SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ALFONSO GATTO

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Nato a Salerno nel 1909, da una famiglia di piccoli armatori e marinai calabresi, e morto per un incidente stradale presso Orbetello nel 1976. Si iscrisse all’Università nel 1926, senza portarvi a termine gli studi. 

Ebbe vita avventurosa: fu via via studente, commesso di libreria, precettore, giornalista, insegnante. Collaborò a molte riviste d’avanguardia: a "l’Italia letteraria", a "Circoli", a "Letteratura", a "Primato", a "La ruota", a "L’incontro", e, dopo la guerra, ai quotidiani "L’Unità" e "Milano–sera". Alfonso Gatto appartiene a quel gruppo di poeti meridionali che tra le due guerre lasciarono il proprio paese e corsero per varie città dell’Italia centrale e settentrionale conservando nel cuore la nostalgia del Sud.

Dopo un'infanzia burrascosa, Gatto lasciò Salerno e andò a vivere a Firenze, dove con Pratolini diresse il periodico d’avanguardia «Campo di Marte», rivista che si proponeva di definire i mezzi per attuare una concreta educazione del pubblico verso le opere di poesia e pittura, di narrativa e di scultura, di musica e di architettura contemporanee: un programma dunque strumentale, pratico, sociale, impegnato contro la cultura di massa o cultura industriale. Si trasferì successivamente a Milano, a Roma, a Torino, a Venezia.

Nel 1934 fu arrestato e portato in carcere, a Milano, per opposizione al regime fascista. Militò poi tra le file della Resistenza e assunse un posto di rilievo nella letteratura ideologicamente ispirata a sinistra. Nel 1941 fu nominato docente d’italiano nel Liceo artistico di Bologna.

Opere

I due libri di poesie che precedono l’esperienza di «Campo di Marte» sono Isola (1932), che raccoglie le liriche di Gatto dal 1929 al 1932, e Morto ai paesi (1937), che raccoglie le liriche composte tra il 1933 e il 1937. Le due successive raccolte, Arie e ricordi (1940-41) con le Tre arie per la sua voce (1941), e Ultimi versi (1939-41) apparvero comprese nella seconda edizione di Poesie (1941). Seguirono L’Allodola (1943), Amore della vita (1944), La spiaggia dei poveri (1944), Il campo sulla neve (1949), la poesia ispirata alla Resistenza. Dal 1954 al 1961 apparvero altre poesie, per lo più raggruppate in piccole raccolte e pubblicate in riviste o in edizione fuori commercio come La madre e la morte (1960)

Stile

Dalle sue prime poesie, che denunciavano reminiscenze dal Pascoli e chiari legami con gli ermetici (Isola, Morto ai paesi...), alle ultime (La forza degli occhi, La madre e la morte...) Gatto è passato da un genere di lirica disincantata, rievocativa, formalmente ricercata, ad una lirica di impegno morale e civile, più attenta ai problemi della realtà. Gli è rimasto tuttavia sul fondo un tenace pessimismo sfogato spesso nell’immagine della morte.


A MIO PADRE
di Alfonso Gatto

da La storia delle vittime, 1945

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l'ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni libertà s'accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
"Com'è bella la notte e com'è buona
ad amarci così con l'aria in piena
fin dentro al sonno". Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgente a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.

Intenzione comunicativa

L’autore si rivolge direttamente a suo padre dicendogli quanto gli manchino la sua forza e la sua saggezza, nel mondo "buio" appena uscito dalla catastrofe della seconda guerra mondiale. Ha bisogno, il poeta, di sentire nuovamente la voce sicura del padre, di ricavare forza dalla sua fiducia nell'uomo.

Parafrasi

Se tornassi questa sera accanto a me, dove l’ombra, scendendo azzurra, fa credere che sia già primavera, io piangerei come fossi un bambino con gli occhi neri, neri come le rondini del mare, aperti in un’espressione di sorriso.

Mi basterebbe che tu fossi ancora vivo, un uomo vivo con il tuo cuore mi sembra un sogno. Ora alla terra è un’ombra del tuo ricordo, il ricordo della tua voce che diceva ai tuoi figli: "Com’è bella la notte, e come è buona ad amarci così semplicemente e noi sentiamo come se l’aria entrasse completamente dentro i nostri sogni". Tu vedevi il mondo, mentre la luna era in quella fase in cui è tutta illuminata, che si protraeva verso il cielo, mentre gli uomini si dirigevano verso l’alba.

Commento

L’autore vorrebbe vedersi accanto ancora una volta il padre perché sente di aver bisogno di un uomo con il cuore grande e sente di non avergli detto tutto quello che provava per lui. Il ricordo delle parole di suo padre indicano anche che per l’autore lui ha contribuito a renderlo quello che è. Quindi secondo me non è solo un inno alla memoria di suo padre, ma soprattutto un rimpianto di non poter, ancora per una volta, potergli stare accanto e fargli capire quanto fosse importante per lui.


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