SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
BETTINO CRAXI (3 di 3 )

 

In morte e trionfo di Bettino Craxi

Impressioni di PIER LUIGI BAGLIONI
(ex dirigente della federazione Psi di GE)

Il giorno 19 gennaio del 2000, alle ore 16 e 30 in Hammameth, tra le braccia della figlia Stefania e sotto gli occhi del nipotino, muore Bettino Craxi, 37 giorni prima di compiere 66 anni di vita. Una vicenda che presenta molte analogie cristologiche: 33 anni contro 66; giudizio, condanna, calvario, crucifige, i farisei che se ne lavano le mani. E poi la resurrezione laica; l’ascesa ai cieli nei mass media che rappresentano la moderna chiesa di indottrinamento. Vivo Craxi atteggiamento di lapidazione, morto di beatificazione.

Nei commenti giornalistici si indica la sua criminalizzazione come fosse una cattiva anomalia della vita politica italiana, senza annotare che è invece una consuetudine di una certa cultura, la comunista in particolare, presentare l’avversario più ostico alla egemonia come un essere abietto, animato da loschi fini. Alcuni nomi? De Gasperi, Scelba, Saragat, Nenni, Fanfani… ogni premier di governo prima del processo consociativo (e anche dopo). 
In forme rozze e spesso triviali nello zoccolo duro degli attivisti, con viscida velenosa supponenza nella vasta area dei propagandisti organici dei quotidiani indipendenti di informazione che con strabismo interessato erano e sono animati da spirito canino: il padrone può permettersi tutto è sempre giustificato; agli altri si ringhia e nei casi salienti si morde. 

Prendiamo il caso di Enzo Biagi: ogni qual volta scriveva di Craxi (ed accadeva spesso) ne parlava come pregiudicato condannato a dieci anni di carcere con sentenza definitiva. Il che era vero ma tartufesco ripeterlo quando poi esaltava o dava il suo rispetto ad altri politici che nella medesima situazione, ed alcuni anche notoriamente peggiore, se ne stavano seduti su comode poltrone istituzionali. Come se in una grande città, un vigile urbano ostile al dirimpettaio, lo sanzioni quando guida l’auto senza la cintura di sicurezza. Ed alle obiezioni di servirsi della divisa per selettivo spirito persecutori, risponda  “La legge è legge, e va rispettata”. Certo, ma la frase per non essere avventata deve presupporre ciò che la sostiene, e cioè l’assioma di essere eguale per tutti. Invece nel caso Craxi pari violenza al detto che riempie le sale di ogni Palazzo di Giustizia non si era mai vista.

Certamente Bettino Craxi non sapeva farsi voler bene, tradito da un carattere presuntuoso, arrogante e prepotente. Nel fulgore della sua ascesa sapeva rendersi anche estremamente antipatico. Ma l'uomo meritava rispetto e considerazione per la politica che portava avanti, che giovava enormemente alla nazione, e che ancor più avrebbe giovato se portata a compimento. Non lo fu suo malgrado: il partito che dirigeva era scalcagnato, diviso, con in periferia un personale politico composto di mezze tacche.

Quando certi giornalisti, stipendiati da certe testate, o miranti alla carriera nel partito di riferimento (carriere che si sono attuate) scrivendo di Craxi la penna diventava una frusta, o mandavano lai di scandalo per cose che la proprietà editoriale combinava ogni giorno.

Quanti casi si potrebbero esemplificare! Basterebbe sfogliare i giornali dal dopoguerra ad oggi per avere il quadro degli scandali sistematici combinati per finanziare partiti e uomini di partito ambiziosi di carriera. Creste sugli appalti, persino aggiotaggio sui terremotati. Ma coloro che hanno preso soldi dal ‘sistema della dazione illegale’ come la definì Di Pietro senza trarne le conclusioni, anzi usandole per la propria carriera politica; non hanno pagato nulla. Dalle seconde file sono passati alla prima, divenendo anche dei numeri uno in Italia ed in Europa.

Ricordo l'inchiesta dei magistrati di La Spezia finita nel vago. Perché? Colpiva santuari intoccabili? L’intervista con le accuse di Necci ignorata, il Gico di Firenze sciolto. Indagava in terreni da salvaguardare? Un libro recente sulla 'alta velocità' delle FFSS qualche punto in questo senso lo chiarisce. Allora? L'esperienza amara di Bettino Craxi non stride e ripugna a riguardo degli altri suoi comprimari della partitocrazia nazionale? Come si potevano coprire gli occhi di fronte alla grande ingiustizia di scaricare su un solo uomo responsabilità generali? Ineffabilmente parlare e scrivere di Tangentopoli usando il plurale e concludere sempre al singolare per gettare la croce solo sul leader dei socialisti?

Non era involontaria ingenuità. Dopo il crollo del Muro di Berlino ed il fallimento del comunismo il sistema di potere del vecchio PCI, che occupava (e occupa) decine di migliaia di persone, era in pericolo. Bisognava salvaguardare il pane.

Purtroppo Bettino Craxi non capì che la belva terrorizzata è pericolosissima, capace di tutto.

Chi scrive è stato dirigente della Federazione di Genova del PSI. Conosce bene la realtà di quel partito per non annotare cause endogene alla sua fine ingloriosa. Ricordo perfettamente la frase ricorrente che ci scambiavamo già negli anni ’80 quando Craxi era già molto ammalato ed era sempre incombente un possibile peggioramento: “Il partito è allo sbando, meno male che Craxi tiene in piedi la baracca. Se muore Lui andiamo tutti a vendere noccioline.”

Le federazioni PSI della Liguria e del Piemonte uscivano a brandelli dai processi delle ‘tangenti’. A Savona (Teardo), Genova (Machiavelli) nel 1976; di Torino (Zampini, Biffi Gentili) del 1983. La reazione del partito, ricordo si esaurì nella polemica coi giornalisti difendendosi parando al complotto giudiziario (i tempi elettorali con cui certe inchieste venivano tirate fuori dai cassetti non erano certo casuali) inefficacemente.

Studiosi e politologi, analizzando la ‘questione morale’ di quegli anni, produssero analisi sulla gradazione delle responsabilità. Risultava che il coinvolgimento nell’illecito finanziamento ai partiti sia al potere che alla opposizione, la casistica degli amministratori inquisiti dalla magistratura, vedeva prima la DC, secondo il PCI, terzo il PSI e decrescendo PSDI, PRI e PLI. Specificazione e prova che la ‘questione morale’ coinvolgeva la classe politica nella sua interezza mentre  Mani Pulite ha colpito soltanto il così detto CAF (Craxi, Andreotti, Forlani) e più accentuatamente il primo. Come si può allora non pensare che Tangentopoli sia nata per stroncare il craxismo unica remora alla grande intesa tra sinistra DC e PCI auspicata da molti settori della società italiana?

Il PSI si liquefece come neve al sole, ma Borrelli non avrebbe avuto partita vinta se il suo gruppo dirigente fosse stato più accorto e coeso. Dilaniato dalle lotte intestine non valutò a fondo l’attacco. Di fronte alle vicende giudiziarie non discusse minimamente i fattori interni che le causavano (unica voce inascoltata quella di Giorgio Galli). La prassi del capro espiatorio coinvolse prima di Craxi anche Tanassi, Nicolazzi, e Pietro Longo. Lasciar passare quei precedenti all’insegna del mors tua vita mea, fu l’errore più grave e esiziale. Poi, per la lotta delle correnti, si agevolarono carriere di pseudo socialisti arrivati con le loro clientele, umiliando spesso i vecchi compagni socialisti. Che, nel momento del bisogno, lasciarono sbranare il partito ed il suo leader.

Elaborato di PIER LUIGI BAGLIONI
http://www.Space.tin.it/clubnet/piebagl

Web writer - bapilu@tin.it
Genova, agosto 2000

ALTRE PAGINE SU CRAXI 2 > >  


  ALLA PAGINA PRECEDENTE

CRONOLOGIA GENERALE  *  TAB. PERIODI STORICI E TEMATICI