SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
GIORGIO AMENDOLA

.
.
.

FIGLIO DI UN MARTIRE LIBERALE 
CHE DIVENNE COMUNISTA 
SOGNANDO L’UNITA’ DELLA SINISTRA 

di LUCA MOLINARI


Il 28 dicembre del 1964 il Parlamento italiano eleggeva il quinto Presidente della Repubblica italiana. Si trattava del leader socialdemocratico Giuseppe Saragat. L’elezione del padre della socialdemocrazia italiana era un avvenimento di grande importanza poiché segnato da due fattori nuovi. Per la prima volta un socialista (benché moderato, ma sempre socialista, come ebbe a dire il comunista Armando Cossutta) saliva al Quirinale e ciò avveniva con i voti determinanti del Partito Comunista Italiano.

Erano stati proprio i comunisti, gli storici rivali di Saragat, a volerne e ad essere determinanti per la sua elezione alla massima carica repubblicana. Fin dalle prime votazioni di quella lunga battaglia quirinalizia del 1964 il Pci aveva puntato a far eleggere alla Presidenza della Repubblica Saragat, che vedeva una “garanzia democratica” per il Paese dopo l’ambigua e mai chiarita del tutto Presidenza Segni, infestata da dossier, generali con il monocolo e “rumor di sciabole”.

Per tutte le 21 votazioni necessarie ad eleggere il nuovo Capo dello Stato, il Pci seppe costruire, attorno alla figura dell’ormai anziano statista piemontese, un fronte compatto composto dai voti dei “Grandi elettori” comunisti, socialisti, socialdemocratici e repubblicani che, alla fine, convinse anche la Dc (almeno nella sua componente morotea), il Pli e le minoranze linguistiche (Svp e Uv) ad eleggere Giuseppe Saragat Presidente della Repubblica.
Eppure neanche il Pci era inizialmente compatto sul nome di Saragat. L’ala sinistra capeggiata da Pietro Ingrao avrebbe preferito un accordo con il mondo cattolico per eleggere Amintore Fanfani, in nome di un vasto accordo anticapitalista.

Ma così non fu perché nel Partito Comunista operò a favore di Saragat uno dei massimi dirigenti del Pci: Giorgio Amendola.

Cosa avesse Amendola a perorare (fino alla vittoria) la causa dell’antico rivale socialdemocratico fu chiaro fin da subito: l’unità di tutte le forze socialiste in nome del movimento operaio. Fu lo stesso Amendola a dichiararlo. A poche ore dall’elezione di Saragt, infatti, propose la nascita di un partito unico dei lavoratori in cui si fossero sciolti il Pci, il Psi, il Psdi (partiti che avevano votato per Saragat) e il Psiup (partito che non aveva concesso i propri voti al neo eletto Capo dello Stato).

 Il nuovo partito sarebbe dovuto nascere su posizioni “né comuniste, né socialdemocratiche”. 
Come era facile immaginare i tempi non erano maturi e tutti si opposero a tale proposta dal nostalgico sapore vagamente frontista che, se attuata avrebbe normalizzato e reso fertile i rapporti nella sinistra italiana.
L’unità della sinistra socialista, comunista ed operai fu sempre il sogno, a tratti l’utopia del comunista Giorgio Amendola. Voleva, come egli stesso amava ripetere, riunificare le varie anime del socialismo e del comunismo italiano che, seppur con esperienze e dinamiche differenti, avevano tutte la stessa comune origine. era solito dire ciò citando il paragone con un albero in cui tutti i diversi rami hanno le stesse comuni radici.

CHI ERA GIORGIO AMENDOLA

Amendola era nato nel 1907, figlio del Ministro liberale antifascista...

 GIOVANNI AMENDOLA (QUI LA SUA BIOGRAFIA)

... che fu ispiratore dell’Aventino e che fu tra i primi martiri a cadere vittima delle violenze del fascismo e di Mussolini. 
Riparò in Francia, dove, in una clinica di Cannes, morì il 12 aprile 1926 a seguito delle lesioni riportate in un vile pestaggio del luglio precedente a Montecatini.
Colpito per la sorte toccata al padre, il giovane Giorgio entra nel Pci perché vede che i comunisti sono gli unici ad attivarsi realmente contro i fascisti. Sono gli unici che hanno avuto la forza di mantenere in vita il partito  e l’attività anche dopo lo scioglimento di tutti i partiti operata dal regime fascista. (aderisce infatti al Pci nel 1929)

Condannato al confino per la sua attività antifascista divenne, dopo l’8 settembre 1943, uno dei principali organizzatori e leader della Resistenza per conto del Pci. Sui fatti di quel periodo ebbe poi a scrivere un libro di memorie Lettere a Milano, 1973, e un libro – intervista con Piero Melograni Intervista sull’antifascismo, 1976.
Nel 1967 aveva già pubblicato Comunismo, antifascismo e Resistenza.

Nel secondo dopoguerra fu uno dei massimi esponenti del Pci e dell’intera classe politica italiana.
Deputato alla Costituente nel 1946 e poi alla Camera da 1948, rimanendo sempre al vertice del partito.

 Uomo di grande rigore e preparazione, fu attivista politico indomito e privo di cedimenti opportunistici. Nel Pci divenne il leader dell’ala moderata e riformista (la cosiddetta “destra amendoliana”) che si adoperò per collocare il partito in un’ottica europea, vicina ai grandi partiti socialisti e socialdemocratici europei senza, tuttavia, rinnegare la peculiarità (la “diversità” come ebbe poi a dire Enrico Berlinguer) del Pci ed il suo legame affettivo più che politico con l’Urss. 

Il legame con Mosca e la difesa del comportamento dei sovietici durante i fatti d’Ungheria del 1956, vanno intesi come un tributo d’onere che Amendola sentiva di dovere nei confronti dell’Unione sovietica, quel paese il cui popolo, da solo, aveva sconfitto i nazisti a Stalingrado, segnando così le sorti della II Guerra Mondiale a favore dei paesi democratici.

Grazie all’opera politica di Amendola anche il Pci, fin dalla metà degli anni ’60, diviene fortemente europeista. Amendola sarà, infatti, con gli ex azionisti Ugo La Malfa ed Altiero Spinelli uno dei più autorevoli ed impegnati europeisti italiani fra i politici della seconda generazione repubblicana.
Da “comunista italiano” sarà sempre pronto a condannare ogni forma di estremismo e di massimalismo che, come diceva Lenin, rappresenta l’infantilismo del socialismo.

È da leggere in quest’ottica la condanna e l’opposizione di Amendola agli aspetti più violenti e più edonisti del movimento studentesco del ’68.

Nel 1976 il Pci ha una grande avanzata elettorale e, in ottemperanza degli accordi raggiunti con gli altri partiti democratici (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) ai comunisti va la Presidenza della Camera dei Deputati.
Il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, propone proprio a Giorgio Amendola l’elezione a tale carica, ma l’anziano esponente del Pci rifiuta affermando di non avere le competenze adatta a presiedere l’Assemblea di Montecitorio, lui che affermava di “non saper presiedere neppure un’assemblea di comunismo”. Verrà poi eletto il suo storico rivale interno, Pietro Ingrao, leader dell’ala sinistra del Pci.

Nel 1980, il 5 giugno, all’età di 73 anni, GIORGO AMENDOLA  muore a Roma di malattia. Poche ore dopo il suo decesso, stroncata dal dolore muore anche la moglie, GERMAINE Lecocq, francese, conosciuta a Parigi durante gli anni di esilio, che gli era stata accanto per tutta la vita e che non lo ha voluto abbandonare  nemmeno nell’ora suprema.

GERMAINE  è anche la protagonista dell'ultima fatica di Giorgio Amendola,  "Un Isola" (Rizzoli, 1982), un'autobiografia che si snoda, pagina dopo pagina, attraverso la nuda realtà dei fatti, con l'appassionato fascino di un romanzo vissuto con l'intensità che ha soltanto chi narra di sentimenti e valori eterni.
Giorgio Amendola ha voluto al suo libro porre questo titolo perchè nell'isola del confine - Ponza - durante il periodo di carcere fascista, ha concentrato il significato della sofferenza che colpisce un uomo quando gli tolgono la libertà. Nell'isola ritrova i compagni di lotta, il pane misurato, l'affetto di Germaine, la nascita della figlia e le tribolazioni, durante la malattia che la minacciava.
Come in Scelta di Vita, Giorgio Amendola, in Un'isola, narra senza cupa tristezza di chi si lascia assediare dalla solitudine. Un libro semplice, scorrevole, utile da leggere, al di fuori di ogni ideologia, perchè non vi appare un politico, ma un uomo, uno dei tanti che vissero le ore della solitudine, la sofferenza del confino e il dramma.

Ore di solitudine e di sofferenza che poi visse lo stesso Mussolini, quando dopo il 25 luglio, proprio nella stessa isola fu confinato, per dieci giorni...dando il cambio a quelli che aveva lui confinati per anni a Ponza, come Amendola, Nenni, Terracini ed altri cinquecento; "...in una stanza priva di illuminazione, con un rubinetto che non dava acqua, i vetri delle finestre rotti, i muri scrostati, come mobilio un tavolo e una sedia, con quel prigioniero di riguardo gettato sulla nuda rete metallica di un letto, con la giacca sotto la testa ripiegata a mo' di cuscino" (memorie del maresciallo dei carabinieri Marini, Storia del fascismo, di Arrigo Petacco, Curcio ed. 5 vol, pag. 1612). "ingannai il tempo leggendo le Odi barbare del Carducci, che ebbi in prestito da un ufficiale. Ma intanto che ne era dell'Italia? Che ne era della mia famiglia?" (Mussolini, ib.). 

"Per quel che concerne la gratitudine, le bestie sono superiori agli uomini perché hanno l'istinto e non la ragione" (n.2)
"Scherzi del destino: dal sommo del potere alla completa impotenza, dalla folla acclamante alla completa solitudine" (n.11)
"Venti anni di lavoro sono stati distrutti in poche ore.....Come è amaro dover constatare che ciò è stato provocato da fascisti e realizzato da gente che portava il distintivo del Partito..."(n.7).
(n.2,7,11 - Pensieri Pontini. Benito Mussolini, Opera Omnia, vol.XXXIV, pp.277-290).

Cioè confinato a Ponza a vivere gli stessi drammatici  momenti, la stessa sofferenza  che ogni uomo prova quando gli tolgono la libertà.

di Luca Molinari

L'immagine in apertura è la copertina di
Un'Isola, edito da Rizzoli, 1982


Ma non tralasciamo di annotare che Giorgio Amendola, in una intervista televisiva, ritrasmessa nel corso del programma Format Mixer (Rai 2) mandato in onda il 13 maggio 1996, ammise di aver scelto lui l'obiettivo e di avere impartito lui l'ordine di fare l'attentato di "Via Rasella". (Un angosciante "macigno" della strage delle Fosse Ardeatine, che poi seguì, sulla sua coscienza, scrissero i suoi avversari, compresi quelli di Ordine Rosso). (Ndr.)


  ALLA PAGINA PRECEDENTE

CRONOLOGIA GENERALE  *  TAB. PERIODI STORICI E TEMATICI