SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
GIORDANO BRUNO

l’universo ipotizzato da G. Bruno 
è in tutto e per tutto simile a quello delineato dalle conoscenze moderne.

"..è condannato, "vivus in igne mittatur", e per debite pene, usare clemenza senza spargimento di sangue"

vedi capitolo su G. BRUNO in RIASSUNTI "STORIA D'ITALIA"

e la biografia di PAPA CLEMENTE VIII

Testo integrale, dall'INDICE,
Sac. Dott. Giovanni Casati 
Imprimatur in Curia Mediolani die 17-10-1938 -p.58
Castiglioni . V.G.

alla voce:

GIORDANO BRUNO (1548-1600). Nato a Nola, morto a Roma sul rogo. Frate domenicano, eretico, bruciato vivo in Campo di Fiori; termine fisso di tutti i denigratori della Chiesa, i fautori del libero pensiero. Per la vita e l'opera sua vedi G.Casati, Diz. vol.1.
Spirito irrequieto e sensuale, il Bruno apostatò presto, abbracciò le nuove dottrine scientifiche antiaristoteliche e anche il calvinismo, arrestato a Venezia, fu dall'Inquisizione portato a Roma. Filosofo e scrittore se non dei più significativi, certo interessante per lo studio del tempo e delle nuove idee; spirito anguillante e dubbioso, precursore del moderno criticismo; in politica fu fautore dell'assoluta sovranità dello Stato, in senso antipapale; di carattere orgoglioso, morì impenitente.
 
Tra i suoi libri: 

Il candelaio, 
commedia, dal Carducci detta volgarmente sconcia e noiosa; vi deride le pratiche superstiziose della magia e dell'alchimia, la pedanteria scolastica, la religione e l'onestà dei costumi come imposture.
La cena delle ceneri, dialoghi sul moto della terra, la pluralità di soli e astri, l'infinità dell'Universo; scritto contro i dottori di Oxford coi quali aveva disputato in conversazioni dopo cena; sostiene la dottrina copernicana e tratta a modo suo la questione della S. Scrittura.
De la Causa Promcipio e Uno: panteista, nega l'immortalità dell'anima e dà intelligenza all'Universo.
Lo spaccio della bestia trionfante: bizzarra favola mitologica in tre dialoghi in cui gli Dei raccontano le loro oscenità; contro le superstizioni: proclama la religione naturale; mette on fascio paganesimo, maomettianesimo e cristianesimo: libro dell'etica bruniana, mette la natura al posto di Dio, nega ogni religione positiva; morale, in fondo, egoistica.
 De gli eroici furori: dialoghi in prosa e in verso, l'opera sua più vasta con idee neoplatoniche e antipetrarchiste:  l'eroico furore è l'entusiasmo interiore, quel che di divino in noi che sprona all'agire ma che, frutto della sapienza razionale, fa deridere l'appoggio nell'aiuto di Dio.

E' condannato con la formula: Opera omnia

Testo integrale, dall'INDICE,
Sac. Dott. Giovanni Casati 
Imprimatur in Curia Mediolani die 17-10-1938 -p.58
Castiglioni . V.G.

" Nel febbraio del 1591, accogliendo l’invito di Giovanni Moceingo, Giordano Bruno si portò a Venezia. Andò ad abitare nel palazzo del patrizio in campo San Samuele, ma il 22 maggio del 1592 Mocenigo lo denunciò all’Inquisizione come eretico e Giordano Bruno venne arrestato. Il processo durò sette anni. Si concluse a Roma alla fine del 1599. Il filosofo venne riconosciuto "eretico, impenitente e recidivo". Perciò la condanna fu "vivus in igne mittatur", fosse mandato vivo al rogo. Il 17 febbraio di quattro secoli fa, (1600, ANNO DEL GIUBILEO) all’alba, sette frati di quattro Ordini diversi, accompagnarono Giordano Bruno fino al palco eretto in Campo de’ Fiori. Spogliato, legato al palo, gli fu serrata la lingua in una mordacchia di legno perchè non potesse bestemmiare. Un frate gli avvicinò un crocefisso, lui volse il capo. Poi fu appiccato il fuoco, e il rogo divampò.

"... ma quel rogo non smise mai di bruciare nella memoria e nella coscienza di molti".

"Bruno fu un grande, e questo niente e nessuno mai potrà cambiarlo; nemmeno la sua morte perché la morte ha proiettato su tutto il resto della sua vita qualche cosa che ha trasformato la sua vita stessa".

""....il rogo di Bruno proietta su tutta la sua vicenda qualche cosa che nessuno avrebbe immaginato con lui in vita. Chiunque abbia a cuore la libertà di pensiero, la possibilità di esprimere le proprie idee, di atteggiarsi in una certa maniera, di agire nel mondo, può ricollegarsi a questa figura, che diviene così un simbolo. La cosa interessante, l'errore più grande che ha fatto la santa inquisizione, è proprio che con il rogo di Bruno ha verificato le sue teorie magiche. In Bruno uno degli aspetti fondamentali è l'efficacia dell'imago, dell'immagine. L'immagine magica è qualche cosa che opera con efficacia se usata in una certa maniera. La Santa Inquisizione ha imposto al mondo e alla memoria degli uomini questa immagine della figura bruciata che si è impressa nella memoria universale, e così in un certo senso ha reso vera la teoria magica di Bruno. E' stato uno scacco tremendo per la chiesa cattolica e per l'inquisizione". (Luciano Parinetto. Professore di Filosofia Morale alla Statale di Milano. Ha pubblicato, per Rusconi, un libro dal titolo Processo e morte di Giordano Bruno. Oltre a un ampio saggio introduttivo, il volume contiene una raccolta di documenti del processo veneziano, il sommario del processo romano e i documenti che riguardano la fine sul rogo di Giordano Bruno.

GIORDANO BRUNO E LA RIFLESSIONE SULL'INFINITO

Quella di Giordano Bruno è una figura complessa che si inserisce in un periodo di profondo sconvolgimento e rinnovamento degli orizzonti conoscitivi delle dottrine filosofiche. Bruno in questo contesto svolge un ruolo significativo, proponendo un originale pensiero che si struttura sotto l'influenza di correnti filosofiche precedenti e contemporanee, quali l'Atomismo, il Naturalismo, il Neoplatonismo e l'Ermetismo.
(NATURALISMO: "Indaga la natura prescindendo da ogni principio trascendente, ovvero ritenendo la natura una sorta di entità capace di autorganizzarsi, senza dedurre il proprio ordine dall’esterno. Il Naturalismo, che ha costituito gran parte della tradizione filosofica greca, conobbe, durante il Rinascimento, per la riscoperta dei tempi antichi, una forte ripresa. Si può dire che tale ripresa fosse una delle forme della crisi del sapere dovuta alla rottura dell’enciclopedismo medievale. Anche se la Rivoluzione scientifica impose nuove idee, abbandonando le concezioni naturalistiche, spesso del tutto inconsapevoli della funzione svolta dalla matematica nell’indagine fisica, il Naturalismo consegnò al Settecento una ricca eredità, destinata a svilupparsi in molteplici direzioni." - Da Dizionario di filosofia a cura di Paolo Rossi, 1996)

Le tesi di Bruno sono quindi improntate sulla base di un naturalismo che risente di una tensione amorosa tipica del neoplatonismo, ma anche di una predilezione per la magia  e l'astrologia...
(MAGIA La magia è definita, nel senso stretto del termine, l'arte di piegare a proprio o ad altrui vantaggio, per mezzo di pratiche occulte di vario genere, le forze che dominano la natura fisica e psichica. L'azione della magia si fonda su un presupposto di carattere casualistico, in quanto il mago si muove nella credenza che il gesto e la parola rituali agiscano efficacemente sul piano della realtà naturale. Durante il periodo rinascimentale, in maniera particolare, il concetto di magia è assai diffuso. Infatti uomini come, Marsilio Ficino, Paracelso, Telesio e Bruno, recuperano il valore di tale arte, soprattutto nelle sue applicazioni pratiche all’astrologia, all’alchimia e alla medicina. In questo modo superano la scissione dominante nel pensiero medioevale e permettono il recupero di un contatto diretto fra uomo e mondo, fra microcosmo e macrocosmo: sono questi "maghi" rinascimentali in sostanza ad avviare lo studio diretto del mondo naturale, aprendo così le porte alla indagine scientifica.)

 ... come strumenti di indagine sul reale e sulla natura stessa. In quest'ottica l'opera di Bruno segna una battuta d'arresto nello sviluppo del naturalismo scientifico in quanto si configura quasi come una religione della natura.
Proprio per il suo carattere magico e miracoloso, la natura secondo Bruno non è conoscibile unicamente attraverso i sensi come aveva invece ipotizzato Telesio...;
(TELESIO BERNARDINO (1509-1588) Nasce a Cosenza e si addottora a Padova nel 1535. Nel 1565 è a Napoli dove pubblica i primi due libri della sua opera più significativa "La natura secondo i propri principi". Muore a Cosenza dopo aver terminato, nove anni prima, la stesura della sua opera, articolata in nove libri.)

bisogna bensì indagarla attraverso l’intelletto che ci eleva al di sopra delle particolarità.Grazie a questo concetto Bruno propone la natura come unico oggetto di studio della filosofia e unica fonte di verità certe. Giunge di conseguenza a ritenere qualsiasi tipo di religione positiva (rivelata), un insieme di superstizioni contrarie alle leggi e alla giustizia naturale.

Relegate le antiche credenze in luogo di inutili falsità, Bruno procede nella costruzione di una religione naturale, che individua in una sapienza originaria comune a tutti gli uomini d’intelletto, antichi e contemporanei, la via per giungere a Dio. Una via questa, che svolge il suo percorso nella natura, la quale si pone come oggetto e termine del filosofare e della religiosità stessa. Nell’ambito della sua religione naturale, Bruno concepisce Dio in duplice maniera: da una parte, risentendo fortemente dell’influenza di principi Neoplatonici, la divinità è immaginata al di fuori dell’universo (mens super omnia), ineffabile e completamente trascendente, oggetto quindi della sola fede e in nessun modo comprensibile dalle capacità conoscitive umane; dall’altra Dio è considerato immanentemente come principio primo della natura e del cosmo (mens insita omnibus), e come tale risulta raggiungibile da parte dell’uomo perché si fa oggetto del suo impeto filosofico e religioso.

Sotto quest’aspetto Dio è l’artefice interno del mondo, è causa efficiente di tutti i fenomeni naturali ed agisce come Anima del cosmo plasmando l’infinita materia per creare l’intero universo. La negazione della trascendenza di Dio, il riconoscimento della sua infinità consentono a Giordano Bruno di poter individuare una sostanziale unità della natura. Tale concetto di unità va ricercato in Dio stesso e si lega ad un’altra idea fondamentale della concezione bruniana: la coincidenza degli opposti, secondo la quale in Dio, e quindi necessariamente anche nel cosmo gli opposti coincidono; ecco quindi che il massimo e il minimo, l’amore e l’odio risultano la stessa cosa. Ma la coincidenza degli opposti è possibile soltanto in uno spazio illimitato, perché due realtà contrarie possono confondersi fino ad identificarsi solo se relazionate con l’infinito  ed in esso inserite... 
(INFINITO "In generale infinito è ciò che non ha limiti, non ha fine e non è misurabile", anche se questo concetto è piuttosto equivoco per le molteplici implicazioni che contiene nei diversi campi della conoscenza scientifica, metafisica e religiosa, né qui si pretende di darne una descrizione esaustiva. Dell'infinito si conoscono infatti moltissime e divergenti definizioni: da numerose filosofie greche era considerato negativamente, in quanto privo di confini e forma e come tale manchevole ed imperfetto.
L'infinito cristianamente concepito è invece del tutto positivo, perchè illimitato e asimilabile a Dio; sinonimo quindi di perfezione. Molte altre spiegazioni di tale ente metafisico sono state tentate da filosofi e pensatori di tutti i tempi, come la concezione di infinito nello spazio (cosmologico), o quella di "infinito negativo" secondo la quale gli opposti coincidono risultando identici. Anche la matematica gioca una parte importantissima nell'evoluzione del concetto di infinito e perviene ad una definizione precisa e rigorosa di infinito misurabile.)

...da qui la postulazione di un universo appunto infinito espressione dell’infinità di Dio che comprende ogni aspetto della natura e del reale. Quest’innovativa teoria che si affiancava e superava quella matematicamente provata di Copernico ....
(COPERNICO NICCOLÒ (1473-1543) . La sua opera fondamentale è De revolutionibus orbium coelestium.
Dedicò tutta la sua vita alla ricerca in campo astronomico, volta allo smantellamento della teoria geocentrica di Tolomeo. A tal fine riformulò la teoria eliocentrica, alla quale erano già pervenuti filosofi antichi quali Eraclide, Iceta e i Pitagorici.
Il sistema copernicano poneva al centro dell’Universo il sole, attorno al quale ruotavano i pianeti. La Terra era posta tra questi ultimi; inoltre essa ruotava su se stessa, provocando il giorno e la notte. La luna , a sua volta, ruotava attorno alla Terra e lontanissime stavano le stelle fisse. Niccolò Copernico morì a Frauenburg.)

... abbatteva definitivamente la vecchia concezione aristotelica che faceva dell’universo uno spazio chiuso, limitato e fornito di un unico centro, sostituendola con un modello cosmologico senza confini, avente centro contemporaneamente in nessuno e in ogni luogo, caratterizzato da una pluralità di mondi e pianeti abitabili.

La definizione di un cosmo che riceve la sua peculiarità dall’infinità divina porta con sé un'altra importante critica alla fisica aristotelica, riconoscendo pari dignità a mondo stellare e realtà sublunare, in quanto parti della stessa infinità e opera della stessa mens insita omnibus e perciò espressioni identiche della sua potenza. 

L'etica (1) di Bruno si fonda anch'essa sulla base di questa nuova concezione che concerne religione, metafisica e fisica; infatti se l’unità e l’infinità costituiscono il principio primo del mondo, esse devono anche costituire, secondo Bruno, l’aspirazione massima dell’intelletto umano. Quest’aspirazione è collocata al vertice delle virtù ed è raggiungibile attraverso quello che Bruno chiama l’eroico furore, ovvero l’identificarsi dell’uomo con la natura attraverso l’amore e l’accettazione della realtà. In questo modo l’uomo si fa natura e, contemplando dall'interno l'essenza delle cose, riesce con il proprio ingegno, ad assoggettarle a sé e, per mezzo del proprio lavoro, a plasmarle, esaltando così le doti che solo a lui sono concesse.

 A ben guardare nella filosofia, ma soprattutto nella cosmologia bruniana si ritrovano concetti estremamente innovativi che quindi risultano veramente rivoluzionari e destabilizzanti se considerati nell’ottica del XVI secolo. Basti pensare che l’universo ipotizzato da Bruno è in tutto e per tutto simile a quello delineato dalle conoscenze moderne, tanto che fu oggetto di molte critiche anche da parte di quelli che sono considerati i padri della cosmologia moderna, come Galileo e Keplero, i quali con i loro mezzi conoscitivi non potevano ipotizzare sulla base di un ragionamento matematicamente rigoroso l’infinità dell’universo o la pluralità dei mondi. Un’opposizione convinta alle nuove teorie cosmologiche fu portata anche dagli esponenti della vecchia cultura aristotelica  e scolastica, ma soprattutto dagli apparati ecclesiastici che vedevano minacciate molte importanti verità di fede; la molteplicità di mondi abitati asserita da Bruno creava pericolose difficoltà dogmatiche che scatenarono la violenta reazione di cattolici e protestanti.


(1) ETICA: La parola viene dal greco èthos, che significa "costume", insieme dei principi e dei comportamenti condivisi da una comunità, ed equivale al latino mos.
Proprio nel mondo greco infatti, e successivamente in quello romano, inizia la riflessione morale che si evolve in scienza filosofica con l’indagine di SOCRATE intorno all’essenza del bene e al concetto di virtù. Tale concezione viene seguita e sviluppata nel tempo da innumerevoli pensatori, quali Platone, Aristotele, gli STOICI. Si occupano di questioni riguardanti l’indole morale anche CICERONE e SENECA, fino a che l’Etica trova un posto stabile nel pensiero di ogni filosofo, strutturandosi a tutti gli effetti come una vera e propria scienza.

Oggi l’Etica è lo studio delle regole del comportamento umano e consiste nella ricerca e nella definizione dei principi in base ai quali distinguere le azioni buone dalle cattive, la virtù dal vizio. L’Etica è quindi una scienza normativa, nel senso che prescrive le regole del comportamento corretto, avendo di mira il bene: non è solo scienza dei costumi quali di fatto sono, ma quali dovrebbero essere.
Proprio per la sua definizione l’Etica riguarda solo l’uomo, in quanto questi è l’unico essere in grado di agire liberamente, o per meglio dire, di scegliere. In quest’ottica l’Etica nasce dalla necessità di fornire all’uomo i giusti criteri di scelta.

vedi CAPITOLO SU G.BRUNO IN RIASSUNTI LETTERATURA ITALIANA


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