SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
LIBERO GUALTIERI

 IL NEMICO 
DEI SEGRETI
CON LA 
PASSIONE PER I CAVALLI

 di LUCA MOLINARI

“Fra gli stucchi dorati, provai a cercare un viso, un nome un animo limpido capace di rassicurarmi. Ecco un galantuomo, Libero Gualtieri, repubblicano di Cesena, il presidente della Commissione Stragi. Era stato lui a ricevere da Andreotti il primo dossier di Gladio, le carte di avvio di questo mistero. Dunque avrebbe dovuto saper tutto o quasi. Ma Gualtieri mi apparve stravolto. Un’anima in pena, un viso da uomo tormentato dai diavoli, smagrito, gli occhi spiritati, i capelli ritti. Mi disse subito che provava la mia stessa angoscia. Poi confessò: "Sono alla disperazione. Siamo sommersi da una marea di voci, di enigmi, di vicende senza prove" 
(ora in Giampaolo Pansa, Il Regime, L’Unità – Sperling & Kupfer, Roma – Milano 1991-93, p. 25).

È proprio questa descrizione, come al solito pungente e ricca di particolari, fatta da quel maestro del giornalismo che è Giampaolo Pansa che meglio rende l’idea di chi fu, al di là della sua biografia politica, il Senatore Libero Gualtieri. Il nome del parlamentare repubblicano romagnolo rimarrà per sempre legato alla sua attività di presidente della Commissione per le Indagini sui fenomeni di Terrorismo e Stragi che ricoprì dalla sua istituzione (X legislatura) fino al 1992 (XXI legislatura).

Libero Gualtieri nasce il 28 settembre 1923 a Cesena, cittadina della Romagna in provincia di Forlì. La Romagna è, da oltre un secolo, sede dei maggiori circoli repubblicani e mazziniani d’Italia e, da sempre, terra sanguigna e di forti passioni politiche da sempre avversa al clericalismo ed alla monarchia sabauda. Dopo aver conseguito la laurea il giovane Gualtieri entra nelle fila del Partito d’Azione dove militerà fino allo scioglimento di tale partito. Dopo l’8 settembre entra nella Resistenza come membro delle Brigate Giustizia e Libertà e combatterà nell’alta Romagna. Nei medesimi luoghi e negli stessi mesi stanno combattendo per la libertà e per la democrazia in Italia personaggi chiave della successiva storia dell’Italia democratica e repubblicana: Benigno Zaccagnini (Dc, più volte parlamentare e ministro e poi segretario della Dc), Arrigo Boldrini (Pci, più volte parlamentare), Luciano Lama (Pci, parlamentare e indimenticabile segretario della Cgil) e Oddo Biasini (Pri, più volte deputato e ministro, futuro segretario del partito dell’Edera che Gualtieri rincontrerà alcuni anni dopo a Piazza dei Caprettari, sede nazionale della segreteria del Pri).

Durante la guerra partigiana Libero Gualtieri viene gravemente ferito ad un polmone e rimarrà invalido perdendo l’uso del polmone stesso. Ma ciò non gli impedirà di iniziare, dopo la Liberazione, una brillante carriera politica. Sarà attivo in tutte le piazze della sua Romagna a sostegno della tesi repubblicana nel plebiscito del 2 giugno 1946 e, dopo lo scioglimento del Pd’A, aderirà al Partito Repubblicano Italiano legandosi alle posizioni “progressiste” di Ugo La Malfa, anch’egli ex azionista. 
Contrario ad ogni discriminazioni nei confronti delle sinistre, non ebbe tentennamenti, però, a schierare una mitragliatrice davanti alla Casa dell’Edera temendo, nell’estate del 1948, un assalto da parte di facinorosi militanti comunisti a seguito del vile attentato di cui era stato vittima il segretario del Pci, Palmiro Togliati, ad opera del neofascista Antonio Pallante. 

Alcuni anni dopo è nominato nel consiglio di amministrazione dell’ospedale Bufalini di Cesena e comincia a dare prova della propria onestà e del proprio senso civico: controlla di persona sia la qualità del vitto, sia le condizioni igieniche in cui sono tenuti i malati degenti pretendendo un quotidiano e all’occorrenza ripetuto cambio delle lenzuola e della biancheria. Con l’attività di pubblico amministratore continua anche quella di militante politico: è al fianco di Ugo La Malfa, del quale è diventato amico e stretto collaboratore, nella lotta a favore del centro-sinistra e nella battaglia nel Pri contro le posizioni di destra avverse all’apertura al Psi di Nenni e favorevoli al vecchi quadro centrista, del segretario del partito Randolfo Pacciardi. Ugo La Malfa vincerà la propria sfida divenendo leader incontrastato dell’Edera grazie all’appoggio determinante delle sezioni repubblicane della Romagna, della Sicilia occidentale e dei Massa-Carrara. Le sezioni repubblicane della Romagna, dove da sempre il Pri è un partito di massa con oltre il 20 % dei voti in grado di superare ampiamente Dc e Psi e di parlare alla pari con lo stesso Pci, sono 
organizzata a favore di La Malfa proprio dal quasi quarantenne Gualtieri. 

Con l’istituzione delle regioni (1970) anche l’Emilia-Romagna è chiamata ad eleggere i propri organi di autogoverno locale che hanno sede a Bologna e Gualtieri vi entra come rappresentante eletto nelle liste del Partito Repubblicano Italiano  restandovici fino al 1979.
 Nel 1979 si va a elezioni anticipate e per Gualtieri è l’anno del grande salto: viene eletto al Senato (sarà rieletto fino alla morte avvenuta nel 1999) e diviene capogruppo dei senatori repubblicani.

 È l’avvio della parte romana della sua carriera politica. Viene eletto Presidente del Comitato di Controllo sui Servizi Segreti e comincia ad avere familiarità con spie e segreti d’Italia. Dalla presidenza di questa commissione denuncerà i fatti non del tutto chiari avvenuti durante il sequestro Cirillo. Successivamente, lascia la guida del Comitato di controllo per assumere la presidenza della Commissione Stragi per fare luce sulle pagine più oscure delle nostra storia repubblicana. Non intenderà in maniera notarile il ruolo di presidente, ma vorrà davvero “impegnarsi per la verità”, anche a costo di inimicarsi potenti apparati e funzionari dello Stato e influenti uomini politici. 
Nonostante le precarie condizioni di salute sarà capace di “far saltare sulle sedie” molti politici ed ufficiali che saranno interrogati dalla commissione da lui presieduta. Cercherà la verità dei numerosi depistaggi compiuti sulla tragica vicenda di Ustica e non avrà nessun dubbio nel denunciare la “progressiva illegittimità” della struttura Gladio, tanti di attirarsi l’avversione di molti ed influenti politici all’inizio degli anni ’90. Ma ebbe anche la stima e l’appoggio di quanti, dentro e fuori dal Parlamento, politici o no ed indipendentemente dalle diverse collocazioni politiche credono che “Non si fa politica con la morale, ma non la si fa meglio senza.” (Andrè Malraux).

“Questo figuro di Gualtieri, approfittando della disgrazia d’essere il presidente della Commissione stragi, si era permesso di scrivere che, dopo lunghe indagini, a lui quella roba chiamata Gladio puzzava. Certo, puzzava d’illegalità costituzionale. Puzzava di esercito privato messo in piedi da una frazione dei servizi segreti. E forse, deviazione dopo deviazione, puzzava anche di stragi.” (ora in Giampaolo Pansa, i Bugiardi, Sperling & Kupfer, Milano 1992, p. 73)

Fu membro della segreteria del Pri eletta in tutti i congressi tenutesi dal 1975 (XXXII Congresso) al 1992 (XXXVIII Congresso) e sempre schierato su posizioni progressiste. 
Alle elezioni del 1994, le prime tenutesi con il sistema elettorale tendenzialmente maggioritario, si schiera con le sinistre e, in quota Alleanza Democratica, viene rieletto al Senato nelle liste dei Progressisti nel collegio numero 1 (Forlì) dell’Emilia-Romagna. Si allontana in polemica con Giorgio La Malfa, dal Pri e, in compagnia di altri esponenti storici dell’Edera come Bruno Visentini, Giorgio Bogi, Stelio De Carolis e Giovanni Ferrara Salute, da origine al movimento della Sinistra repubblicana che, nel 1998 sarà una delle componenti che daranno vita, sotto la guida di Massimo D’Alema, al nuovo partito dei Democratici di Sinistra (Ds). 

Al Senato nel 1994 l’eterogenea alleanza Berlusconi-Bossi-Fini non ha i numeri sufficienti per governare, ma pretende di occupare lo stesso tutte le cariche disponibili senza consultare o ascoltare le opposizioni. A un parlamentare “democratico” di lungo corso questa tracotanza risulta essere indigesta e decide di agire: “Libero Gualtieri, senatore repubblicano della Romagna, ha la pensata intelligente di costituire un nuovo Gruppo parlamentare, la Sinistra democratica, con laici e terzaforzisti eletti nelle liste progressiste. Ogni gruppo ha diritto di essere rappresentato nelle Commissioni (…).” (ora in Corrado Stajano, Promemoria, Garzanti 1997, p. 39)

La destra esce sconfitta dalla “battaglia per le Commissioni” oltre che per le nascenti divergenze interne, anche per la geniale iniziativa di Gualtieri. Nel 1996, l’anno della vittoria del l’Ulivo di Romano Prodi, viene rieletto nel suo tradizionale collegio senatoriale romagnolo proprio come candidato della vincente coalizione di centrosinistra e andrà a presiedere la Commissione Difesa di Palazzo Madama. 
Dopo alcuni mesi dei malattia dovuta ad un aneurisma muore il 15 febbraio 1999 all’età di 76 anni.

Fu uomo di indubbia e cristallina onestà con la passione per le corse dei cavalli, suo grande hobby. Un’altra sua grande dote fu la generosità e la lungimiranza: lasciò tutti i suoi beni per la realizzazione di un asilo nido destinato ai figli di immigrati extracomunitari da realizzarsi nella sua Cesena dimostrando così di aver intuito la necessità di inserire nella nostra società i lavoratori stranieri e le loro famiglie. 
È questo segno di grande intelligenza politica uno dei migliori ricordi che ci ha lasciato il Senatore Libero Gualtieri, galantuomo dai capelli bianchi che amava la verità e i cavalli.

 Luca Molinari


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