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CHE GUEVARA

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"Guevara, "Che" - Ernesto Guevara de la Serna
(Rosario 1920-Higueras 1967)
Rivoluzionario argentino.

La sua vita e la sua figura, circondata da un alone di romanticismo, fu emblematica delle tradizioni rivoluzionarie. Godette di una popolarità straordinaria soprattutto nel Terzo Mondo ma anche tra le masse giovanili europee.

Guevara si era laureato in medicina all'Università di Buenos Aires. Attivo nelle manifestazioni anti-imperialistiche , e
ra in Guatemala nel 1954 e partecipò alla difesa fallita del governo legale di J. Arbens attaccato da mercenari appoggiati dalla Cia. Esule in Messico, vi conobbe F. Castro e lo seguì come medico della spedizione destinata ad aprire un fronte guerrigliero a Cuba contro il dittatore F. Batista.

In poco tempo divenne uno dei comandanti dell'esercito ribelle, e autore dei colpi definitivi alla dittatura, come la conquista della città di Santa Clara. Ciò gli valse, oltre la cittadinanza cubana, una posizione di primo piano all'interno del gruppo dirigente castrista. Occupò alte cariche nell'amministrazione rivoluzionaria: comandante delle forze armate, presidente del Banco nazionale, ministro dell'Industria, ambasciatore itinerante ecc. In questo periodo elaborò la tesi dell'"uomo nuovo" dedito alla costruzione del socialismo in base a incentivi morali.
Elaborò una strategia rivoluzionaria basata sull'importanza dell'elemento volontaristico nella lotta armata, e criticò duramente le posizioni legalitarie e immobilistiche dei movimenti operai tradizionali.

Compiendo viaggi nei Paesi socialisti e del Terzo Mondo, queste sue convinzioni si rafforzarono, e trovarono una formulazione di risonanza mondiale quando nella famosa requisitoria contro l'imperialismo statunitense (che era appena all'inizio della sciagurata avventura in Vietnam) pronunciata alla diciannovesima assemblea dell'Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1964 e riassunta nella celebre parola d'ordine "creare due, tre, molti Vietnam". (Anche se - come detto- si era appena all'inizio in Vietnam - ci vorranno altre 10 anni di micidiale guerriglia per far abbandonare agli efficienti soldati americani e ai loro imponenti e sofisticati mezzi, il territorio vietnamita).

Nell'ottobre 1965 Guevara lasciò Cuba per combattere l'imperialismo in altre terre. Dopo alcuni mesi di clandestinità in Africa, passò in Bolivia dove guidò un distaccamento guerrigliero, contro
le dittature, la fame, le democrazie in ostaggio, lo sfruttamento e le sofferenze......
Morì invece asassinato dalle forze di sicurezza boliviane". (1)
Le "condizioni oggettive" che lo aspettavano in Bolivia non erano state da lui giustamente valutate. In particolare, egli non riuscì a guadagnare alla sua guerriglia gli indios. Alcuni rimasero indifferenti, altri ambiguamente neutrali, e altri ancora che si erano a lui alleati lo tradirono.
Proprio lui che nei suoi scritti teorici si riprometteva il volontario appoggio delle popolazioni locali, in Bolivia oltre che fallire ci lasciò anche la pelle.
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9 OTTOBRE 1967 - "Vallegrande - E' stato annunciato questa sera che Ernesto "Che" Guevara è stato ucciso in uno scontro tra reparti dell'esercito boliviano e guerriglieri" (Primo Comunicato diramato dall'Ansa in Italia alle ore 23.27)

Nel suo testamento che infiammò tutta la gioventù occidentale c' èra appunto il suo ultimo invito: "Creare due, tre, molti Vietnam", che ben presto divenne un motto e un manifesto in tutte le manifestazioni antiamericane contro la guerra in Vietnam.

Amato e discusso, il "Che" resta il simbolo della lotta contro le dittature, lo sfruttamento, le sofferenze e la fame. Una bandiera che la morte non ha affatto ammainato. Milioni di vessilli con il suo viso sventoleranno in tutte le manifestazioni del mondo. Una scelta simbolica che è diventata evidentemente un sentimento comune di tutti i dimenticati della terra, di tutti coloro che sentono i propri diritti ignorati e calpestati, e di tutti coloro che non sono insensibili al grido di dolore dell'umanità emarginata.

"Divento' il simbolo di riscatto non solo degli oppressi di un continente, ma anche di tutti coloro che nel mondo, come lui, sognavano e sognano una società piu' solidale, non schiava solo del profitto, una società di "uomini nuovi" come lo stesso "Che" la definiva.
Forse per questo in un'epoca di valori in crisi come la nostra la personalità piu' romantica della rivoluzione cubana, il "Che", è assunta a simbolo di coloro che non vogliono allinearsi a un mondo dove pochi uomini decidono per tutti di un unico valore, il mercato. (
2)

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"Quest'uomo è divenuto un personaggio fra i piú significativi del nostro tempo e, come Ho-Chi-Minh e come Mao-Tse-tung, è assurto per cosí dire a simbolo di quella rivoluzione totale che costituisce uno dei momenti piú importanti che ispirano i grandi movimenti della contestazione e della protesta giovanile di tutto il mondo. I suoi scritti, come i Pensieri di Mao o i saggi di Marcuse, costituiscono testo fondamentale, quasi il vademecum, per non dire il Vangelo, della nuova generazione. Certo questa figura è presa a modello da quel tipo di contestazione che possiamo definire "violenta" cui si contrappone - non dobbiamo dimenticarlo - quella ispirata alla "non violenza", la quale ha i suoi modelli nel Mahatma Gandhi (che pure con la sua protesta non violenta seppe portare l'India all'indipendenza) e in Martin Luther King, la cui figura oltrepassa di gran lunga i limiti del problema dell'integrazione razziale e raggiunge le dimensioni di simbolo di una nuova concezione dell'umanità.
Anche nel caso di queste grandi figure si rinnova l'eterno dilemma della società: riforma o rivoluzione? Persuasione o violenza? Un fatto è, comunque, inequivocabile: la violenza giunge all'assurdo di uccidere coloro stessi che lottano per raggiungere quei traguardi cui anche la violenza mira. In questo senso la figura di Ché Guevara si differenzia sia da Gandhi sia da King: egli fu ucciso dagli avversari conservatori come King, ma volle usare la violenza. Gandhi, tanto simile a King, rifiutò la violenza e fu ucciso proprio da uno di quegli indiani cui aveva dato la libertà". (3)

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Fidel: "E' morto il nostro "Che"

 

"I nemici pretendono di trarre conclusioni dalla sua morte. Ma il "Che" era un maestro della guerra! Il "Che" era un artista della guerriglia! E lo ha dimostrato un'infinità di volte. Soprattutto lo ha dimostrato in due straordinarie prodezze: una, quando percorse tutta l'isola alla testa di una colonna incalzata e contrastata da migliaia di soldati, attraversando un territorio di assoluta pianura e a lui ignoto, e realizzando, con Camillo Cienfuegos, una formidabile impresa militare; e l'altra, nella fulminea campagna nella provincia di Las Villas, e in particolare nell'audace attacco alla città di Santa Clara, quando guidando una colonna di appena trecento uomini penetrò in una città difesa dai carri armati, dall'artiglieria e da varie migliaia di soldati di fanteria. Sono queste le due imprese che lo consacrano un capo fuori del comune, un maestro, un artista della guerra rivoluzionaria. E c'è chi, prendendo a partito la sua morte eroica e gloriosa, pretende di negare la verità o la validità delle sue concezioni o delle sue idee sulla guerriglia! Potrà morire l'artista, soprattutto quand'è l'artista di un'arte così pericolosa come la lotta rivoluzionaria, ma quel che non morirà in nessun modo è l'arte a cui egli ha consacrato la sua vita e la sua intelligenza.
Cosa c'è di strano che questo artista muoia in un combattimento?" (4)
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PERCHE IL "CHE" FALLI' IN BOLIVIA.

Lui stesso in precedenza, analizzando la vittoria a Cuba, aveva profetizzata lo scacco.

«Non uno degli ultimi motivi della vittoria della rivoluzione cubana è stato il fatto che l'imperialismo americano si trovasse disorientato e fuori della possibilità di misurarne tutta la profondità» cosí analizzò acutamente Ché Guevara nei suoi scritti. Quando l'imperialismo tentò di reagire, quando esso comprese che i gruppi di giovani inesperti che avevano marciato trionfalmente per le strade dell'Avana conoscevano i propri doveri ed erano decisi ad agire in conseguenza, era già troppo tardi.
Cosí nacque nel gennaio 1959 la prima rivoluzione sociale della zona dei Caraibi e quella che, fra tutte le rivoluzioni americane, era destinata ai risultati piú radicali.

Ma dodici anni dopo, quando Ché Guevara si accinse a voler ripetere in Bolivia la vittoria di Cuba, l"`imperialismo americano" aveva capito benissimo la risolutezza dei ribelli comunisti. Forze militari boliviane di antiguerriglieri istruiti da consulenti americani posero finalmente fuori causa quel disperato pugno di ribelli. Il motivo dello scacco di Ché Guevara è da ricercarsi del pari in una maggior vigilanza da parte di Washington e in una tecnica ormai smaliziata per la lotta contro la sovversione". (5)

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QUANDO IL "CHE" ALLARMO' TUTTO IL MONDO


Durante la "Crisi di Cuba" del 1962, , Fidel Castro aveva chiesto aiuti a Mosca, inviando al Cremlino "Che" Guevara. Stava per iniziare il famoso "braccio di ferro" America-Russia, con la fornitura e installazione a Cuba dei missili sovietici rivolti verso le coste statunitensi.

Il 9 SETTEMBRE - rientrando a Cuba dall'Urss il rivoluzionario allarmò tutto il mondo dichiarando  ai giornalisti:
"L'assistenza militare concessa dall'Urss a Cuba segna "una svolta storica" e ritengo che la potenza sovietica superi ormai quella degli Stati Uniti. Il rapporto di forze fra est ed ovest si è rovesciato; la bilancia pende dalla parte dell'Urss. Agli Stati Uniti non resta che inchinarsi"
(6)


Se il "Che" parlava così non dobbiamo certo dimenticare i contemporanei clamorosi successi spaziali dell'Urss; dopo i primi satelliti, il 12 aprile 1961 i russi - con la Vostok I - avevano inaugurato i voli umani nello spazio mettendo in orbita Yuri Gagarin. Per gli USA era la seconda umiliazione tecnologica, una palese condizione di inferiorità sui missili vettori, che provocò agli americani angoscia e ai comunisti di tutto il mondo una orgogliosa arroganza"... tremate... tremate ... abbiamo missili sul mondo che lo girano tondo tondo".
Insomma sapere di essere osservati dall'alto, agli americani procurava un certo nervosismo.

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Bibliografia:
(1) - Dizionario di storia, Il Saggiatore, B. Mondadori, 1993
(2) Gianni Minà, da Storia Illustrata
(3) C, Zentner -La guerra del dopoguerra. pag. 347, Ed Bietti, 1970
(4)
"Orazione funebre per Ernesto Che Guevara", "Fidel Castro", Feltrinelli ed.
(5) Zentner Op. cit. pag 345
(6) Comunicato diffuso dall'Agenzia Ansa il 9 settembre, ore 11,26)

UN OTTIMO SITO ESTERNO, CON MOLTI APPROFONDIMENTI
http://www.filosofico.net/cheguevara.htm


 

L'alone di romanticismo delle imprese rivoluzionarie, furono emblematiche nelle masse giovanili europee, compresa l'Italia. Ma i cortei dei "nuovi" "miglioratori del mondo" volevano costruire una nuova nazione Italia guardando agli ex mandarini, e ai proprietari terrieri diventati condottieri di una rivoluzione feudale. Tale era quella Cinese, quella Vietnamita e tale era anche quella Cubana. Altro che lotta per il grido di dolore dell'umanità emarginata.

Anche in Italia con i cortei con Wiva Mao, Wiva Ho Chi Minh, Wiva Cuba, Wiva il Che, non si poteva andare da nessuna parte. Era cioe' impossibile la pur minima vittoria di coloro che dimostravano fra l'altro di non sapere cosa volevano. Impossibile! Primo: perche' come dei teppisti inizieranno a sparare sul gruppo alla cieca e per rancori personali piu' che politici. Secondo: perche' non avevano uomini all'altezza di gestire una delicata e molto singolare situazione storica (Italia unita solo nei consumi, rifiuto di tutto un passato, acculturazione "nuova" quindi ai "matusa" difficile da capire, ecc ecc). Terzo perche' paradossalmente ora c'era uno popolo conformista, perfino "agnostico" (riflusso e individualismo) nella sua recentissima conquistata liberta' democratica, che non aveva nessuna voglia di imitare i Vietcong nelle risaia padane, i cubani sulle spiagge di Rimini, o i cinesi in Piazza San Pietro con il libretto dei nuovi "profeti" in mano.

Paesi in rivolta o in guerra, dove la democrazia quei capi non sapevano nemmeno dove stava di casa, e non lottavano certo per darla a una popolazione da sempre da loro considerata e utilizzata come servi.
Mao, Ho Chi-Minh, il generale Giap, Van Thieu, Cao Ky , i potenti del Nord e del Sud Vietnam non erano tutti della stessa casta dei Patrizi Nguyèn? Che lottavano solo per la supremazia feudataria su un territorio conteso da secoli e secoli dalle loro rispettive famiglie patrizie?
E così Castro, il "rivoluzionario" il ricco Hidalgo Fidel Castro Ruz, lui con la sua famiglia era ed è diventato con la rivoluzione il piu' grosso proprietario terriero di Cuba; ancora nel 1998 risultava essere uno dei cento uomini piu' ricchi del mondo. Cioe' uno Stato personale. Di tipo feudale, o latifondista che dir si voglia.
Il Guevara? fu solo utilizzato. Una volta Castro e fratelli al potere il Che non servi' piu', anzi ci furono con lui forti contrasti (forse si accorse il "Che" che aveva lottato per un solo e unico padrone, capitalista e latifondista), anzi - per i Castro Ruz - c'era il rischio che il Che avrebbe fatto per davvero la rivoluzione, e se questo accadeva a Fidel e ai fratelli, invece di prendersi tutta Cuba non rimaneva altro che dirigere solo la vecchia Hacienda di famiglia.
(dalla pagina di "Cronologia" anno 1970)


UN'ALTRA OPINIONE SUL " CHE' "
( legittima al pari di quella riportata sopra, ovviamente vista da un'altra parte)
Ma anche Mussolini fu chiamato (da una buona parte di italiani) Boia e lo appesero con un gancio da macellaio; cionostante, oggi a Napoli (venerdì 7 aprile 2006) il nuovo "
mito" affacciandosi al "balcone" della Prefettura, è stato accolto con un caloroso "Duce, Duce, Duce"
(questo per essere
"obiettivi" della "nuova realtà" nei "confronti della memoria storica" di domani -con forse altre prodezze di una nuova imminente "fiaba", che speriamo, senza offese alle "povere vittime" italiane di quell'altra già sperimentata "fiaba", che per metà italiani fu tale, per l'altra metà una tragedia. Cioè due "realtà", discutibili entrambe, ma pur sempre due. Come per il " Che' "
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RICEVIAMO:

From: "Patrizia"
To: "cronologia"
Date: Sun, 9 Apr 2006 11:17:03

"Io penso che quando ci si approccia a scrivere la storia si debba essere obbiettivi, lasciando da parte il pensiero politico...ho letto la biografia del Che, ciò che avete scritto è un'offesa nei confronti della memoria storica, ma soprattutto verso le povere vittime cubane, la vostra fiaba non rispecchia per nulla la realtà, quello che voi definite un eroe è tutt'altro, a Cuba lo definiscono un BOIA!
Cmq in allegato alla presente troverete la sua storia, mi auguro che vogliate essere obbiettivi e che la pubblichiate. ( * )

A mio modesto parere diffondere falsi miti è una scelta morale piuttosto aberrante...puo' darsi che l'abbiate fatto con inconsapevolezza, allora perchè non provate a rivolgervi al Comitato per le Libertà a Cuba, composto da esuli cubani?? Fatevi raccontare un pò chi era il vostro amico: http://www.cubaitalia.org

In attesa di un vostro cortese riscontro, vi porgo i miei piu' CORDIALI SALUTI
Patrizia A.

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Mi spiace, ma non lo posso pubblicare il documento perchè è Copyright Mondadori !
( il Documento che mi invii è infatti tratto dal capitolo “L'America Latina alla prova" pag. 608 dell'opera: "Il Libro Nero del Comunismo" 1998 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano.
Cioè di parte, dunque altrettanto non obbiettivo)

Inoltre per raccontare quest' "altra tua verità", mi toccherebbe anche pagare i diritti !
Franco

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