sarò mai, qualunque cosa accada e mi accada, per coniugare il verbo "rinnegare"".)

Il 12 maggio 1985 il MSI-DN ottenne nelle elezioni regionali il 6,5 per cento dei voti (suo massimo storico in questo genere di consultazioni) e riportò a Bolzano, nelle elezioni comunali, l'ultimo clamoroso successo del periodo almirantiano, divenendo il primo partito del capoluogo di quella provincia la cui italianità era sempre stata difesa dai missini. Un altro buon risultato il MSI-DN ottenne nelle elezioni regionali siciliane del giugno 1986. Nell'agosto dello stesso anno il segretario missino, colto da malore, dovette essere ricoverato nella clinica romana di villa del Rosario; alla fine dell'estate si diffuse la voce di un suo possibile ritiro immediato dalla guida del partito, voce che egli smentì nel settembre riprendendo l'attività politica in attesa di presentarsi dimissionario al congresso che, previsto per l'estate del 1987, fu rinviato alla fine del 1987 a causa dello scioglimento anticipato delle Camere.

Nelle elezioni politiche del 14 giugno 1987, in occasione delle quali Almirante condusse la sua ultima campagna elettorale, il MSI-DN scese al 5,9 per cento dei voti, 35 seggi alla Camera e 16 seggi al Senato: un insuccesso che concludeva un periodo di quattro anni assai positivo, anche se i risultati particolareggiati confermavano il radicamento del partito in ogni parte d'Italia. Almirante fu rieletto deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 108.821 voti di preferenza e nella circoscrizione di Napoli-Caserta con 87.669 voti di preferenza; optò ancora per Napoli.

Il 6 settembre successivo, in occasione della festa Tricolore di Mirabello (Ferrara), Almirante presentò ufficiosamente come proprio "delfino" il trentacinquenne Fini, il più giovane deputato del MSI-DN. Almirante teneva moltissimo a che il suo successore fosse un suo uomo di fiducia; ma il designato avrebbe potuto essere anche della sua stessa generazione, e in questo caso sarebbe stato probabilmente il vicesegretario vicario Servello. L'imprevista scelta in favore di Fini fu da molti considerata, in quei mesi, un mero stratagemma di Almirante per continuare a dirigere il partito, in qualità di presidente, dopo avere lasciato la segreteria; sette anni dopo, invece, tale scelta si sarebbe rivelata retrospettivamente una delle più felici del fondatore della Destra nazionale, avendo liberato il MSI-DN dall'ipoteca di un gruppo dirigente troppo anziano e dunque troppo legato al passato per poter mai uscire dal ghetto politico della destra radicale: né Servello né Rauti avrebbero potuto, nel 1994, fondare Alleanza nazionale e portarla in una coalizione di centro-destra e nel governo della Repubblica. È certo che nel 1987 una tale prospettiva non era nemmeno intravista, e che Almirante non prevedeva affatto la messa in discussione dell'identità tradizionale del MSI; ma è altresì certo che egli riteneva necessario, per il futuro del partito, un profondo rinnovamento condotto da dirigenti giovani, formatisi nel dopoguerra.

Nello stesso settembre 1987, in preparazione del congresso della successione, nel MSI-DN si costituirono sei correnti. Di queste, tre appartenevano all'area almirantiana: "Destra in movimento" (corrente formatasi per sostenere la candidatura Fini e condotta da Giuseppe Tatarella), "Impegno unitario" (di Servello, Pazzaglia e Valensise) e "Nuove prospettive" (di Tremaglia e Marchio); le altre erano "Andare oltre" (di Rauti), "Destra italiana" (facente riferimento a Romualdi e condotta da Guido Lo Porto) e "Proposta Italia" (di Domenico Mennitti e Tomaso Staiti; questa corrente, non identificabile con aree storiche del partito, era la più critica, insieme a quella rautiana, verso il segretario uscente). Per ovvie ragioni la maggioranza dei vecchi notabili missini accolse con freddezza o aperta ostilità la candidatura di Fini, che incontrava invece il favore di vari notabili della generazione successiva (detta dei "quarantenni"), perciò confluiti nella corrente "Destra in movimento". Nella fase precongressuale il partito fu lacerato dalle più dure polemiche dell'ultimo decennio, polemiche che non risparmiavano il segretario uscente.

Il XV congresso nazionale del MSI-DN, che si aprì a Sorrento il 10 dicembre 1987, fu uno dei più combattuti della storia del partito. I candidati alla successione di Almirante erano quattro: Fini (sostenuto dal segretario uscente e dalle correnti "Destra in movimento", "Destra italiana" e "Nuove prospettive"), Rauti, Servello e Mennitti (sostenuti dalle loro rispettive correnti). Dopo quattro giornate di intenso dibattito, al quale partecipò lo stesso Almirante, nella notte fra il 13 e il 14 dicembre si procedette alle votazioni: Fini e Rauti, essendo risultati i due candidati più votati, andarono al ballottaggio, e Fini divenne segretario con i voti di tutta l'area almirantiana e della corrente romualdiana (complessivamente 727 voti, contro 608 andati a Rauti).

Almirante, come disse Fini, era divenuto il "presidente morale" del MSI-DN. Fu effettivamente eletto presidente del partito il 24 gennaio 1988, per acclamazione, dalla maggioranza del nuovo comitato centrale, riunito per la prima volta a Roma (erano per lui le quattro correnti che avevano eletto Fini, le quali disponevano di 168 seggi sui 280 del comitato). La presidenza di Almirante durò soltanto quattro mesi, gli ultimi della sua vita, durante i quali le sue condizioni di salute peggiorarono continuamente, costringendolo ad un ricovero nella clinica di villa del Rosario ai primi di aprile, poi ad un intervento chirurgico a Parigi il 19 dello stesso mese, infine ad altri due ricoveri a villa del Rosario, il 7 e il 16 maggio; in questa clinica egli morì il 22 maggio 1988. Essendo deceduto a Roma, il 21 maggio, anche Pino Romualdi, che fin dalla fondazione del MSI aveva condiviso con lui la lotta politica, Almirante e Romualdi ricevettero in morte comuni onori nella sede centrale del partito, e comuni esequie, il 24 maggio, nella chiesa di Sant'Agnese in Agone, in piazza Navona, con grande concorso di popolo. Fini onorò nel suo predecessore e maestro "un grande Italiano" e "il leader della generazione che non si è arresa".

Emanuele Pigni
Studioso di Storia Militare
Laureato in scienze politiche e
dottore di ricerca in storia militare; 
autore di "La Guardia di Napoleone re d'Italia", 
di prossima pubblicazione presso la casa editrice Vita e
pensiero, dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano".

Opere di Giorgio Almirante:
Il Movimento Sociale Italiano (in collaborazione con F. Palamenghi-Crispi), Milano [1958];
Mezzasoma rievocato da Giorgio Almirante e da Fernando Feliciani (a cura dell'Ufficio stampa e propaganda MSI), Roma 1959;
Repubblica Sociale Italiana. Storia (in collaborazione con altri), Roma 1959;
La verità sull'Alto Adige. Redatto dall'on. Giorgio Almirante... [et al.], [Roma] 1959;
I due ventenni (a cura di vari; coordinatore G. Almirante), Roma 1968;
Processo al Parlamento, 2 voll., Roma 1968;
La Destra avanza, Milano 1972;
Il Regime contro la Destra (prefazione di G. Almirante), Milano 1973;
Autobiografia di un "fucilatore", Milano 1973 (varie altre edizioni);
Una vergogna che si chiama RAI-TV (prefazione di G. Almirante), Roma 1973;
Salvare la scuola dal comunismo (in collaborazione con P. Siena e G. Ruggiero), [Roma] 1974;
Sfida al comunismo (in collaborazione con M. Anderson e P. Cerullo), [Roma] 1975;
Intervista sull'eurodestra, Palermo 1978;
Robert Brasillach, Roma [1979];
Carlo Borsani (in collaborazione con Carlo Borsani iunior), Roma [1979];
José Antonio Primo de Rivera, Roma 1980;
Processo alla Repubblica, Roma 1980;
Pena di morte?, Roma [1981?];
Trieste nel periodo fascista: 1925-1943 (in collaborazione con S. Giacomelli), s. l. 1986;
Tra Hitler e Tito. Trieste nella R.S.I. di Mussolini 1943-1945 (in collaborazione con S. Giacomelli), s. l. 1987;
Almirante in Parlamento (a cura del Gruppo MSI-DN della Camera dei Deputati), [Roma] 1989.

Bibliografia essenziale:
G. Almirante e F. Palamenghi-Crispi, Il Movimento Sociale Italiano, cit.;
G. Almirante, Autobiografia di un "fucilatore", cit.;
F. Franchi, Una congiura giudiziaria. L'autorizzazione a procedere contro Almirante, Milano 1974;
A. Baldoni, Noi rivoluzionari, Roma 1986;
G. de' Medici, Le origini del MSI, Roma 1986;
G. Roberti, L'opposizione di destra in Italia (1946-1979), Napoli 1988;
"Secolo d'Italia", 23 maggio 1988;
P. Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento sociale italiano, Bologna 1989;
G. Mughini, A via della Mercede c'era un razzista, Milano 1991;
A. A. Mola, Giorgio Almirante, in AA. VV., Il Parlamento italiano 1861-1988, vol. XX, Milano 1992, pp. 429-448, e bibliografia relativa, ivi, p. 463;
G. Locatelli e D. Martini, Duce addio. La biografia di Gianfranco Fini, Milano 1994;
A. Baldoni, La Destra in Italia 1945-1969, Roma 1999.


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