SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
LIBERO BOVIO

Non seguì le orme del padre, famoso avvocato, uomo politico e professore di diritto

Lui firmò invece i più grandi successi della canzone napoletana
e la celebre "Signorinella".
(poi il figlio (Giovanni) e il nipote (Libero Corso) tornarono agli studi del nonno
diventando entrambi famosi penalisti alle Assise di Milano.

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Nei primi anni ’30 del novecento un vecchio signore con il mantello a ruota entrò in uno degli antichi palazzi di via Duomo, poco distante da via Foria e, dopo aver fatto una rampa di scale si trovò di fronte alla porta scura, dove ancora oggi luccica una targa nera con la scritta ‘Libero Bovio’, a caratteri dorati. L’anziano signore chiese di essere ricevuto dal padrone di casa e gli raccontò la sua storia: era un notaio di paese ed era venuto a Napoli perché giorni prima aveva ritrovato in un vecchio libro, che aveva portato con lui, una pansè essiccata…mentre l’ospite continuava a parlare Libero Bovio gli prese il libro, e senza esitare scrisse: ‘A don Cesare Russo, il vero notaio della mia Signorinella, con molta cordialità, Libero Bovio’.

Anche quel giorno Libero Bovio aveva ricevuto un’altra visita, dall’ennesimo notaio di nome Cesare, che si era riconosciuto nei versi della sua canzone, la celeberrima Signorinella, scritta nel 1931, e la cui storia nel 1949 divenne addirittura il soggetto di un film. A quelle visite il poeta era ormai abituato, ben consapevole che con quei versi, messi in musica da Nicola Valente, aveva commosso l’Italia.

Con molte altre canzoni Libero Bovio commosse anche Napoli e il mondo intero: sono infatti sue, tra le tante, Guapparia, Tu ca nun chiagne, Lacreme napulitane, Chiove, ‘O paese do’ sole, Reginella e Silenzio cantatore.

Nato a Napoli Libero Bovio ( 8 giugno 1883 - 26 marzo 1942) (inizialmente col nome "Liberato") fu chiamato così dal padre Giovanni (il celebre filosofo - vedi sotto) in onore di tutti gli irredenti, così come aveva scelto il nome Corso per il primogenito, in omaggio agli italiani di Corsica sottomessi al dominio francese. A Napoli la cosa suscitò malintesi ed ilarità, perché Giovanni Bovio era venuto da Trani nel capoluogo campano per tenere un Corso Libero di filosofia, e quindi per questo molti credettero che i nomi dei suoi figli derivassero proprio dalla sua attività, ed attesero per questo anche la nascita di una bambina, da chiamare…filosofia.

(Giovanni Bovio - Filosofo e uomo politico (Trani 1841 - Napoli 1903) fu professore di filosofia e di diritto all'Università di Napoli. Di vita integerrima e di eloquenza trascinante, sedette per più legislature, fino alla morte, alle Camere dei Deputati, insigne rappresentante delle idee repubblicane.
Deputato della sinistra storica, fu ministro dei lavori pubblici (18761877); di grazia e giustizia (1878, 1881-1883, 1897-1899); presidente della Camera (1892-1894, 1897-1899); e primo ministro (1901-1903). La sua politica fu improntata al rifiuto del trasformismo e delle scelte autoritarie e coloniali, ed osteggiò la repressione violenta delle proteste in Italia. Fu inoltre il relatore del codice penale che porta il suo nome, in cui fra le altre cose, veniva abolita la pena di morte; non contenendo articoli diretti a vietare gli scioperi, sanciva la libertà di farli; prevedeva la punizione degli ecclesiasti che incitassero alla disubbidienza delle leggi dello Stato).
Fu Giovanni Bovio a pronunciare un famoso discorso al tribunale di Napoli nel 1892, nel "Processo ai Socialisti". Che abbiamo riportato in originale in

queste pagine "IL SOCIALISMO NEI TRIBUNALI" >>>>>


Torniamo a Libero; per educarlo alla musica sua madre, Bianca Nicosia, suonava Beethoven al pianoforte, ma anziché apprezzare il grande genio di Bonn, il piccolo Libero si convinceva sempre più della superiorità di Gambardella e Di Capua, maestri della canzone partenopea.

Abbandonati gli studi dopo la morte del padre (1903) il ventenne Libero Bovio fu assunto nella redazione del quotidiano ‘Don Marzio’, e successivamente passò al Museo Nazionale come impiegato, con un posto di scrivano che, si compiaceva con gli amici, era adatto ad un ‘chiattone’ come lui.
E alternando il lavoro alla sua vera passione, la musica e il teatro, Libero Bovio firmò i più grandi successi della canzone napoletana, collaborando con i migliori musicisti della sua epoca. Amava il dialetto profondamente, sostenendo che anche Dante, Gesù Cristo e il Padreterno si esprimevano in vernacolo, ma non disdegnò la produzione in lingua, legando il suo nome, oltre che a Signorinella, anche a Amor di pastorello, Canzone garibaldina e Cara piccina.

Diventato un vero e proprio vate della canzone napoletana Libero Bovio lavorò con la Poliphone e diresse le case editrici musicali Santa Lucia e La canzonetta; nel 1934 fondò anche una casa editrice propria, La bottega dei quattro, assieme ai musicisti Valente, Tagliaferro e Lama. Era sempre tra i primi napoletani ad essere invitato alle prime di spettacoli e manifestazioni teatrali, ma egli, fine umorista, anche in queste occasioni ufficiali non risparmiava nessuno dalle sue battute; si racconta infatti a proposito che, invitato al teatro Politeama dall’attrice Dirce Marella ad assistere ad un suo spettacolo ricevette dalla donna un biglietto sul quale era stampato il motto ‘Inseguimi: sono l’ombra!’, e non esitò a risponderle, scrivendo sullo stesso foglio: ‘Non posso: tengo i calli!’.

Ammalatosi nel 1941 Libero Bovio morì nella sua casa di via Duomo il 26 maggio del 1942. Poco prima di morire scrisse i versi Addio a Maria, dedicati alla moglie, e che furono poi incisi sulla sua tomba, contravvenendo però alla sua volontà, che per la propria lapide aveva dettato l’epitaffio:
‘QUI NON RIPOSA LIBERO BOVIO PERCHE’ GLI ALTRI MORTI DI NOTTE LITIGANO TRA LORO E GLI DANNO FASTIDIO’.

Nel 50° anniversario della sua morte Libero Bovio fu ricordato a Napoli con una cerimonia proprio nella sua via Duomo, ove fu apposta la lapide con i versi della sua canzone Surdate : ‘J so napulitano e si nun canto moro’.

Nel corso della manifestazione il grande Roberto Murolo, affacciato al balcone di casa di don Liberato, accompagnandosi con la chitarra, ne interpretò i più grandi successi, che ormai da anni rappresentano nel mondo il cuore e l’anima vera di Napoli.

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Figlio di Libero, fu Giovanni, che tornò agli studi universitari di diritto, morto negli anni '70, uno dei maggiori avvocati del foro di Milano.
Il 5 maggio 1948, rifacendosi ai nomi del padre e del nonno, diede a suo figlio il nome CORSO LIBERO CARLO. Avviato anche lui alla carriera forense lo troviamo iscritto all'albo degli avvocati nel 1975, poi patrocinante in Cassazione dal 1981.
Esperto di diritto penale, in particolare di reati societari, ambientali, fallimentari e reati contro la pubblica amministrazione. Titolare da molti anni di uno dei maggiori studi che si occupano di diritto penale a Milano, strutturato in un' associazione professionale che opera sotto la denominazione 'Studio Legale Bovio e Associati'.
Da questo studio sono nate le difese di grandi personaggi italiani nei più famosi processi degli anni '80, '90, e 2000.


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