SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
LOUIS ARMSTRONG


Louis Armstrong ( "Satchmo")
4 agosto 1901 - 6 luglio 1971

di Antonio Gaito

Louis Armstrong, trombettista jazz, è uno dei massimi esponenti di questo genere di musica e colui che ha dato un'impronta del tutto nuova alla musica afroamericana.

Per quanto concerne la sua nascita vi è un piccolo retroscena che definisce anche un piccolo giallo. Armstrong, infatti, ha sempre dichiarato di essere nato il 4 luglio (giorno di festa nazionale negli Stati Uniti) del 1900 ma, in realtà, studi recenti hanno dimostrato che il grande trombettista è nato il 4 agosto del 1901. In particolare, sono da segnalare le ricerche sovvenzionate proprio da New Orleans, la sua città natale, ed effettuate da Tad Jones, il quale sembra che abbia trovato i certificati originali di battesimo del "re del jazz". Secondo questi atti, "Satchmo" (questo il soprannome che gli verrà affibbiato. Significa, grosso modo, "bocca a sacco"), si era invecchiato di un anno e un mese, forse per risolvere alcuni problemi legati ai suoi esordi giovanili a Chicago e New York, dove non voleva sembrare più giovane di quello che era.

Louis ebbe un'infanzia, a dir poco, travagliata. I genitori si separarono poco prima della sua nascita e così il piccolo fu affidato alla nonna materna Josephine, mentre la madre, con tutta probabilità, si prostituiva.
Le sue giornate, dunque, trascorrevano in bilico fra l'emarginazione e la delinquenza anche se, fortunatamente, un grande interesse era già nato dentro di lui, un antidoto capace di allontanarlo da pericolose deviazioni e nello stesso di "sollevarlo" da quello squallido ambiente: la musica.
Ancora troppo giovane per suonare la tromba o per apprezzarne potenzialità e sfumature, si limitava in quel periodo a cantare in un gruppo locale assai peculiare, dato che come palcoscenico aveva unicamente...le strade.
La pratica estemporanea, il canto di getto e a squarciagola gli permettono comunque di sviluppare un'ottima intonazione e un notevole senso dell'improvvisazione, e non dimentichiamoci che di fatto quest'ultima è la caratteristica principe che distingue il jazz.

Ma la vita di strada è pur sempre la vita di strada, con tutti i pericoli e i disagi che essa comporta. Louis, pur volendo, non può del tutto estraniarsi da quel contesto. Un giorno, viene addirittura sorpreso a sparare con un revolver sottratto ad uno dei compagni della madre, per festeggiare la fine dell'anno. La conseguenza è che viene trasferito in un riformatorio per circa due anni, anche perché il tribunale aveva riconosciuto la madre inabile alla crescita della prole.
Da ciò nasce forse l'ansia d'amore che ha contrassegnato la sua vita, che ha visto scorrere davanti a sè due mogli e moltissime relazioni.

Anche in riformatorio, comunque, trova il modo di far musica: entra a far parte prima del coro dell'istituto e
successivamente della banda, dove inizia suonando il tamburo ma prende anche le prime lezioni di cornetta. Il merito è tutto del suo maestro, Peter Davis, che gli dà l'opportunità di studiare i rudimenti di questa sorta di "succedaneo" della tromba. La banda dell'istituto è molto amata dagli abitanti e gira le strade suonando melodie in voga all'epoca come la celeberrima "When he Saints Go Marchin'in" che, recuperata parecchi anni dopo, diventerà uno dei suoi cavalli di battaglia.

Uscito dall'orfanotrofio incomincia a frequentare pub e locali nella speranza che gli si presenti la possibilità di suonare in qualche orchestra. In uno di questi vagabondaggi serali incontra Joe Oliver, considerato il miglio cornettista di New Orleans (già chiamato "King Oliver"); tra i due s'instaura un ottimo rapporto, tanto è vero che Oliver, in procinto di trasferirsi, chiede a Kid Ory (altro celebre trombettista del jazz) di essere sostituito proprio da Louis.

Solo dal novembre del 1918, incentivato dal lavoro sui "riverboats" (i battelli che navigavano su Mississippi),
Armstrong impara a decifrare le partiture, diventando in questo modo un musicista completo. Dopo qualche anno di questo regime non proprio riposante (lavorare sui battelli era molto faticoso), nel 1922 si trasferisce a Chicago, lasciando una New Orleans che, gradualmente, "corrompeva" sempre di più il suo gusto musicale, fino a rispolverare un vetusto e annacquato folclore; Armstrong in quel momento della sua maturazione artistica stava invece seguendo un'altra strada completamente diversa, improntata sul rigore polifonico delle linee musicali e, per altri versi, sul tentativo di conferire al solista un ruolo insieme egemone e integrato nel tessuto musicale.

Fortunatamente, viene ingaggiato da King Oliver nella sua "Creole Jazz Band", nella quale ha la possibilità di proporsi come solista e di far spiccare l'estremo virtuosismo che ormai ha acquistato con il suo strumento. E' infatti opinione comune di appassionati e storici, affermare che "Satchmo" avesse inventiva, fantasia ritmica e melodica, unite ad un'impressionante volume sonoro e ad un'inconfondibile timbro.

Dopo una serie di tournè, arriviamo al 1924, anno particolarmente importante per "Satchmo". Si sposa, lascia l'orchestra di Oliver ed entra nella big Band di Fletcher Henderson, un colosso del jazz che disponeva di una delle migliori orchestre del tempo, zeppa di solisti di pregio. Una riprova del salto di qualità? Armostrong ha l'opportunità di incidere brani con Sidney Bechet, Bassie Smith e molti altri.

Decide di intraprendere la carriera da solista. Registra "Hot Fives and Hot Sevens" trasformando così il jazz in una delle più alte espressioni della musica, con la sua tromba chiara e brillante e la sua voce sporca pescata direttamente dal fondo della gola.

Da allora è solo un susseguirsi di successi, all'ombra però di alcune voci critiche che denunciano limiti e scadimenti del fenomeno Armstrong. Louis viene addirittura accusato di essere uno zio Tom a causa dell'ambiguità verso i fratelli neri. Ma proprio per la sua presenza carismatica contribuisce a rompere
ogni barriera razziale diventando una delle prime star di colore nella musica. La sua vita, oltre ai concerti dal vivo e alle tournée si arricchisce di collaborazioni (ad esempio con Zilmer Randolph), e comincia anche ad aprirsi al cinema, apparendo in alcune pellicole.

Diventato ormai un'icona (e qualcuno dice anche la macchietta di se stesso), Louis Armstrong negli ultimi anni era certo diventato l'ambasciatore del jazz nel mondo, ma ha anche prestato la sua immagine ad una serie di eventi assai discutibili sul piano artistico. Ma, in buona sostanza, vi è da dire che in quella fase della sua carriera il Maestro non era più in grado di prendere decisioni autonome ma si faceva "gestire" da funzionari senza troppi scrupoli.
Dopo questo triste declino, il "re del jazz", Louis Amstrong, muore il 6 luglio 1971

Antonio Gaito


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