SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
BENEDETTO XIV - PROSPERO LAMBERTINI

VARIE NOTIZIE DEL SUO PERIODO,
in "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

BENEDETTO XIV - Prospero Lambertini (31- marzo - 1675 - 3 maggio -1758)
(Pontificato 1740-1758)


PROSPERO LAMBERTINI nacque a Bologna il 31 marzo 1675 da Marcello e Lucrezia Bulgarini. Fu educato presso i padri Somaschi; proseguì gli studi a Roma, dove si dedicò al diritto canonico e civile. Nel giugno del 1724 fu nominato vescovo di Teodosia e nel gennaio 1727 fu eletto alla sede arcivescovile di Ancona e Numana.
Sin dal 1725 fu incaricato da papa Benedetto XIII di occuparsi dell'Istituto di Scienze, interesse che andò sempre più ampliando negli anni successivi.
Il 30 aprile 1728, all’età di 53 anni, fu nominato cardinale (ma lo era già in pectore fin dal dicembre 1726) e nell'aprile 1731 ebbe la sede arcivescovile di Bologna, che conservò anche da papa, fino a quando fu nominato, come suo successore, il cardinale Malvezzi. A Bologna fondò, come protettore delle lettere e delle arti, l'Accademia Benedettina.

Alla morte di papa Clemente XII, avvenuta il 6 febbraio del 1740, si aprì un lungo e laborioso conclave che durò più di 6 mesi. Rimasto per i primi tempi nell'ombra, dopo 254 scrutini il cardinale Lambertini venne candidato al soglio pontificio. Il 17 agosto 1740 fu eletto papa con il nome di BENEDETTO XIV.

Certamente fu il più erudito e il più colto dei papi del suo secolo, distinguendosi, in modo speciale, come canonista; diverse delle sue opere di diritto canonico, in gran parte valorizzate dopo il suo pontificato (De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione, 1734-1738; De synodo diocesana, 1748, vera e propria esposizione organica del diritto ecclesiastico; inoltre De festis, De sanctorum Missae sacrificio entrambe del 1748), hanno valore scientifico durevole.

Fu pontefice che appoggiò il sapere scientifico e che spesso difese e incoraggiò con provvedimenti, finanziamenti e donazioni. Istituì le cattedre di fisica, chimica e matematica presso l'Università di Roma, diede nuovo impulso all'attività accademica bolognese, attivando una moderna scuola di Chirurgia; favorì la diffusione, nello Stato Pontificio, dell'antivaiolo di origine umana (anche se questo si rivelò meno efficace dell'antidoto di origine animale, introdotto nel 1796 da Jenner, che fu osteggiato dagli stessi ambienti ecclesiali e conservatori, data la commistione tra animale e uomo che il nuovo antidoto presentava).

Amante delle lettere e delle arti, Benedetto XIV acquisì preziosi volumi per la Biblioteca Vaticana e fece tradurre in italiano le opere più significative della letteratura inglese e francese. Promosse gli studi, favorendo gli uomini più dotti della sua epoca (Boscovich, Muratori, Querini). Tenne corrispondenza con Caterina di Russia, con Federico II, con Voltaire; fu stimato anche dai protestanti, specie quelli d'Inghilterra.
Fu valido archeologo: acquistò il fondo di Domenico De' Rossi e, su consiglio dell'artista, fondò la Calcografia Pontificia, pensando di diffondere, attraverso l'incisione, il gusto e la conoscenza delle collezioni che aveva accumulato. Tra le sue raccolte citiamo quella di 1500 monete, di cui 1340 imperiali e 160 di zecche greche e italiane in argento, con alcuni esemplari di eccezionale conservazione donate al Museo Archeologico bolognese.

Favorì gli scavi a Roma. Cooperò con il Winckelmann alla fondazione dell'Accademia Archeologica nel 1740. Riuscì ad arrestare il degrado del Colosseo (fino ad allora considerato una cava per l'estrazione della pietra), che consacrò alla Via Crucis: 14 edicole e una grande croce nel mezzo dell'arena furono erette, in nome di migliaia di martiri cristiani, in occasione del Giubileo del 1750.

Questo Anno Santo, predicato instancabilmente da san Leonardo da Porto Maurizio, ebbe una capillare organizzazione, sia sul piano spirituale che su quello protocollare. Il Pontefice preparò una serie di encicliche e lettere pastorali che testimoniano, ancora oggi, il suo fervore religioso. Interessantissime le norme date ai Vescovi e sacerdoti per suggerire lo stile con cui esercitare il ministero della Penitenza e su come tenere le Chiese. Addirittura il 29 giugno 1750, festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo, per la prima volta, si ebbe lo spettacolo d'illuminazione completa della cupola e di piazza s. Pietro. Si può dire che quel Giubileo fu veramente un grande spettacolo di fede.

Durante il suo pontificato Benedetto XIV si mantenne equanime nelle controversie intorno al giansenismo. Ma fu secco nella condanna alla massoneria (Providas Romanorum del 18 marzo 1751; anche se, nel 1756, nella Ex omnibus christiani, stabilì che solo ai dispreggiatori pubblici e notori della bolla 'Unigenitus' di Clemente XI, fossero da rifiutarsi gli ultimi sacramenti); condannò, nel 1742 e 1744 (bolla Omnium sollicitudinum), la pratica dei riti cinesi e malabarici tollerati dai gesuiti; riformò la Congregazione dell'Indice. Rinnovò, nel 1746, il Codice antiebraico preparato dal cardinale Petra nel 1733 sotto Clemente XII.

Nel 1741 approvò le Regole della nascente Congregazione dei Passionisti fondata da san Paolo della Croce; nel 1746 canonizzò Camillo de Lellis, affermando di essere l'iniziatore di una "nuova scuola di carità"; ma allo stesso tempo epurò il calendario dalla miriade di santi e beati che lo riempivano; concesse diverse indulgenze particolari, tra cui quelle legate alla medaglia di san Benedetto, della quale egli stesso aveva creato il disegno e ne aveva approvato, nel 1742, l'uso devozionale.
Introdusse nel 1743 la pratica di sostituire, nel tempo pasquale, l’antifona Regina Coeli ai versetti dell'Angelus. Riservò, nel 1743, la carica di Predicatore Apostolico esclusivamente all'ordine dei Frati Minori Cappuccini (prima, infatti, tale titolo e ufficio era affidato a religiosi di diversi ordini; prima ancora il predicatore veniva scelto solo tra i Domenicani, i Minori, gli Eremitani di Sant'Agostino e i Carmelitani).

Nel 1745 fissò per la prima volta nella storia del magistero papale i modi di rappresentazione di Dio e della Trinità: erano lecite solo le raffigurazioni derivanti dalle teofanie descritte dalla Bibbia, escludendo tutti i vari antropomorfismi dello Spirito Santo. Nel 1757, grazie all'intervento di padre Ruggero Boscovich (1711-1787) dell'Osservatorio Astronomico di Brera, il "De Revolutionibus" di Galileo fu tolto dall'Indice, autorizzando, così, la lettura simbolica della Bibbia intorno al sole.

Come sovrano temporale dispose la libertà di commercio tra le varie parti dello Stato Pontificio, incoraggiò l'agricoltura; promosse varie riforme preoccupandosi del risanamento finanziario della Chiesa. Insistette molto sull'obbligo di residenza dei vescovi e sull'istruzione del clero. Si occupò anche del riordino amministrativo della città di Roma dandole una nuova delimitazione rionale (testimoniata da alcune lapidi ancora oggi visibili sull'Esquilino) e all'aristocrazia romana una nuova costituzione.

Ma Benedetto XIV fu anche un prudente ed apprezzato uomo politico, la cui moderazione si manifestò attraverso una fitta rete di rapporti diplomatici con vari stati italiani ed europei. Infatti all'inizio del suo papato ebbe ad affrontare un'aspra guerra dovuta alla successione austriaca.
Il 20 ottobre 1740 era morto l’imperatore Carlo VI d'Asburgo e per la successione al trono Maria Teresa, figlia di Carlo VI, appoggiava la candidatura del marito Francesco di Lorena, granduca di Toscana. Francia e Prussia appoggiavano invece Carlo Alberto di Baviera. Il conflitto coinvolse anche l'Italia e lo stesso Stato Pontificio, nonostante la dichiarazione di neutralità di quest'ultimo. La morte di Carlo di Baviera e l'elezione del lorenese Francesco I portarono alla pace di Aquisgrana del 1748, alla conclusione della quale Benedetto XIV ebbe a protestare perché non vide riconosciuti i diritti della Santa Sede su Parma e Piacenza che, per l'avvenimento, furono assegnate all'Infante spagnolo Filippo, con il quale concluse un concordato nel 1753.

Riuscì, nel 1741, grazie a una diretta corrispondenza con Carlo Emanuele III e con il marchese di Ormea, a raggiungere degli accordi con la corte di Torino. Prova dei migliorati rapporti è la bolla del 1744 a favore dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Anche con Napoli avviò trattative (1741) per dirimere vecchie controversie. Un tribunale misto avrebbe deciso sui casi più spinosi, che erano rispuntati nonostante l'investitura feudale concessa al re Carlo di Borbone.
Altre questioni sorsero per la disputa tra Venezia e l'Austria per il patriarcato di Aquileia che, con breve del 6 luglio 1751, era stato diviso nell'arcivescovado di Udine, assegnato a Venezia, e in quello di Gorizia, concesso all'Austria; anche con quest'ultima potenza il papa riuscì a concludere un concordato per Milano nel 1757. Il senato veneziano rispose con decreto del 7 settembre 1754 sopprimendo l'ingerenza pontificia circa le domande d'indulgenza, le dispense matrimoniali e la rinuncia dei benefici ecclesiastici. Fu per questa ragione che il governo della repubblica s'interessò molto, alla morte di Benedetto XIV, all'elezione del nuovo Pontefice.

I re di Sardegna, Spagna e Portogallo ottennero il diritto di conferire quasi tutti i benefici esistenti nei loro stati; il re di Portogallo, nel 1748, ricevette in più anche il titolo onorifico di Rex fidelissimus. Per l'Olanda una dichiarazione papale del 1741 (Benedectina scil. declaratio) dispose che i matrimoni di non cattolici e i matrimoni misti fossero colà validi anche senza l'osservanza della forma stabilita dal Concilio di Trento; tale disposizione fu poi estesa anche ad altri paesi.

Nel 1742 (26 maggio) con la pubblicazione della bolla Etsi pastoralis, sostenne la posizione di coloro che volevano eliminare la tradizione greca dalla Chiesa romana, in relazione alle popolazioni di origine albanese. Essa conteneva prescrizioni di ordine liturgico, come l'introduzione del Filioque nel simbolo niceno-costantinopolitano da recitarsi nella liturgia orientale; altre prescrizioni erano di ordine canonico come l'impossibilità del marito di abbracciare il rito orientale della moglie, la quale era tenuta ad uniformarsi al rito del coniuge latino; per contro, alla moglie latina era precluso analogo passaggio se il marito era di rito orientale; i figli dovevano seguire il rito del padre, salvo che la moglie latina non volesse educarli nel proprio rito. Infine stabiliva la supremazia del rito latino su quello greco. Se ad una prima lettura, l'Etsi Pastoralis apparve come una legge nettamente contraria al rito greco, di fatto si rivelò certamente restrittiva, ma garante agli albanesi di tradizione orientale un ambito ben protetto in cui poter sopravvivere.

Universalmente rimpianto, Benedetto XIV si spense ad 83 anni il 3 maggio 1758.
La sua tomba in san Pietro è opera di Pietro Bracci.

Biografia curata da Pasquale Giaquinto

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MURATORI su Papa Benedetto XIV, scrive "Da più secoli non era stata provveduta la chiesa di Dio di un pontefice sì dotto e pratico del pastorale governo"
CARLO BOTTA che non nutriva benevolenza verso il papato, parla di questo papa con entusiasmo: "la suprema sede egli certamente meritava per bontà, per dottrina, per ingegno, e per quella sopportazione delle cose del mondo che nasce per esperienza in chi il mondo lo conosce.....Nessun papa era salito al seggio di Roma, che per ingegno e per prudenza fosse come Lambertini da paragonarsi...Dotto, amico dei dotti visse e gli protesse, e gli sollevò, e sotto l'ombra sua gli raccolse"
(Lib.41).

Due aneddoti sulla sua vita quotidiana di quest'uomo veramente superiore. Il mattino senza alcun cerimoniale andava in città in questa o in quella chiesa romana a celebrare la messa. Nel pomeriggio sbrigati gli affari di stato, verso sera a piedi passeggiava per le vie di Roma, da solo, come un qualunque prelato, con una predilezione per i quartieri popolari, come in Trastevere dove "si tratteneva nel modo più gioviale sulla via con gente anche di bassa condizione". Altra novità fu quella di aprire il giardino del Quirinale per impartire udienze. Nel periodo estivo, che trascorreva a Castel Gandolfo, anche lì solo soletto, appoggiandosi alla sua canna, lo si poteva incontrare nelle selve a godersi il fresco, o mentre si intratteneva con i campagnoli"
(Pastor, XVI,I).

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