SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ANDREA COSTA

Uomo politico italiano. Nato nel 1851 ad Imola vi è morto nel 1910.
Fu uno dei fondatori del socialismo italiano.

Si laureò in lettere all'Università di Bologna, in cui ebbe come compagno Pascoli.

Ventenne, inizia la sua attività politica nel 1871, divenendo in breve tempo uno dei dirigenti della federazione italiana della Prima Internazionale, per l'attrazione subita dalle idee anarchiche di Bakunin, di cui divenne segretario.
Dedicandosi alla propaganda politica e fondando il "Fascio operaio" prima, e il "Martello" poi.

Arrestato per l’insurrezione di Bologna (marzo 1873) di cui ne fu il principale organizzatore, due anni dopo nel 1876 fu rilasciato dopo il processo.

"Andrea Costa in carcere.
L'adunanza preliminare del congresso (nazionale di Bologna), che ebbe luogo la mattina del 16 marzo (1873), passò liscia liscia. La polizia non aveva dato segno alcuno di vita; e noi cominciavamo a sperare ormai che il congresso potesse aver luogo tranquillamente, quando, la sera del 16, uno stuolo di agenti di polizia, di guardie e di carabinieri invase la sede della Federazione socialista di Bologna, ove parecchi di noi ci trovavamo, e trasse tutti in arresto. La Federazione socialista aveva allora la sua sede al disopra dei Caffé del Comunale. Per il Caffé, che fu fatto chiudere, la polizia salì alle stanze superiori; e qualche amico ebbe, appena, il tempo di gridare «Le guardie!», che già le guardie ci erano addosso. Quella invasione tuttavia non ci turbò. In questura l'interrogatorio, a cui mi sottoposero, fu assai breve: nome, cognome, condizione, se apparteneva all'Internazionale, se aveva in essa qualche ufficio, e così via. Finito l'interrogatorio, mi condussero al Torrione, che era allora il peggiore carcere di Bologna; e mi lasciarono nelle mani paterne dei guardiani; i quali, dopo una minutissima perquisizione addosso, fattisi precedere da uno «scopino », che portava un saccone di paglia ed una coperta, mi rinchiusero finalmente nella « segreta », che mi era destinata, augurandomi la buona notte.
Andrea Costa (dall'Autobiografia).

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Cittadini Giurati!
«Le idee che voi professate, diceva il P.M., sono contrarie al senso comune; voi avete senso comune; dunque, professandole, siete in mala fede». Sì, Pubblico Ministero, se le idee che noi professiamo fossero quelle che voi esponeste, avreste ragione di chiamarci pazzi o malvagi: ma voi sapete per primo che quelle idee non le professiamo, e male vi opponeste quando credeste si ridesse di noi alla esposizione poco felice e poco originale di ciò che chiamavate i principii dell'internazionale! Non si rideva di noi, perché le idee nostre sono abbastanza conosciute e voi le avete fatte conoscere maggiormente; ma si rideva di voi, che tenevate e Giurati e Difensori e Cittadini tutti tanto ingenui da credere per un momento, che noi potessimo professare le idee da voi esposte. Quella accusa di mala fede o P. M., non giunge fino a noi.
"Giù la maschera", diceva il P.M. - Noi, non vogliamo ritorcere contro di voi, questo grido, perché noi che secondo voi non crediamo in nulla, crediamo pur sempre nella integrità della natura umana; e questo grido facciamo conto di non aver udito, per non ritorcerlo contro di voi.
«Voi volete distruggere la scienza". Sì, la scienza che mette il mondo creato da seimila anni; la scienza che mandava al rogo Giordano Bruno, la scienza che torturava Galileo, la scienza vostra che tiene per disonesti coloro che non credono, questa scienza non siamo noi che vogliamo distruggerla: essa è già morta. Ma la scienza nuova, dei progresso, della luce, la scienza che ha atterrati i vecchi idoli e i vecchi pregiudizi e che atterrerà per la sua efficacia i vecchi privilegi, di quella scienza noi siamo modesti sì, ma appassionati cultori, ed è nostro vanto applicarla al sistema sociale, e da essa attingiamo la nostra forza.
«Voi non avete fede!» replicò il P.M. E come sopporteremmo allora calmi e tranquilli le vostre ingiurie, le vostre carceri, i vostri birri e le continue vessazioni alle quali siamo esposti se non avessimo fede profonda nella giustizia delle rivendicazioni sociali per le quali ci adoperiamo? Via dunque, queste accuse di voi indegne, dettate da odio partigiano...
E con questo, cittadini giurati, ho finito. La coscienza popolare che voi rappresentate si è già abbastanza. manifestata. Che, se nonostante tutto questo, voi doveste condannarci, noi non ci appelleremo ad una Corte di Cassazione del Regno; noi ci appelleremo invece ad un tribunale ben più severo e formidabile, un tribunale, o cittadini, che deve un giorno giudicare noi imputati, e voi giudici: noi ci appelleremo all'avvenire ed alla Storia!
Andrea Costa (dall' autodifesa al processo di Bologna dei 1876)

Nel giugno dello stesso anno dirige il giornale "Il Martello", ma nel maggio del 1877 scoppiati nuovi tumulti insurrezionali a San Lupo di Benevento, per sfuggire alla repressione è costretto a lasciare l'Italia e riparare prima in Svizzera, poi in Francia.


In Svizzera conosce e si lega ad Anna Kuliscioff. Nell'esilio matura, abbandona l'anarchismo e inizia a superare quella concezione ribellistica e antilegalitaria della lotta politica.
Nel 1880 fonda la "Rivista internazionale del socialismo", più tardi (1881) nasce l'"Avanti" non ancora quotidiano ma settimanale.



Quando torna in Italia quattro anni dopo, nel 1882, alla creazione del Partito socialista rivoluzionario, relega l'anarchia, perchè ritiene essere importante le lotte nell'agone politico per un cambiamento del sistema elettorale e per varare collegialmente con gli altri partiti le riforme necessarie all'Italia.



Fu dunque tra i primi protagonisti della diffusione delle organizzazioni socialiste, anche se con il maturare del movimento vide la sua linea un po’ romantica perdere terreno, pur restando un chiaro punto di riferimento dei socialisti riformisti.

Nel 1882 è lui il primo socialista ad entrare in Parlamento, nella quale sedette - salvo una breve interruzione dal 93 al '95- fino all'anno della sua morte.

Nelle sue battaglie poliche fu un tenace oppositore delle politica coloniale del governo Crispi, della repressione poliziesca e dell'autoritarismo umbertino.
Nel 1892 dopo aver stretto rapporti con Bissolati e la lega socialista milanese partecipa a Genova al congresso di fondazione del Partito dei Lavoratori, (poi Partito Socialista Italiano). Anche lui come Bissolati sarà al centro della repressione dopo i fatti del 1898 a Milano (cannonate di Bava Beccaris, stato d'assedio) e anche lui arrestato, anche se la Camera poi non autorizzò a procedere.



Tornato sui banchi parlamentari, nel 1908, affermatosi per la sua dirittura morale, ricoprì la carica di Presidente della Camera. Due anni dopo, nel 1910, moriva nella sua città natale Imola.

"Salutiamo il nostro compagno di scuola. Fu qui nella sua prima gioventù, biondo è roseo. Non aveva avuto danaro assai per fare i suoi studi regolari: non poteva essere iscritto. Era solo un uditore: ma udiva Giosuè Carducci. Sacro uditorio era questo. Vi si preparavano i militanti e i confessori, gli eroi è i martiri.
Roma era da poco nostra. Nostra per che? Per che, se non bandire al mondo la parola della libertà? E si cominciava così, col dichiarare sospetti di malaffare è addirittura malfattori quelli che a Roma risorta chiedevano le tavole della nuova legge, la luce dei nuovi diritti, il morem pacis, da insegnare ai popoli. Quel giovane sospetto continuò la sua via. Se la meta non raggiunse, egli potè vedere, a grandi bagliori, l'aurora dei tempi novelli. Considerate la condizione d'ora degli operai è paragonatele a quella d'allora; vedete quanto industriarsi è affannarsi insolito di legislatori intorno al lavoro! Quanti diritti riconosciuti al popolo! Quanti doveri assunti o almeno confessati dallo Stato! Tutto questo progresso si deve, per gran parte, a quel nostro compagno di scuola. Benedetto!
Giovanni Pascoli
(commemorando Andrea Costa all'Università di Bologna nel 1910)

vedi Anna Kuliscioff
e le pagine del suo periodo in "Storia d'Italia"

 

Bibliografia,
A. Costa, Ricordi autobiografici, manoscritto nella biblioteca comunale di Imola.
A. Costa, Memorie inedite, 1873.
A. Costa, Ai miei amici di Romagna, 1879.
A. Costa, Bagliori di socialismo, 1900.
A. Costa, II 18 marzo e la Comune di Parigi, 1902.
F. Turati, Il delitto e la questione sociale, Milano.. 1883.
F. Turati, Le otto ore di lavoro, Milano, 1891.
F. Turati, I tribunali dei lavoro, Roma, 1904.
F. Turati, Trent'anni di critica sociale, Bologna, 1921:
F. Turati, Le vie maestre del socialismo, Bologna, 1921.
F. Turati, Garibaldi l'uomo del popolo, Forlì, 1949.
F. Turati, Da Pelloux a Mussolini, Torino, 1953.
F. Turati, Carteggio con Anna Kuliscioff, Torino, 1949.
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P. Orano, Andrea Costa, Roma, 1910.
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L. Basso, Andrea Costa, in «Belfagon>, 1952.
L. Lipparini, Andrea Costa, Milano, 1952.
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G. Manacordà, II movimento operaio italiano, Milano, 1963.
L. Cyheled, Matteotti è vivente, Napoli, 1924.
P. Gobetti, Matteotti, Torino, 1924 e 1945.
P. Nenni, L'assassinio di Matteotti e processo al regime, Milano, 1924.
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E. Bassi, Giacomo Matteotti, Roma, 1945.
G. Matteotti, Il volto economico della dittatura fascista, Milano.- Roma, 1945.
V. Sechi, La verità sul processo Matteotti, Roma, 1945.
C. Silvestri, Matteotti, Mussolini e il dramma italiano, Roma, 1947.
C. Rosselli, Profilo di Giuseppe Turati, Zurigo, 1943.
C. Silvestri, Turati l'ha detto, Milano, 1946.
I. Bonomi, Dal socialismo al fascismo, Milano, 1946.
U. G. Mondolfo - E. Gonzales - P. Nenni, Filippo Turati, Milano, 1947.
A. Schiavi, Filippo Turati, attraverso le lettere ai corrispondenti, Bari, 1947.
A. Schiavi, Esilio e morte di Filippo Turati, Roma, 1956.
G. Mariotti, Filippo Turati, Firenze, 1956.
F. Catalano, Filippo Turati, Milano, 1957.
Autori vari, Omaggio a Turati nel centenario della nascita, Roma, 1957.
B. Pittoni, Lettere dall'esilio di Filippo Turati, Milano, 1968. (Prefazione di L. Preti).


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