SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ENRICO VIII

(le puntate su Caterina d'Aragona e Anna Bolena QUI)

(  altri particolari nell'anno 1528 )

Enrico VIII
 (1491-1547)
Re d'Inghilterra 
(1509 al 1547)

di  Simonetta Leardi

Incrementò il potere del governo reale, usando il Parlamento per sancire le sue azioni. Regnò attraverso potenti ministri i quali, al pari delle sue sei mogli, non furono mai sicuri nella loro posizione.

Il suo più grande risultato fu di iniziare la Riforma Protestante in Inghilterra.

Giovinezza

Nacque nel palazzo di Greenwich a Londra il 28 giugno 1491, secondo figlio di Enrico VII ed Elisabetta di York.

Sebbene fosse un giovane testardo, diede prova di essere un ottimo studente, un eccellente atleta, un amante della musica.

All'età di 11 anni la vita di Enrico fu trasformata dalla morte del fratello maggiore, Arturo. Divenne allora erede al trono e fu nominato Principe di Galles nel 1503, anno in cui morirono sia la madre che la nonna.

Enrico fu allora sottoposto all'influenza del padre, un uomo severo e avido, che gli lasciò un ingente tesoro reale e una corona sicura alla sua morte, che avvenne nel 1509.

Primi anni di regno

Per la prima volta dopo generazioni, un re inglese saliva al trono senza contestazioni e minacce di ribellione nei suoi confronti.

Enrico ereditò un regno isolato dal resto dell'Europa e povero di risorse naturali. Un regno protetto su tre lati dal mare, ma con al nord la minaccia scozzese, un rivale antico, alleato con la Francia, nemico da sempre dell'Inghilterra.

Pensiero principale di Enrico VII era stato quello di controllare l'indipendenza della nobiltà e di arricchire la corona. Egli realizzò il primo obiettivo mandando a morte gli oppositori e confiscando le loro proprietà, ed ottenne il secondo aumentando le tasse ed evitando di farsi coinvolgere in costose guerre.

Quando Enrico VIII divenne re, iniziò una diversa politica, volta ad espandere il dominio inglese sull'Europa. Per risollevare l'insoddisfazione causata dall'aumento delle tasse voluto dal padre, Enrico addossò la colpa ai ministri Richard Empson e Edmund Dudley e li fece decapitare.

Sposò la vedova del fratello, Caterina d'Aragona e si alleò così con il re di Spagna, Ferdinando. Mentre il fratello aveva evitato le guerre per non sperperare denaro, Enrico era desideroso di combattere.

Nel 1513 condusse una vittoriosa campagna contro la Francia; come ritorsione gli scozzesi dichiararono guerra all'Inghilterra.

Le truppe di Enrico respinsero gli scozzesi nella battaglia di Flodden Field, durante la quale, il re scozzese Giacomo IV fu ucciso.

Durante i successivi dieci anni, Enrico tentò di improvvisarsi mediatore tra la Francia e la Spagna, giocando a mettere i due paesi l'uno contro l'altro nella speranza di guadagnare potere in Europa.

Malgrado la sua prima vittoria, i suoi tentativi diplomatici e le successive campagne militari non ebbero il successo sperato.

Nel 1520 incontrò il re di Francia, Francesco I, al Campo del Vello d'Oro. Questo spettacolare evento d'intrattenimento e di diplomazia, fallì il tentativo di evitare un altro periodo di guerre tra i regni europei.

Le battaglie intraprese da Enrico svuotarono le casse reali, ed il conseguente aumento delle tasse, lo portò ad essere alquanto impopolare.

Pochi anni dopo essere salito al trono, Enrico nominò il cardinale Thomas Wolsey, arcivescovo di York, capo del governo.

Wolsey si addossò il peso del governo, liberando Enrico da un "lavoro" che non amava. Wolsey fu un capace amministratore e diplomatico.

Benchè fosse spietato nei confronti dei suoi oppositori, Wolsey preferì lavorare attraverso il Consiglio Reale ed il Parlamento.

Il suo potere si basò sull'abilità di realizzare gli intenti di Enrico, ma sfumò nel momento in cui egli non acconsentì a concedere il divorzio che Enrico chiedeva.

Il divorzio e la riforma

Per Enrico il più grosso fallimento del suo regno era l'incapacità di generare un erede maschio.

Di questo egli incolpava la consorte Caterina d'Aragona, la cui unica figlia era la principessa Maria.

Enrico ebbe numerose relazioni con dame della corte fino a quando non si innamorò di Anna Bolena, una delle più belle dame del tempo, donna dalla volontà di ferro, intuito politico, e di religione protestante.

Dal 1527 Enrico cercava una via d'uscita all'unione con Caterina, argomentando a suo favore che il matrimonio con la vedova del fratello non era valido.

Mandò Wolsey a Roma per presentare il caso davanti al Papa, ma al fallimento della missione, Wolsey fu costretto ad andarsene. Fu sostituito da Tommaso Moro, che Enrico nominò Lord Cancelliere. Moro chiese l'aiuto di tutti gli studiosi d'Europa, cercando un appoggio per il "caso" di Enrico. Ma nonostante le motivazione addotte, il divorzio era politicamente impossibile.

Nipote di Caterina era l'Imperatore Carlo V, il più potente re d'Europa, ed il Papa non voleva certo inimicarselo. Enrico doveva trovare un altro modo per realizzare il suo desiderio.

All'inizio del 1529, attraverso il Parlamento, cominciò ad esercitare pressioni sul Papa. Esigendo la correzione degli abusi, il Parlamento votò per bandire i pagamenti dei vescovi inglesi alla Chiesa di Roma ed eliminare l'indipendenza degli ecclesiastici inglesi. 
Secondo le disposizioni precedenti, il clero doveva fedeltà solamente al Papa. Con il nuovo atto del Parlamento, Enrico ottenne il potere di nominare i propri vescovi.
Egli usò tale potere per designare arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, un caro amico di Anna Bolena.

Quando Anna restò incinta nel 1532, la questione non poteva più essere rimandata. Thomas Cromwell, uno dei consiglieri reali, insieme ad altri potenti politici e ad Anna Bolena, suggerirono ad Enrico di rompere ogni legame con Roma.
Il Parlamento, dopo aver affidato l'autorità religiosa ad Enrico, varò una legge che proibiva di appellarsi al Papa per le questioni matrimoniali.

Il problema era ora sottoposto alla decisione dell'arcivescovo di Canterbury, Cranmer, il quale dichiarò l'unione tra Enrico e Caterina d'Aragona, nulla.
Enrico sposò ufficialmente Anna e la incoronò regina.
A settembre nacque una bambina, la principessa Elisabetta.

In risposta al divorzio con Caterina, il Papa scomunicò Enrico, e di conseguenza tutta l'Inghilterra. Sebbene questo evento avesse avuto dei minimi effetti sul re, la questione causò il risentimento dei cattolici praticanti.
Come conseguenza della rottura con Roma, Enrico e Cromwell intrapresero una riorganizzazione della Chiesa e dello Stato.

Enrico fu nominato capo supremo della Chiesa d'Inghilterra, e tutti i pagamenti che prima andavano versati al Papa ora venivano versati alla corona. Il Parlamento alterò la successione per escludere la principessa Maria a favore della figlia di Anna Bolena, nella speranza che, prima o poi, sarebbe nato un erede maschio.

Enrico accettò dei piccoli cambiamenti nella pratica della fede cattolica. La Bibbia venne tradotta in inglese, ai preti fu permesso sposarsi, e le reliquie dei santi vennero distrutte. 
La religione di Enrico rimase quella cattolica, malgrado moltissime persone alla corte e nel regno avessero adottato la fede protestante.

Egli impedì ai più ferventi di questi protestanti di compiere cambiamenti troppo radicali nella dottrina religiosa, redigendo un documento (The Six Articles-1539) nel quale venivano indicati i principi della Chiesa d'Inghilterra, molti dei quali erano derivati dalla fede cattolica.

Nel 1534 Cromwell cominciò un'indiscriminata confisca dell'enorme patrimonio della Chiesa. Una stima dei palazzi, delle terre e dei possedimenti religiosi fu completata nel 1535, ed il Parlamento da allora in poi iniziò a passare leggi che distruggevano i gruppi cattolici, un processo che fu terminato nel 1540.
La corona prese possesso di tutte queste proprietà, pagando una misera pensione a tutti i preti e suore che erano stati privati delle loro case.

Per sovvenzionare le continue guerre, Enrico vendette ai nobili le terre dei monasteri. L'aristocrazia venne così ad avere un interesse personale nel successo della riforma intrapresa da Enrico.
La ragione che spinse Enrico a dissolvere i monasteri fu principalmente economica, ed i motivi per cui ruppe con Roma furono sia politici che personali.
Queste azioni alimentarono il malcontento contro la Chiesa, cosa che era diventata comune a tutta l'Europa.

Un crescente numero di cattolici si opponevano alle attività del papato, alle ricchezze del clero ed alla corruzione degli ordini religiosi.  Essi volevano che queste istituzioni venissero riformate.
La riforma in Inghilterra non fu senza oppositori. Nonostante la legislazione reale e del Parlamento, gran parte della popolazione restava cattolica. Per tutto il 1530 e fino al 1540 più di 300 persone furono giustiziate per tradimento, gran parte di essi per ribellione contro i nuovi ordini religiosi.

Tra i consiglieri del re, Tommaso Moro fu uno di quelli che si rifiutò di riconoscere il re come capo supremo della Chiesa e fu così giustiziato, insieme ad un gran numero di vescovi e nobili.

Nel 1536 una seria ribellione, The Pilgrimage of Grace, scoppiò nelle zone del nord. Le cause furono la rottura con Roma e le deplorevoli condizioni economiche in cui viveva la popolazione.
Essa rappresentò una delle minacce più serie che dovette affrontare il regno, benchè venisse alla fine repressa. In molte parrocchie, comunque, restava una astiosa accettazione delle innovazioni protestanti.

Gli ultimi anni

Cromwell, che ora aveva più potere di Wolsey, fu in grado di operare una forte resistenza, ma non riuscì ad ottenere appoggi.
Allo scopo di occuparsi dei problemi dell'amministrazione e della vendita delle terre confiscate dalla corona, egli iniziò degli importanti cambiamenti nel modo in cui gli affari di stato erano condotti. Istituì dei dipartimenti statali separati, con propri esattori, segretari, e giudici, per amministrare le ricchezze confiscate alla Chiesa.
Queste Corti, come vennero chiamate, erano in grado di risolvere velocemente le dispute evitando che le Corti Reali fossero sovraccariche di casi da trattare.

Cromwell lavorò per otto anni come capo del governo. Il potere restava comunque nelle mani del re, ed Enrico lo usò per ritrovarsi invischiato nella serie disastrosa di matrimoni per i quali è famoso.

Nel 1536 Enrico era già stanco di Anna Bolena, e Cromwell ne approfittò per allearsi con numerosi consiglieri al fine di farle perdere il favore del re.
In meno di un mese fu accusata di adulterio, decapitata e rimpiazzata da Jane Seymour.
Jane morì dando ad Enrico l'erede maschio tanto atteso, il futuro Edoardo VI.
I successivi tre matrimoni di Enrico si consumarono in rapida successione.

Sposò Anna di Cleves, pedina nelle mani di Cromwell, che la usò per delineare un'alleanza con la Germania. Enrico divorziò dopo soli sei mesi ed il matrimonio non fu mai consumato.
Fu il malcontento di Enrico per questo matrimonio che causò la morte di Cromwell.
Enrico sposò allora Caterina Howard, che fu giustiziata nemmeno un anno dopo le nozze. L'ultimo matrimonio fu con Caterina Parr nel 1543, l'unica moglie che gli sopravvisse.

Con l'età Enrico divenne un vero e proprio tiranno. Uno ad uno giustiziò i suoi vecchi consiglieri o li estromise dal governo.

Nel 1542 entrò di nuovo in guerra, alleandosi con l'Imperatore Carlo V nella guerra contro la Francia.
In quello stesso anno gli scozzesi invasero l'Inghilterra e furono nuovamente sconfitti nella battaglia di Solway Moss, dove il re Giacomo V fu ucciso.
La morte di Giacomo V liberò l'Inghilterra dalla minaccia di invasioni per tutta la generazione successiva.

Le guerre combattute da Enrico nella tarda età furono meno vittoriose di quelle compiute durante la giovinezza, e per finanziarle dovette vendere le proprietà confiscate alla Chiesa, aumentare le tasse e svalutare la moneta.
La sua popolarità diminuiva, come diminuiva la sua forza.

Morì il 28 gennaio 1547. Gli succedette il figlio Edoardo VI.

Conclusioni

Enrico VIII fu visto da molti come la personificazione del re guerriero che restituì all'Inghilterra il suo onore, mentre per altri fu un tiranno che regnò con la mannaia; la sua vita fu comunque ricca di avvenimenti importanti che segnarono la storia.
Per i cattolici era il diavolo, per i protestanti il fondatore della loro religione.

Dopo la guerra civile del secolo precedente che aveva indebolito la monarchia, Enrico VIII riuscì a ristabilire il potere della corona.
Questo fu possibile grazie al lavoro dei suoi potenti ministri Wolsey e Cromwell.
Essi riuscirono nell'intento servendosi del nuovo Consiglio Privato (il precedente Consiglio Reale) e del Parlamento, i cui membri includevano sia l'aristocrazia che la nobiltà minore.
La confisca delle ricchezze della Chiesa consentì agli eredi di Enrico di governare senza nuove entrate per il resto del secolo.
Le due sconfitte inflitte agli scozzesi permisero al suo regno di essere al sicuro da nuove invasioni, mentre il rafforzamento della flotta navale lo mise al sicuro da attacchi dal mare.

La rottura con Roma fu un passo critico nello sviluppo dell'identità nazionale. La visione di Enrico di un Impero Inglese incoraggiò le generazioni successive a guardare oltreconfine con uno spirito di iniziativa che avrebbe condotto l'Inghilterra ad un espansione oltremare.

di  Simonetta Leardi

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