SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ROBERTO ARDIGO'

Roberto Ardigò - (Casteldidone, 1828 - Mantova, 1920). Filosofo italiano. Dopo aver compiuto gli studi nel seminario di Mantova, fu ordinato sacerdote nel 1851; nel 1863 fu nominato canonico della cattedrale di Mantova e, tre anni dopo, professore di filosofia nel liceo della stessa città. Nel corso di sette anni entrato in una profonda crisi spirituale, nel 1871 smise l'abito ecclesiastico. Dieci anni dopo, nel 1881 ottenne l'icarico di professore di storia della filosofia all'Università di Padova, che mantenne per 28 anni, fino a 1909.

Fu il più insigne rappresentante del positivismo italiano; sostenne l'esclusivo valore della realtà fenomenica. Accettò il principio evoluzionista che vuole la morale prodotta dalla convivenza; con le sue teorie preparò la strada all'idealismo.

Le sue opere principali:

Nel 1870 ( l'anno dopo smise l'abito ecclesiastico ) scrive "La psicologia come scienza positiva" dove l'Ardigò traccia le linee fondamentali del suo metodo "La scienza va in cerca dei fatti. Osservando e sperimentando li trova, li nota, li accetta. Poi li confronta e li distribuisce secondo le somiglianze e ne forma dei gruppi distinti, sui quali leva le prime generalità..Così si forma la scienza: la quale, per tal modo, viene a essere un grande quadro sinottico, o una classificazione di fatti".

Seguono le opere "La formazione naturale nel fatto del sistema solare" (1877), "La morale dei positivisti " (1879) "Il vero", "Il fatto psicologico della percezione" (1882), "La sociologia" (1886), Unità della coscienza (1898), La scienza dell'educazione (1893). In questa sua opera, Ardigò sottolinea la necessità di fondere nel processo educativo, che ha come scopo l'acquisizione di abitudini e di abilità sociali non possedute dall'individuo fin dalla nascita, il metodo intuitivo diretto e il metodo intuitivo indiretto. Il primo è quello "per cui, senza guida di alcuno e con l'aiuto dei sensi s'impara a conoscere le cose"; il secondo si richiama al patrimonio culturale e scientifico accumulato nel tempo dell'umanità.

Nella sua ultima opera Dottrina spenceriana dell'inconoscibile (1899) Ardigò muove al fisico inglese una critica essenziale; non esiste alcun elemento che sia al di là delle possibilità di conquista dell'uomo; l'inconoscibile che per Spencer è un'astrazione metafisica fuori dell'ordine empirico, è in realtà solo un limite del pensiero umano, che può sempre essere affrontato attraverso il metodo sperimentale: "l'inconoscibile di oggi è il conosciuto di domani". In questo modo, Ardigò esprime la sua fede nelle possibilità dello sviluppo scientifico del metodo positivo.


Dopo quella religiosa, entra in un altra profonda crisi: questa volta in quella esistenziale dove non è possibile solo cambiando abito, cambiare vita. Nel 1920 Ardigò muore suicida.


Quasi tutti i suoi scritti sono raccolti in 11 volumi di Opere del 1882–1918.

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