SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
IVANOE BONOMI

IL SOCIALRIFORMISTA

 di LUCA MOLINARI

IVANOE BONOMI nasce a Mantova nel 1873 ed appartiene alla cosiddetta “seconda generazione” della classe politica italiana. 
Si laureò in scienze naturali e in giurisprudenza. Svolse l’attività di giornalista e iniziò la sua attività politica nel Partito Socialista Italiano aderendo alla corrente moderata e riformista. 

Durante la guerra per l’occupazione coloniale della Libia voluta dal IV gabinetto Giolitti si trovò in minoranza nel suo partito.

Infatti la maggioranza dei socialisti italiani (sia riformisti, sia massimalisti) erano contrari all’impresa libica che, uno dei più insigni ed autorevoli dirigenti ed intellettuali socialisti, Gaetano Salvemini, aveva definito come il voler conquistare “uno scatolone di sabbia”. 

Bonomi e pochi altri socialisti, invece vedevano nella piccola esperienza coloniale il modo di ottenere nuove terre per lo sfruttamento agricolo per sfamare la popolazione italiana che, in rapida crescita, necessitava sempre di maggiori spazi e che, prima dalle regioni del nord (in primis Veneto e Liguria) e poi da quelle del sud, cominciava a prendere la via dell’emigrazione verso il sud e il nord America.

 La linea di Bonomi si inseriva nel solco scavato dal poeta Giovanni Pascoli che, nella sua “la proletaria si è mossa”, cercava di dare un’interpretazione progressista e democratica del colonialismo giolittiano: se le fasce più povere della popolazione italiana erano costrette all’emigrazione, dicevano Bonomi e Pascoli (quest’ultimo sicuramente mutuando quell’<ideale del nidi> che ne ha caratterizzato l’intera produzione poetica), era compito del governo conquistare nuove terre in cui indirizzare gli emigranti in modo che non fossero costretti ad abbandonare la loro peculiarità e la loro identità di italiani.

La rottura con il gruppo dirigente socialista nel 1912 è insanabile: Bonomi da vita ad un piccolo partito (questa è la prima delle numerose scissioni che hanno caratterizzato e travagliato la vita del Partito Socialista Italiano) denominato Partito Socialista Riformista Italiano (Psri) che appoggerà il governo Giolitti nel corso della campagna di occupazione della Libia e poi, negli anni successive, entrerà a far parte delle maggioranze liberal-riformiste di Giovanni Giolitti. 

Durante la Prima Guerra Mondiale fu un convinto interventista e rappresentante del cosiddetto “interventismo democratico” e andò volontario al fronte. 

Nel 1916 e nel 1919 fu Ministro dei Lavori Pubblici e in seguito fu responsabile del Ministero della Guerra e del Tesoro. 

Tra il 1921 e il 1922 formò un governo che si dimostrò debole verso l’attività degli squadristi di Mussolini. Alle elezioni del 1924 venne candidato dall’opposizione, ma non risultò eletto e si ritirò a vita privata. (la foto in apertura pagina è di quel periodo)

Nel 1942 partecipò alla rinascita del movimento antifascista tenendo rapporti diplomatici tra Badoglio e la Casa reale. 
Divenne presidente del Comitato di Liberazione Nazionale, organo composto dai partiti antifascisti (Dc, Psiup, Pci, Pd’A, Pli e Democrazia del Lavoro). Formò, dopo la liberazione di Roma e dopo la crisi del II governo Badoglio, due successivi governi di unità nazionale antifascista.

Nel 1945, non riuscendo a fronteggiare le difficoltà politiche che si profilavano all’orizzonte (ultima fase della guerra contro i tedeschi, problemi amministrativi per l’amministrazione delle terre liberate e i rapporti con gli Alleati e con il CLNAI) si dimise. 

Nel 1947 fu tra i rappresentanti dell’Italia nella conferenza di pace. L’anno successivo fu eletto presidente del primo Senato della Repubblica italiana. 
Quando venne ricostituita l’Associazione nazionale della stampa ne fu nominato presidente.

Alla veneranda età di 88 anni è morto a Roma nel 1951: si spegneva un testimone di due secoli e di passaggi e fatti che avevano segnato drammaticamente la storia di tutta l’umanità.

 Luca Molinari

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