SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ITALO BALBO (2 di 2)

< la prima scheda su BALBO

Come finì Balbo.
Il misterioso  incidente accaduto  nel cielo di Tobruk.

Il 29 giugno del 1940, diciannovesimo giorno di guerra, il bollettino del Comando Supremo annunciava che Italo Balbo era caduto sul "campo dell'onore" al ritorno da una missione bellica sul territorio egiziano. I particolari dell'incidente  non venivano forniti per ovvie ragioni di segretezza, ma la mancanza di spiegazioni plausibili non mancò di dare la stura ai pettegolezzi.

"La strana morte del maresciallo dell'aria è ormai sulla bocca di tutti. Le voci che il suo aereo sia stato abbattuto per ordine di Roma si intensificano a tal punto che la polizia non fa in tempo ad accoglierle tutte. Mussolini è nervoso l'idea che si possa pensare che sia stato lui a liquidare il famoso gerarca gli provoca attacchi di ulcera. La situazione peggiora quando gli comunicano che anche i familiari di Balbo sostengono quella versione e che la vedova, contessa Florio, dice a tutti coloro che vanno a farle visita che "è stato Lui ad ucciderle il marito".
D'altra parte, era nota la la rivalità esitente fra Mussolini  e l'eroico transvolatore e, di conseguenza, non mancò di prendere subito piede l'ipotesi del sabotaggio. La voce che fosse stato Mussolini a organizzare la liquidazione del pericoloso concorrente dilagò dai salotti-bene della capitale all'ultimo bar di periferia.
(LA CONGIURA DELLE BARBETTE alcuni la conscevano)
(VEDI INIZIO 1940) - e anche
MARIA JOSE'

UNA NOTIZIA DEGNA DI UN GIORNALE DI  BOGOTA' (LA CONGIURA DEL 1939)

Ma sembra che dell'incidente Mussolini non ne avesse colpa. 
" La prova è tuttora conservata fra le carte del suo archivio. Si tratta della relazione riservata sull'incidente che il Duce in persona chiese al generale di brigata aerea Egisto Perino. La relazione porta la data del 1° luglio 1940 (due giorni dopo l'incidente). Ma per ignote ragioni, non fu mai resa pubblica. (Forse Mussolini temeva gli immancabili ironici commenti sul fatto che i nostri artiglieri facevano "centro" solo quando tiravano sui nostri aerei). E di conseguenza il mistero rimase inviolato."
(Arrigo Petacco, Il Resto del Carlino, 26 agosto 1997).

Com'era avvenuto l'incidente: "Il 28 giugno 1940, dopo aver compiuto un volo di missione assieme ad un altro trimotore, Balbo era giunto nei pressi  Tobruk, mentre sull'aeroporto -dice la relazione- stavano cadendo delle bombe sganciate da bombardieri inglesi in volo ad alta quota (!).  Quasi sulla verticale dell'aeroporto fummo investiti da una centratissima salva d'artiglieria: sparavano le batterie costiere e quelle dell'incrociatore San Giorgio incagliato nella baia. Mentre l'artiglieria italiana sul campo all'apparire dei nostri velivoli  li scambiò per aerei nemici e aprì il fuoco."
(i due aerei di Balbo e compagni stavano per atterrare; e bombardieri nemici (è appena stato detto che volavano ad alta quota) che atterrano in un campo nemico, è cosa piuttosto improbabile !!)

 "Noi del primo aereo riuscimmo a deviare verso il mare, mentre quello di Balbo verso terra. Lo vedemmo scivolare su un'ala e quindi precipitare al suolo dove, dopo l'urto, si incendiava. Sul posto fu constatato più tardi che l'apparecchio era stato centrato da un proiettile dell'artiglieria". E' provato che la Marina sparò 280 colpi di cannone e anche i sommergibili lanciarono proiettili
(Relaz. di Perino).
Con Balbo morì anche un famoso giornalista, Nello Quilici. Un grande reporter che aveva saputo conservare un'invidiabile margine di libertà. Capace di prendere posizione contro certe decisioni del regime che valsero a Quilici i rimbrotti vivaci del ministero della Cultura Popolare. Balbo nel 1925 aveva fondato a Ferrara il
Corriere Padano  e aveva chiamato Nello Quilici a dirigerlo. E fu poi Balbo -il giorno dopo l'inizio delle ostilità-  a chiamarlo a Tripoli il 12 giugno 1940.

Dopo 57 anni sappiamo dal protagonista cosa avvenne quel famoso giorno. Il  redivivo responsabile dell'abbattimento diede proprio lui l'ordine di sparare. Così racconta il capopezzo Claudio Marzola (nella foto), del 202° Reggimento artiglieria, pure lui di Ferrara come Balbo.
"Macchè ordine di esecuzione, quale congiura, quel giorno in batteria non c'era nemmeno un ufficiale, io avevo vent'anni, ed ero un ragazzino spaventato dalla guerra. Era dall'alba che stavamo subendo incursioni di bombardieri inglesi. Incalzavano e solcavano il cielo ogni quarto d'ora. Abbiamo visto due aerei sulla stessa rotta utilizzata dai nemici, si vedevano male né c'erano segni di riconoscimento e abbiamo aperto il fuoco. Diedi io l'ordine di sparare a raffica con le nostre tre mitragliatrici Breda con proiettili da 20 mm. traccianti, esplosivi e perforanti. I primi colpi ci diedero la certezza che ne avevamo colpito uno, e quando si avvicinò lasciando una scia di fumo solo allora riconobbi la sagoma del SM 79.

Era spacciato, ci passò sopra e subito dopo cadde poco lontano incendiandosi. Quando recuperammo qualche giaccone, riconoscendolo scoprimmo che avevamo ucciso Balbo. Fu una tragedia. L'omicidio di regime? Una stupidaggine, una vera sciocchezza". (Intervista-servizio di Mario Fornasari, sul Resto del Carlino del 26 agosto 1997) (* nota in fondo )

Su "Il Messaggero di Sant'Antonio", dell' agosto 1995 troviamo questa testimonianza.
" Il signor Nunzio Russo racconta con dovizia di particolari le vicende di suo nonno materno, SALVO MESSINA, siciliano, tenente artigliere del Regio esercito italiano, mandato in Africa nel maggio del 1940. Il racconto del signor Salvo prende le mosse dal momento dell'imbarco per Tripoli. Arrivato a Tripoli viene assegnato al XXI corpo d'armata del generale Dalmazzo presso la Divisione di artiglieria Cirene e viene trasferito a Tobruk. Questo l'episodio che Salvo ricorda: "Il 10 giugno 1940, entrammo in guerra contro l'Impero britannico e la Francia. La situazione militare non era certo favorevole; Italo Balbo sino all'ultimo aveva tentato di convincere il Duce a non dichiarare la guerra. Ci trovavamo un pomeriggio sulle alture attorno la piazzaforte, era il 28 giugno, eravamo in guerra da appena diciotto giorni e, a un tratto, un aereo proveniente da ovest sbucò all'orizzonte e prese a sorvolare la città e la baia del porto. In rada stava ormeggiato l'incrociatore San Giorgio che aprì subito un micidiale fuoco di contraerea. L'aereo dopo pochi secondi, crivellato di colpi, precipitò dietro le nostre postazioni. Tutti insieme, i presenti, battemmo a lungo le mani, avevamo assistito alla prima azione di guerra della nostra vita. Poi si seppe che l'aereo abbattuto era un ricognitore italiano (
il SM 79 non era un ricognitore ma un bombardiere - Ndr.) non riconosciuto dalla nostra contraerea e che, a bordo, viaggiava il comandante dell'Armata d'Africa e maresciallo dell'aria Italo Balbo. A lungo si parlò di questo incidente fra le truppe: popolare era la figura di Balbo, e piuttosto nota la sua avversione alla guerra contro gli inglesi e la sua devozione alla principessa di Piemonte Maria José, fiera avversaria della politica di Mussolini".

Ma tutte le supposizioni sul complotto non si sono placate, allora e a distanza di anni. Si basano su un non più rintracciabile ufficiale della San Giorgio che raccontò durante un interrogatorio in Svizzera, di aver ricevuto l'ordine di far fuoco su quel velivolo malgrado fosse italiano. Vennero poi alla luce svariate ricostruzioni, storie strane, leggende.  A sparare fu proprio l'incrociatore San Giorgio, sostennero in molti. (del resto la Relazione di Perino a Mussolini (letta sopra) parla effettivamente di 280 colpi sparati")

Folco Quilici, il figlio di Lello saputa la confessione di Marzola ha così commentato "Ora so, ma non mi basta. Errore clamoroso e stupido" ... "Marzola spero di non incontrarlo mai. Balbo, mio padre e gli altri furono abbattuti erroneamente da una mitraglietta quasi innocua. Marzola non poteva non conoscere la sagoma del trimotore, era unica e inconfondibile". - Folco Quilici si basa sulle confidenze ricevute da un marinaio della San Giorgio, testimone oculare dell'episodio (diversi studenti dell'Università dove insegnava proprio Lello Quilici si erano arruolati sul fronte africano ed erano proprio sull'incrociatore San Giorgio. (Ib.).

Nota 1- Gli aerei inglesi quel giorno erano tre Bristol Blenheim che per bombardare volavano a 2000 metri di quota (nessun bombardiere che a pieno carico è lento, vola al di sotto di tale quota e proprio per evitare una semplice artiglieria) mentre la Breda (che non è un'antiaerea) con i suoi proiettili da 20 mm raggiunge a malapena (con qualche effetto) i 1000-1500 metri; era quindi un'arma quasi innocua per i bombardieri che volavano a 2000-6000 metri. Si sprecavano solo proiettili!!.

Nota 2 - Nella dichiarazione di Marzola c'è dell'incredibile. "Ogni quarto d'ora ci volavano addosso". Eppure in batteria dice "non c'era nessun ufficiale presente"; ma solo uno spaurito ventenne capopezzo a dare ordini. Ed era appena iniziata la seconda guerra mondiale! .
 
Nota 3 - "Ingegno scarso, grande ambizione, assoluta infedeltà, capace di tutto: ecco Balbo. Conviene tenerlo d'occhio". L'annotazione al curaro è di Galeazzo Ciano. Perchè Balbo non perde occasione di criticare Mussolini. Quando Ciano lo ha informato del Patto d'Acciaio con Hitler, Balbo è quasi infuriato "finirete tutti a fare il lustrascarpe dei tedeschi" e gli ha sbattuto la porta in faccia.
Quando si parlò di dichiarazione di guerra accanto a Hitler, corse a Roma a dissuadere Mussolini; ma fu inutile; se ne ritornò in Africa arrabbiato.

Nota 4 - La principessa Maria Josè andò spesso a trovarlo in Libia suscitando anche qualche pettegolezzo (episodi che danno forza alla "congiura delle barbette"). Balbo suddito fedele alla monarchia corteggia la principessa e lusinga il debole principe ereditario: "Un giorno, confida agli intimi, Umberto sarà re ed io il suo primo ministro..."
(Arrigo Petacco, 26-8-97, Resto del Carlino)
Che avesse l'ambizione di succedere a Mussolini, questo tutti lo sapevano, compreso Ciano (il delfino e genero di Mussolini).

Sulla morte di Balbo c'è anche questa lettera di Rommel inviata alla moglie:
" Ribbentrop mi augura buon viaggio e torna a parlarmi di Ciano ed Attolico entrambi antitedeschi; egli critica la leggerezza di Ciano ed i pettegolezzi che egli ha fatto in Germania con signore anche poco conosciute. Mi racconta che ha criticato Farinacci e Buffarini in pubblico fra tedeschi, e che ha scherzato con compiacimento sulla morte di Balbo".
(vedi Diario di Rommel)

Quanto a Mussolini, ecco cosa scrisse Badoglio in "Memorie e documenti" in "L'Italia nella seconda guerra mondiale" 1a ed. Mondadori, 1946, pag. 48 "Ero con lui in Piemonte quando ci giunse un radiogramma che ci annunziava che Balbo era morto in un incidente di volo. Mussolini accolse la notizia senza dimostrare il minimo turbamento. Forse la scomparasa dell'unico gerarca che osasse tenergli testa non gli era del tutto sgradita. Ad ogni modo non disse una parola e mi domandò solo chi potevamo destinare a succedergli".

Quanto ai pettegolezzi, sempre Badoglio sullo stesso libro (pag. 35) confermando ciò che scriveva Rommel: "Era ormai noto a tutti che nessun segreto rimaneva a lungo tale in Roma, ove gerarchi e, specialmente, mogli ed amanti di gerarchi, si facevano vanto di diffondere ogni notizia

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(*) Nota. L'autore di Cronologia, con i SM ha volato un centinaio di volte e li conosce bene.

una fila di SM. 82, un SM. 81 in volo


uno stormo di SM. 79


Già a 2000-3000 metri in orizzontale o in verticale si individua subito la sagoma di questo aereo sia di profilo che in verticale.
Da terra, a 1000-1500 metri di altezza l'aereo (un 79-81-82) lo si vede (bene) ad occhio nudo così


Non solo, ma i suoi tre potenti motori (Alfa Romeo 128 RC) emettono un rumore così inconfondibile che è impossibile sbagliarsi anche se lontani 4-5000 metri. E' quindi abbastanza molto discutibile che "non si sono riconosciuti gli aerei" (dobbiamo -con cognizioni di causa- dar ragione a Folco Quilici)

Ricevo questa precisazione:
La Regia Marina utilizzava mitragliere C. A. a partire dal 13,2 mm in su.
Per quel che concerne la tanto "sminuita" arma da 20mm. Ansaldo-Breda (cannone-mitragliera) comunque non pare corrisponda al vero il fatto che arrivasse a sparare solamente a 1000 metri come si legge nel Vs. testo:

Questi i dati ufficiali relativi all' arma:
lunghezza in calibri: 65
rigatura destrorsa a passo costante di 8 righe
cadenza di fuoco pratica 220 colpi al minuto
gittata massima (questo è il dato più interessante relativamente alla dichiarazioni sull' incidente):
in orizzonte: 5500 metri
in verticale 2400 metri
settore verticale di tiro: da - 10 a + 80
Fonte: Artiglieria e motorizzazione - Eserciti del XX Secolo - Curcio Editore

Io non mi rifaccio ai testi, ma all'esperienza diretta essendo stato capo della quadra mitraglieri

La Breda ammettiamo pure che arrivi a 2400 in verticale (a 1000 con qualche effetto) ma non sono colpi che potevano danneggiare un SM 79. Che era sì quasi tutto in tela alluminizzata su un telaio a tubi...

(l'autore di cronologia (terzo 2nda fila a dx) su un SM.81 - quasi identico a un SM.79)

... ma non era così tanto facile colpire gli involucri dei tre potenti motori contemporaneamente. E con uno e anche con due motore fuori uso l'SM 79 (e così l'-81-82) poteva atterrare senza danni.


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