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PERSONAGGI
LA CARBONERIA


La tessera di carbonaro


vedi anche i "RIASSUNTI" completi di questo periodo

La carboneria trasse il suo nome da una leggendaria confraternita di San Teobaldo che all'inizio del XVIII secolo viveva isolato nei boschi di Francia dentro una "baracca" dedicandosi alla produzione a alla "vendita"  di carbone. Uomo libero contro il dispotismo e la tirannide e con tanta passione in Cristo, con dei seguaci finì per creare una istituzione che traeva ispirazione dalla religione e dalla chiesa cattolica. La "Baracca" divenne insomma un centro di riunione.
Per accedere nella sua misteriosa cerchia e nella sua "baracca" (tra l'ascetismo e quella che poteva sembrare una cospirazione contro i potenti, inizialmente antibonapartista)  fu adottato un rituale il cui simbolismo e culto continuò poi a resistere nel tempo.
Lo stesso sant'uomo Teobaldo diventò lui stesso un simbolo e la personificazione della lotta dell'uomo libero.

Secondo alcuni studiosi l'origine della società segreta della carboneria fu appunto una filiazione degli charbonniers, che al culto di San Teobaldo si ispirarono: una associazione artigiana della Franca Contea dai connotati mutualistico-religiosi. E che forse aggiunsero a quelli creati dal monaco, riti e simboli della massoneria e del misticismo cristiano). 
Da queste caratteristiche evangeliche a quelle politiche (intese come libertà dell'uomo) il passo fu breve. Gli affiliati detti "buoni cugini", cominciarono a darsi una struttura (diremmo noi oggi un Partito)  creando delle sezioni dette proprio "baracche" come quella di S. Teobaldo, o "vendite", all'interno delle quali fu creata una gerarchia che prevedeva tre gradi, l'Apprendista, il Maestro e il Gran Maestro.
Ad ogni grado corrispondeva anche una graduale comunicazione agli affiliati del programma,  inizialmente questo era umanitario, e non tanto vincolato al segreto,  ma poi questa gradualità si accentuò quando assumendo delle connotazioni politiche patriottiche liberali (quindi in lotta con il dispotismo e la tirannide dei potenti- quindi "ribelli")  la segretezza del programma doveva rimanere circoscritto e anche gerarchichizzato  all'interno di quella che cominciò a chiamarsi Società Segreta.
E ovviamente per accedervi venne istituito un cerimoniale formalistico e molto complesso, che innanzitutto prevedeva un giuramento imposto con una rituale anch'esso complesso, in alcuni casi anche terrificante e umiliante. Gli orgogli, le vanità, i possessi materiali, dovevano rimanere fuori dalla porta; varcandone la soglia si accettava l'umiltà.
Gli adepti dovevano dimostrare ingegno, fede e coraggio. Solo così potevano salire nella scala gerarchica, raggiungere posti direttivi (dette "luci").
Fra i giuramenti c'era quello di invocare non solo il giudizio di Dio se tradiva, ma doveva invocare e quindi poi accettare anche il più crudele castigo dei compagni.
Fra i componenti dello stesso grado gerarchico per riconoscersi c'era un segretissimo codice che solo il Grande Maestro comunicava loro, ed era un complicato sistema di "battute", di "toccamenti", di "passi", e infine una "parola d'ordine".

In Italia la carboneria sembra sia stata introdotta nel Sud verso il 1806 da alcuni funzionari o ufficiali francesi.

Sappiamo che la diffusione avvenne proprio nel Regno di Napoli, e che Gioacchino Murat allora al governo, nei suoi primi anni cercò anche di utilizzarne gli affiliati  fino a quando, nel 1812, diventando la setta sempre più costituzionalista con aspirazioni liberali cercò poi di reprimerla.
Dal 1812 al 1815 proprio per queste persecuzioni iniziò a diventare sempre più segreta. Il covo del "carbonaro" a parte l'associazione etimologica della parola, divenne esso stesso "oscuro", un luogo losco, misterioso, dove si congiurava. Il "simbolo" della congiura.

In Italia fu proprio dal 1814-15  che la setta iniziò a diffondersi in molte regioni, dove per gli stessi motivi, già esistevano (come sono sempre esistiti) dei covi cospirativi contro i tiranni. C'era già la Guelfia attiva nello Stato Pontificio; e c'erano i Federati operanti in Piemonte e in Lombardia.
Più diffusa la prima, nel Lazio e nelle Marche; e fu proprio nelle Marche a Macerata il primo tentativo carbonaro insurrezionale il 23 giugno 1817. Ma la più grande diffusione avvenne nel meridione; le sette carbonare si fecero interpreti del malcontento della popolazione verso l'assolutismo e la tirannia dei  Borbone. E proprio a Napoli i carbonari diedero vita alla prima vera e propria rivoluzione liberale: quella di Pepe nel 1820-21. Dalle prime manifestazioni di intolleranza verso i governanti ritornati sul trono con la restaurazione, si passò a vere e proprie insurrezioni e ammutinamenti dentro gli eserciti

Il 1 Luglio del 1820, malgrado il clima reazionario dei Restauratori, nonostante gli arresti, le perquisizioni, la messa al bando dei carbonari di Salerno, a Nola (Napoli) un reggimento della cavalleria reale borbonica guidato dagli ufficiali MICHELE MORELLI e GIUSEPPE SILVATI si ammutinarono, marciando su Avellino, e si unirono ai carbonari salernitani. 
Ferdinando I di Borbone, inviò il generale ANTONIO CAMPANA a reprimere la rivolta, ma nelle stesse file dell'esercito avvennero molte defezioni che andarono così a rafforzare le file dei rivoltosi.
 Il generale GUGLIELMO PEPE appoggia anche lui con il suo esercito gli ammutinati di Salerno, si mette lui a capo della rivolta, ed invia poi alla reggia cinque carbonari per chiedere al sovrano Borbonico la concessione della Costituzione di Spagna. Che poi ottennero ma fu subito dopo rinnegata da re Ferdinando, che tornò a fare durissime repressioni. Furono arrestati tutti quelli che avevano fatto parte del nuovo Parlamento, e furono emesse condanne a morte per tutti i militari che avevano preso parte alla rivoluzione; e in contumacia anche il generale Pepe.
Si é scritto che quest'esito infelice, contribuì potentemente a diffondere il sentimento dell'unificazione nazionale, a costruire la mitologia del Risorgimento, a dare ai moti una tinta patriottica e anti-austriaca; anche se non a livello di masse popolari, ancora isolate e poco influenti. Ma è indubbio che i fuggitivi, a migliaia, scampati alla forca, iniziarono a ingrossare le file dei futuri cospiratori in ogni parte d'Italia.

La fama di questi ideali liberali, poi i veri e propri  moti, presto raggiunsero le regioni del nord, l'austriaco Lombardo-Veneto, i ducati di Modena, di Parma, la  Romagna, il Piemonte, creando così (spesso erano gli stessi fuggiaschi a crearli da una regione all'altra) dei collegamenti fra le varie società sempre più numerose. E proprio per questo sempre più esposte a delazioni, a repressioni, a condanne al carcere duro, o alle esecuzione capitali sulle pubbliche piazze, come monito.
Nel Lombardo-Veneto fu ordinato ai parroci di leggere in chiesa un invito ai fedeli a "fare il loro dovere", quello di denunciare i carbonari. Premio un sacco di sale per le informazioni, o 500 corone per la cattura di un ribelle vivo o morto.
Una delle prime dure repressioni furono quelle del 1818, a Rovigo, dove la polizia austriaca fece una serie di arresti, di processi, condanne, esecuzioni
Ma anche la successiva repressione in Lombardia, del 5 ottobre 1820 non fu meno implacabile. I primi severi provvedimenti presi dagli austriaci nel Lombardo-Veneto contro i sobillatori a mezzo stampa, causarono l'arresto a Milano di Silvio pellico e Pietro Maroncelli ex collaboratori del "Foglio azzurro" il Conciliatore di CONFALONIERI. Con una severa sentenza (condanna a morte, poi graziati dall'imperatore rispettivamente con 15 e 20 anni di carcere duro) i due furono
rinchiusi nella fortezza dello Spielberg in Moravia. Pellico vi resterà dieci anni, fino al 1830 quando fu poi graziato. Ma molti altri furono imprigionati, fatti morire o eliminati sul patibolo.

Ma mentre a Napoli si soffocava nel sangue  la prima vera rivoluzione liberale in Italia (che segna  l'inizio di un difficile cammino verso l'unificazione nazionale),  il "grande coraggio" di PEPE, MORELLI, SILVATI e di altri 5000 anonimi napoletani, si era già trasferito in Piemonte. Il 10 Marzo 1821 l'insurrezione partì da Alessandria, proprio dai dragoni del re. Promotore del moto costituzionale, GIACOMO GARELLI, un ex ufficiale dell'esercito napoleonico. Il comandante ISIDORO PALMA, occupò la cittadella, proclamò la Costituzione di Spagna, e sul pennone fece innalzare la bandiera tricolore e si formò una giunta provvisoria di governo. Ci fu un ambiguo appoggio di un giovane Savoia (Carlo Alberto) ma poi il 3 APRILE - CARLO FELICE, riprese in mano la situazione, dichiarò traditori tutti i militari che avevano partecipato alla rivoluzione piemontese, e dichiarò tutti sovversivi i rivoluzionari ed iniziò la resa dei conti.  Incoraggiando e utilizzando le delazioni, furono passati al setaccio tutti i militari, e chi non riuscì a giustificare l'assenza dai reparti nei giorni dei disordini fu considerato un disertore; negli impieghi statali si procedette allo stesso modo. Il 19 giugno si eseguirono le prime condanne a morte, mentre per i tanti che si erano messi già in salvo fuggendo, furono condannati alla pena capitale in contumacia. Altri arresti e condanne all'impiccagione in giugno, luglio, agosto e settembre. L' "Avventura costituzionalista" e il tentativo di ribellarsi terminò così: sulle forche.
Così a Modena nel 1823, l'11 SETTEMBRE altre 9 forche pronte in piazza per lo "spettacolo-monito", preparato da FRANCESCO IV per altrettanti carbonari accusati di cospirazione e per accontentare il suo palato.

 Il 28 SETTEMBRE del 1823, il cardinale ANNIBALE DELLA GENGA diventa papa col nome di LEONE XII. Non meno intransigente del precedente,  insediò subito un cardinale la cui principale "vocazione" fu quella di dar vita a un regime poliziesco dentro lo Stato Pontificio scegliendosi gli uomini "giusti" cioè i più famigerati giustizieri e il miglior boia.
Il 1 OTTOBRE - A soli due giorni dall'elezione, a guidare la famigerata polizia pontificia fu infatti nominato il cardinale AGOSTINO RIVAROLA. Dopo poche ore era già in Romagna, con pieni poteri, per fare processi sommari e senza appello. I suoi metodi inquisitori brutali e le sue numerose condanne a morte si contarono a centinaia creandosi subito la  fama di  famigerato prete della morte. Per sei anni gli abitanti della Romagna si godranno gli spettacoli pubblici offerti dal cardinale
Rivarola con i costituzionalisti carbonari messi a penzolare sulle forche delle piazze.
C'è una novità però: ora appesi nelle forche o fra fucilati non ci sono solo i militari, i borghesi, ma ci sono piccoli artigiani, il sarto, il fornaio, o il vinaio del paese. E inizia ad esserci qualche disgraziato popolano padre di famiglia. E qualcosa significa! 
Anche  lo "spettacolo" non è più quello di una volta, quando a salire sul patibolo erano pur sempre uomini che in un modo o in un altro avevano esercitato un'autorità, seminando nel loro cammino qualche rancore. Ora penzolava gente comune, della povera gente che si ribellava ai soprusi, alle spoliazioni, alle angherie, austriache o pontificie.

Si registrano scoraggiamenti, sconforto per un certo periodo poi il  28 GIUGNO del 1828 un improvviso risveglio di moti carbonari nel regno delle Due Sicilie. Il primo é una vera e propria sollevazione popolare nel salernitano, sul Cilento. La "sorpresa" è che la guida un canonico, ANTONIO DE LUCA. La rivolta dilaga nei paesi vicini, sono occupati i comuni, viene proclamata una Costituzione quella rivoluzionaria francese del 1791. Nello stesso tempo, forse per simpatia (ma sembra che ci sia un unico progetto, guidato da rappresentanti della carboneria di Napoli) scoppiano altre rivolte nella zona di Palinuro. Questa è di alcuni soldati ammutinati guidati da ANTONIO GALLOTTI, un singolare carbonaro. 
Lui è uno sconosciuto e singolare personaggio del Risorgimento che solo ora possediamo le sue Memorie, a distanza di 170 anni. Più una lista dei nomi che morirono fucilati e sulla forca  VEDI QUI LA SUA INCREDIBILE STORIA .

L'insegna che ostentano é il tricolore. La reazione del governo regio é immediata con l'invio sul posto di reparti dell'esercito al comando di SAVERIO DEL CARRETTO che ha pieni poteri nell'azione repressiva. Ed é durissima. Oltre che sconfiggere gli insorti massacrandoli, si abbatte una tremenda vendetta nel comune di Bosco, ritenuto il covo dei carbonari ribelli. Il paese viene fatto radere al suolo fino all'ultimo mattone, poi come a rendere immune il terreno da un maleficio, viene cosparso di sale, cancellato come comune. Le indagini poliziesche poi proseguono su Napoli, un centinaio di sospettati sono arrestati. Il 27 LUGLIO e fino al 20 agosto, la solita commissione straordinaria del tribunale speciale inizia i processi sommari contro gli arrestati. Sono inflitte condanne severissime. Il canonico ribelle è il primo ad essere fucilato, i responsabili principali faranno la stessa fine dopo alcuni giorni, mentre altre condanne saranno comminate a fine ottobre.

Con i vari fallimenti di queste prime insurrezioni (quella di Napoli, e quella di Torino quasi nello stesso anno 1821) le società carbonare conobbero un certo declino per la loro inconcludenza, per la mancanza di obiettivi comuni e di azioni concordate.
Ma non è che si sciolsero, i singoli affiliati fortemente motivati e legati sempre agli iniziali ideali, a partire dal 1831 confluirono verso altre società segrete con a capo non sovversivi  improvvisati, ma guidati da prestigiosi intellettuali. Come il Confalonieri in Lombardia, o Mazzini quando diede vita nello stesso anno alla Giovine Italia. Poco successo ebbe invece quella di Buonarroti che voleva dar vita a una carboneria democratica riformata.
Buonarroti pur legato al programma repubblicano mazziniano, poi se ne allontana moltissimo. Sempre attivo e forte organizzatore in ogni parte d'Europa di società segrete di carattere egualitario e repubblicano, con i suoi principi socialisti, a matrice comunistica, in Italia le sue idee hanno qualche influenza, ma l'orientamento dei nuovi movimenti nella penisola sono ormai tutti costituzionali moderati. 

GIUSEPPE MAZZINI fa tesoro delle esperienze fallimentari del Buonarroti, della carboneria e delle varie società segrete. Sta già pensando a una nuova organizzazione rivoluzionaria ispirata agli ideali dell'unità, della Repubblica e della fratellanza universale.
Dopo altri tragici eventi c'è molta confusione e tanta perplessità dentro le sette. Il giovane GIUSEPPE MAZZINI -  pur affiliato alla carboneria nel 1827 (a 22 anni), non ha mai cessato di criticarla, e si é spinto, insieme ad alcuni coetanei, a una riflessione originale sulle cause che rendano impossibile l'unificazione del paese. Nel 1830 afferma a chiare lettere: "La carboneria é un vasto e potente corpo ma senza capo, chiusa in una cerchia di pochi iniziati, senza un programma, senza l'esigenza di rendere partecipe il popolo, quindi incapace di riuscire a creare una coscienza nazionale di massa".

Nel 1831, in agosto, scriverà poi il documento programmatico della sua nuova associazione: la Giovine Italia, a carattere repubblicano, nazionale unitario e democratico, che si differenzia dalle sette carbonare per la chiarezza del disegno politico, noto a tutti gli aderenti. E naturalmente non ignorato dai governanti reazionari molto attenti a questo giovane neolaureato in giurisprudenza, che sta sfornando articoli sui giornali, i suoi primi saggi letterari, impregnando le righe di forti sentimenti  romantici e patriottici. Pericolosi! Infatti, fin da febbraio (quindi molto prima dei moti parigini) il foglio che pubblica i suoi articoli - L'indicatore livornese - segue la stessa sorte del precedente Indicatore genovese, fatto chiudere il primo gennaio dell'anno prima, dal governo sabaudo sardo.

Anche a Livorno il governo toscano - anche se più liberale dei Savoia - ne fa cessare la pubblicazione proprio per un articolo di Mazzini giudicato sovversivo e pericoloso. Mazzini rientrato poi a Genova, con i moti rivoluzionari francesi di agosto in pieno svolgimento, i gendarmi sabaudi pagando un delatore riescono ad arrestarlo insieme ad altri carbonari. Lo processano per cospirazione politica e Mazzini finisce carcerato nel forte di Savona fino al gennaio del prossimo anno, quando verrà liberato, bandito dal regno sabaudo, esiliato in Francia, a Marsiglia.
 
Dopo i moti di Parigi, se è molto forte la spinta rivoluzionaria che si riscontra in tutte le sette cospirative organizzate in Italia o formate all'estero dai patrioti esuli, non è inferiore la forte tensione che si riscontra dentro i vari governi reazionari della penisola.
S'intensifica la repressione, i controlli sono ancora più severi, e sono decretate altre plateali condanne a morte nel Regno borbonico delle Due Sicilie; mentre lo Stato Pontificio, nella oppressa Emilia, temendo infiltrazioni di studenti con ideologie rivoluzionarie dentro le università, vieta l'iscrizione a chi non è cattolico "notoriamente devoto".

A Modena 1 NOVEMBRE  sempre del 1830, CIRO MENOTTI assume la direzione della sua progettata rivoluzione. E' riuscito ad organizzare una serie di comitati insurrezionali in varie città e crede nell' appoggio di FRANCESCO IV. Il suo programma insurrezionale mira infatti a creare un Regno d'Italia sotto il governo di una monarchia rappresentativa.(attenzione a questo progetto!).  Non ha però messo minimamente in conto il diabolico tradimento di Francesco. Pagherà con la vita questa imprudenza e farà fallire l'intera insurrezione. Siamo ai soliti errori che va rimarcando Mazzini.(che però commetterà anche lui).

Sul tradimento di Francesco VI sembra che egli fosse entrato, sia pur con molta cautela, nella carboneria e quindi nella congiura capeggiata dal Menotti per svelare le trame della cospirazione carbonara nei vari Ducati e consegnarne gli affiliati agli austriaci, in cambio di ricompense ed ingrandimenti territoriali per il suo piccolo Stato. In effetti, quello del coinvolgimento del Duca di Modena nelle cospirazioni carbonare dal primo al terzo decennio del secolo decimonono é uno degli aspetti più intricati, più controversi, più inesplorati ed anche per questo più affascinanti della nostra storia nazionale. Anche perchè c'è un altra teoria che Francesco sarebbe stato prima in combutta con Menotti ed i congiurati carbonari per ambizioni personali di potere, credeva e sperava di poter espandere il territorio del suo piccolo Stato  per divenire lui "Re d'Italia". (del resto i Savoia si comportarono allo stesso modo e con le stesse intenzioni, a partire da Carlo Alberto nel 1821; con ancora le sue ambiguità nel '48 e '49 e poi quelle di suo figlio Vittorio che appena salito sul trono - fedele servo degli austriaci suoi parenti- nello stesso anno non indugiò un attimo a stroncare i moti liberali di Genova).
Ma per i particolari dei successivi eventi  vi suggeriamo di seguire "anno per anno" CRONOLOGIA a partire dal 1830. (o meglio ancora prima, partendo dal 1820) 

Ritorniamo alla carboneria che proprio dal 1830  inizia ad avere un certo declino. Del resto essa ebbe raramente un carattere unitario, era ancora molto lontana per non dire nebulosa la visione unitaria dell'Italia; ognuno aveva il suo programma che variava da paese a paese (gli Stati e i Regni di allora). E pur avendo in comune il suo fine essenziale: l'affrancamento dei popoli, la libertà, l'indipendenza dei popoli, i progetti politici e la forma di governo erano spesso diversi. Alcuni fermamente ambivano alla Repubblica, mentre altri a una monarchia costituzionale, chi voleva un sovrano, e chi un papa; comunque sempre con un parlamento.

Un Parlamento di popolo?. Non proprio. Ancora nel 1849 Mazzini fallì sulla Repubblica Romana proprio perchè mancava il popolo. Non considerò il popolo.
Non dobbiamo dimenticare che queste società segrete erano a carattere prevalentemente borghese, quindi  non avevano preoccupazioni di carattere sociale: il popolo, anzi,  non era considerato come una forza politica e pertanto rimase del tutto assente dalle file della varie organizzazioni.

Scarsissimi  e praticamente del tutto assenti  erano gli aristocratici, i "buoni cugini" erano soprattutto funzionari, impiegati, professori, studenti, numerosi ufficiali. Soprattutto fra questi ultimi - come abbiamo visto a Napoli e poi a Torino -  furono gli elementi più attivi e anche ovviamente i più audaci. Ma forse anche per questo fallirono, mancava loro un progetto politico; anzi mancava uno statista. L'Italia dovrà attendere CAVOUR. Spregiudicato, forse anche cinico, ma realista. Capace di puntare sul cavallo giusto (l'intellettuale per i borghesi) ma anche sul quello sbagliato ma utile (il pittoresco Garibaldi per le masse). 

Ma come abbiamo gia scritto sopra, la carboneria direttamente o indirettamente contribuì potentemente a diffondere il sentimento dell'unificazione nazionale, a dare ai moti una tinta patriottica e anti-austriaca; anche se non a livello di masse popolari, ancora isolate e poco influenti. 
Tutto questo avverrà molto più tardi. Il grande risveglio sarà nel 1848, e non solo in Italia.

fine

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