SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
DOSTOEVKSIJ

FEDOR MICHAILOVIC DOSTOEVSKIJ
(1821-1881)


Nasce a Mosca il 30 ottobre 1821, secondo di sette figli di un medico, piuttosto stravagante, Michail Andreevic un nobile decaduto senza tante risorse economiche, e di Marija FÚdorovna Necaeva, proveniente da una famiglia di commercianti.

1834-1837. A Mosca frequenta, con il fratello maggiore Michail, il pensionato privato di L. Cermak.
Devoto ma autoritario, il padre resta vedovo nel febbraio 1837 della moglie da tempo malata, lasciando orfano il 16enne Fedor.
O per sbarazzarsene, o per un'altra sua scelta autoritaria, iscrive il figlio alla scuola del genio militare di Pietroburgo, pur non avendo il ragazzo nessuna attrazione nÚ predisposizione per la carriera militare. Tutti i suoi interessi sono per la letteratura. Nei sei anni di scuola militare, lui non legge saggi militari, ma Schiller, Balzac, Hugo, Hoffman. "Svolgevo il mio dovere in modo esemplare, ma, appena terminato, correvo nella mia soffitta, indossavo la mia vestaglia, e aprivo i miei autori preferiti, mi inebriavo e soffrivo le pene più dolci di tutte le delizie del mondo".
Fedor quando terminerà gli studi invece di avviarsi alla carriera con altri corsi, abbandonò la vita militare pur non avendo altre risorse economiche, anzi sua compagna fedele sarà l'indigenza, e, come se non bastasse, una salute cagionevole.

1938 e fino al 1843 mentre studia alla scuola di Ingegneria di Pietroburgo, frequenta l'ambiente letterario di giovani come lui, che vorrebbero seguire le orme del grande Puskin, morto in un duello nell'anno 1837. Conoscendo la lingua francese ma anche penetrando nella psicologia dei narratori ricordati sopra, soprattutto il grande Balzac, Ŕ lui il giovanissimo Fedor che si incarica della traduzione in russo di alcune opere letterarie.

1839. Muore misteriosamente il padre, pare ucciso dai propri contadini, che maltrattava di continuo sotto i fumi dell'alcool. Sembra che in seguito alla notizia Dostoevskij abbia avuto il primo attacco di epilessia, malattia che lo tormenterà tutta la vita.
Pochi giorni prima della morte, il 16 agosto, gli aveva scritto, non parlandogli della vita militare, ma esponendogli quello che era ormai il suo futuro e il suo credo letterario. In quattro riflessive righe si avverte già il genio letterario e già la sua "missione": "L'uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perchè voglio essere un uomo".

1844. Si ritira dal servizio presso il comando d'Ingegneria militare. Fedor (lo vediamo sotto in fotografia) ha 23 anni. Inizia a vivere con i proventi delle traduzioni. Ma già pensa e sis ente pronto di scrivere e di pubblicare qualcosa di suo.



Nel 1846, conosce Michail Petrasevkij, convinto sostenitore del socialismo utopistico di Fourier. E' ormai attento alle sofferenze dell'uomo, in Russia ancora di pi¨ che in Francia, socialmente degradato e insieme compreso nella sua bontÓ. Il 25enne Fedor scrive il suo primo racconto,
Povera gente. Quando lo present˛ per averne un giudizio al pi¨ grande e severo critico del tempo, Bielinskij, costui assieme al suo collega Nekrasov, lo divorarono in una notte, chiedendosi ad ogni pagina se era nato un nuovo Puskin o un nuovo Gogol. Gli elogi di simili studiosi di letteratura e nello stesso tempo implacabili censori, gli aprono la porta del successo. Nello stesso anno scrive il secondo romanzo, Il sosia. Anche qui la storia Ŕ singolare: il protagonista, viene travolto dall'incubo di un altro se stesso, vivendo  drammaticamente uno sdoppiamento psichico.
Le opere che fecero seguito a
Povera gente, non confermarono però il giudizio entusiastico di Bielinskij, il quale non esitò a dichiarare di aver preso un abbaglio a proposito del nuovo genio della letteratura russa. Questo forse perchè Dostoevskij si stava impegolando nella politica frequentando alcuni circoli rivoluzionari. E per l'aria che spirava a Pietroburgo - come nel resto d'Europa- andare in quei circoli era come andare incontro al suicidio letterario.

1847. Inizia a frequentare le riunioni che si tenevano tutti i venerdì in casa di Petrasevskij e in cui venivano discussi problemi politici o di attualità. Esce il racconto La padrona.

1848. Escono sulla rivista
Otecestvennye zapiski [Quaderni patriottici] i racconti Un cuore debole, Polzunkov, II marito geloso, L'albero di Natale e le nozze, Le notti bianche. Quest'ultimo racconto è singolare: i protagonisti sono solo due, e la scenografia è una ringhiera e una panchina ai bordi di un canale di Pietroburgo; ma l'affollata Pietroburgo avvolta nel chiarore lunare è del tutto assente, è deserta, è solo popolata da fantasmi. L'autore l'ha voluta così, per far risaltare la solitudine del protagonista principale, un giovane sognatore, che imbevuto di letture romantiche, fantastica, ma è sempre solo, non ha amici, conoscenti, perchè non è riuscito a crearsi alcun legame. Forse il racconto è autobiografico, lo stesso Dostoevskij (questo racconto, infatti, chiude il periodo romantico del giovane scrittore) più tardi scriverà "nella mia gioventù, mi sono talmente perduto nelle fantasticherie da lasciar passare senza accorgemene tutta la mia giovinezza". Anche il protagonista delle Notti bianche, nel rivolgere la parola a una ragazza sulla panchina - e stabilendo per la prima volta un contatto umano - si rende improvvisamente conto, dolorosamente, di ciò che ha perduto vivendo sempre nel suo mondo immaginario. E che la realtà non è la misera vita che sta conducendo, quella del sognatore..

1849. All'inizio dell'anno escono le prime due parti di
Netocka Nezvanova. In aprile esce la terza parte ma senza la sua firma. Nello stesse mese a causa delle sue frequentazioni dei circoli rivoluzionari per Fedor arriva il triste giorno: il 23 aprile viene arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo con l'accusa di cospirazione e di far parte di una società segreta sovversiva guidata da Petrasevskij. Il 16 novembre, dopo un processo che fu tutto una macabra mascherata, Dostoevskij è condannato con altri 20 imputati, alla pena di morte mediante fucilazione. Il 22 dicembre, all'alba, viene condotto, insieme agli altri condannati, sullo spiazzo Semenovskij per l'esecuzione. Proprio all'ultimo istante giunse un messo dell'Imperatore Nicola I, che annunciava che la sentenza della pena capitale era stata commutata in una condanna a quattro anni di lavori forzati. Due giorni dopo.....
Il 24 dicembre Dostoevskij parte per la Siberia: destinazione finale la fortezza di Omsk.

1850-1854. Sconta quattro anni di lavori forzati. Ha inizio il lungo calvario; la dura esperienza del carcere cambia spiritualmente e fisicamente l'uomo, inducendolo a meditare sul destino finale dell'uomo, sul problema del male. Del giovane, ingenuo rivoluzionario non restava che le ceneri, non s'illudeva più sulla natura dell'uomo. La sofferenza lo aveva liberato da ogni illusione, ma, nel medesimo tempo, gli aveva lasciato nel cuore un senso struggente di pietà per i propri simili.

1854-1859. Terminata la massacrante pena, viene mandato a Semipalatinsk come soldato semplice (diventerà sottufficiale e ufficiale dopo la morte dello zar Nicola I). Inizia a dare lezioni private al figlio di un piccolo maturo funzionario doganale, A. I. Isaev, Si innamora perdutamente della giovane moglie di lui, Marija Dmitrevna, ma questa rimasta vedova nel 1857 invaghitosi di un giovane spiantato insegnante, di cinque anni più giovane, l'altruista Fedor cercò perfino di aiutarla per favorire il matrimonio con l'uomo amato, ma essendo solo un'infatuazione, Marija si ravvede e l'anno stesso sposava lo scrittore. Fin dal suo arrivo, nel 1854, Dostoevskij aveva stretto amicizia col giovane barone A. E. Vrangel', inviato a Semipalatinsk come procuratore, che lo aiuterà materialmente e moralmente a rientrare nel mondo letterario.

1859. Viene congedato per motivi di salute: si trasferisce con la moglie a Tver', poi il ritorno a Pietroburgo. Qui torna a scrivere e pubblica
Il sogno dello zio e II villaggio di Stepancikovo.

1860. Inizia su
Russkij mir [Il mondo russo] la pubblicazione delle Memorie da una casa di morti. E' il resoconto allucinante delle sue esperienze di carcerato. E' l'inizio dei libri "terribili"; che preludono alle grandi narrazioni che seguiranno e che faranno di Dostoevskij il più grande e il più discusso scrittore russo della fine dell'Ottocento. Uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi e di tutte le letterature.
Il nuovo Dostoevskij diventa uno spietato indagatore del "sottosuolo" dell'animo umano, e nei misteriosi abissi vi penetra in profondità. Le sue opere per l'alta carica spirituale interessano non solo i critici letterari ma anche i filosofi. Infatti Dostoevskij mentre scopre le profonde radici del male, come contrappeso vuole indicare all'umanità intera una via di salvezza, una possibilità di redenzione. Dio e Satana combattono una lotta perpetua. In ogni uomo c'è Dio e Satana che combattono in una lotta eterna di volta in volta in forme diverse. Compito di Dostoevskij è quello di rendere -in una prosa semplice e nitida- chiari a tutti, i termini di tale battaglia, smascherando il male, il peccato, ed esaltando la bontà, l'innocenza, il candore disarmante. Tuttavia lo scrittore nel farlo, oltre che crearci tempeste del cuore e della ragione, ci dà lo stesso brivido di sgomento quando ci si affaccia sull'orlo di un abisso.

1861. Esce in gennaio il primo numero della rivista
Vremja [Il tempo], pubblicata da Dostoevskij insieme al fratello Michail. Su Vremja viene pubblicato a puntate il romanzo Umiliati e offesi.


1862. Primo viaggio all'estero. Conosce APOLLINARIJA SUSLOVA, aspirante scrittrice populista, con la quale ha un burrascoso legame extraconiugale, che durerà un paio d'anni. Con questa donna Dostoevskij provò l'amore più sconvolgente della sua vita. La Suslova (che sposò poi lo scrittore Rozanov) era una donna fiera e "infernale" (per usare un aggettivo dostoevskiano) con incredibili abissi di crudeltà e malvagità. Pare che essa abbia rappresentato per Dostoevskij (come se non bastassero le precedenti esperienze!) una rivelazione importante del lato tenebroso della realtà umana.

1863. Pubblica
Note invernali su impressioni estive, in cui racconta, deluso, la sua esperienza all'estero. II 24 maggio, a causa di un articolo sulla questione polacca di uno dei collaboratori, la sua rivista viene chiusa dalla censura. Raggiunge la Suslova a Parigi e, nonostante un legame-avventura di lei con un giovane studente di medicina spagnolo, Salvador, partono insieme per l'Italia. Ma al ritorno la Suslova è insofferente di lui e intreccia un'altra relazione con un suo amico scrittore; cambia così partner e se lo sposa pure.

1864. Esce il primo numero di una nuova rivista curata dai fratelli Dostoevskij,
Epocha [Epoca], in cui appare la parte iniziale delle Memorie dal sottosuolo. La narrazione di un astioso solitario uomo-topo che osserva il fluire della vita dalla sua tana, nascosto dalla luce del sole, senza il contatto con la realtà.
" Come per le
Memorie da una casa di morti, anche quest' opera non può essere considerata in nessun modo come pura e semplice letteratura narrativa. Vi è tanta filosofia quanta letteratura. Intuizione tragica dell'essere espressa nella forma più genuina e spietata. Essa trascende l'arte e la letteratura e il suo posto è tra le grandi rivelazioni mistiche dell'umanità. Questa posizione centrale (il nocciolo tragico dell'esperienza spirituale dostoevskiana) fu avvertita per la prima volta da Nietzsche. Considerata come letteratura, le Memorie sono inoltre l'opera più originale di Dostoevskij, e insieme la più "sgradevole", la più "crudele". Non metterei le Memorie in mano di chi è o sufficientemente forte per reggere alla loro tensione o sufficientemente innocente per non restarne avvelenato. Sono un forte veleno, che è meglio per molti non toccare". (Mirskij, Storia della Letteratura Russa, Garzanti, 1ma ediz, 1965)

Muoiono la moglie (15 aprile) e il fratello (10 luglio), che lo lasciano in gravi difficoltà finanziarie per l'edizione della rivista. L'ultimo numero sarà quello del 22 marzo 1865, in cui apparirà il racconto umoristico
Il coccodrillo. Inizia a lavorare alla prima stesura del futuro Delitto e castigo, ma poi brucia il manoscritto.

1865. Firma un contratto con l'editore F. Stellovskij per il copyright di tutte le sue precedenti opere (per una somma ridicola, 3000 rubli), ma gli dovrà pure consegnare entro il primo novembre dell'anno successivo un nuovo romanzo, pena la perdita dei diritti sulle altre opere. Torna a lavorare alla nuova versione di
Delitto e castigo.

1866. Escono le prime puntate sul
Russkij vestnik [Il messaggero russo] di Delitto e castigo. Dovendo consegnare al più presto l'intero lavoro promesso a Stellovskij assume una stenografa, Anna Grigor'evna Snitkina. E' la sua fortuna! con l'entusiastica collaborazione di questa ragazza, Dostoevskij può mantenere gli impegni con l'editore. Ma oltre la gratitudine per il lavoro svolto, nasce anche un rapporto affettivo e lo scrittore -vedovo da due anni- sposerà la ragazza l'anno successivo. Snitkina si rivelerà la sposa ideale; fu merito della sua devozione, del suo senso pratico e l'enorme capacità di lavoro, se Dostoevskij riuscì a lavorare molto, a liberarsi dei suoi debiti e potè trascorrere gli ultimi dieci anni della sua vita in condizioni relativamente agiate. Dopo Delitto e castigo i due terminano anche Il giocatore: l'autobiografica narrazione della passione demoniaca di Dostoevskij per il gioco d'azzardo, che gli ha causato -con le grosse perdite- molte difficoltà finanziarie. Era questo un vizio dello scrittore fin dagli anni '40.

1867 - Con Snitkina, incassati i diritti, Dostoevskij compie il secondo viaggio all'estero. Ma ben presto torna alacremente a scrivere con la preziosa collaboratrice, che quest'anno ha sposato. Gli basta ora dettare e la moglie riempe migliaia di pagine, che poi cura, rifinisce, prepara i manoscritti per l'editore. Dostoevskij ha molto tempo per pensare e per concepire i prossimi quattro grandi romanzi e per curare i Diari.

1868. Dal gennaio inizia sul
Russkij vestnik [Il messaggero russo] la pubblicazione a puntate de L'idiota. Gli nasce una figlia, Sonja, che muore però due mesi dopo.

1869. Termina
L'idiota e inizia a dettare alla indefessa moglie-collaboratrice le prime pagine de I demoni.
- Nasce la figlia Ljubov'.

1871. Il
Russkij vestnik [Il messaggero russo] inizia a pubblicare I demoni. Il romanzo del "Male". Per la lettura, vale quanto detto per le "Memorie del sottosuolo": bisogna essere "forti", ed essere già abituati al "veleno" preso in piccole dosi nella temprata dura vita quotidiana.
- Nasce il figlio FÚdor.

1872. Diventa capo-redattore della rivista conservatrice
Grazdanin [Il cittadino] in cui crea una rubrica intitolata Diario di uno scrittore.

1875. Esce
L'adolescente. Nasce il figlio Aleksej.

1876. Inizia per suo conto la pubblicazione di una rivista dal titolo
Diario di uno scrittore. Un'opera dostoeskjana molto importante. Uscita anche in Italia, edita dalla Sansoni, nel 1989.

1878. Muore il figlio Aleksej. Dostoevskij inizia a frequentare il filosofo mistico Vladimir Solov'Úv.

1879. Dal gennaio inizia la pubblicazione a puntate sul
Russkij vestnik [Il messaggero russo] del romanzo I fratelli Karamazov, che vedrà la luce in volume alla fine dell'anno successivo. Dostoevskij con quest'opera raggiunge il massimo della tensione, con il quale conclude la sua lunga e sofferta fatica di narratore e di acuto analizzatore degli abissi della coscienza. Nessuno ha mai creato nulla di simile alla sordida grandezza del vecchio Karamazov.

1880. In occasione dell'inaugurazione del monumento a Puskin, l'8 giugno, pronuncia un famoso discorso sul grande poeta, che esalta come il rivoluzionario "vagabondo russo". Con lo scrittore di nuovo inclinato a sinistra. Discorso che contribuì molto a riconciliare i radicali con Dostoevskij
. Tuttavia, avverte: non fatevi oscurare dal richiamo del socialismo ateo; espone una teoria dell'anarchismo mistico; proclama che qualunque violenza e qualunque castigo fatti agli uomini è solo malvagità di altri uomini.
Sette mesi dopo, un discorso con questi insegnamenti, lo fanno i suoi amici al suo funerale.

1881. Quasi alle soglie del sessantesimo anno, il 28 gennaio Dostoevskij muore. Viene sepolto nel cimitero del convento Aleksandr Nevskij di Pietroburgo.

 


Aforismi di Fedor Dostoevskij

«Abitiamo in un paradiso, ma non ci curiamo di saperlo.»

«Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.»

«Vi sono uomini che non hanno mai ucciso, eppure sono mille volte più cattivi di chi ha assassinato sei persone.»

«La verità autentica è sempre inverosimile. Per renderla più credibile, bisogna assolutamente mescolarvi un po' di menzogna.»

«La civiltà ha reso l'uomo più sanguinario di quanto non lo fosse un tempo.»

«La donna? Solo il diavolo sa cos'è.»

«Si conosce un uomo dal modo in cui ride.»

«Quando ogni uomo avrà raggiunto la felicità, il tempo non ci sarà più.»

«A volte l'uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza.»

«Forse io mi credo un uomo intelligente proprio e solo per questa ragione, che in tutta la vita non m'è mai riuscito di portare a termine nulla.»

 

OPERE
Principali edizioni in commercio.
Non citiamo e sono da evitare quelle antecedenti gli anni '50. Hanno quasi tutti delle traduzioni pessime.
Inoltre, in molte Opere, sono assenti interi paragrafi e perfino intere pagine, soprattutto quelle che trattano gli inquietanti aspetti psicologici dei personaggi dostoevskjani, quelli filosofici e quelli politici.

Storia della Letteratura Russa, di Mirskij, Garzanti 1965
Storia della Letteratura Russa, di Ettore Lo Gatto, Nuova Accademia, 1958
Romanzi
, trad. Elsa Mastrocicco, Fabbri, Milano 1975.
Racconti, trad. Luigi Vittorio Nadai, Garzanti, Milano 1988.
Racconti, trad. Giovanna Spendel, Mondadori, Milano 1991.
L'adolescente, Einaudi, Torino 1982; Garzanti, Milano 1989; Mondadori, Milano 1990
Cronaca di Pietroburgo, SugarCo, Milano 1981
Un cuore debole, Passigli Editori, Firenze 1994
Delitto e castigo, Einaudi, Torino 1981; Garzanti, Milano 1992; Einaudi, Torino 1993
I demoni, Rizzoli, Milano 1981; Mondadori, Milano 1987; Garzanti, Milano 1990; Einaudi, Torino 1994
Diario di uno scrittore (1873-1881) Sansoni, Firenze 1989 - 1377 pagine - Op. importante
I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano 1992.
Il giocatore, Mondadori, Milano 1983; La Nuova Italia, Firenze 1990; Garzanti, Milano 1991
L'eterno marito, Mondadori, Milano 198.
L'idiota, Garzanti, Milano 1990; Einaudi, Torino 1994
Lettere sulla creatività, Feltrinelli, Milano 1991
Memorie da una casa di morti, Giunti, Firenze 1994
Memorie dal sottosuolo, Mondadori, Milano 1987; Einaudi, Torino 1988; Garzanti, Milano 1992
Memorie da una casa di morti, Sansoni, Firenze 1989
La mite, Bompiani, Milano 1981
Netocka, Ed. Riuniti, Roma 1985
Note invernali su impressioni estive, Feltrinelli, Milano 1993
Le notti bianche, Einaudi, Torino 1988; Mondadori, Milano 1993; Carlo Mancosu editore, Roma 1993
Povera gente, Bompiani, Milano 19832; Sansoni, Firenze 1988; Mondadori, Milano, 1993
Racconti, Garzanti, Milano 1990.
Racconti, Mondadori, Milano 1991
Ricordi della casa dei morti, TEA, Milano 1988. Romanzi brevi, Mondadori, Milano 1990
Il romanzo del sottosuolo, Feltrinelli, Milano 19884.
Saggi critici, Mondadori, Milano 1986.
Il sogno dello zio, Einaudi, Torino 1974.
Il sosia, Mondadori, Milano 1985; Sansoni, Firenze 19892; Garzanti, Milano 1991; TEA, Milano 1991.
Umiliati e offesi, Mondadori, Milano 1981; Einaudi, Torino 1982.
II villaggio di Stepancikovo, Sellerio, Palermo 1981


Francomputer
Bibliografia:
Storia della Letteratura Russa, di Mirskij, Garzanti 1965
Storia della Letteratura Russa, di Ettore Lo Gatto, Nuova Accademia, 1958


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