SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
I GALLI

Da Caio Giulio Cesare, De bello gallico, VI, 11,20

Dei costumi dei Galli.

""... Fra i Galli non soltanto in tutte le città e villaggi, ma perfino quasi in ogni casa si trovano fazioni, delle quali sono capi gli uomini giudicati più autorevoli, dal cui arbitrio dipendono gli affari e le deliberazioni più importanti. Questa sembra essere istituzione antichissima, affinchè nessuno manchi di protezione contro uno più potente; chè infatti nessun capo può permettere, a costo di perdere ogni riputazione, che sia usata prepotenza a danno di alcuno dei suoi.
In tutta la Gallia poi sono tenuti in conto ed onore due soli ordini di persone; laddove i semplici popolani sono tenuti quasi in condizione di schiavi, chè essi non osano far nulla da sè, nè partecipano ad alcun consiglio; bensì i più di essi, allorchè debiti o imposte o soperchierie dei prepotenti li incalzano, si mettono al servizio di nobili, i quali acquistano per ciò ampia padronanza su di essi, come su schiavi. I due ordini privilegiati sono quelli dei druidi e dei cavalieri.

"I primi si occupano delle cose sacre, presiedono ai sacrifizi pubblici e privati, e sono dotti in fatto di religione: presso di loro accorre gran numero di giovanetti per essere istruiti, ed essi sono somma mente onorati. Decidono in quasi tutte le controversie pubbliche e private; e, se è stato commesso qualche delitto od omicidio, se vi è una lite per motivo di eredità o di confini, sono essi che sentenziano, che stabiliscono i premi o le punizioni, e, se alcuno non sta ai loro decreti, essi gli interdicono i sacrifizi: pena presso i Galli gravissima; chè coloro che sono interdetti sono considerati empi o scellerati: tutti li fuggono, evitando di incontrarli e di parlare loro, per non partecipare del loro disonore; nè si rende loro giustizia,  nè essi sono fatti partecipi di alcun onore.

"A tutti i druidi presiede un capo, che ha su di essi la maggiore autorità: morto il quale, se uno eccelle per dignità sugli altri, gli succede laddove, se ve ne sono parecchi pari per importanza, decide per la successione una votazione dei druidi e talvolta anche si ricorre alla sorte delle armi. In una certa stagione dell'anno i druidi si raccolgono nel territorio dei Carnuti, che si considera essere il centro di tutta la Gallia. Ivi tutti coloro che abbiano controversie convengono da qualsiasi luogo della Gallia e sottostanno ai loro decreti e giudizi. Si crede che la disciplina druidica abbia avuto origine nella Britannia e che di là sia stata importata nella Gallia: pertanto anche oggi coloro che desiderano conoscerla più a fondo spesso vanno in quel paese per impararla meglio.

"I druidi hanno l'abitudine di astenersi dalla guerra, nè pagano, come fanno gli altri cittadini, i tributi: essi godono di immunità sia dal servizio militare, che dagli altri oneri. Invogliati da tanti privilegi, molti si dedicano per elezione propria all'apprendimento della disciplina druidica, altri vi sono destinati dai genitori e dai parenti. Si dice che, per pervenire alla conoscenza di una tale dottrina occorra apprendere un gran numero di versi, cosicchè alcuni vi impiegano perfino vent'anni. Nè è lecito scrivere tali versi, laddove per altri testi e nelle faccende pubbliche e private i Galli si servono dei caratteri greci. Il che io credo essere prescritto per due motivi: sia perchè non vogliono che la dottrina druidica si diffonda fra il popolo, sia perchè coloro che studiano quei versi, fidando nella scrittura, non ne trascurino l'apprendimento a memoria, chè infatti a molti accade di porre meno diligenza nello studiare a memoria quando abbiano l'aiuto dei testi scritti. Sopra ogni altra cosa i druidi si adoperano a persuadere che le anime non muoiono, ma che dopo morte passano da un corpo ad un altro; il che ritengono essere massimo incitamento all'esercizio della virtù, piuttosto che il timore della morte. Oltre a ciò i druidi disputano intorno agli astri ed ai loro movimenti, alla grandezza del mondo ed alla forma delle terre, alla storia naturale, alla potenza degli dèi immortali ed istruiscono la gioventù intorno a ciò.

"L'altro ordine privilegiato è quello dei cavalieri. Costoro, quando è necessario o sta per scoppiare una guerra, sono tutti pronti alle armi e, a seconda della nascita e delle ricchezze, ognuno ha attorno a sè un maggiore o minore numero di mercenari e di clienti;  essi riconoscono questo solo segno di importanza e di potenza.

"Tutta la nazione dei Galli è quanto mai dedita alle pratiche religiose e superstiziose: pertanto coloro che sono affetti da gravi malattie o che sono minacciati da pericoli di guerra, immolano uomini quali vittime nei sacrifizi, ovvero fanno voto di immolare sè stessi, in conformità delle pratiche druidichè, ritenendo di non potere placare gli dèi immortali per riscattare la vita di un uomo, se non col sacrificarne un altro; per modo che essi hanno istituiti pubblici sacrifizi di questo genere. Così presso alcune tribù si costruiscono figure colossali fatte di vimini, entro le quali sono collocati degli uomini vivi, i quali muoiono fra le fiamme appiccate all'involucro entro cui sono racchiusi. Si ritiene che più accetto agli dèi sia il supplizio di uomini colpevoli di furto, di rapina o di qualche altro delitto nocivo; ma, in mancanza di costoro, sono sacrificati degli innocenti.  

"Fra gli dèi i Galli adorano sopra tutti Mercurio, del quale si vedono numerosi simulacri: essi lo ritengono inventore di tutte le arti, protettore delle vie e dei viaggi, potentissimo nel procurare guadagni. Dopo Mercurio venerano Apollo, Marte, Giove e Minerva, ai quali attribuiscono press'a poco gli stessi poteri che presso gli altri popoli; credono cioè, che Apollo vinca le malattie, Minerva insegni i principi delle arti e dei mestieri, Giove tenga il governo delle cose celesti, e Marte governi le guerre. A quest'ultimo, quando stanno per attaccar battaglia, votano quelle cose che riusciranno a prendere nella guerra e, se vincono, immolano gli animali catturati e radunano in un solo luogo tutte le altre cose, frutto di bottino, le quali in molte città si possono vedere accatastate in luoghi consacrati: e spesso accade che alcuno, disprezzando i doveri religiosi, osi nascondere presso di sè le cose catturate od asportarle di dove sono collocate, nel qual caso sarebbe fatto morire fra i tormenti.

"I Galli si dicono nati tutti da Dite e dicono ciò essere stato tramandato dai druidi. Per ciò il tempo si misura non contando i giorni, bensì le notti, ed i giorni natalizi ed i mesi e gli anni, hanno principio dalla notte.

"Per quanto riguarda gli altri costumi i Galli differiscono dagli altri popoli in quanto non permettono ai loro figli di accompagnarli in pubblico, se quelli non abbiano raggiunta l'età in cui possano prestare servizio militare, essendo ritenuta turpe cosa che un figlio -di età puerile comparisca in pubblico presso il padre.

"Gli uomini, altrettanto denaro quanto hanno ricevuto in dote dalla moglie, mettono insieme con quello: tutto questo denaro è amministrato insieme ed i frutti di esso ne sono conservati: morto uno dei due coniugi, questo comune capitale passa con tutti i frutti degli anni passati al coniuge superstite.

"Gli uomini hanno diritto di vita e di morte sulla moglie come sui figli; quando poi un capo famiglia di illustre nascita viene a morte, i suoi parenti si riuniscono e, se vi è sospetto di morte non naturale, sottopongono le mogli ad interrogatorio, come si usa con gli schiavi e, se è provato esservi delitto, le fanno morire col fuoco ed ogni altro tormento.

"I funerali sono magnifici e sontuosi per quanto comporta la civiltà dei Galli; e tutte le cose che si crede essere state a cuore ai vivi, vengono gettate nel fuoco, compresi gli animali; anzi sino a poco tempo fa anche i servi ed i clienti che si sapeva essere stati amati dal defunto, fatte le dovute esequie, venivano bruciati insieme con esso.

"Le città della Gallia che sono considerate come quelle che amministrano meglio lo stato, hanno sancito delle leggi per le quali, se alcuno apprenda dagli stranieri qualche voce riguardante lo stato, ha il dovere riferirla ai magistrati, senza farne parola con alcuno; essendo noto come spesso uomini stolti ed ignoranti, atterriti da false notizie, siano spinti ad azioni dannose ed a prendere determinazioni inopportune circa cose della massima importanza; laddove i magistrati occultano le notizie che credono bene siano ignorate, e rivelano al popolo quelle che giudicano opportune siano conosciute. D'altra parte fra i Galli non è lecito parlare delle cose inerenti allo stato, se non nelle assemblee pubbliche.

Da Caio GIULIO CESARE, De bello gallico, VI, 11-20- (Ed Paravia)


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