SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
CARLO DONAT-CATTIN

IL LEONE 
DEL SINDACATO “BIANCO” 


di LUCA MOLINARI

 


Un vero combattente, un leone del sindacato e della lotta sociale. Cattolico, democristiano e anticomunista. Sanguigno e tenace, un vero lottatore. Avversario storico del Pci e “bestia nera” degli industriali, pardon dei “padroni” come preferiva considerare gli imprenditori. 
Già da questi pochi aggettivi si riesce a trattare un ritratto del carattere e delle posizioni politiche assunte da Carlo Donat-Cattin nel corso della sua carriera politica.

Donat-Cattin nasce a Savona nel 1919, ma diviene un torinese d’adozione, tant’è che le prime esperienze politiche le fa negli anni ’50 tra i banchi del consiglio comunale del capoluogo torinese eletto nelle file della Democrazia Cristiana.
 
Fin da subito è uno dei principali esponenti dello Scudocrociato subalpino. Poco incline a scendere a compromessi con la FIAT e la famiglia Agnelli si guadagna subito la fama di “duro”, di falco del sindacato bianco.

Prima ancora che politico, infatti, è uno dei principali leader della Cisl, il sindacato democristiano nato da una scissione della Cgil ad opera di Giulio Pastore nel 1948, all’indomani dello “sciopero politico” voluto dalle componenti di sinistra del sindacato unitario in risposta all’attentato del fascista Antonio Pallante ai danni di Palmiro Togliatti, segretario del Pci.

Già nell’attività sindacale torinese e poi nazionale si vede quale sia il progetto politico di Donat-Cattin: per certi versi supera a sinistra i socialisti, tende a scavalcarli e per fare questo non esita a sposare le tesi sociali ed economiche più avanzate ed ad inimicarsi la Confindustria.

Dall’altro lato è intransigente nei confronti del Partito Comunista Italiano. Non fu mai di quei democristiani pronti all’accordo con i comunisti, ma, anzi, fu sempre pronto allo scontro duro e leale con le sinistre.

Si potrebbe dire, in sintesi, che la sua linea politica ed economica consistesse nel rompere il circolo di condizionamento e di interazione tra la grande industria ed il sindacato a maggioranza comunista (la Cgil, N. d. A.). 
Voleva portare alla ribalta della discussione politica le piccole e medie imprese e i loro proprietari, dirigenti ed occupati.

Nel 1958 fa il grande balzo nella politica nazionale: viene eletto alla Camera dei Deputati nelle file della Dc. Verrà rieletto a Montecitorio fino al 1976 per poi passare, dalle successive elezioni della primavera del 1979, al Senato, sempre eletto nelle file del partito di Piazza del Gesù.

La sua prima esperienza di governo risale al 1963: è Sottosegretario al Ministero delle Partecipazioni Statali nei I Governo Moro. Manterrà tale carica anche nei due successi esecutivi presieduti dallo statista pugliese (1964, 1966).
Nel II Governo Rumor (1969) è promosso Ministro. Va a guidare il dicastero del Lavoro e della Previdenza sociale, carica che manterrà ininterrottamente fino al 1973 in tutti i governi che si sono succeduti in quel quadriennio (III Rumor 1970, Colombo 1970, I Andreotti 1972). 
È in qualità di Ministro del Lavoro che può esplicitare al meglio le proprie qualità e la propria linea di politica economica e sociale riformatrice e riformista. Porta a termine l’opera del suo predecessore Giacomo Brodolini (Psi) a favore dei lavoratori e, soprattutto, sia applica per un’immediata entrata in vigore, subito dopo l’approvazione, del neonato Statuto dei Lavoratori. 

Non lesina critiche al padronato in occasione del rinnovo dei contratti, azione in cui si adopera attivamente per tutelare gli interessi dei lavoratori.
Nel 1973 è Ministro per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno nel IV Governo Rumor e, nei successivi governi è Ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (IV Moro 1974, V Moro 1975, III Andreotti 1976).
Nel frattempo è Vicesegretario della Democrazia Cristiana.

Nel 1978 è riconfermato Ministro dell’Industria nel IV Governo Andreotti, ma è presto costretto a lasciare l’incarico che verrà affidato ad un tecnico di prestigio e di vaglia dal futuro ricco di successi e di soddisfazioni, il professor Romano Prodi.

A cavallo degli anni ‘70-’80, la sua carriera politica è offuscata dagli avvenimenti legati alla vicenda del figlio Marco, indagato ed arrestato per fatti connessi al terrorismo.
Dopo le elezioni del 1979, che hanno visto un arretramento del Pci, si fa promotore della politica del “Preambolo” con la quale, in accordo con Arnaldo Forlani e Flaminio Piccoli, viene sostituito il segretario della Dc Zaccagnini (a cui subentrerà proprio Piccoli) e si interrompe l’esperienza di collaborazione con il Pci di Berlinguer.

Nel 1986 (II Governo Craxi) ritorna al governo con l’incarico di Ministro della Sanità. Verrà riconfermato alla guida di tale ministero anche nei successivi governi presieduti da Fanfani (il sesto ed ultimo del “cavallo di razza”), Goria e De Mita. 
Proprio in qualità di responsabile della sanità nazionale sarà al centro dell’ultima polemica della sua vita. Sono gli anni in cui comincia a diffondersi la paura per il moltiplicarsi dei casi di Aids, da molti vista come la peste del 2000. Tutte le famiglie italiane si vedranno recapitate una lettera ufficiale del Ministero della Sanità in cui si consiglia ai giovani come prevenzione anti-Aids niente meno che la castità e l’astinenza sessuale.
Dopo polemiche e a seguito dell’indignazione del mondo laico e di tutti gli uomini di scienza (sia cattolici, sia laici) l’invio delle lettera sarà bloccato.

Nel 1989 si forma il VI Governo Andreotti e Carlo Donat-Cattin ritorna ad un suo vecchio amore, il Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale. Anche questa volta sarà attivo e battagliero nella lotta per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. In piena trattativa, di fronte ai tentennamenti, ai temporeggiamenti ed ai bluff degli imprenditori non esiterà ad alzarsi, indossare cappello e cappotto ed ad andarsene, abbandonando il tavolo delle trattative ed invitando gli industriali a ricontattarlo solo quando avessero deciso di trattare realmente. Così fu: per l’ennesima volta aveva avuto la meglio lui ed era uscito vincitore da una trattativa.
Questa fu, però, l’ultima battaglia della sua vita, infatti morirà nel 1991. 

 Luca Molinari
& Francomputer


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