SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
HERMANN GORING

Dall'inizio alla fine del nazismo Göring fu il principale collaboratore di Hitler

VISSE DI MORFINA,
 ARTE, POTERE 
E
 OMICIDI POLITICI

Nato a Rosenheim in Baviera il 12 gennaio 1893 - Suicida a Norimberga il 15 ottobre 1946

di PAOLA MOCCHI

Martedì 7 maggio 1945. Hermann Wilhelm Göring, il Reichsmarschall della Germania, comandante delle squadre d'assalto e dell'Aeronautica tedesca, presidente del Parlamento tedesco, primo ministro prussiano, presidente del Consiglio di Stato prussiano, maestro di caccia del Reich, presidente del consiglio delle ricerche scientifiche, commissario speciale per il piano economico quadriennale, si consegna agli americani.

La stampa alleata si butta voracemente su quello che, dopo il suicidio di Hitler, è diventato il più alto rappresentante del terzo Reich germanico. Göring risponde a tutte le domande dei giornalisti con chiarezza, ma non riesce a mascherare la preoccupazione. A Wiesbaden, nel centro interrogatori della VII Armata inizia la prima fase dei colloqui. A proposito degli assassinii politici, Göring giura di non aver mai firmato una condanna a morte o mandato qualcuno in un campo di concentramento, "a meno che naturalmente fosse una questione di necessità militare". (E. Warburg, interrogatorio di HG, 29 maggio 1945; interrogatorio HG, SAIC/X/5).

Ma evidentemente, in dodici anni di potere, per il Reichsmarschall le "necessità militari" erano all'ordine del giorno! Potere che lo aveva visto accanto a Hitler (VEDI LA BIOGRAFIA DI HITLER) fin dagli esordi del regime. Alle elezioni del 5 marzo 1933 in Germania, i nazisti avevano ottenuto solo 288 seggi contro i 432 con cui Hitler, già capo del governo, avrebbe raggiunto la maggioranza assoluta in Parlamento. Per rimediare al problema, Göring suggerì di ordinare ad un certo numero di socialdemocratici di abbandonare la Camera; Hitler invece riuscì a far approvare dal parlamento una legge che conferiva al governo pieni poteri, compreso quello di legiferare e modificare la costituzione, mentre i più accaniti oppositori del nazismo erano quasi tutti fuggiti o finiti in carcere.

Poco prima delle elezioni, al fine di indirizzare correttamente gli elettori al voto, Göring aveva costituito la Hilfspolizei, uno squadrone di ausiliari provenienti dalle SS (Schutzstaffeln, squadre di difesa) o dalle SA (Sturm-Abteilungen, sezioni d'assalto): chiunque avesse minacciato l'andamento prestabilito delle elezioni, sarebbe stato spedito nei due campi di concentramento costituiti da Göring stesso a Oranienburg e a Papenburg. Da quel momento le SA si sentirono autorizzate a costituire numerosi campi abusivi in cui, prima del '33 furono ammazzati almeno settecento oppositori politici del nazismo: d'altra parte "è impossibile fare la frittata senza rompere le uova", commenta a tal proposito Göring nel 1945. Anche la Gestapo fu una creazione di Göring.

L'ammiraglio e amico di Göring, Levetzow, capo del dipartimento di polizia politica di Berlino, la IA, si lamentò per la brutalità delle SA. Questa sua protesta non fu presa bene dai colleghi nazisti, Röhm ed Ernst, rispettivamente, capo di stato maggiore e comandante della SA, i quali chiesero l'espulsione dell'ammiraglio dal partito. Göring, forse per proteggere l'amico, trasferì la IA al suo ministero prussiano degli Interni, di cui egli era il diretto responsabile; Rudolf Diels venne nominato vice di Göring e responsabile della polizia segreta di stato e la IA prese il nome di Gestapo, assumendo il preciso compito di eliminare gli oppositori politici.

Al processo del '46 Diels testimonierà di aver ricevuto tutti gli ordini di eliminazione degli avversari direttamente dal ministro Göring. Nel '34 la Gestapo passò sotto il comando di Heinrich Himmler e delle SS. Ma l'episodio che più di ogni altro mette in luce quali fossero i metodi con cui Göring era solito trattare gli avversari politici, avvenne nel 1934. Ernst Röhm, capo di stato maggiore delle SA, omosessuale dichiarato, chiese apertamente al governo l'affidamento del ministero della difesa. "Era ovvio che non avremmo mai potuto proporre a Hindenburg (il presidente della Repubblica tedesca, ndr) il suo nome, dato che la vita privata e le tendenze sordide di Röhm erano a tutti note" spiega Göring durante un interrogatorio. Ma Röhm diventava sempre più impaziente e pericoloso. Cominciò a minacciare lo stato nazista dicendo che avrebbe dato il via ad una seconda rivoluzione con lo scopo di sostituire le alte cariche del governo, Hitler compreso. Minacce da non sottovalutare dato che Röhm era a capo di un esercito armato più numeroso delle forze a difesa della legge e dell'ordine costituito. I primi tentativi di Hitler e Göring per risolvere la questione mirarono a migliorare i rapporti con Röhm. Hitler lo nominò ministro del Reich e Göring permise alle SA di introdurre agenti speciali nelle loro unità.

Ma Röhm non si accontentava e faceva di tutto per provocare il governo: rilasciava in continuazione dichiarazioni arroganti, mise a difesa del ministero di Göring un suo agente armato e acquistava armi all'estero quando Hitler aveva disposto che solo l'esercito regolare poteva portare armi. Göring, ancora prima di Hitler, decise che era necessario adottare una soluzione drastica in proposito; cominciò a guardarsi intorno alla ricerca di un uomo fidato su cui poter contare per eliminare Röhm. Il prescelto fu Himmler, capo delle SS, un uomo che ispirava fiducia a Göring per quell'aria di maestro elementare buono e mansueto. Quindi cominciò a raccogliere le prove contro Röhm per persuadere completamente il Führer, che ancora aveva delle riserve, ad agire contro di lui e preparò l'elenco dei personaggi che, secondo lui, era meglio liquidare. Il 29 giugno Himmler e Göring pianificarono la vendetta. Furono ritoccati gli elenchi e allarmati i vari comandanti delle SS di tenersi pronti. La mattina dopo Hitler radunò 1300 uomini delle SS nei pressi di una taverna dove si presumeva si fossero raccolti Röhm e i suoi fedeli. Da ogni parte gli uomini di Göring avanzavano minacciosamente. Göring dirigeva l'operazione da una poltrona del suo ufficio: "Himmler leggeva lentamente i nomi degli elenchi gualciti e strappati, Göring e Reichenau annuivano o scuotevano la testa, Koerner portava fuori le loro decisioni con l'aggiunta di un perentorio 'Vollzugsmeldung' (dare conferma).

Qualcuno disse scherzosamente che dacché c'erano, avrebbero dovuto eliminare la baronessa Viktoria von Dirksen, una delle donne più insopportabili dell'entourage del Fuhrer; e tutti risero nervosamente" (David Irving, Göring, p. 172 - Mondadori editore).
Contemporaneamente Himmler disponeva perché venissero distrutte le prove della strage. La notte dei lunghi coltelli, così vennero ribattezzate quelle tragiche ore, costò la vita a 84 persone, alcune delle quali vittime innocenti di un'omonimia. Per festeggiare l'avvenimento il 7 luglio Göring invitò i membri della Gestapo ad una festa privata nella sua villa principesca.
Nel centro interrogatori di Wiesbaden, una delle prime domande che gli avvocati americani rivolgono a Göring riguarda naturalmente i campi di sterminio: "Non sono mai stato tanto vicino a Hitler da indurlo a esprimersi con me sull'argomento... Hitler aveva qualcosa al cervello, l'ultima volta che l'ho visto". "Ho sempre pensato che fossero posti dove la gente veniva messa a svolgere un lavoro utile". Gli vengono mostrate foto agghiacciati scattate a Dachau: "Le foto che mi avete mostrato ... devono raffigurare scene avvenute negli ultimi giorni ... Himmler deve aver tratto una soddisfazione diabolica da questo genere di cose". ... "In tutto il mondo gli ebrei predicano la guerra. Il perché è chiaro: l'antisemitismo affiora oggi in ogni paese, ed è una conseguenza logica del soffocante strapotere degli ebrei. Gli ebrei vedono una sola via di scampo: incendiare il mondo. E ricordate le mie parole quando vi dico che vogliono la guerra; perché sono loro che controllano la maggior parte della stampa mondiale e possono sfruttarne gli effetti psicologici" (ib. p. 283).

Göring pronunciò questo discorso agli industriali aeronautici nel luglio 1939. Egli detestava degli ebrei l'enorme potere economico legato a grandi multinazionali, banche e finanziarie, cosicché a partire dal marzo del '38 emise delle ordinanze con cui gli ebrei venivano espropriati, a qualunque costo, delle loro aziende che poi erano cedute ai tedeschi ariani.

Comunque, al di là delle responsabilità morali che accomunano, allo stesso modo, tutti i nazisti, non si può paragonare l'efferatezza delle decisioni contro i semiti prese da Himmler o da Goebbels, ministro per la propaganda nazista, a quelle di Göring, che dimostrava più che altro un antisemitismo di circostanza, come quello che si respirava in tutta Europa in quel momento. Rimase sinceramente sorpreso di fronte alle leggi razziali ed è documentato che cercò di mitigarle, per quanto era in suo potere, come quando impedì la loro applicazione a Danzica. Nel momento in cui Goebbels introdusse l'obbligo per gli ebrei di servirsi di vagoni-letto e vagoni-ristoranti appositi, Göring vietò categoricamente che si introducessero scompartimenti ferroviari per soli ebrei e revocò il divieto per gli stessi di servirsi dei mezzi pubblici. Inoltre impose che i dipendenti statali ebrei continuassero a percepire la pensione e che cessasse l'espropriazione dei loro alloggi. Protesse anche alcuni ebrei, naturalmente quando la cosa gli tornava utile, ad esempio quando si trattava di commercianti d'arte. Emblematico fu comunque il suo atteggiamento in seguito alla "notte dei cristalli".
Nel novembre del 1938 il vice ambasciatore tedesco a Parigi fu ucciso da un ebreo polacco, furioso a causa dell'emanazione da parte di Varsavia di una legge che teneva lontani gli ebrei che stavano ritornando in patria per sfuggire alle leggi razziali.

Goebbels, in seguito all'attentato, pronunciò un violento ed indignato discorso contro gli ebrei provocando un pogrom durante il quale, nella notte tra l'8 e il 9 novembre, orde di nazisti appiccarono incendi, uccisero circa trentacinque persone ed infransero migliaia di vetrine di negozi appartenenti ad ebrei in tutta l'Austria e la Germania. Göring era furibondo: "Questo ci costerà un patrimonio all'estero e sono io quello che deve guadagnarlo" urlò a Goebbels. Non solo infatti furono saccheggiati negozi per un totale di decine di milioni di marchi, il cui risarcimento sarebbe ricaduto sulle compagnie di assicurazione che non erano ebree, ma il governo perse gli introiti fiscali su circa 7500 negozi.
La preoccupazione maggiore di Göring era dunque chiara: "Vorrei che aveste fatto fuori duecento ebrei e non distrutto tutta quella roba"(ib. p. 286-287).

Nel maggio del '45 Göring viene trasferito in Lussemburgo dove rimarrà per tre mesi prima dell'ultimo viaggio verso Norimberga. Viene privato del suo valletto Robert e dell'inseparabile necessaire da toeletta, costituito da spazzole, dopobarba, profumi e creme per le mani. Göring si lamenta spesso di questo trattamento, ma per motivi di sicurezza non è possibile fare diversamente; la sua stanza non ha prese di corrente, né lampade e i 1600 vetri delle finestre dell'edificio sono stati sostituiti con lastre di perspex. Le poche cose rimaste ancora in suo possesso vengono perquisite spesso e accuratamente, compresa la branda per dormire e il gabinetto; e infatti durante una perquisizione, all'interno di una lattina di caffè, viene trovato un bossolo di cianuro. Durante il pasto gli è concesso usare solo cucchiai smussati e stoviglie di coccio: "Facevo mangiare i miei cani meglio di così", si lamenta un giorno. Certo che per un uomo egocentrico che si è dedicato in modo ossessivo al culto della propria personalità per cinquant'anni, deve essere terribile dover subire tutto questo! La sua passione per le opere d'arte, per i gioielli e le pietre preziose, era nota a tutti.

"Una volta Darrè (il ministro dell'Agricoltura, ndr) ebbe occasione di essere presente mentre Göring si preparava a ricevere un ministro balcanico. Il valletto gli portò un cuscino su cui stavano dodici anelli: quattro con pietre rosse, quattro con pietre azzurre, quattro con pietre verdi. "Oggi' mormorò pensoso il grand'uomo, 'sono irritato. Quindi porteremo una tinta molto carica. Tuttavia desideriamo mostrare che c'è qualche speranza. Perciò sceglieremo il verde'" (ib. p. 182). "Una signora invitata a prendere il tè lo trovò abbigliato con una toga e sandali tempestati di gemme, con le dita cariche di anelli preziosi e le labbra che sembravano colorate con il rossetto" (ib.). Per quanto riguarda le opere d'arte, se le procurava con la stessa voracità con cui un affamato si avventa sul pane, usando qualunque mezzo avesse a disposizione. Alcune le comprava regolarmente, come 'Venere e Adone' di Rubens che pagò carissimo. Studiava i mercati dell'arte di ogni città in cui si trovava e poi mandava i suoi agenti a concludere l'affare, quando non presenziava lui stesso. Spesso si trattava di contrattazioni illegali. Così si procurò 1300 quadri antichi e moderni, tra cui qualche Gauguin, Cranach e Tintoretto, da un ricco ebreo olandese a cui stavano per confiscare tutti gli averi.

"Il pomeriggio del 5 novembre 1940 si recò alla bella galleria del Jeu de Paume, all'ingresso del Louvre. Là era esposto, a beneficio di pochi privilegiati, il frutto della prima retata di tesori artistici organizzata da Rosenberg (il massimo intellettuale del partito nazista, ndr): 302 pezzi prelevati dalla collezione del rifugiato Lazare Wildenstein. Göring ne scelse quattro, e comunicò maestosamente che li avrebbe portati in Germania"(ib. p. 374). A nulla valsero le proteste dei funzionari presenti. Tramite questa stessa galleria furono 'rubati' i tesori confiscati a decine e decine di collezionisti, spesso ebrei, e che Göring acquistava dopo averle fatte stimare da un suo amico 'intenditore': due quadri di Matisse, alcuni ritratti di Modigliani e di Renoir, valevano in totale, a suo avviso, 100 franchi. Al 1942 circa 600 oggetti d'arte erano passati dal Jeu de Paume a Göring.

Quando gli americani nel '45 ritroveranno la grotta dove il Maresciallo aveva nascosto solo i tesori più preziosi, ci metteranno quattro giorni per svuotarla del suo contenuto. La sua villa a Berlino assomigliava ad un palazzo rinascimentale. Lo studio in particolar modo era stato ricavato dall'unione di quattro ampie stanze, dopo che Göring era rimasto colpito dalla grandiosità dello studio di Mussolini in Italia. Sui pavimenti sfilavano preziosissimi tappeti, uno più bello dell'altro e lungo tutte le pareti troneggiavano i suoi trofei di caccia. Un'altra delle sue grandi passioni era infatti la caccia. Da presidente del Reichstag, promulgò un codice di leggi sulla caccia che ancora oggi viene considerato tra i più avanzati; si battè per proteggere le specie in estinzione e ripopolare le riserve, come la brughiera di Schorf in cui introdusse il gufo, la pernice, l'oca grigia, il corvo, il castoro e la lontra; mise fuori legge la vivisezione, le trappole e la caccia con i veleni, pena il campo di concentramento e, come se non bastasse, diede ospitalità nella sua stessa casa a quattro leoni che scorrazzavano liberamente, per la gioia degli ospiti.
Essere invitato da Göring ad una battuta di caccia era considerato un onore, anche se bisognava fare molta attenzione a non esprimere giudizi negativi su questo suo mondo prediletto, in quanto il Reichsmarschall tendeva a "prendersela un po' a male". Durante la stagione della caccia, Göring godeva dei risultati del suo accurato lavoro: "27 settembre 1936: tempo splendido, sole, aria fredda e frizzante. Arrivano gli ospiti von Neurath (ministro degli Esteri, ndr), von Papen (ministro del Reich presso l'Austria, ndr), Milch, Korner, Himmler e Udet. Dalle 11 e 30 del mattino fino alle 2 del pomeriggio inseguito un cervo reale... Il cervo era al margine di un acquitrino, poi ci ha girato intorno. L'ho abbattuto con un proiettile nel fegato... E' stramazzato dopo ottanta passi, il mio secondo colpo lo ha mancato...ho dato il colpo di grazia. Il cervo più forte mai visto in questa brughiera, il più forte cervo tedesco o internazionale... (Library of Congress, Ac. 9342).

Oltre a Göring, segregati in Lussemburgo si trovano Frank, governatore generale in Polonia, Bohle, Brandt, il chirurgo di Hitler, Daluege, Darrè, Frick, ministro degli interni del Reich, Funk, ministro dell'economia, Jodl, capo di Stato Maggiore della Wermacht, Keitel, colonnello generale delle forze armate, il dirigente nazista Ley, Ribbentrop, ministro degli Esteri, Rosenberg, Streicher, e Donitz. Dopo un'accurata visita medica viene riscontrato che il Maresciallo pesa 119 chili, presenta un'abbondante sudorazione e il fiato corto; "la pelle è umida, pallida e olivastra, eccettuata la faccia che è arrossata. C'è un marcato tremito irregolare delle mani e appare estremamente nervoso ed eccitato" (Göring, p. 597), anche se nel complesso è sano, ma una cosa è certa: Göring è dipendente da droghe. "Per chi conosce i suoi effetti sull'organismo umano, il caso di Hermann Göring offre tutte le necessarie prove circostanziali: la droga è capace di rendere completamente indegno di fiducia un uomo onesto, di produrre deliri che si tramutano in azioni criminali, d'incrementare l'attività ghiandolare e di generare effetti secondari come manifestazioni di immensa energia vitale e quella che i testi medici definiscono una 'vanità grottesca'; il morfinomane può trovare stimolo per la sua immaginazione, maggiore fluidità per la sua oratoria, ma poi sopravviene uno stato di debolezza, seguita a volte da un sonno profondo. Come il generale Helmut Foerster avrebbe detto a un collega quattro giorni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, 'Ho visto il Maresciallo assopirsi durante le riunioni...soprattutto se duravano troppo e la morfina finiva il suo effetto E questo era il comandante in capo della nostra Aeronautica'" (ib. p. 93). I medici americani gli ordinano una cura disintossicante, soprattutto in vista del processo, che, ormai è chiaro a tutti, verrà fatto e dunque sarà necessario avere Göring lucido e in forma. E intanto continuano gli interrogatori, prima in Lussemburgo e poi a Norimberga. Ad agosto viene interrogato sui piani di guerra del Reich per l'aggressione all'Austria, Cecoslovacchia e Russia.

...Ancora più di Hitler era Göring che voleva l'annessione all'Austria e a tal fine, nei mesi precedenti, si era creato tutta una serie di legami con importanti dirigenti austriaci nazisti. A Norimberga Göring avrebbe commentato: "Persino l'Anschluss è un 'crimine gravissimo'... Che è accaduto alla nostra povera patria?" (ib. p. 218). Già dai primi mesi del 1938 l'Austria era tenuta sotto controllo. Quando si apprese la notizia che il ministro degli Affari interni austriaco e filotedesco, insieme con uno dei più importanti contatti nazisti in Austria, Seyss-Inquart, voleva dare le dimissioni, Göring si oppose con tutti i mezzi, mentre cominciava ad elaborare manovre intimidatorie per il cancelliere e ministro degli esteri austriaco Schuschnigg.
Durante un pranzo con Hitler, Schuschnigg fu avvisato di "togliere di mezzo le piccole, ridicole barricate ... erette alla ... frontiera" altrimenti ci avrebbe pensato qualcun altro a farle sparire; quindi, tra una portata e l'altra, Hitler conversava a viva voce con il generale Keitel e con altri militari, sulle bombe ultimo modello in possesso della Germania. Schuschnigg si piegò al volere di Hitler e ritirò ogni difesa. L'Inghilterra gridò allo scandalo internazionale. Ma la svolta nei rapporti con l'Austria doveva ancora avvenire: il 9 marzo il cancelliere austriaco dichiarò l'intenzione di indire un plebiscito. La mossa sbagliata che i nazisti aspettavano da tempo fu compiuta.

Il feldmaresciallo Göring prese in mano la situazione e istruì i corpi d'armata di tenersi pronti mentre inviava una lettera a Schuschnigg invitandolo a dimettersi in favore di Seyss-Inquart. L'invasione era programmata per sabato 12. Il giorno della vigilia Göring cominciò ad organizzare i preparativi; per prima cosa comunicò i nomi dei membri che avrebbero fatto parte del primo gabinetto di governo austriaco; quindi ordinò di far fuori i giornalisti scomodi e di sostituirli con uomini a lui graditi; intanto squadroni delle SS e SA avevano già cominciato a pattugliare le strade di Vienna. Schuschnigg era agitatissimo, avrebbe fatto qualunque cosa per uscire da quella situazione. E infatti comunicò a Göring che avrebbe immediatamente rinviato il plebiscito. Ma ormai il Maresciallo era intenzionato a prendersi l'Austria e voleva le sue dimissioni.

Prima di sera Schuschnigg si ritirò senza prendere nessuna decisione. Alle 8.30 Hitler firmò l'ordine d'invasione e all'alba gli aerei tedeschi sorvolavano il cielo di Vienna. La sera prima dell'attacco, il ministro cecoslovacco, intimorito da quei preparativi aveva avuto un colloquio con Göring il quale aveva assicurato che "Praga non aveva nulla da temere". Ma in una lettera di qualche giorno prima inviata a Mussolini per giustificare l'intervento in Austria, Hitler e Göring non affermavano esattamente la stessa cosa: a chiare lettere scrissero che dopo l'Austria sarebbe stato il turno della Cecoslovacchia.

Diversamente andarono le cose per la Russia nel '41. Göring non voleva attaccarla per motivi economici: i cereali e il petrolio infatti provenivano interamente da lì; inoltre la Germania non avrebbe potuto fare a meno della ferrovia transiberiana. Ma Hitler colse al volo l'occasione che gli diede Molotov, il ministro degli esteri sovietico, per perseguire quello che costituiva da tempo uno dei principali obiettivi delle sue mire espansionistiche; Molotov infatti aveva inoltrato assurde richieste per garantire l'appoggio al Reich durante la guerra: voleva la Finlandia, la Romania, la Bulgaria, il controllo sui Dardanelli, oltre a basi navali sul Baltico, nel mare del nord.

Nel giugno del '41 scattò l'operazione 'Barbarossa' con cui i tedeschi aprirono un fronte orientale di 1600 chilometri per la conquista dell'Unione Sovietica.
Nel carcere di Norimberga, minare il morale e la resistenza psicologica di Göring per obbligarlo a sciogliersi in una lunga confessione auto-incriminatoria è cosa ardua e gli americani si inventano qualche tattica decisamente poco ortodossa, per cercare di ottenere maggiori informazioni che possano confermare i capi d'accusa. In autunno vengono arrestati il fratello di Göring, Albert, la moglie Emmy, la nipote, la sorella, l'infermiera e la figlia Edda viene rinchiusa in un orfanotrofio. Lo stesso trattamento è riservato anche ad altri prigionieri nazisti, alcuni dei quali cadono nella trappola: il 25 ottobre Robert Ley impazzisce e si toglie la vita strangolandosi con un asciugamano bagnato. Il 20 novembre 1945 ha inizio il processo. Sul banco degli imputati Göring è seduto sulla destra, in prima fila. L'accusa è sostenuta, tra gli altri, dal procuratore capo americano Robert H. Jackson, colui che ha insistito perché, alla fine della guerra, venisse istituito un tribunale anziché liquidare i criminali di guerra in modo "politico" come avrebbero voluto Churchill e Roosevelt.

L'accusa, con l'aiuto dello psicologo, tenta di minare la schiera dei nazisti per farli testimoniare l'uno contro l'altro: per questo non si può far conto sull'irremovibile e fiero Reichsmarschall e con lui rimangono Rosenberg e Ribbentrop. Ma l'ex capo della gioventù nazista, Schirach, tentenna e Otto Ohlendorf ammette tutte le atrocità in massa da lui stesso ordinate. La difesa di Göring si basa sul concetto che la guerra d'aggressione era stata portata avanti da tutti, America compresa: "Ma se lo fa la Germania diventa un crimine...perché abbiamo perduto!" (ib. p. 613). I difensori chiedono al governo britannico la documentazione che comprova i ben noti piani di Churchill per invadere la Svezia e la Norvegia neutrali. L'imbarazzo generale cala sul tribunale. Da Londra provengono ordini ben precisi di non distribuire nessun tipo di documentazione durante il processo.

Dopo cinque mesi, il 13 marzo 1946 l'accusa chiama a testimoniare l'imputato Hermann Göring. La sala è gremita. I giornalisti, muniti di taccuini, non si vogliono perdere nemmeno una parola. In tutto il mondo le radio e gli altoparlanti sono sintonizzati sul processo. Ma le cose non si svolgono nel modo previsto da Jackson: trovare il terreno minato su cui far saltare il Reichsmarschall, è cosa ardua. Göring è brillante, al massimo della forma e, sfoggiando tutte le sue virtù oratorie, alterna racconti commoventi e drammatici a storielle ridicole che provocano scrosci di risate nel pubblico accalcato sul fondo della sala. All'accusa del procuratore contro la segretezza dei piani nazisti, Göring risponde che non gli risulta che gli Stati Uniti siano soliti rendere pubblici i loro piani di mobilitazione: risate dal pubblico. ...Nel 1940 sul fronte occidentale Göring si era comportato più o meno nello stesso modo, solo che allora, come capo dell'aviazione tedesca, aveva a disposizione anche un'imponente flotta aerea. Dopo aver aspettato impazientemente per molti mesi il momento opportuno, aprì le ostilità contro Olanda e Belgio. Vennero inviati 1482 bombardieri, 248 caccia bimotori e 1016 caccia monomotori e decine di postazioni d'artiglieria nemica furono ammutolite.

La stessa cosa era avvenuta in Norvegia e il merito era tutto di Göring, che, dal 1933, aveva mobilitato in modo massiccio l'industria aeronautica trasformando una scarpa vecchia in una delle flotte aerea più temibili del mondo, la Luftwaffe. "Si permette a Göring di diventare un eroe dei nazisti perché osa tenere testa agli Stati Uniti. Questo gli assicura l'ammirazione di tutti i nazisti rimasti in Germania e gli altri imputati saranno indotti a fare come lui. Questo pomeriggio ho quasi avuto l'impressione che sarebbe stato molto più saggio ucciderli tutti e subito", commenta Jackson e a Göring, al numero due della Germania, vengono riconosciuti quattro capi d'accusa: cospirazione contro la pace, preparativi di guerra d'aggressione, delitti di guerra, delitti contro l'umanità.

Il 15 ottobre 1946, alle 10 e 44 minuti, alcuni gesti inconsulti del detenuto all'interno della sua cella, destano l'attenzione della guardia incaricata di tenerlo ininterrottamente sotto stretta sorveglianza. Viene aperta immediatamente la porta, accorre il cappellano: Hermann Göring è morto. In bocca conserva i frammenti di vetro della fiala di cianuro. D'altronde la sua richiesta di esecuzione tramite fucilazione gli è stata negata e la morte per impiccagione davanti ai giornalisti di tutto il mondo, proprio non poteva accettarla!

di PAOLA MOCCHI

Ringrazio per l'articolo
concesso gratuitamente
dal direttore di



INTERVENTO DI UN LETTORE

HO LETTO LA PAGINA RIGUARDANTE HERMANN GORING, E COME VOI CHIEDETE, HO DELLE ALTRE NOZIONI DI BUON INTERESSE. PER PRIMA COSA, TROVO MOLTO DISCUTIBILE IL LEGAME DI AMICIZIA CHE GLI SI ATTESTA CON HIMMLER HEINRICH. TRA I DUE NON CORSE MAI BUON SANGUE PER VARI MOTIVI. PRIMO FRA TUTTI, PROPRIO IL GIUDIZIO CHE AVEVA GORING DI QUEST' UOMO. INFATTI LO DEFINIVA ARROGANTE, SINISTRO NELL'ASPETTO E NEI COMPORTAMENTI. IN PIU' VEDEVA MINATA LA FIGURA CHE HITLER AVEVA DI LUI. E QUESTO PROPRIO PERCHE' RISCONTRO' GLI STESSI PENSIERI NEL FUHRER NEI COMPORTAMENTI, NELLE DECISIONI, NEGLI IMBARAZZI CHE PROVAVA HITLER QUANDO ERA AFFIANCATO DA HIMMLER ( DI CUI AVEVA UN'ALTA CONSIDERAZIONE).

OLTRE A QUESTO, IL PRIMO VERO CAMPO DI INTERNAZIONE, FU PROGETTATO, CURATO, SEGUITO E COSTRUITO SOTTO ATTENTA OSSERVAZIONE PROPRIO DA HIMMLER. SI ATTESTA A LUI L'INVENZIONE DELLE CAMERE A GAS E QUESTO DOVUTO DA UN AVVENIMENTO CHE HA DELL'INCREDIBILE ANCHE SE BISOGNA COMUNQUE PRENDERE QUESTE RICOSTRUZIONI CON LA GIUSTA OTTICA DEL DUBBIO.
 E' RESO NOTO  CHE LE PRIME CAMERE A GAS ERANO IL VANO POSTERIORE DEI CAMION UTILIZZATI PER LO SPOSTAMENTO DEI DEPORTATI. IL DISPOSITIVO CONSISTEVA NEL SIGILLARE I CASSONI, ALLUNGARE CON CONDOTTI GLI SCARICHI DEI MEZZI FIN DENTRO DOVE SI TROVAVANO PRIGIONIERI. 
QUESTA FU IL PUNTO DI PARTENZA DELL' IDEA DI POTERLO FARE IN SCALA MOLTO PIU' AMPIA. 
 IL TUTTO COMINCIO' QUANDO HIMMLER IN PERSONA PASSO' DIETRO A UNO DI QUESTI MEZZI DI TRASPORTO CON MOTORE ACCESO E INGERI' DEL MONOSSIDO DI CARBONIO DA ESSO PROVOCATO.

MA TORNIAMO A GORING. NEL PROCESSO DI NORIMBERGA, AFFERMA QUALE ERA LA SUA CONVINZIONE SU AUSCHWITZ, AFFERMA SOLO CHE FOSSE IL CENTRO PIU' GROSSO DI PRODUZIONE DI GOMMA SINTETICA, ED ESPRIME I SUOI DUBBI SUL FATTO CHE HITLER NE SAPESSE QUALCOSA DI PIU'. IN EFFETTI  NIENTE ATTESTA UNA VISITA O LA SEMPLICE PRESENZE DEI DUE IN UNO DEI FAMIGERATI CAMPO DI CONCENTRAMENTO (O DI ELIMINAZIONE).

MA ANDIAMO AVANTI. A PARTE IL PIU' GRANDE VANTO DI PRESTIGIO CHE SI GUADAGNO' NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE, E QUINDI LA MEDAGLIA UNCINATA AL MERITO, GORING FU IL COMANDANTE DELLA SQUADRIGLIA DEL CELEBERRIMO BARONE ROSSO. CREDO CHE MERITI MENZIONE IL FATTO CHE MENTRE IL NOSTRO MUSSOLINI (SULL'AERONAUTICA) NON CI VOLEVA PROPRIO SENTIRE, FU PROPRIO GORING AD ALLACCIARE I RAPPORTI CON L'ITALIA TRAMITE CIANO. PARTENDO DA QUELLO CHE LUI CHIAMO'  IL VIAGGIO DELLA SPERANZA.
 SQUATTRINATO, DA NOI PRATICAMENTE ANONIMO, FALLITO IL PUSCH, FERITO E BISOGNOSO GIA' ALLORA DI MORFINA, MESSI SU PARECCHI CHILI, CON LA MOGLIE CARIN, FU OSPITE IN UN ALBERGO DI VENEZIA, DOVE POI SI DIEDE L'AVVIO AI PRIMI COLLOQUI CON CIANO. 
CARIN DICEVAMO: HERMANN RIMARRA' ETERNAMENTE LEGATO ALLA PRIMA MOGLIE SEPPELLENDOLA TRA L'ALTRO IN QUELLA REGGIA CHE VOI MOLTO BENE AVETE DESCRITTO CHE AVETE TRALASCIATO DI SPECIFICARE COME SI CHIAMAVA: CARIN HALL, PROPRIO IN MEMORIA DELLA MOGLIE SCOMPARSA. COME DETTO, SARA' LEGATO AL SUO RICORDO FINO ALLA FINE DELLA SUA VITA. 

PER ULTIMO, L'ASPETTO CHE CONTRADDISTINGUE LA FINE DI  HITLER:  IL FURHER NON VOLEVA ESSERE UN TROFEO DI STALIN  PER OFFRIRLO AI POSTERI DEL MONDO INTERO. NON VOLEVA CONCEDERGLI IL PIACERE DI FARSI CATTURARE VIVO E CONSEGUENTEMENTE FARSI UMILIARE  IN OGNI PARTE DEL MONDO. SCELSE ALLORA IL SUICIDIO.
(I RUSSI RICORDIAMO ERANO GIA' ARRIVATI SUL PONTE DAVANTI AL BUNKER)
(VEDI ANCHE LA STORIA SU BORMANN)  

LA FINE DI GORING RISULTA ESSERE ANCH'ESSA ROCAMBOLESCA. OTTENUTO UN CERTO RISPETTO, PIU' CHE AMICIZIA CON LA GUARDIA CARCERARIA CHE PRESTAVA TURNO DAVANTI ALLA SUA CELLA, GORING GODEVA DI ALCUNI FAVORI DA QUESTO SOTTO TENENTE AMERICANO.  RIUSCI' PERFINO -SUO TRAMITE-  A FAR RECAPITARE ALCUNE LETTERE ALLA SECONDA MOGLIE EMMY, CON PAROLE DI DOLCEZZA PER LA FIGLIA EDDA, COSI' CHIAMATA IN ONORE DI MUSSOLINI.
 SARA' DA QUESTO UFFICIALE AMERICANO CHE RICEVERA' LA FIALA DI CIANURO CHE GLI PERMETTERA' DI EVITARE LA TANTO TEMUTA E UMILIANTE FORCA.
 UNA SINGOLARITA':  IN QUESTA SUA MORTE; HERMANN MUORE CON UN OCCHIO SEMI APERTO, COME PER DIRE " VE L'HO FATTA". (By. Daniele Da Milano)


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