SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
SALVATORE DI GIACOMO

Illustre poeta, drammaturgo, storico e autore di immortali canzone
la più nota: la celebre "Marechiaro"

In un anfratto sul mare della collina di Posillipo a Napoli un piccolo porticciolo di pescatori, alcuni ristoranti ed uno stabilimento balneare, fanno da cornice alla ormai leggendaria ‘fenestrella’, resa immortale da una delle più famose canzoni napoletane. L’origine del toponimo pare derivi dal latino mare planum, divenuto poi in dialetto napoletano mare chiano e quindi marechiaro, così come riportato anche dalla toponomastica ufficiale delle stradine che da Posillipo portano al mare.

Quando si parla della spiaggetta di Marechiaro non può non venire in mente Salvatore Di Giacomo. Correva infatti l’anno 1885 quando il grande poeta scrisse in alcuni suoi versi di una finestrella a picco sul mare, adornata da un vaso di garofani: dietro quella finestra, nella sua stanza, dorme Carolina, un innamorato la invoca con un’appassionata serenata, mentre nelle onde del mare sottostante i pesci amoreggiano al chiaro di luna e sotto le stelle.
Al poeta, che aveva solo immaginato i luoghi e non c’era mai stato, questi versi apparvero però fin troppo scontati e melensi, tanto che nelle raccolte da lui stesso curate non furono mai inseriti; eppure l’immagine degli occhi della fanciulla, più lucenti delle stelle, e l’appassionato richiamo ‘Scetate Carulì ca l’aria è doce’, dovettero colpire il musicista Francesco Paolo Tosti (Ortona a Mare-CH 1846- Roma1916) il quale, ispirato a sua volta dalle melodie di un suonatore ambulante di flauto che provava il suo strumento, scrisse una musica elegante e raffinata che, con la sua melodia struggente divenne subito una delle canzoni più popolari dell’epoca.

Così nacque la canzone Marechiare, che secondo molti può essere considerata al pari di ‘O sole mio, un vero e proprio inno napoletano. In breve tempo la canzone, pubblicata dalla Ricordi di Milano, riscosse nel pubblico un successo clamoroso, tanto che un oste, titolare di una locanda a Marechiaro, si prese la briga di ricreare nel dettaglio tutti i luoghi della canzone, e lo stesso Di Giacomo, quando tempo dopo si recò sulla spiaggetta trovò, oltre alla finestra con il vaso di garofani, addirittura un’inserviente del locale di nome Carolina.

Per una strana ironia della sorte Salvatore di Giacomo, che fu autore di liriche di maggior spessore, di opere teatrali e di saggi storici di grande pregio, viene ricordato proprio per questi che furono i suoi versi meno amati, ed ancora più curioso è il particolare che al grande poeta, che visse è morì una casa di via San Pasquale a Chiaia, è intitolata una piazza di Posillipo, poco distante da Marechiaro.

Il grande giornalista napoletano Roberto Minervini, ricordando Salvatore Di Giacomo, scrisse a proposito: ‘Alle trattorie di lusso preferiva nascoste osterie…tra una pietanza e l’altra rimaneva trasognato, né valevano a ridestarlo le sue canzoni, sonate e cantate per fargli onore dai posteggiatori di quei pittoreschi locali. Non amava ‘Marechiare’, la più celebre di tutte, perchè veniva indicato non come l’autore di ‘Ariette e Sunette’, ma come l’autore di ‘Marechiare’. Il puntuale riferimento lo infastidiva e lo innervosiva: una sera al Gambrinus, caffè prescelto per abituale convegno di letterati, giornalisti e uomini politici, gli fu presentata una signora che anch’ella non gli risparmiò il dolore: poco dopo fu visto allontanarsi, salutando, appena con un gesto, i presenti’.

E’ difficile stabilire di chi sia il maggior merito, ma è certo che grazie a Di Giacomo, a Francesco Paolo Tosti ed anche all’oste che ricostruì fedelmente l’ambientazione dei versi, Marechiaro fa parte ormai da sempre dell’iconografia classica napoletana. Da allora i maggiori interpreti della musica italiana, da Beniamino Gigli a Giuseppe Di Stefano, hanno cantato questa canzone e tante altre ne sono state scritte su questo angolo del mare di Napoli; e il pensiero va ai bei versi ‘ammore ammore portame stasera ‘ngoppa all’onne chiare ‘e marechiaro’ di Suonno a Marechiaro o a Roberto Murolo che cantava: ‘ è nà musica stu mare ca niusciuno professore ‘ngoppa ‘a carta po’ stampà’.

Tante coppie di innamorati ancora oggi passeggiano davanti a quello spicchio di mare, dove le onde allegramente cambiano colore e sotto quella finestrella dove, dal 1885, da più di cento anni, qualcuno cura un vasetto di garofani sempre in fiore. E una bella lapide si specchia in quel mare limpido, ricordando nei secoli che ‘a Marechiaro ‘nce stà na funesta…’.


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