L'ATTACCO A TRIPOLI...
(con le immagini inedite di Luigi Dionisi)

... E ROMMEL NONOSTANTE LA BRAVURA E L'AUDACIA
PERSE LA SUA BATTAGLIA GIA' SUBITO


Nell'aprile del 1941 Rommel in Africa ignorando gli ordini di aspettare fino a maggio, il 2 aprile riprese la sua avanzata con una brillante offensiva a tenaglia e con degli attacchi audaci contro gli inglesi che avevano appena poche settimane prima conquistata la Cirenaica. L'audacia premiò il maresciallo Rommel, in pochi giorni mise nel caos le forze inglesi che costretti alla disordinata e improvvisa ritirata persero quasi tutti i carri armati della loro brigata corazzata. Addirittura O'Connor e Neame inviati sul posto per riprendere in mano la critica situazione, mentre era in pieno svolgimento la battaglia, caddero prigionieri dei tedeschi.
Senza entrare nei particolari, nel farla breve, in otto giorni, l'11 aprile, gli inglesi erano stati spazzati via dalla Cirenaica e costretti a riattraversare la frontiera egiziana. Nelle alte sfere erano allibiti e molto imbarazzati. Solo poche settimane prima avevano celebrato la folgorante conquista della Cirenaica mentre ora gli inglesi se la stavano dando a gambe con un ostinato Rommel determinato a inseguirli fino ad Alessandria. (rifornimenti alle sue spalle permettendo; questo era estremamente essenziale visto che si era allontanato molto da Tripoli).


Churchill considerò la situazione "un disastro gravido di conseguenze". A costo di indebolire la posizione dell'Inghilterra si privò di molti mezzi sull'Isola, e con una lettera del 14 aprile al
comandante supremo delle forze britanniche in Medio Oriente, Wawell impartì le nuove direttive per lo scacchiere Mediterraneo:
1) Colpire con tutti i mezzi il traffico marittimo
fra l'Italia e la Libia, ne va di mezzo la reputazione della marina britannica; 2) minare, bloccare e bombardare il porto di Tripoli; 3) Difendere la base militare di Malta (considerata molto strategica); 4) compiere continue incursioni; 5) rafforzare Tobruck per impegnare il nemico in operazioni d'assedio; 6) condurre azioni di disturbo con piccole formazioni anche con scaramucce per costringere l'avversario a consumare munizioni il cui rifornimento deve essere difficile, perchè questi noi lo impediremo con attacchi aerei; 7) impegnare a fondo la RAF.

Concentrò in Egitto mezzo milione di uomini; 307 carri armati zulle navi il 6 maggio passarono lo stretto di Gibilterra, e non disturbati dai pochi caccia tedeschi, direttamente attraverso il Mediterraneo giunsero regolarmente ad Alessandria; intanto l'Ammiraglio Cunningham iniziò a bombardare le istallazioni portuali di Tripoli; e quelli della RAF s'impegnarono a fondo a bombardarle... come desiderava Churchill.

Il destino di Tripoli, della Libia e dell'intera guerra era ormai segnato fin d'ora.
Ma non per le nuove direttive o per l'abilità degli inglesi; a favorirli ci si misero i responsabili politici e le alte gerarchie delle tre Armi italiane che non inquadrarono fin dall'inizio nella giusta luce questa guerra in Africa, anzi la consideravano una palla al piede, fastidiosa rispetto a ciò che era accaduto, stava accadendo e accadrà dal 22 giugno 1941 in poi sul continente. Molti non prestavano attenzione a quello che andava dicendo Rommel, consideravano la sua guerra di terz'ordine, e
questo lo umiliava: "Momentaneamente - Rommel annota nel suo Diario - siamo i parenti poveri".
In verità un po' più lungimiranti i tedeschi lo erano stati in precedenza, ma ora, tutti dentro nei comandi tedeschi - eccitati dal "caporale", pensavano pił solo alla grande Russia, gli altri fronti rimasero nell'ombra. Quelli dell'OKV ancora nel luglio 1940, avevano offerto allo Stato Maggiore italiano due divisione per partecipare alla guerra in Africa e soprattutto per "appoggiare l'attacco al canale di Suez". Ma l'offerta fu respinta dall'Italia. Le gelosie fra i due "caporali" erano una norma, e lo erano perfino dentro le stesse tre regie armi.

Più tardi, già in crisi in Grecia, quando lo furono anche in Africa, gli italiani dovettero sollecitare e accettare l'"Afrika Korps" compreso il comando delle operazioni, in mano tedesca; ma non bastarono nè gli aiuti, nè bastò il valore di Rommel, perchè era ormai troppo tardi. Inoltre cominciarono a non arrivare nemmeno i già modesti rifornimenti, puntualmente affondati prima di raggiungere la destinazione.
Amareggiato, furibondo, depresso, sentendosi gią sconfitto Rommel annotava sul suo diario "siamo condannati a essere seppelliti nella sabbia; per fare arrivare 20 tonnellate di materiali consumiamo 100 tonnellate di carburante". 

Malta che dall'Africa invano Rommel sollecitava la conquista, non solo era diventata una fortezza, ma era diventata la base più strategica non solo del Mediterraneo ma una base in grado di condizionare l'intero conflitto.
Hitler (piuttosto scocciato) aveva inviato alcuni Stukas, che però non risolsero la situazione; mentre Churchill aveva deciso che i tedeschi e gli italiani (con Mussolini già pronto con il cavallo bianco per entrarci) non dovevano raggiungere Alessandria.

Uno Stukas, appena atterrato sulla pista "Castel Benito Mussolini"
in una sbiadita diapositiva a colori di Dionisi


Se i tedeschi e gli italiani avessero vinto il match con gli inglesi in Africa giungendo fino ad Alessandria, avrebbero poi avuto tutte le porte aperte per andare a ricongiungersi nel Caucaso con le armate tedesche- impossessandosi così da sud dei preziosi campi petroliferi rumeni e dei campi cerealicoli ucraini- quelle stesse armate che poche settimane dopo iniziarono ad essere drammaticamente impegnate (e a corto di carburante e vettovaglie) nell'invasione della Russia.

Scriverà il generale francese L.M. Chassin "...la cattiva organizzazione degli italiani consentì agli inglesi di contenere la pressione di Rommel pur subendo brucianti sconfitte fino all'arrivo dei rinforzi". Ma non si diedero sconfitti gli inglesi. Questo perchè quelli che guidavano le operazioni, continua Chassin "Avevano concezioni strategiche con visione mondiale, nel quadro della quale ogni operazione ha sempre trovato il posto che le spettava".

E questa operazione il suo posto la assunse in primo piano il 22 giugno quando a sorpresa i tedeschi iniziarono l'invasione russa; l'operazione Libia rappresentò la chiave di tutte le altre successive operazioni di guerra; sarebbero stati guai seri se le armate di HItler si congiungevano a sud ovest della Russia. E questo Churchill l'aveva capito già il 14 aprile con molto anticipo , non per nulla disse che la perdita della Cirenaica era "un disastro gravido di conseguenze"; non per nulla sguarnì la Grecia e sguarnì la sua stessa l'isola per correre in Africa.
Sorge il dubbio che il 14 aprile Churchill già sapesse che Hitler non avrebbe rivolto le sue armate verso l'Inghilterra, ma verso
Stalin. Non solo il Primo ministro tirò un sospiro di sollievo ma nemmeno gli dispiaceva che Hitler attaccasse il "diavolo" bolscevico: Ma quando - con sua grande sorpresa- dopo pochi giorni i Russi fermarono a Smolensk le panzedivision di Hitler, Churchill cambiò parere, e si alleò con il "diavolo".
Rammentiamo che annientata l'Africa, proprio dalla Libia gli Alleati poi salparono per sbarcare in Sicilia, aprendo per il Hitler un altro drammatico fronte, ma non per risalire la penisola e quindi puntare su Berlino, ma per impegnare le armate tedesche a sud, cosa che puntualmente Hitler fece togliendole dalla Russia, dove già a Kurks erano andate in crisi.

LE IMMAGINI DELL'INFERNO DI TRIPOLI
di Luigi Dionisi


LUIGI DIONISI (in Libia dal 1940 al 1943 tenente del Genio e comandante della Compagnia Fotoelettricisti P. T. di Tripoli, compagnia da lui stesso formata e organizzata alla fine del 1940 col compito contraereo-siluranti in difesa della città e del suo porto) scattò moltissime immagini dell'attacco a Tripoli; di alcune -queste che pubblichiamo inedite- gli venne la fortunata idea di inviarle a casa sua a Roma, mentre tutto il materiale prodotto e raccolto successivamente fino al 1943 andò poi perduto nella (anomala) resa di Messe in Tunisia, insieme a tutto il resto.
Gentilmente concesse a "Cronologia" da sua figlia Alberta Dionisi pubblichiamo queste sequenze drammatiche: la distruzione delle navi avvenuta nel corso delle incursione degli aerei della RAF nel porto di Tripoli.
La direttiva n. 2 di Churchill " bombardare il porto di Tripoli" era insomma iniziata.


Nei giorni precedenti il 14 aprile, così era il porto, con le navi alla fonda,
che normalmente facevano la spola con l'Italia per i rifornimenti



sembrava tutto tranquillo.....

poi, poco prima dell'alba del 3 maggio si scatenò l'inferno....


... le prime bombe, con le onde d'acqua alte cento metri


.... viene colpita la "Città di Bari"


salta in aria e si disintegra la "Birmania"


... una immagine del porto visto dalla terraferma


... i falò delle navi

quasi al centro dell'immagine, si può notare in mezzo alle due fumate delle esplosioni l'idrovolante Pace anch'esso colpito dal bombardamento, e mezzo affondato. Questo idrovolante che ammarava periodicamente all'idroscalo di Tripoli era sempre pilotato dal comandante Figini: portava la posta dall'Italia e quant'altro ai nostri soldati , ed era sempre attesissimo.

...i poveri resti di una nave in agonia, nulla da fare per il rimorchiatore



... ma anche la città di Tripoli subì danni considerevoli



immagine del porto dopo l'inferno. E non sarà l'ultimo.
(la foto è ricavata da una diapositiva a colori di Dionisi, ma a distanza di tanto tempo è piuttosto sbiadita)

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