SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
OLIVER CROMWELL


Il modesto nobile di campagna che si trasformò in guerriero per gettare le fondamenta del riformismo inglese



VOLLE LA TESTA
DI RE CARLO I
PER DEMOCRAZIA




Lungo il travagliato cammino che dovette affrontare la Monarchia inglese per gran parte del XVII secolo, si staglia la figura di Oliver Cromwell. Il suo peso fu probabilmente determinante per l'affermazione delle posizioni riformiste al termine del più cruento fra i conflitti che nel corso dei secoli insanguinarono le isole britanniche. Oliver era nato a Huntingdon il 25 aprile del 1599, quattro anni prima della fine del lungo regno di Elisabetta I.
Il ruolo che avrebbe ricoperto più tardi fece sì che i primi anni della sua vita, come del resto le origini della sua famiglia, appartenente alla modesta nobiltà di campagna, siano stati avvolti da un'aura di leggenda. Fra i numerosi aneddoti, la maggior parte dei quali riconducibili al gusto narrativo dei suoi primi biografi, ne compare uno che descrive il piccolo Oliver, che all'epoca non doveva avere che quattro anni, mentre colpisce sul naso il futuro Carlo I, di due anni più giovane. Carlo era il secondogenito di Giacomo I, ma, al momento della sua morte, il 27 marzo del 1625, fu designato, contrariamente alle aspettative di molti, per la successione al trono
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Come Cromwell, possedeva un carattere energico, ma, a differenza di colui che avrebbe contribuito in maniera tanto determinante alla sua deposizione, era privo della capacità di comprendere gli uomini, soprattutto i sudditi. Il fratello, Enrico, morto appena ventenne nel 1612, era solito chiamarlo l'arcivescovo. Quando nel 1628, costretto dall'endemica ristrettezza finanziaria in cui la corona si trovava a causa dell'impegno bellico sullo scenario europeo, Carlo I convocò il Parlamento, era già il terzo che veniva riunito sotto il suo regno.

In quell'occasione Cromwell venne eletto come rappresentante della città di Huntington alla Camera dei Comuni, affacciandosi per la prima volta sulla scena politica, ma, pur rimanendo su una posizione moderata, il suo atteggiamento nei confronti del sovrano inglese era già stati esacerbato da alcuni avvenimenti risalenti all'anno precedente.

Nel 1627, diversi membri del parlamento erano stati infatti incarcerati per essersi opposti a un prestito forzoso, uno dei tanti espedienti cui re Carlo ricorreva per risolvere i propri problemi finanziari. Di questi ben sei erano legati a Cromwell da un rapporto di parentela. Un numero in grado di rivelare non solo l'atteggiamento di Carlo I verso la Camera dei Comuni e la sua ferma convinzione nei diritti della monarchia assoluta, ma anche la marcata connotazione geografica della futura fazione dei Parlamentari.

Nel Parlamento del 1628 Cromwell poteva vantare nove cugini e un ruolo non meno rilevante avrebbe ricoperto la vasta cerchia di parentele durante il periodo della Guerra Civile. Sempre nel 1628 Carlo I dovette accettare la prima sconfitta nel confronto con gli organi istituzionali, accettando, nel mese di giugno, la Petizione dei Diritti. Un documento in base al quale il Sovrano avrebbe dovuto ricorrere all'approvazione del Parlamento per varare nuove tasse, dichiarare la legge marziale in periodo di pace, imprigionare le persone senza processo e alloggiare le truppe nelle case private. L'acredine del monarca inglese fu tale che di lì a poco, nel 1629, il Parlamento, venne sciolto.

Seguirono undici anni di regno in cui Carlo I, ormai privo di un'assemblea con cui confrontarsi, cercò di porre fine alle dispute, spesso di natura religiosa, che minavano la stabilità della sua corona. Il suo attivismo non portò ad altro risultato che all'acuirsi dell'acredine con i sudditi, troppo frequentemente vessati dalla voracità del sistema fiscale. Fra il 1635 e il 1636 la Scozia dovette affrontare tasse per oltre 150.000 sterline, tre volte tanto il tetto massimo raggiunto prima del 1625, durante il regno di Giacomo VI.

Il conflitto con l'Assemblea Nazionale con la Chiesa di Scozia portò Carlo I a un'infruttuoso, quanto dispendioso, intervento militare. Non migliore era la situzione in Inghilterra, dove nel 1637 William Prynne, John Bastwick e Henry Burton, autori di alcuni libelli di ispirazione puritana, vennero portati in giudizio. Nello stesso periodo John Hampden, un esponente del disciolto parlamento, venne posto agli arresti per aver rifiutato la sua quota sulle imposte per la marina. Tributi riscossi dalle città costiere per il mantenimento della flotta, ma solo saltuariamente durante il regno dei precedenti monarchi inglesi. Carlo I le impose con cadenza regolare e le estese a tutta l'Inghilterra.
Nonostante tutto il denaro raccolto non era ancora sufficiente per le spese del sovrano e nel 1640 il Parlamento venne convocato per la quarta volta. Cromwell, trasferitosi a Ely con la famiglia, venne eletto per la vicina città di Cambridge. Con lui entrarono nella Camera dei Comuni alcuni dei grandi protagonisti degli anni successivi, primo fra tutti John Pym, la cui spiccata capacità oratoria si indirizzò fin dal principio nei confronti degli abusi dell'autorità reale. Carlo I un'opposizione che ai suoi occhi assumeva i pericolosi connotati del tradimento e nello stesso anno, quello che sarebbe passato alla storia come il Parlamento Breve, venne sciolto.

La guerra con gli Scozzesi, che nel frattempo si erano riorganizzati e levati in armi, costrinse però Carlo I a convocare nuovamento, per la quinta e ultima volta, il tanto inviso parlamento. Anche in questa occasione Cromwell venne eletto come rappresentante della città di Cambridge, ormai considerato una figura di spicco della nuova assemblea. L'aver fatto parte anche del Parlamento Breve deponeva a favore del suo prestigio, così come di quello di molti altri membri. Una situazione di tutto vantaggio per l'ala parlamentare, al cui interno si trovavano ben due terzi dei rappresentati rieletti.

I tempi erano maturi perchè gli avversari di Carlo I passassero alla controffensiva e i primi risultati furono ottenuti con la prolificazione dei comitati parlamentari. Che il sovrano non a torto vedeva come uno strumento giuridico per sottrarre le prerogative tradizionalmente sottoposte all'autorità regale. Quando John Lilburn, precedentemente apprendista di un mercante di stoffe, fu condannato e imprigionato per aver distribuito illegalmente alcuni pamphlet, compreso uno firmato da William Prynne, fu presto indetto un comitato. Cromwell vi prese parte, a fianco di Pym, Hampden e St. John, tutti esponenti del ramo del parlamento ostile all'autorità di re Carlo, ormai in una posizione sempre più difficile.

Nel dicembre del 1640 fu deposto e successivamente rinchiuso nella Torre di Londra l'arcivescovo Laud, vicino al sovrano. Cromwell, e con lui molti membri della Camera dei Comuni, era legato agli Indipendentisti, una setta all'interno dei movimenti protestanti che avversava la posizione centralista della Chiesa d'Inghilterra. Al centro delle loro polemiche erano, sempre più frequentemente, i vescovi. Il 20 ottobre del 1640 il Parlamento arrivò a proporre la loro esclusione dalla Camera dei Lord. Il provvedimento fu bocciato, ma la tensione cresceva di giorno in giorno. La visita del Re in Scozia, prevista per l'Agosto del 1640 e conclusasi con un accordo di non belligeranza, ma per il resto inconcludente, fu oggetto di ulteriore critica.

I parlamentari temevano infatti che Carlo I, accordandosi con gli Scozzesi, potesse tessere  intrighi contro il Parlamento. Le cui proposte tendevano a limitarne drasticamente il potere. Al punto da imporre che il marchese di Hertford, tutore del futuro Carlo II, fosse affiancato da Lord Bedford e Lord Saye and Sale. Il clima non migliorò quando nell'ottobre del 1641 dall'Irlanda giunse la notizia, giudicata inattendibile dagli storici, di una serie di massacri ai danni dei coloni inglesi. La conferma giunse nella primavera del 1642, con la celebre deposizione del reverendo Henry Jones alla Camera dei Comuni. Clarendon, più tardi compagno d'armi di Cromwell, stimò fra le quanrantamila e le cinquantamila le vittime della rivolta irlandese.

Pochi giorni dopo il primo resoconto della tragedia, il Parlamento inoltrò la Grande Rimostranza nei confronti di Carlo I, accusato di aver mancato agli accordi presi con la Petizione dei Diritti. Si arrivò a cercare di imporre al Re perfino la scelta dei propri consiglieri. Il sovrano, sdegnato, trovò in quelle proposte la prova del tradimento e ordinò l'arresto di cinque parlamentari, John Pym, John Hampden, Sir Arthyr Halserig, Denzil Holles, che già aveva patito più di dieci anni di carcere dal 1629 al 1640, e William Strode. Ma la sorte non era a lui favorevole e i cinque, preventivamente informati, riuscirono a fuggire da Londra evitando l'arresto.

Carlo I si trasferì a Nottingham, mentre in tutto il Paese fervevano i preparativi per la guerra. Il 23 febbraio del 1642 il parlamentò intimò al Re la consegna della Torre di Londra, dei forti e del controllo della milizia, mentre Cromwell e altri raccoglievano denaro per la difesa dei Regni d'Inghilterra e Irlanda. Il giorno seguente la Regina Henrietta Maria, figlia di Luigi XIII di Francia, salpò per il Continente, portando con sè i gioielli che avrebbe venduto per portate aiuto al marito. Nel frattempo l'Irlanda era in fermento e nel maggio del 1642, a Kilkering, i rappresentanti della Chiesa Cattolica d'Irlanda giurarono solennemente l'impegno di cacciare i protestanti dalla propria terra.

Il 2 giugno il Parlamento sottopose a re Carlo diciannove proposte che avrebbero mutato radicalmente l'assetto istituzionale inglese. Ancora una volta allo sdegno del sovrano seguì il rifiuto. Nolumus leges Angliae mutari, esclamò irritato il figlio di Giacomo I e Anna di Danimarca. Quest'ultimo contava sull'appoggio, non solo politico, ma anche economico, di Oxford e Cambridge, che con le grandi ricchezze accumulate nei collegi avrebbero potuto sostenere la causa realista. Il 24 luglio il Re chiese alla città di Cambridge, dove peraltro il giovane Cromwell aveva frequentato l'Università, il vasellame d'argento per evitare che cadesse nelle mani del Parlamento.
Le testerotonde, come erano chiamati con disprezzo i seguaci di Cromwell, venute al corrente dell'ordine, inviarono 200 uomini al comando di Valentine Walton per intercettare il convoglio reale. A difenderlo si trovavano 50 soldati alle dipendenze di Henry Cromwell, cugino di Oliver. Era l'inizio della Guerra Civile e, come spesso accade in simili frangenti, intere famiglie si trovarono divise. Oliver Cromwell, arruolatosi nei ranghi dell'esercito parlamentare con il grado di colonnello, si dimostrò ben presto capace di grandi doti umane e militari. Il 23 ottobre, a Edgehill, ebbe luogo la prima vera battaglia.

La guerra proseguì per cinque lunghi anni concludendosi, dopo scontri alterni, con la disfatta delle armate reali. L'astro di Carlo I stava ormai tramontando mentre i successi ottenuti sul campo davano lustro al già crescente prestigio di Oliver Cromwell. Il quale, nominato Governatore dell'Isola di Ely nel luglio del 1643, sarebbe stato ben presto posto a capo delle armate parlamentari. Il 3 giugno del 1647 il Re cade prigioniero delle testerotonde di Cornet Joyce e viene scortato a Londra. Carlo I riveste ancora i panni dell'autorità regale, ma il suo potere effettivo è ormai poco più che nominale e, l'11 novembre, fugge da Londra per asseragliarsi a Carisbrooke Castle, sull'Isola di Wight.

Nella capitale Cromwell guida un Parlamento sempre più ostile al sovrano, piuttosto che alla Monarchia. Gli eventi subiscono uno stallo fino a 30 aprile quando la crisi precipita e l'Inghilterra si divide ancora una volta fra Cavalieri, come erano chiamati i realisti, e le Testerotonde. Il futuro Lord Protettore, ancora una volta al comando delle truppe parlamentari, guida l'assedio di Pembroke, sconfigge i realisti a Preston, nel Lancashire e procede verso Edinburgo. La sera del sei dicembre torna a Londra, ormai vittorioso dell'antico rivale. Carlo I, accusato di alto tradimento e di avere ordito con gli Scozzesi un complotto ai danni dell'Inghilterra, viene processato al cospetto dei membri più influenti del Parlamento. Il confronto si aprì il 20 gennaio. In un primo momento fu il solo Ireton, che con Cromwell aveva condiviso più di una battaglia, appoggiato dalle frange più estreme del Parlamento, a volere la testa del Re.

Cromwell, il cui carattere, salvo le intemperanze della giovinezza, non aveva mai ceduto agli eccessi, sosteneva la possibilità di un riassetto delle istituzioni senza dover ricorrere alla pena capitale per colui che dopotutto era ancora il suo sovrano. L'atteggiamento di quest'ultimo e l'avvicendarsi convulso degli avvenimenti, lo fecero però ben presto rinunciare alla difesa della propria posizione e Carlo I si trovò a dover affrontare il verdetto di quel Parlamento che aveva tanto a lungo avversato.
La sentenza, motivata, secondo una frase attribuita allo stesso Cromwell, dalla crudele necessità, fu eseguita il 30 gennaio del 1649. Il Re si diresse a piedi, dal palazzo di St. James fino a Whitehall, dove si trovava il patibolo. La triste cerimonia, come riportò l'ambasciatore francese, si svolse in meno di un quarto d'ora. La salma di Carlo I sarebbe stata successivamente sepolta solo il 9 febbraio. Morto il Re, il futuro delle istituzioni inglesi fu nelle mani del Parlamento, che a sua volta individuò Cromwell nel proprio campione. Negli anni che seguirono dovette affrontare le continue minacce, interne ed esterne, all'Inghilterra e alle Isole Britanniche. Nominato Lord Protettore il 16 dicembre 1653, il suo potere fu probabilmente pari a quello cui Carlo I aveva ambito. Ma rifiutò la corona, e quando, poco dopo la morte del figlio di Giacomo I, gli si chiese quale governo si sarebbe dato l'Inghilterra, si dice che rispose: "Quello che è sempre stato".

Bibliografia
Cromwell, our chief of men, di Antonia Fraser - Mandarin, Reading, Berkshire. 1993
King James VI of Scotland I of England, di Antonia Fraser - Weidenfeld & Nicolson, Londra, 1994
King Charles II, di Antonia Fraser - Random House, Londra 1997



di MATTEO SOMMARUGA
"Cronologia" ringrazia.


vedi anche - inizio rivoluzione ANNO 1644 e seguenti....

e RADICALISMO POLITICO E RELIGIOSO NELLA RIVOLUZIONE INGLESE


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