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PERSONAGGI 

CAGLIOSTRO    (1 di 4)


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di Maria Pia Perrotta

Chi era Cagliostro? 

Un personaggio scomodo senza dubbio, un uomo misterioso a cui fece difetto la modestia e a volte l'onestà, aveva un'intelligenza straordinaria, eccellenti poteri occulti, compì, infatti miracolose guarigioni, ebbe il dono della preveggenza, fu profondo conoscitore dell'alchimia. 

Quando un uomo travalica gli schemi della normalità, osa quello che i comuni mortali non osano, quando mette in discussione le regole del sociale, del perbenismo, quando sconvolge gli schemi preordinati dalla classe dominante, allora è destinato ad attirarsi l'odio, lo scetticismo, la curiosità malevola e la diffidenza ma spesso anche l'opportunismo di chi lo vuole usare per i propri scopi e la storia è colma di uomini che, andando contro corrente, hanno pagato duramente la loro diversità. 

Cagliostro, però, non fu solo vituperato o perseguitato ma anche ammirato e osannato. La sua biografia è ancora oggi oggetto di contraddizioni e di difficile interpretazione, come in effetti fu veramente la sua avventura su questa terra.
In contrapposizione al " Secolo dei Lumi ", epoca in cui visse, Cagliostro propose il mondo dell'occulto e dell'inconoscibile, con i suoi atteggiamenti e col suo pensiero. Ritenendosi libero nel corpo e nella mente, dichiarò di non appartenere a nessuna epoca e di essere superiore qualsiasi circostanza e a qualunque moda, col naturale eclettismo che lo contraddistinse. Ricercatore della vera saggezza, sostenne che essa risiedeva nei misteri della civiltà egiziana e che l'antico Egitto fosse la culla di tutte le scienze e l'origine di tutte le religioni, fu fondatore altresì e Gran Cofto del rito egiziano. Tutta la sua vita fu improntata su un unico pensiero: poter dominare la morte, perché, riteneva, tutto si muove in virtù di essa e forse dell'ossessione e della paura che ne deriva.

Una vita frenetica

Giuseppe Balsamo, questo il suo vero nome, nasce a Palermo il 2 giugno 1743, in via della Perciata, da Felicia Bracconieri e da Pietro Balsamo, mercante di stoffe. Viene battezzato nella cattedrale di Palermo con i nomi di Giuseppe, Giovanni Battista, Vincenzo, Pietro, Antonio e Matteo. Sia la madre che il padre erano appartenuti ad una rispettabile famiglia, i cui membri, in buon numero, erano stati adepti dell'Ordine dei Cavalieri di Malta; la famiglia, col tempo, si era indebolita e non era illustre più come lo erano stati gli avi. Giuseppe rimane orfano prima di compiere un anno e la madre, vedova con due bimbi, (oltre al maschio, aveva una femmina ) lo affida alle cure di una parente, sposata ad un farmacista. Nella farmacia della lontana zia, Giuseppe trascorre tre anni e probabilmente è lì che nasce il suo amore per la medicina. 

In seguito, come richiede il rango nobiliare a cui appartiene, viene messo in convento e indirizzato alla vita ecclesiastica, ma diviene uno scavezzacollo e incomincia a vivere di truffe e raggiri. A Messina, dove ritorna, per sottrarsi alle responsabilità dei suoi intrallazzi, trova la saggia e sana guida di un prozio, Giuseppe Cagliostro, governatore del principe di Villafranca, che fa luce nel disordine della sua vita.

Nelle sue singolari " Memorie ", che non sono un'esatta cronologia degli avvenimenti della sua vita quanto piuttosto un rappresentazione simbolica degli eventi, egli afferma che la sua vera vita comincia a 23 anni, appunto a Malta. Nel 1766 infatti Giuseppe Balsamo sbarca nell'isola e già conosce tutta la storia dell'Ordine dei cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, narratagli dallo zio, dalla nascita in Palestina nel 1113 fino alla consacrazione nell'isola del 1530.

Ha come maestro spirituale Manolo Pinto de Fonseca, il quale, abbandonata la veste militare, tipica degli ordini combattenti, vistane l'inutilità, dovuta al mutare dei tempi, si è dato alla contemplazione filosofica e all'alchimia. Il giovane impara molto da lui e dopo due anni di studio, ritenuto maturo e sufficientemente illuminato, è ammesso ufficialmente all'ordine e obbligato, di conseguenza, a scegliere un nuovo nome come giusto coronamento alla " nuova vita ". A venticinque anni, nella cappella di S. Giovanni egli diviene conte di Cagliostro, nome preso in prestito dallo zio e scelto in suo onore, col triplice cavalierato templare, maltese e rosacrociano; il titolo nobiliare è necessario, anche se non propriamente meritato per eredità dinastica, per rendere ancora più insigne il suo futuro operato. Tuttavia passeranno dieci anni prima che Giuseppe usi quel nome, non ritenendosi degno e completamente mondato dal male, prima di allora.

Lasciata Malta, si ritrova di nuovo solo, non pensa affatto di ritornare alla città di origine, per i troppi ricordi negativi e giunge a Roma, dove riprende la sua attività di disegnatore, interrotta per i fatti negativi accaduti precedentemente. Vive in un quartiere povero e lì conosce Lorenza Feliciani, sua futura moglie. All'epoca dell'incontro la ragazza ha quindici anni, figlia di un fonditore di bronzo, è tanto bella quanto maliziosa nonché corteggiata. Si sposano il 20 aprile 1768 nella chiesa di S. Salvatore in campo e vivono, i primi tempi, con i genitori di lei. 

Fin dall'inizio il rapporto tra i due è il risultato di un compromesso, Lorenza continua a farsi corteggiare con la condiscendenza del marito, che, anzi pare, le abbia insegnato ulteriori artifici per sedurre gli uomini. Una perfetta simbiosi da cui traggono numerosi vantaggi ma anche dei guai. Conducono una vita scapigliata ed errabonda, in varie città e sempre in circostanze poco chiare, lasciano infatti Roma per Loreto, presso Ancona, dove si ritrovano senza un soldo. Ma Giuseppe pensa sempre al suo viaggio iniziatico, dove rafforzare la propria anima, col superamento degli ostacoli, perciò, non perdendosi d'animo, si avvia insieme con la sua compagna a S. Giacomo di Compostela, nella penisola iberica, di lì poi a Barcellona, Madrid, Lisbona, e in ogni loro sosta appare, come protagonista, un amante di Lorenza.

Verso il 1771, stanco della vita troppo facile e attirato dall'ideologia e dall'attività massonica, esistente in Inghilterra, decide di partire per l'isola britannica; anche qui le difficoltà presenti sono le stesse: pochi soldi e una vita dispendiosa.

Nel 1772 approdano in Francia e, durante il viaggio, l'incontro con l'ennesimo uomo, questa volta un avvocato di nome Duplessis, questi prende a carico proprio la coppia, facendola alloggiare presso una marchesa sua amica. Questa volta pare che la faccenda si spinga oltre le intenzioni volute e la stessa Lorenza viene coinvolta dal sentimento, fin quando il marito, stufo della tresca, fa arrestare e rinchiudere la moglie in un convento. Quando la donna esce, la coppia, riconciliata, prosegue il viaggio i cui itinerari non sono chiari, fino al 1775, anno di arrivo a Napoli, dove conducono una vita altolocata, sotto il falso nome dei marchesi Pellegrini. Sembra un periodo di tranquillità, Lorenza pare più assennata e Giuseppe, abbandonati i pennelli, dà lezioni di chimica, presiede sedute di magia e vende un'acqua miracolosa. Poi si spostano a Palermo per ripartire e girare nuovamente mezza Europa. 

Il 1776 è l'anno che li vede di nuovo in Inghilterra, un regno prospero e forte, che deve il suo prestigio alla Massoneria. Cagliostro si sistema in Witcomb Street, vicino a Leicester Fields, con una dama di compagnia per la moglie e un segretario interprete per lui, Domenico Aurelio Vitellini, ambiguo quanto basta e gran giocatore. Qui viene allestito un laboratorio di alchimia con l'aiuto del segretario a cui egli fa credere di conoscere vari segreti, tra i quali quello per la fabbricazione dell'oro, che è anche una copertura per giustificare lo sfarzo in cui vive. In realtà i fondi provengono dall'Ordine di Malta, in cambio della diffusione nel mondo delle idee rosacrociane, in contrapposizione al nascente razionalismo e materialismo dell'epoca. In breve tempo la fama di Cagliostro dilaga e, con grande suo disappunto, una folla di curiosi popola sempre più la sua casa, attirata dai suoi poteri chiaroveggenti, anche perché è un formidabile indovino, in materia di estrazioni del lotto. Questo potere gli procurerà non poche noie e, sebbene si senta pentito e deciso ad abbandonare questa strada, cade vittima di un raggiro e di un intrigo ordito da una coppia equivoca, William Scott e Mary Fray.

Questi fanno sempre più pressione per avere da lui i suoi favori divinatori e si insinuano in modo silente e strisciante nella casa. In un primo momento Balsamo è il fautore di alcune loro vincite ma gli insaziabili chiedono sempre di più, al netto rifiuto del mago gli Scott si vendicano: regalano a Lorenza un cofanetto, contenente in superficie un'erba aromatica e nel sottofondo una collana preziosa di 72 brillanti; poi Mary denuncia i Balsamo e, con l'aiuto di falsi testimoni, dichiara che la collana le è stata rubata. Si mette così in moto la macchina della giustizia ed ha inizio un lungo e travagliato processo, che termina con un'iniqua sentenza, la quale obbliga il mago a versare una somma ingente di cauzione, ma soprattutto che macchia il prestigio della sua persona davanti alla società. Tra una tappa e l'altra del processo, Balsamo entra nella Massoneria inglese e presta giuramento di fedeltà e obbedienza, è l'anno 1777. 

Per la stessa brutta vicenda il nostro uomo passa un mese in carcere, quando esce lascia l'Inghilterra, incaricando un amico e fratello della Loggia l'Esperance e un avvocato di recuperare i manoscritti e le tavole di calcolo che gli sono state rubate, durante la congiura ordita contro di lui. Un fatto strabiliante da non sottovalutare è la brutta fine che fecero tutti quelli che avevano contribuito a screditare la sua fama, la maledizione li aveva colpiti, come dichiara egli stesso nelle Memorie.
Ora dopo la catarsi, Balsamo si sente davvero Cagliostro e, accanto al suo nome nuovo, pone anche quello della moglie: lei si chiamerà Serafina, come gli angeli del Paradiso, a riprova dell'avvenuto cambiamento.

Elencare tutti i luoghi dove pose piede, sarebbe troppo lungo, basti sapere che, dopo l'Inghilterra, visitò altri paesi come l'Olanda, il Belgio, la Germania, la Curlandia, dovunque acquisì esperienze e diede prova delle sue doti soprannaturali.

Nel 1780 è la volta della Russia, Cagliostro nutre grandi speranze, che verranno presto deluse, innanzitutto la zarina Caterina II non vuole ammetterlo alla sua presenza e i nobili di corte lo coprono di ingiurie e calunnie. A suo sfavore hanno giocato parecchie circostanze, come la volubilità della regina che , mentre negli anni passati si era mostrata favorevole alla Massoneria, ora la guarda con occhi dubbiosi e sospetti; le dicerie di palazzo che parlano di una corte adorante da parte di Potemkin, suo favorito, nei confronti di Lorenza. Tuttavia non mancano a Cagliostro i seguaci, fra essi il generale Melissino, il senatore Yelagin, un altro generale di nome Gelacion e lo stesso principe Potemkin. Con loro partecipa a sedute spiritiche e fa importanti esperimenti di alchimia ma il Gran Cofto è stufo di queste stregonerie e si prodiga a guarire i malati, ricchi e poveri, senza distinzione e senza pretendere soldi; l'unica ricompensa che vorrebbe è la riconoscenza degli uomini, invece il suo operato suscita l'odio e l'invidia dei medici, che non sopportano l'intrusione di un estraneo nell'ambito della loro scienza, anche perché alcuni malati, dati da loro per spacciati, trovano miracolosamente la via della guarigione. Profondamente amareggiato, lascia il paese per recarsi in Polonia, una terra smembrata e oppressa dall'ingerenza russa, sotto il regno di Stanislao Poniatowski, ex amante della regina, uomo buono e pacifico, che lo accoglie favorevolmente.

Pure qui Cagliostro compie prodigi, anzi si racconta che ad una principessa, rivoltatasi contro di lui, tacciandolo di mistificazione, alla presenza del sovrano, abbia predetto il futuro, evento che puntualmente si avverò. Ma come la Russia anche la Polonia getta nella polvere il suo eroe, dopo averlo esaltato e lui abbandona anche questa terra, volgendo lo sguardo verso Strasburgo………


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 Testo di Maria Pia Perrotta 


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