SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
CATERINA D'ARAGONA (1 di 3)


Caterina d'Aragona                Enrico VIII                   Anna Bolena

di  Simonetta Leardi

ENRICO VIII ( 28-6-1491 - 28-1-1547) ( VEDI LA BIOGRAFIA ) > > > 

LE MOGLI
11 GIUGNO 1509   sposa CATERINA D'ARAGONA (1485-1536) (madre di Maria Tudor)
25 GENNAIO 1533 sposa in segreto ANNA BOLENA (1507-1536) (madre di Elisabetta) 
19 MAGGIO 1536 sposa ANNA di SEYMOUR (1518-1537) (madre di Edoardo VI)
6 GENNAIO 1540 sposa ANNA di CLEVES ( (1520 - 1557)
8 AGOSTO 1540 sposa CATERINA HOWARD (1521 - 1542 )
12 LUGLIO 1543 sposa CATERINA PARR (1520 - 1548)

PROLOGO

La tradizione popolare ricorda le sei mogli di Enrico VIII più per come morirono che per come vissero. La loro storia è quella di sei donne molto diverse l'una dall'altra, per quanto le loro vicende si intreccino nella realtà storica. Diverse le origini sociali (alcune, come Caterina d'Aragona, nobili, altre semplici dame di corte), diversi i caratteri, le religioni professate.

 Ad ognuna è attribuito uno stereotipo femminile: la donna tradita, la tentatrice, la buona, la sorella, la figura materna. Ma, come spesso succede, la verità è molto più complessa della leggenda. L'elemento che le unisce fu il loro identico destino di mogli di Enrico VIII, la cui carriera matrimoniale resta nella normalità se guardata nell'ottica del comportamento delle famiglie reali del tempo. Certo il passaggio da una moglie all'altra non fu senza difficoltà.
 
   Dopo il primo matrimonio con Caterina d'Aragona, che durò vent'anni, seguì un periodo turbolento durante il quale spesso si trovarono sulla scena contemporaneamente due donne che erano o che erano state regine d'Inghilterra. Per tutta la vita Enrico VIII ebbe la felice dote di sapersi innamorare: felice soprattutto dal suo punto di vista, visto che riusciva ad assicurarsi l'oggetto della sua passione con relativa facilità. (Dei suoi sei matrimoni quattro furono dettati dall'amore, uno da un affetto che sconfinava nell'amore; l'unico che fu celebrato per mere ragioni di stato fu un fallimento.) I motivi di queste unioni, che potrebbero essere interpretati diversamente a seconda della visuale storica scelta, furono senz'altro differenti, ma in una cosa restano simili: la libera scelta, ognuna di queste donne scelse liberamente di unirsi in matrimonio con il re d'Inghilterra. Ma non per tutte fu una scelta felice.

CATERINA D'ARAGONA

Quando si tenta di tracciare la biografia di un personaggio vissuto in epoca medievale ci si scontra con la difficoltà di reperire notizie sulla sua vita, soprattutto se si tratta di un personaggio di sesso femminile. E' così che dell'infanzia di Caterina d'Aragona abbiamo notizie frammentarie, quasi che la sua esistenza acquistasse l'importanza di essere narrata solo nel momento in cui divenne principessa di Galles. Caterina nacque il 16 dicembre 1485, figlia minore di Isabella e Ferdinando d'Aragona, ad Alcala de Henares. Il nome le veniva dalla bisnonna materna, la principessa inglese Caterina di Lancaster. Al sangue reale spagnolo e portoghese si aggiungeva il sangue dei Plantageneti: Isabella d'Aragona discendeva infatti due volte da Giovanni di Gaunt sia dal primo matrimonio di questi con la cugina Bianca di Lancaster sia dal secondo con Costanza di Castiglia (anche Ferdinando aveva sangue dei Plantageneti in quanto discendente da una figlia di Enrico II).

I primi anni della fanciullezza di Caterina furono avventurosi e talvolta difficili perché la corte dei sovrani spagnoli era ancora in gran parte un campo mobile. L'educazione di Caterina non comprese solo lo studio della Bibbia e del Messale, ma anche i classici, Prudenzio e Giovenco, sant'Ambrogio e sant'Agostino, san Gregorio, san Gerolamo, Seneca e gli storici latini; alla fine parlava il latino classico con scioltezza. L'importanza di Caterina si rivelò solo nel momento in cui si rese utile alla causa paterna: neutralizzare, attraverso un'alleanza matrimoniale, il nemico di sempre, la Francia. Le prime ipotesi di matrimonio tra il figlio di Enrico VII,

Arturo principe di Galles, e la figlia di Ferdinando, Caterina, datano fin dal 1487, benché l'Inghilterra non rappresentasse certo uno dei partiti migliori, dal momento che la dinastia dei Tudor non era ancora stabilizzata. Nell'aprile 1488 il dottor Rodrigo Gonzalva de Puebla ebbe l'incarico di stendere la bozza di un contratto di matrimonio con i rappresentanti del re inglese. Ma, a quei tempi, un fidanzamento era cosa assai diversa da un matrimonio. Di certo non c'era nulla finché esisteva qualche scappatoia attraverso cui uno degli interessati poteva defilarsi all'ultimo momento, se ciò conveniva agli interessi di stato. Le trattative ufficiali iniziarono alla fine del 1496, poco prima dell'undicesimo compleanno di Caterina. A questo punto, tenendo conto dei mutamenti avvenuti sulla scena politica internazionale nei sette anni trascorsi, il matrimonio risultava ancora di reciproco interesse per le due parti. La cerimonia ufficiale di fidanzamento ebbe luogo a Woodstock. Sebbene un fidanzamento tra principi mantenesse un grado di incertezza fino all'ultimo, per i motivi che si sono visti, in teoria la cerimonia era solenne e vincolante. Da quel momento Caterina fu ufficialmente chiamata principessa di Galles.

La prima delle cerimonie nuziali che dovevano legare Arturo e Caterina ebbe luogo il 19 maggio 1499 nel palazzo di Bewdley, nella contea di Worcestershire. Il ruolo di de Puebla, in veste di rappresentante di Caterina, prevedeva non solo che egli prendesse la destra del principe nella propria e sedesse alla destra del re nel corso del banchetto, ma anche che simbolicamente infilasse una gamba nel letto nuziale, secondo la consuetudine. Per cautelarsi contro spiacevoli sorprese, nell'autunno del 1500, Ferdinando insistette perché un secondo matrimonio per procura venisse celebrato non appena il principe avesse raggiunto la maggiore età. Poco dopo il quattordicesimo compleanno di Arturo ---

fu celebrato il secondo matrimonio, precisamente nel castello di Ludlow, ai confini del Galles. Dopo varie vicissitudini che contribuirono a procastinare l'arrivo di Caterina in Inghilterra, finalmente, il 2 ottobre 1501, la flotta che scortava la principessa di Galles entrò nel porto di Plymouth. Il 12 novembre Caterina d'Aragona entrava trionfalmente a Londra.

I preparativi per lo spettacolo organizzato nella City erano iniziati già due anni prima. Sei quadri viventi erano stati predisposti lungo il tragitto da Southwark attraverso la City; ognuno aveva due diversi livelli di lettura. Il popolo doveva essere colpito e divertito dalla magnificenza dello spettacolo, che alludeva alla potenza della monarchia Tudor, ma ogni scena aveva anche un significato più complesso, che rimandava al passato e al radioso futuro della giovane coppia. Il matrimonio ebbe luogo due giorni dopo, 14 novembre, nella cattedrale di San Paolo. La disposizione dei posti al banchetto che seguì la cerimonia è significativa: Caterina sedeva alla destra del re, mentre il principe Arturo era ad un tavolo separato, riservato ai bambini, con il fratello Enrico e le sorelle.

Il banchetto ebbe luogo nel castello di Baynard, storica residenza londinese della casa di York. Durante il banchetto e per tutto il periodo dei festeggiamenti, data la sua esile figura, Arturo non ebbe un ruolo specifico. In una sola cerimonia il principe ebbe una parte di primo piano: la celebrazione della prima notte di nozze. Al termine del banchetto, dunque, la principessa di Galles venne formalmente messa a letto con il consorte da una folla di cortigiani; gli spettatori quindi si ritirarono in una stanza esterna e gli sposi furono lasciati a giacere insieme per la notte. Resta dubbio tuttavia se allora, o in un altro momento, il matrimonio venisse consumato. Per una di quelle ironie della sorte di cui è piena la storia, la questione dell'amplesso (se mai ve ne fu alcuno) sarebbe divenuta di importanza capitale circa trent'anni più tardi. Al riguardo non esistono testimonianze dirette dei protagonisti, e bisogna certamente ignorare i pettegolezzi che vennero fatti circolare molti anni dopo. Resta solo la parola di Caterina secondo la quale il matrimonio non fu mai consumato. 

Una terza persona si sarebbe trovata in futuro nella posizione di poter esprimere un'opinione personale sulla delicata questione: il secondo marito di Caterina, Enrico VIII. I casi erano due: o aveva trovato la moglie vergine alla prima notte di nozze (cosa di cui si era vantato), oppure no. Caterina non era una testimone imparziale, ma a sostegno della sua tesi resta il fatto che Enrico non la smentì mai quando ella affermava che al secondo matrimonio "era giunta fanciulla".

Tornando all'inverno del 1501 e ai brevi mesi di vita matrimoniale, occorre sottolineare l'immaturità fisica di Arturo, anche se ciò non significa che egli non avesse raggiunto la pubertà. Ma ciò che rende verosimile che le nozze non siano state consumate, indipendentemente da tutte le speculazioni successive, è il fatto che vi si opponevano le consuetudini del tempo. In un'epoca in cui, per ragioni di stato, i matrimoni avvenivano spesso tra bambini o ragazzi a metà strada tra l'infanzia e l'adolescenza, il momento in cui il matrimonio veniva consumato era scelto con cura. Una volta celebrate le nozze, potevano trascorrere anni prima che tra gli sposi vi fossero rapporti sessuali completi. 

Ritornando alla giovane coppia, era stato stabilito che, dopo il matrimonio, Caterina restasse a Londra, mentre il principe avrebbe continuato a crescere nel castello gallese di Ludlow. Ma il progetto non venne portato a compimento a causa di un problema con la dote di Caterina. La dote di una fanciulla di stirpe principesca consisteva, di solito, in una somma di denaro che il padre si impegnava a versare al momento del matrimonio in cambio dell'impegno, da parte della famiglia dello sposo, di assicurare il futuro mantenimento della sposa attraverso la cessione di parte delle rendite del marito. Ferdinando aveva promesso duecentomila corone all'atto del matrimonio, ma ne aveva versata solo la metà, con la scusa che, di fatto, parte dell'importo era già passato alla corona inglese sotto forma di vasellame prezioso e gioielli.

Come tutti i sovrani del tempo, Enrico VII era costantemente a corto di denaro liquido, di conseguenza non gradì il cambiamento. La sua risposta fu quella di mandare Caterina a Ludlow, dove la principessa avrebbe dovuto usare i propri beni per mantenere l'adeguato tenore di vita a cui tanto tenevano gli spagnoli. E a Ludlow, capitale delle Marche del Galles, distante circa duecentocinquanta chilometri da Londra, Caterina e il suo seguito trascorsero l'inverno. Quell'anno la primavera ai confini del Galles fu particolarmente fredda e umida; le malattie imperversarono. Verso la fine di marzo del 1502 la fragile salute del principe Arturo cominciò a declinare. Il principe soffriva forse di tubercolosi. Probabile che quella appunto fosse la causa della sua morte. Arturo morì il 2 aprile. Caterina, in quel momento a sua volta gravemente ammalata, diventava principessa vedova di Galles.

La notizia della morte del principe raggiunse la corte l'indomani, 3 aprile. Il Consiglio convocò il confessore dei re incaricandolo di riferire la notizia. Restava un figlio, Enrico duca di York, che presto avrebbe assunto il titolo di principe di Galles. La morte del principe Arturo pose fine al breve periodo in cui la monarchia Tudor aveva goduto del lusso di due eredi alla corona. Caterina era diventata ora un problema di stato, anzi, di due stati. Le due famiglie interessate al suo destino, quella d'origine e quella d'acquisto, erano preoccupate dai problemi pratici posti dal suo futuro, inclusa naturalmente la questione della dote. La soluzione più ovvia era che Caterina sposasse, o quanto meno si fidanzasse, con quello che era ora il principe di Galles. L'idea venne alle due famiglie quasi contemporaneamente. Data la scarsità di denaro nelle casse della Spagna, Ferdinando propose, per ovviare al problema di pagare la seconda rata della dote, di considerare la somma già versata per il primo matrimonio come già inclusa nella dote per le seconde nozze. Questa prospettiva non era del tutto invisa al re inglese, che sapeva di trovarsi in vantaggio per due buoni motivi. Innanzi tutto aveva la principessa di Galles già sotto mano alla corte inglese, in secondo luogo il principe Enrico, che alla fine del luglio 1502 aveva undici anni, era ormai maturo per contrarre uno di quei fidanzamenti che potevano essere opportunamente rotti prima che giungesse il momento della conferma definitiva. Oltre a ciò, rendere una somma che gli era già stata versata era per Enrico VII un gesto impensabile. A questo punto la questione, teoricamente così semplice, si faceva assai complicata. Ferdinando si propose di verificare se il matrimonio era stato consumato perché ciò che più premeva al re di Spagna era ancora la sorte della dote di Caterina: se il matrimonio era stato consumato, la principessa di Galles, essendo rimasta vedova, aveva il diritto di chiedere indietro le centomila corone versate come prima rata. All'inizio del luglio 1502 Ferdinando era ormai certo che il matrimonio non era stato consumato. Su queste basi ordinò al duca de Estrada, suo rappresentante, di negoziare il nuovo matrimonio. 

Stando alle istruzioni ricevute, Estrada doveva innanzi tutto chiedere il ritorno di Caterina in Spagna. Ma si trattava quasi certamente di una finzione diplomatica. Assai più rilevanti erano le istruzioni date a Estrada riguardo al mantenimento della principessa e del suo ampio seguito. Perché Caterina era costretta a vivere della propria dote quando avrebbe dovuto essere mantenuta dalle rendite delle proprietà ereditate dal marito? Il rifiuto di Enrico VII di provvedere alla nuora e la pretesa che ella fosse mantenuta dal denaro spagnolo erano intollerabili. Iniziava così il triste periodo in cui Caterina d'Aragona si trovò stretta tra la povertà del padre da un lato e l'avarizia del suocero dall'altro. Il contratto di fidanzamento tra il principe Enrico e Caterina fu siglato il 23 giugno 1503.

Per il nuovo matrimonio era però necessaria una speciale dispensa. Secondo la legge canonica, infatti, vi era un impedimento: la precedente unione aveva creato affinità tra Caterina e Enrico. Era come se Caterina, grazie al matrimonio, fosse divenuta vera e propria sorella di Enrico, invece che cognata. Fratelli e sorelle non potevano sposarsi in quanto collaterali di primo grado. Ma a creare tale affinità era l'unione sessuale tra marito e moglie, non la cerimonia di nozze. Se invece il matrimonio non era stato consumato, era necessaria una dispensa diversa, relativa alla cosiddetta "onestà pubblica". Un matrimonio che non fosse stato consumato restava pur sempre un matrimonio di fronte all'opinione pubblica e il fatto andava riconosciuto perché le seconde nozze fossero ritenute valide. 

Poiché queste dispense garantivano l'incontestabile validità di un matrimonio e, cosa più importante, la legittimità della prole, di solito ci si preoccupava più del futuro del secondo matrimonio che dei fatti riguardanti il primo. Per questo motivo, interpellando il Vaticano a proposito delle seconde nozze della figlia, il re spagnolo chiese, e ottenne, una dispensa in cui si alludeva al fatto che il primo matrimonio era stato "forse" consumato. Proprio questo piccolo, innocuo, avverbio avrebbe causato una notevole quantità di problemi in futuro. Il nocciolo del discorso era espresso dal fatto che il diritto alla successione dei figli che nascessero da Caterina ed Enrico dipendeva dall'inoppugnabile validità del contratto. In tal modo il dottor de Puebla poteva ottenere condizioni più vantaggiose riguardo alla dote. Quel genere di dispensa (per l'unione tra cognati) era poco comune, ma non certo inedita.

C'erano vari testi biblici sull'argomento: in particolare un passo del Levitico, che vietava all'uomo di prendere in moglie la vedova del fratello e un passo del Deuteronomio che invece esplicitamente lo prescriveva tra i doveri del fratello minore. I due testi, la parola "forse" e gli eventi della notte di nozze, sarebbero stati analizzati a lungo venticinque anni più tardi, ma nessun interesse suscitarono al momento; ancora una volta i giovani fidanzati non erano che pedine di una partita di cui la posta si poneva in termini di potere politico. 

In quel momento, però, Caterina d'Aragona non costituiva più il miglior partito disponibile, come era stato quindici anni prima, all'epoca del primo fidanzamento con Arturo. Nell'estate del 1505, con l'avvicinarsi del quattordicesimo compleanno del principe Enrico, cominciarono a circolare delle voci su un tentativo di Enrico VII di legare la propria casata con quella degli Asburgo. Date le prospettive, il 27 giugno 1505, il giorno prima di compiere quattordici anni, il principe di Galles ripudiò formalmente la sua promessa a Caterina.

Già prima di questo avvenimento la situazione della principessa di Galles era critica, dato che il fidanzamento con Enrico non aveva in alcun modo migliorato il suo tenore di vita, al contrario, aveva reso più pressanti le insistenze di Enrico VII che chiedeva la consegna del resto della dote. Per la maggior parte del tempo Caterina era rinchiusa a Durham House, medievale residenza dei vescovi di Durham nel quartiere dello Strand. Nella primavera del 1504 riferiva di non avere neppure il denaro per dar da mangiare al suo seguito. Tuttavia la situazione non era nettamente definita: re Enrico manteneva deliberatamente un atteggiamento ambiguo nei confronti del fidanzamento che il figlio, dietro suo consiglio, aveva ripudiato. Data la riluttanza del re a pagare le spese di Durham House, Caterina si era trovata a passare molto tempo a corte o nelle residenze minori del sovrano, dove le capitava di tanto in tanto di incontrare i figli del re. Per diversi anni, dunque, Enrico ebbe modo di frequentare Caterina, anche se la frequentazione non fu deliberata, ma semplice indiretta conseguenza della parsimonia di Enrico VII e del suo tentativo di obbligare Ferdinando a pagare il debito tenendone in ostaggio la figlia. 

Nella primavera del 1509 Caterina cedette. Il 9 marzo, in una lettera al padre, ammetteva di non poter più sopportare le meschine persecuzioni di Enrico VII. Il mese successivo si cominciò a organizzare il suo rientro in patria. Poi, improvvisamente, un avvenimento inatteso cambiò la situazione a suo favore: il 21 aprile, dopo breve malattia, il re si spense. Erano passati quasi sette anni dalla morte del principe Arturo. Il 1 giugno 1509, sei settimane dopo la morte di Enrico VII, il nuovo re, Enrico VIII sposava Caterina d'Aragona nell'oratorio della chiesa del convento attiguo al palazzo di Greenwich. Lui aveva quasi diciott'anni, lei ventitré. La cerimonia si svolse in forma privata e senza sfarzo, com'era d'uso. Caterina vestiva di bianco, i lunghi capelli sciolti sulle spalle, come si addiceva a una sposa vergine. Parlando della notte di nozze re Enrico amava vantarsi di aver trovato la moglie "fanciulla"; anni dopo avrebbe cercato di far passare per sbruffonate quelle sue affermazioni giovanili.

Il giorno di San Giovanni una seconda e più fastosa cerimonia celebrava pubblicamente l'unione: per volontà del re, Caterina veniva incoronata insieme al consorte nell'abbazia di Westminster. Il fatto che il matrimonio fosse celebrato così velocemente venne spiegato con la motivazione che in quel modo non si sarebbe dovuta restituire la dote di Caterina (ora finalmente disponibile); inoltre, in quel momento, l'Inghilterra aveva bisogno di assicurarsi l'appoggio del re d'Aragona contro la Francia. Di grande importanza era anche il futuro della dinastia dei Tudor: se Enrico fosse morto chi avrebbe preso il suo posto? 

La verità è sicuramente più romantica. Anche se tutte queste ragioni in favore del matrimonio con Caterina possono aver avuto un certo peso, in sostanza esse servirono a giustificare una decisione già presa da Enrico: decisione dettata da motivi sentimentali, non politici. Presa la decisione, non fu difficile trovare argomenti a sostegno di un'unione concordata già da sei anni e che aveva evidenti vantaggi sia da un punto di vista pratico, (una moglie adulta era sicuramente più indicata di una più giovane), sia sul piano diplomatico. Non era difficile innamorarsi della graziosa Caterina, soprattutto per un giovane cui era stata recisamente negata ogni altra occasione di idillio sentimentale.
Come Caterina, Enrico aveva trascorso gli anni della formazione in un regale isolamento, privo di compagnie femminili, obbligato a condurre gran parte delle conversazioni in presenza del padre. Caterina era l'eccezione: in quanto sua consorte (nonché principessa di Galles) aveva potuto trascorrere abbastanza tempo con lui. Ora il principe era diventato re ed era libero. Per la regina Caterina la nuova vita aveva tutti gli elementi di una favola a lieto fine, compreso il matrimonio con un principe giovane e bello. 

Se ci si vuol fare un'idea dell'uomo che Caterina sposò nel 1509, bisogna abbandonare lo stereotipo popolare di Enrico VIII, il burbero re, grasso e irascibile sovrano degli ultimi anni. Se poche regine manifestarono le qualità intellettuali di Caterina, pochi re ebbero le straordinarie doti fisiche del giovane Enrico. Il principe aveva ereditato i tratti fisici degli antenati materni di York. Come Edoardo IV, Enrico VIII aveva il vantaggio di un aspetto veramente regale, o almeno quello che la fantasia popolare riteneva tale. Era un'epoca in cui la persona fisica del sovrano costituiva il centro della corte, che a sua volta era il centro della nazione. Enrico VIII ebbe la fortuna di destare l'ammirazione dei sudditi fin dall'infanzia per l'aspetto e il portamento da vero principe. Come la moglie Caterina (e molti principi e principesse rinascimentali) Enrico VIII aveva ricevuto anche un'educazione estremamente accurata; era un lettore avido, di acuta intelligenza. Il dibattito teologico lo interessava vivamente. Altre sue passioni erano la musica e i masque. 

Riguardo alla vita matrimoniale di Enrico VIII e Caterina d'Aragona vale la pena soffermarsi sul complesso cerimoniale di corte. Era uso che re e regina avessero ognuno il proprio appartamento e il proprio personale che doveva provvedere alla pulizia e all'ordine dei locali. C'era una sala da pranzo comune; per il resto i loro appartamenti erano uguali. Lo schema variava da un palazzo all'altro, a seconda delle dimensioni; in genere ogni appartamento era composto dalla sala di ricevimento, detta sala privata da cui si accedeva alla camera da letto, il guardaroba, una sala da colazione, l'oratorio, lo studio o biblioteca, il gabinetto o camera della seggetta. Gli appartamenti si trovavano in genere sullo stesso piano e le rispettive camere da letto erano quanto più vicine possibile. In questo genere di vita non esisteva riservatezza, come del resto appare chiaro dalla disposizione delle stanze e in generale dall'architettura dell'epoca, ma il concetto moderno di privacy sarebbe stato del tutto incomprensibile per un sovrano del sedicesimo secolo. Quando re Enrico decideva di passare la notte con la moglie, le cortine del letto venivano aperte, si mandava a prendere la veste da camera, lo si aiutava a indossarla e vari paggi e addetti alla camera da letto venivano convocati per scortarlo con le torce accese fino alla camera della regina. Tutto ciò non era per nulla imbarazzante: era una prassi che avevano seguito i re che lo avevano preceduto e la stessa che avrebbero seguito quelli che fossero venuti dopo di lui. Ci sono buoni motivi per credere che Enrico affrontasse quel percorso con regolarità. Il re aveva bisogno di eredi e, come era suo dovere, Caterina concepì poco dopo le nozze. 

Il 31 gennaio 1510 dette alla luce una bambina di sette mesi, nata morta. Il 27 maggio Caterina era di nuovo incinta di circa sette settimane. Alla fine di settembre vennero ordinate iarde di velluto rosso per la stanza del figlio del re. E il primo gennaio 1511 nacque un maschio, che fu chiamato Enrico, come il padre e innumerevoli avi. Il principe fu battezzato il 5 gennaio (madrina era l'arciduchessa Margherita). Poche settimane dopo i libri dei conti del re, dov'erano registrate le spese per i velluti di cui si era fatto largo uso per festeggiare la nascita, riportarono le spese per il panno nero usato nel funerale del principe. Era vissuto solo cinquantadue giorni. La causa della morte non fu mai dichiarata, ma in un'epoca di elevatissima mortalità infantile una vicenda come quella, per quanto tragica, non era inusitata. Sotto ogni altro aspetto la relazione tra Enrico e Caterina pareva felice. Non si era ancora materializzato l'erede che doveva rimpiazzare il principe morto, ma la fertilità della regina era fuori discussione: era rimasta di nuovo incinta nella primavera del 1513, poco prima della partenza del re per la Francia, anche se aveva perso il bambino in ottobre.

All'inizio di febbraio del 1515 Caterina dette alla luce un altro maschio, nato a termine, come scrisse al padre, un principe "che non è vissuto a lungo dopo la nascita". Non bisogna giudicare queste sfortunate vicende secondo i criteri moderni. Si è stimato che nelle famiglie aristocratiche inglesi sopravvivessero in media due bambini su cinque. Data l'altissima mortalità infantile, dunque, ciò che veramente contava era la capacità di concepire. Negli ultimi sei anni la regina era rimasta incinta almeno quattro volte e non aveva ancora trent'anni. 

Nel maggio del 1515, pochi mesi dopo la morte del secondo figlio, la regina, com'era suo dovere, rimase incinta un'altra volta. Anche se l'iniziale passione si era inevitabilmente trasformata in un sentimento più simile all' affetto, nella prima decade del suo regno, Enrico VIII si dimostrò fedele alla moglie. Certamente non ebbe amanti regolari. Le varie voci di scappatelle sentimentali, neppure molto numerose, sembrano riferirsi a corteggiamenti galanti alla maniera rinascimentale: relazioni che seguivano un modello di approccio ardente ed eloquente, ma non implicavano necessariamente il rapporto fisico.

Il 18 febbraio 1516, alle quattro del mattino, Caterina dette alla luce una bambina, cui fu dato nome MARIA. Il travaglio era stato lungo e difficile, ma la neonata era sana, addirittura robusta. Come sempre quando in una famiglia reale c'era un bambino in arrivo, tutti si aspettavano un principe e la nascita di una femmina comportava un immediato ridimensionamento di tutte le cerimonie e dei festeggiamenti previsti. Ma il re era comunque soddisfatto data la fiduciosa certezza che altri figli sarebbero presto seguiti (certezza non irragionevole, considerate le circostanze). Egli disponeva ora di una nuova utilissima carta da sfruttare nel gioco delle alleanze matrimoniali. 

La nascita della principessa fu dunque interpretata fin dal primo momento, anche da Enrico, non come una sorta di fallimento, ma come un evento positivo, o quanto meno promettente. Verso la fine dell'inverno del 1518, presumibilmente intorno all'ultima settimana di febbraio, Caterina fu di nuovo incinta. L'annuncio pubblico del futuro lieto evento fu dato intorno all'inizio di luglio. Il 18 novembre avvenne la tragedia. Il principe tanto atteso era una principessa, per altro nata morta. Il dolore della regina non fu certo alleviato dalla notizia che poco prima del triste evento il re aveva messo incinta una dama di corte, Bessie Blunt. Caterina non fece commenti, anzi, con il resto della corte, partecipò ai festeggiamenti organizzati dal re per celebrare la nascita del bambino, che, per crudele ironia della sorte, era un maschio forte e sano.

Enrico conosceva Bessie da qualche anno, poiché la ragazza era giunta a corte giovanissima nel 1513 ed era presto diventata una delle sue compagne di danza preferite. La ragazza non aveva mai avuto il ruolo di riconosciuta amante del re; né lo aveva, a quel tempo, nessun'altra donna di corte. Dopo tutto, nell'ottobre del 1518 la regina era incinta di otto mesi: il re evidentemente aveva esercitato il suo diritto a cercar consolazione della lunga astinenza. 

Al bambino venne dato il nome del padre e il cognome che per tradizione denunciava al mondo la sua condizione di bastardo reale: Fitzroy. Questo atteggiamento di Enrico nei confronti del figlio naturale non era di per sé eccezionale in un'epoca in cui re e nobili di ogni rango reputavano proprio dovere provvedere ai bastardi che mettevano al mondo. A poco a poco il problema della successione cominciò a ossessionare la corte inglese. Certamente Caterina non abbandonò immediatamente le speranze, dato che il re continuava a giacere con lei, ma non si poteva più continuare a ignorare l'evidenza: anche ammettendo che la regina rimanesse di nuovo incinta, che probabilità c'erano che desse alla luce un figlio vivo?

Dopo il 1518 la corte, il re e infine la regina cominciarono a guardare in faccia la realtà: Enrico VIII non aveva e probabilmente non avrebbe mai avuto un erede maschio legittimo. La situazione era tale da suscitare notevoli paure in un paese in cui la memoria della guerra civile e delle lotte tra diversi pretendenti al trono non era certo sepolta in un lontano passato. 

Le diverse soluzioni al problema dinastico tentate dopo il 1530, con tutto ciò che esse comportarono, non devono far dimenticare che almeno fino al 1525, e in qualche misura anche dopo, la soluzione cercata coinvolgeva sempre la principessa Maria e il suo futuro sposo. Ma occorre anche considerare che l'unico precedente di successione femminile nella storia inglese risaliva ai tempi di Enrico I, il quale aveva lasciato i propri domini alla figlia Matilda. La questione restava quindi discutibile perché tra Matilda e il cugino Stefano si era scatenata una guerra civile che aveva infine portato sul trono non Matilda, ma il figlio di questa, Enrico II. 
La successione era dunque passata da nonno a nipote. Questo fatto è fondamentale per comprendere i successivi sviluppi della storia di Enrico VIII e Caterina d'Aragona: i vari tentativi messi in atto dimostrano che egli si impegnò per anni nel tentativo di trovare una soluzione all'interno del matrimonio con Caterina d'Aragona. Improvvisamente Enrico decise di elevare di rango Henry Fitzroy. 

Le cerimonie relative ebbero luogo in due momenti distinti. La prima, che si svolse il 7 giugno, riguardava la nomina di Henry Fitzroy a cavaliere dell'ordine della Giarrettiera: al bambino venne assegnato il secondo stallo nel coro della cappella di San Giorgio, a Windsor, immediatamente accanto a quello del sovrano. Due settimane dopo il bambino fu ufficialmente creato duca di Richmond (il titolo, che veniva dalla nonna di Enrico VIII, era stato usato in passato per designare Enrico VII prima dell'ascesa al trono). A quel titolo furono aggiunti quelli di duca di Somerset e conte di Nottingham, anch'essi con implicazioni reali. Un decreto reale stabiliva la supremazia del duca di Richmond su tutti i duchi esistenti o futuri, tranne quelli di legittima discendenza diretta da re Enrico o dai suoi legittimi eredi. Quindi il bambino partì per il nord del paese, per essere allevato secondo la complessa etichetta che si reputava adeguata al suo rango. 

A questo riguardo resta comunque aperta la questione di quali fossero le reali intenzioni di Enrico riguardo al futuro di Henry Fitzroy. Una cosa è certa: il re per il momento non intendeva togliere nulla alla figlia, anzi, fece un passo che parve indicare una sua propensione a riconoscerle il rango di principessa di Galles. Negli ultimi tempi a corte si era cominciato a chiamare Maria con questo appellativo, anche se il titolo non le era mai stato conferito ufficialmente. Come il principe Arturo all'epoca di Enrico VII, Maria fu mandata a Ludlow, capitale delle Marche del Galles, in qualità di amministratrice nominale del regno gallese. Maria aveva ora sia i mezzi sia, ufficiosamente, lo status riconosciutole dal titolo con cui in genere le si rivolgeva il suo Consiglio: "Sua grazia il principe nostra signora", ma non ebbe mai ufficialmente il titolo di principe (o principessa) di Galles, né mai così venne chiamata in alcun documento ufficiale. Ciò nonostante molti videro nel suo trasferimento a Ludlow un'ulteriore dimostrazione che il sovrano la considerava propria erede. 

Se dunque Enrico non aveva intenzione di delegittimare la figlia, che cosa significava il riconoscimento attribuito a Henry Fitzroy? L'ipotesi che Henry Fitzroy potesse un giorno succedergli chiarisce l'atteggiamento che Enrico manteneva allora nei confronti di Caterina. Il fatto che prendesse in considerazione l'idea di riconoscere Henry Fitzroy come proprio erede non può che significare che egli non avesse al momento nessuna intenzione di risposarsi con un'altra donna che potesse dargli un figlio maschio. 

Ma un giorno accadde un fatto che doveva cambiare completamente il corso della storia. Nella primavera del 1526 il re si innamorò. L'oggetto della passione era una graziosa fanciulla dagli occhi neri che si chiamava...

 

ANNA BOLENA

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