SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
FEDERICO DI SVEVIA

La singolare personalità di un sovrano assoluto imperatore di Germania e d'Italia, re di Sicilia


(vedi anche il periodo storico e i fatti in RIASSUNTI STORIA D'ITALIA)

e in particolare in "Storia di civiltà"

I NORMANNI IN ITALIA
Il meridione d’Italia dai Normanni-Svevi agli Angioini
Sullo sfondo della lotta di Federico II di Svevia con il Papato > > >



UN LIBERALE
NEL MEDIOEVO


Religioso ma sostenitore di uno Stato civile svincolato dall'autorità papale, diede un impulso
determinante allo sviluppo della cultura italiana

IL POTERE DEI PAPI - CROCIATO PER OBBLIGO
RECORD DI SCOMUNICHE - CORTE DI INTELLETTUALI
IMPERATORE ILLUMINATO
 

di PAOLO DEOTTO


Oggi è di moda parlare (o farneticare) di "secessione", dando giudizi storici tanto affrettati quanto poco documentati su Nord e Sud, su colpe e meriti di chi ha fatto o disfatto l'Italia. D'altra parte non sono lontanissimi nel tempo altri giudizi, altrettanto affrettati e nutriti di ignoranza, che vedevano il popolo tedesco come il "naturale nemico" del popolo italiano. Insomma, sembra che il più delle volte la storia degli uomini sia storia di divisioni, di bisogno di trovare motivi di contrapposizione, eventualmente per giustificare successivamente qualche bel periodo di macello condito di ideali e di gloria militare. E poi si ricomincia.

Torniamo indietro di qualche secolo, di quasi otto secoli: sta finendo il dodicesimo secolo, stanno cambiando molte cose in un'Europa che cerca ancora il suo volto. E con buona pace dei facili storici da caffè, andiamo a rileggere alcune vicende che ci mostrano come la letteratura italiana abbia trovato la sua culla in Sicilia per merito di un imperatore germanico che fu tra gli spiriti più "italiani" dell'epoca, ponendosi come protagonista della Storia, mostrando visioni politiche che si possono definire modernissime (considerando l'epoca).

Chi è realmente grande non è mai ristretto nei confini angusti che l'uomo si è creato. E il personaggio su cui vorremmo intrattenere i nostri amici lettori è senza dubbio un "grande", un uomo che segnò la Storia anziché subirla. Stiamo parlando di Federico II di Svevia, del casato di Hohenstaufen, imperatore di Germania e d'Italia, re di Sicilia, nipote di quel BARBAROSSA che viene tuttora rappresentato come il nemico per eccellenza delle autonomie comunali italiane.

Federico II nasce in Italia, a Jesi, nel 1194, figlio dell'imperatore Enrico VI e di Costanza, regina di Sicilia, ultima erede della dinastia normanna. Orfano di padre a soli tre anni, dopo due anni perse anche la madre e per volontà di questa venne affidato alle cure di un tutore di eccezione: il Papa Innocenzo III, che resse le sorti della Chiesa dal 1189 al 1216, uno dei Pontefici più attivi e grandi che la storia ricordi. Era un periodo travagliatissimo: la Chiesa non rinunciava alle sue prerogative temporali, mentre la nobiltà germanica cercava la sua autonomia e in Italia altri fremiti di autonomia venivano dai Comuni.

IL POTERE DEI PAPI

Inoltre c'erano le nuove realtà politiche che nascevano dall'affermarsi di nuove classi dirigenti, non più basate su titoli ereditari ma su cospicui patrimoni creati con lo sviluppo delle attività commerciali. Il forte sentimento religioso medievale era ragione di profonde divisioni, perchè la fedeltà alla Chiesa si intrecciava inevitabilmente con la fedeltà al Papa, che raccoglieva in sé le due figure di guida spirituale e di autorità politica, giustificando così una pretesa di controllo totalitario sulla società. E' attorno al 1100 che vanno definendosi i due "partiti" che saranno poi attori di due secoli di storia europea: i guelfi (sostenitori del Papa) e i ghibellini (sostenitori dell'Impero); Federico II era un bimbetto quando i signori germanici si rifiutarono di riconoscerlo Imperatore, ed elessero al suo posto lo zio Filippo di Svevia. I guelfi a loro volta elessero imperatore Ottone di Brunswick, che ottenne l'appoggio del papa Innocenzo III. Ma questo Pontefice non era certo uomo da far qualcosa gratis: l'appoggio ad Ottone era condizionato ad una quasi totale sottomissione di questi alla politica papale. E il novello Imperatore si accorse ben presto che l'abbraccio papale lo stritolava: finalmente incoronato a Roma nel 1209 (dopo la morte non casuale di Filippo di Svevia) iniziò quasi subito a trovarsi in contrasto col Pontefice, col quale gli oggetti del contendere erano soprattutto i comuni toscani e il regno di Sicilia.

Innocenzo III aveva però un'arma potentissima, che oggi potrebbe far sorridere, ma che allora aveva un grande peso nella carriera di un "uomo politico": la scomunica.
E il Papa scomunicò il recalcitrante Ottone, appoggiando con grande elasticità la candidatura ad Imperatore del suo pupillo, quel Federico che, ormai diciottenne, era ben visto dai ghibellini, ossia dai tradizionali nemici del papato. Come dicevamo, uno delle regole ferree di Sua Santità Innocenzo III era "mai far qualcosa gratis". Il giovane pupillo aveva la carriera imperiale aperta, ma doveva giurare al Papa due cose essenziali: di scindere la corona di Sicilia da quella imperiale (lo Stato della Chiesa non gradiva avere a Nord e a Sud lo stesso regnante) e di predisporre al più presto una crociata contro i Turchi.

Federico fece la cosa più ovvia: giurò. Era troppo urgente predisporre un esercito e partire per la Germania a domare i ribelli. Il Papa gli offriva i mezzi per farlo, ad un prezzo accettabile, un giuramento. Nel 1215 tutti i signori tedeschi riconoscevano l'autorità imperiale del ventunenne Federico II di Svevia, mentre allo spodestato Ottone di Brunswick veniva fatto dono della vita, purchè si ritirasse nei suoi feudi e la smettesse di pensare a cose più grandi di lui. Ci sarebbero voluti ancora cinque anni perchè il titolo imperiale ricevesse il suggello papale: solo nel 1220 Papa Onorio III (succeduto quattro anni prima ad Innocenzo III) incoronava Federico imperatore, e ancora una volta l'appoggio papale era subordinato ad una promessa: la Crociata.

CROCIATO PER OBBLIGO

Questa Crociata doveva dimostrare la fedeltà di Federico II alla Chiesa, fedeltà che era messa in grande dubbio dagli atteggiamenti e dalla politica che il giovane imperatore andava mostrando. Tollerante per sua natura, era addirittura venuto in sospetto di eresia: per lui era cosa normale rispettare ogni concezione religiosa o ideologica e questo non poteva non apparire sospetto. E' bene intendersi: la tolleranza e l'apertura di idee di Federico non scalfiva assolutamente la sua concezione assolutista dello Stato. Sarebbe fuori luogo parlare di un imperatore "democratico", nè questo termine avrebbe alcun senso applicato all'epoca che stiamo studiando. Ma proprio la sua concezione assolutista dello Stato lo portava naturalmente a definire con precisione le sfere di azione della Chiesa e dello Stato, a voler attuare una netta separazione tra potere temporale e potere spirituale. E questo atteggiamento, assolutamente moderno, non poteva certo esser ben visto dai Pontefici, che anzi reclamavano il loro diritto-dovere di dirigere al politica imperiale.

Federico II di Svevia fu dunque incoronato in Roma nel 1220, promise solennemente al Papa di partire per la Crociata, e poi partì per la Sicilia, a domare alcune ribellioni locali, già dimentico del giuramento fatto al suo tutore, il defunto Pontefice Innocenzo III, che voleva separata la corona imperiale da quella siciliana; c'era poi da rimettere ordine nei Comuni dell'Italia del Nord, ai quali l'imperatore era disposto a concedere solo un'autonomia amministrativa, che non mettesse in discussione la loro appartenenza all'Impero, come fu affermato nella dieta di Cremona (1226). Alla ribellione di alcuni Comuni l'Imperatore rispose solo mettendoli al bando; non era il momento di far altre guerricciole locali, tanto più che il successore di Onorio III, Papa Gregorio IX intimava severamente a Federico di fare quella Crociata che stava ormai divenendo una favola, con grave danno di "immagine" all'autorità papale.

Correva l'anno 1227 e le truppe Crociate, con l'Imperatore in testa, partivano da Brindisi, salvo tornare dopo solo sei settimane. Le cronache dell'epoca, divise tra partigiani e nemici dell'Imperatore, dicono, le prime, che tra le truppe scoppiò una violenta epidemia che rendeva inevitabile il ritorno. Ma altre cronache ci dicono invece che alcune epidemie (peraltro comunissime all'epoca) di non eccezionale virulenza furono colte al balzo da Federico II, che di fare una Crociata non aveva la minima intenzione e sperava così di trovare una facile scusa per rimandare per l'ennesima volta l'adempimento del suo antico giuramento. Di quest'ultima opinione fu anche il Papa Gregorio IX, che scomunicò l'Imperatore. Questi non si diede troppe preoccupazioni: l'anno successivo organizzò un'altra Crociata, ma fu una Crociata tutta particolare. Anzichè combattere sul campo gli infedeli, Federico II di Svevia strinse accordi con principi musulmani di Egitto e di Siria e riuscì a ricostituire il Regno di Gerusalemme, del quale si fece incoronare re, avendo sposato Iolanda di Brienne, erede naturale di quella corona.

RECORD DI SCOMUNICHE

Era un vero e proprio schiaffo all'autorità papale e un'ulteriore allargamento di potere per Federico, al quale era facile anche rimproverare una vita "dissoluta" che probabilmente oggi si definirebbe semplicemente "libera". E il Papa Gregorio IX fece invadere il Napoletano, con l'intento di togliere a Federico la corona di Sicilia. Quest'ultimo non pose tempo in mezzo, accorse nel suo regno meridionale e travolse l'esercito pontificio costringendo il Papa, col Trattato di San Germano a togliere la scomunica. Tranquillizzato, almeno per il momento, sul fronte pontificio, l'Imperatore rivolse la sua attenzione nuovamente ai Comuni del Nord che all'intimazione di una nuova Dieta Imperiale a Ravenna risposero costituendo una lega con la Repubblica di Genova.

Era il 1231; Federico II di Svevia era sempre l'Imperatore, il Papa formalmente lo appoggiava, ma il controllo di tutti i suoi dominii si faceva sempre più problematico. Mentre il figlio Enrico suscitava una rivolta in Germania, costringendolo a tornare in quelle terre per reprimerla, la resistenza dei Comuni all'autorità imperiale si faceva sempre più dura. Federico II era ormai prigioniero del suo stesso potere e se voleva conservarlo era costretto ad un'attività militare sempre più frenetica. Alleatosi Con Ezzelino da Romano, riusciva a battere sul campo i Comuni (27 novembre 1237) catturando lo stesso Carroccio dei Milanesi e circondando Brescia. Ma la resistenza dei Comuni si mostrò molto superiore al previsto: l'assedio si faceva troppo lungo e l'Imperatore non riuscì a sostenerlo.

Il ritiro delle truppe imperiali fece rialzare la testa al Papa Gregorio IX, che dichiarò apertamente il suo appoggio ai Comuni, scomunicò nuovamente l'Imperatore ed indisse un Concilio in Roma, col chiaro intento di decidere su quale nuova testa porre la corona imperiale. Federico II rispondeva colpo su colpo: presso l'Isola del Giglio (correva l'anno 1241) fece assalire la flotta genovese che trasportava i prelati di Francia e altre regioni diretti al Concilio. Con prigionieri così illustri in mano Federico II riuscì a farsi togliere nuovamente la scomunica: la partita sembrava nuovamente vinta dall'Imperatore, che poté riportarsi nel suo amato Regno di Sicilia, confortato anche dalla morte di Gregorio IX, al quale era succeduto l'incolore (almeno dal punto di vista politico) Celestino IV. Ma la ruota del destino continuava a girare e l'interminabile sfida di Federico II era ormai alle sue fasi finali. Il papa Celestino IV non regnò che 17 giorni, e il soglio rimase vacante per due anni. Il suo successore, Innocenzo IV, era di famiglia ghibellina e ciò avrebbe dovuto essere motivo di tranquillità per l'imperatore. Ma il nuovo Papa era ben deciso a vendicare gli oltraggi subìti dalla Chiesa e indisse segretamente un Concilio a Lione: nel 1245 l'Imperatore Federico II di Svevia era per l'ennesima volta scomunicato.

CORTE DI INTELLETTUALI

Ma soprattutto Innocenzo IV fece quello che i suoi predecessori non avevano mai osato: sciolse i sudditi imperiali dal giuramento di fedeltà. Le cose allora precipitarono rapidamente: in Germania i signori feudali poterono sfogare tutta la loro ribellione contro questo Imperatore che aveva sempre mostrato molto più interesse per le cose italiane che per quelle tedesche, mentre in Italia le ribellioni dei Comuni riprendevano vigorosamente. Enzo, re di Sardegna, figlio naturale dell'Imperatore, era fatto prigioniero dai Bolognesi, mentre l'Imperatore stesso era costretto a togliere l'assedio alla ghibellina Parma, le cui truppe, con una sortita inaspettata, riuscivano a travolgere sul campo le stanche truppe imperiali.

Era l'anno 1248. Federico II non aveva che cinquantaquattro anni; ma per l'epoca, e per la vita che aveva vissuto, era un vecchio. Un vecchio che morì due anni dopo, nel castello di Fiorentino in Capitanata, lasciando precaria e torbida la situazione dell'impero in Italia e in Germania, e minato dal dolore della prigionia interminabile del figlio Enzo. Una meteora era passata nella storia; come tutte le meteore aveva lasciato un segno di cui si sarebbe parlato per anni. Mentre l'Imperatore faceva risuonare il suo nome in buona parte del mondo allora conosciuto, nella sua amata corte siciliana uomini come Jacopo da Lentini o Giacomino Pugliese davano inizio ad una stagione poetica in lingua "volgare", favoriti da una corte in cui chiunque portasse intelletto e cultura era accolto, arabo o romano, cristiano o musulmano.

IMPERATORE ILLUMINATO

Mentre le armi affermavano il diritto imperiale, le lettere rinascevano, ponendo le basi di quella successiva scuola toscana che sarebbe stata il secondo gradino della rinascita culturale italiana. Sia ben chiaro: non vogliamo qui dare un'immagine celestiale di Federico II di Svevia: fu uomo senza dubbio spregiudicato, facile, come abbiamo visto, al giuramento fasullo, se questo rientrava nei suoi piani, e ben deciso a difendere con ogni mezzo il suo potere. Ma fu anche, lo ribadiamo, un uomo, come ne capitano ogni tanto nella storia, avanti di qualche secolo. E come tutti i precursori pativa del contrasto tra l'epoca in cui viveva e le sue aspirazioni. Religioso lo era senza dubbio, come furono tutti gli uomini medievali; ma nel contempo assertore di uno Stato civile, svincolato da un'autorità religiosa invadente e troppo amante del potere terreno. Fu senza dubbio dissoluto e libertino. Ma, a prescindere dal fatto che la prima pietra va scagliata solo da chi è senza peccato, non scordiamoci che il dispregiativo "libertino" ha sempre la sua origine dall'irrinunciabile "libertà".

di PAOLO DEOTTO

Ringrazio per l'articolo
concessomi gratuitamente
dal direttore di


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