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GALILEO GALILEI

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GALILEO  CHE CONDANNA FU ?

di Luigi Sarchi

Quest'anno (anno 2000) ricorre l'anno giubilare della matematica ed all'evento il quotidiano " la Repubblica" del 21/ 03 ha dedicato un articolo nelle pagine centrali del giornale. In questo articolo si cita, naturalmente, anche Galileo Galilei.

Questo spunto ha risvegliato in me alcune considerazioni che hanno sempre disturbato i miei ragionamenti in merito alle note vicende di quell'uomo.

Fino dai primi passi che, come tutti, ho compiuto negli studi, le vicende di questo grande scienziato furono sempre per me ragione di dubbi, oserei dire, di rammarico per la sorte palesemente ingiusta ed iniqua che lo perseguitò verso la fine della sua esistenza fino alla morte. Io mi sono sempre rifiutato di accettare come plausibile la versione che voleva accreditare la supposta eresia (per quei tempi ) delle sue teorie.

Mi sono sempre rifiutato di credere che un corpo potente, colto, depositario di una cultura ultramillenaria, anche se Aristotelica e non Galileana, ma fornita di uomini preparati ed intelligenti, senz'altro, quale era la Chiesa a quei tempi, fosse arrivata, in modo così assurdo e cieco, ad una sentenza del genere.

Le vere ragioni di quella sentenza non potevano e, secondo me, senz'altro non erano soltanto quelle semplicistiche che sono state avvalorate per più di 300 anni e cioè : " La Chiesa, sulla base delle Sacre Scritture, considerava la teoria eliocentrica e le altre teorie contrarie all'Aristotelismo, un'eresia. Punto e basta."

Questa risposta mi è sempre stata data: con sarcasmo, da persone ostili alla Chiesa, che quindi condannavano senza mezzi termini il comportamento del Vaticano; con malcelato e imbarazzato senso di colpa da chi ha sempre, onestamente, creduto nell'operato del sapere ecclesiastico, almeno in campo teologico.

Tutti, comunque, con argomentazioni apparentemente corrette, ma non sufficientemente convincenti. E' vero, era molto difficile, allora, accettare le nuove teorie portate avanti da Galileo, forse anche da parte dell'uomo della strada, ma, tuttavia, già c'erano illustri scienziati che cominciavano a crederci e le condividevano.

È stato solo recentemente che ho potuto leggere un interessantissimo piccolo trattato che, con una documentata spiegazione dei fatti, mi ha aiutato a formulare una lettura della vicenda che ritengo molto più plausibile dell'unica prospettata : dell'eresia.

Il libro è scritto dallo studioso di Galileo: Stillman Drake

GALILEO
Edizioni: il Mulino
Collana: Universale Paperbacks ( 136 pgg.)

Questo libro, secondo me, chiarisce molto bene i termini del problema. Il libro, piccolo, molto ben documentato, è di facile lettura e avvalora tesi che, credo, non siano mai state esaminate ma che ritengo molto verosimili. Non escludo che la tesi prospettata dal libro sia già stata discussa e forse criticata dagli studiosi di Galileo, ma fino ad ora non l'ho mai sentita menzionare; e siccome ci sono ancora moltissime persone che si attengono alle spiegazioni canoniche sopra dette, penso che il segnalare qualche cosa di diverso possa essere un contributo utile alla conoscenza.  A questo punto, credo che sia opportuno ricordare, per chi lo avesse dimenticato, quali erano i più importanti argomenti di discordia tra le due parti in contrasto.

Galileo scoprì che la luna era solcata da valli ed aveva montagne come la terra, mentre gli Aristotelici sostenevano che la superficie della luna era completamente liscia.
Galileo scoprì nell'universo stellare le " supernova" dimostrando così che lo spazio, oltre la zona lunare, non era fisso ed immutabile come sostenevano gli Aristotelici.
Galileo scoprì 4 satelliti di Giove dimostrando così che, non solo lo spazio siderale non era immobile ed immutabile, ma che esistevano altri corpi celesti, attorno ai quali ruotavano altri corpi celesti, cioè la terra non era il centro dell'universo.

Aristotele, gli Aristotelici e la Chiesa sostenevano che la terra era posta al centro dell'universo e che attorno ad essa ruotava tutto il creato.
In merito a questo principio Galileo non affermò mai che, con sicurezza, era il sole ad essere il centro attorno al quale ruotava la terra, ma sostenne che ciò era molto probabile, in quanto, se si faceva tale supposizione, tutti i calcoli astronomici risultavano semplificati e tutte le ipotesi astronomiche venivano puntualmente confermate, ragion per cui era da ritenere molto probabile che l'eliocentrismo fosse una situazione vera.

E' evidente che se gli enunciati di Galileo fossero, in qualche modo, passati, tutto il sapere e tutto un mondo accademico, durato più di 1550 anni, sarebbe improvvisamente e rovinosamente crollato, e, per inciso, con quello tutti gli accademici con le loro importanti cariche e prebende. Tutta la vicenda, molto articolata, ma molto bene illustrata dal Drake nel suo "Galileo" può essere, per come l'ho letta io, riassunta come segue.

Come ormai è stato accertato ed accettato da tutti gli studiosi del caso, la discussione, originata dalle scoperte scientifiche di Galileo, fu una discussione che vide contrapposte due scuole di pensiero: da una parte stavano tutti quei teologi che si rifacevano alle teorie di Aristotele, teorie elaborate più di mille cinquecento anni prima e ovviamente senza nessuna base scientifica, teorie che però avevano formato la base del sapere umano, teologia compresa, fino ai tempi di Galileo; dall'altra parte (Galileana) stavano tutti coloro che, di fronte alle nuove scoperte, avevano capito che stava per iniziare un nuovo corso del sapere umano.

Era, si può dire, lo scontro tra due epoche culturali, tra due civiltà ( la vecchia e l'emergente), scontro che era stato fecondato dall'invenzione della stampa, che portando il sapere fuori dai monasteri e dalle chiuse accademie lo andava spalmando sulle intelligenze. Galileo, uomo di profonda e sincera fede, era benissimo cosciente del fatto che quanto andava scoprendo e divulgando urtava con quanto si era consolidato sulla base dell'Aristotelismo, e soprattutto con alcune posizioni ed asserzioni della Teologia. Sia ben chiaro: Galileo non fu mai "contro " Aristotele sui metodi di discussione e di ricerca filosofica, anzi si può affermare che Galileo fu più aristotelico degli aristotelici suoi avversari accademici.

Massima preoccupazione di Galileo era quella di tenere ben separati gli assunti scientifici dalle questioni di fede. Egli, quindi, operò sempre con molta cautela nell'esporre le sue teorie; cercò, fin che poté, di trovare vie il meno traumatiche possibile per i principi teologici; cercò anzi di trovare vie che potessero accordare gli opposti punti di vista senza, naturalmente, rinunciare alle conquiste delle sue scoperte.

In questa impresa trovò validissimi alleati non solo nel mondo scientifico, cosa del tutto naturale, ma anche nel mondo stesso della Chiesa (il Cardinale Bellarmino ne fu il più illustre ), nei circoli scientifici e in importanti riunioni e salotti cattolici. In molti casi ebbe addirittura, se non l'appoggio, senz'altro la difesa da parte della Chiesa; si veda, uno per tutti, l'esempio del domenicano Caccini che, scagliatosi violentemente contro Galileo, fu richiamato e tacitato dalle autorità romane.
Si può benissimo affermare, come dimostra e documenta il Drake, che la Chiesa, o meglio, la parte più illuminata ed attenta al progresso scientifico, se non era favorevole, senz'altro non era ostile a Galileo, anzi era pronta a rivedere le posizioni teologiche che fossero state in contrasto con le nuove scoperte della scienza.

Si stava facendo strada, ripeto, la teoria che era opportuno tenere separate le questioni scientifiche dalle affermazioni teologiche, e che se la Natura, Opera di Dio, si dimostrava difforme da quanto fino ad allora ritenuto, anche le posizioni teologiche conseguenti potevano essere corrette per adeguarle all'Opera Divina. Insomma, tutta la controversia, specialmente per quanto riguardava l'eliocentrismo, teorizzato e sostenuto dai maggiori studiosi europei, si stava risolvendo in una certa sconfitta degli Aristotelici.

(Per inciso,  Copernico, che fu il vero iniziatore delle teorie eliocentriche, non fu mai processato dall'inquisizione; infatti Copernico era lontano, era straniero e quindi faticoso da raggiungere ma soprattutto non era in Italia ne a Roma, sede del Papato e quindi  "forse" era un po' meno fastidioso).

La discussione, comunque, anche se aspra e violenta, era rimasta prevalentemente circoscritta al mondo accademico/scientifico e certamente così sarebbe rimasta se la parte che stava per soccombere non fosse ricorsa all'ultima ed unica ancora di salvezza alla quale ricorrono i reazionari in questi casi, ricorrono alla morale, all'etica, alla Fede : Galileo non è un uomo di sincera fede, è un eretico.

E l'accusa era basata sulla Bibbia.

Tanto per ricordare, nel Libro "Giosuè"cap.10 versetti 10/13,si dice che Giosuè si rivolse a Jahve dicendo:  "o sole, fermati su Gaboan e tu luna sulla valle di Aialon". Il sole si fermò e la luna restò immobile………..Il sole restò immobile in mezzo al cielo e non si affrettò al tramonto quasi un giorno intero".

Questa mossa, certamente attuata dagli Aristotelici a soli fini di lotta accademico/scientifica, fu invece dirompente e cambiò immediatamente e totalmente l'aspetto della questione, e ciò, forse, anche all'insaputa degli accusatori stessi.

La questione divenne di colpo una questione politica, ma di politica internazionale, che quindi sfuggiva inevitabilmente di mano a tutti i contendenti per trasferirsi in mani di altri, interessati a tutt'altri aspetti, tranne che scientifici.  Infatti, in quel periodo, oltre le Alpi ed in tutto il nord Europa, era in corso una lotta spietata tra Cattolici e Luterani appoggiati da tutti gli altri movimenti di radice Luterana. I tre cardini sui quali poggiava la riforma Luterana, fortemente voluti da M.Lutero, ma avversati dalla Chiesa Cattolica erano:

sola Fide
sola Gratia
sola Scriptura.

Lasciamo perdere i primi due in quanto non rilevanti ai fini del nostro discorso. Con la terza affermazione Lutero asseriva che unica fonte di verità di sapere teologico e pratico, non erano le elaborazioni teologiche portate avanti dalla Chiesa, bensì era la sola Bibbia. Questo Libro doveva essere letto, capito e imparato ed ogni volta che si aveva un dubbio su qualsiasi argomento bisognava rivolgersi a quello scritto per i necessari chiarimenti, e non agli assunti teologici. Inoltre questo testo non doveva assolutamente essere interpretato, ma letto e applicato alla lettera. Insomma : la Bibbia era la voce delle volontà di Dio.

Questo assunto Luterano divenne pertanto determinante e forse fu quello che diede la sterzata a tutta la vicenda. Cosa fare quindi con Galileo che diceva esattamente il contrario?

Dare ragione a Galileo, assolvendolo, equivaleva smentire la Bibbia, aprire un nuovo fronte di conflitto con i luterani, in poche parole, versare benzina sul fuoco delle lotte religiose con il rischio di perdere altre masse di seguaci titubanti, e quindi di potere. Oppure, contro le aspettative di molti scienziati e di buona parte della Chiesa , condannare Galileo. Non si dimentichi, che contro le teorie Copernicane, Lutero e suoi fiancheggiatori, già in passato avevano usato espressioni di particolare violenza ed insultanti, appunto per la evidente antitesi con la Bibbia.

Il verdetto dell'inquisizione, dopo il processo, fu molto contrastato ed affatto unanime; solo poco più della metà dei giudici votarono per la condanna, il che dimostra l'incertezza della Chiesa di fronte ad un fatto che già allora a tanti sembrava poco lindo. E' infatti plausibile ritenere che a volere la condanna fosse soprattutto il Papa stesso, per le ragioni dette, e forse anche pilotato da chi aveva interesse. Il Papa era, per norma, il presidente di detto tribunale, e come tale aveva il potere di imporre le sue decisioni.

Che la Chiesa fosse pienamente cosciente di avere emesso una condanna da condannare lo dimostra il fatto che dopo il verdetto, quando Galileo, per l'umiliazione morale e scientifica subita, stava per impazzire, fu accolto accudito e curato nella dimora di un principe della Chiesa, il cardinale Piccolomini. Un eretico degno del rogo, assimilabile a Savonarola a Giordano Bruno e Satana, veniva accolto presso di se da un Cardinale, e nessuno trovò da ridire nulla, nemmeno il papa, anzi acconsentirono alla cosa. Credo che ciò non si sia mai visto e non si vedrà mai, in seguito. Ciò sta a dimostrare, penso, che la Chiesa sapeva perfettamente di avere commesso un'ingiustizia e quindi non aveva il coraggio, inutile, di andare oltre.

Io riassumerei la situazione con una metafora: ci fu un agnello sacrificale: Galileo.
* Ci fu un sacerdote officiante, esecutore del sacrificio: il papa.
* Ci fu il cadavere dell'Aristotelismo che festante danzava intorno all'agnello.
* Ci fu un novello Pirro, inconsapevole vincitore: il Luteranesimo.
* Ci fu una grande, vera sconfitta: la CHIESA, ad opera del suo papa, o almeno quella Chiesa colta e illuminata che aveva a ragione intravisto la nuova verità ed il nuovo corso delle cose, e che doveva ingoiare le motivazioni politiche

Altra accusa che per circa 350 anni è stata rivolta alla Chiesa è quella di non avere saputo rimediare a quell'errore, se non ora, nel 2000, quando già dai tempi di Newton era scientificamente dimostrato che Galileo aveva ragione e la Chiesa torto. Ma su questo punto la Chiesa è rimasta prigioniera delle sue leggi, e non poteva fare assolutamente nulla per rimediare all'errore. Con un'immagine, che credo efficace, si può dire che le sentenze dell'inquisizione, per statuto, non erano altro che la voce della volontà di Dio e quindi infallibili ed inappellabili. Il tribunale dell'inquisizione, che divenne Sant'Uffizio, ha perso le sue originali caratteristiche inquisitorie solo nel 1908 trasformandosi in un "blando" tribunale ecclesiastico. Prima di tale data era, ovviamente, improponibile qualsiasi revisione processuale.

Revisionare qualsiasi precedente processo per modificarne la sentenza, avrebbe voluto dire annullare la sacralità del tribunale sminuendone tutte le future sentenze ed inoltre avrebbe innescato revisioni a catena dei precedenti processi con un danno politicamente incalcolabile di immagine (si pensi solo ad un Giordano Bruno o un Savonarola che solo adesso sono in timida fase di riabilitazione ).

Quindi, solo ora, che il tribunale non funziona più da 90 anni, solo ora che l'eco delle sentenze si è ormai spento ed i verdetti sono ormai metabolizzati, solo ora la CHIESA può fare e fa il "MEA CULPA" .

La Chiesa; ma i Luterani come hanno risolto il conflitto tra Bibbia e Scienza, conflitto che senz'altro ha pesato sulla sentenza dell'inquisizione ? Molto gradito sarebbe un contributo chiarificatore da parte dei Luterani.

By: Luigi Sarchi

TUTTAVIA - Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto".

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