SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
RUDOLF HESSE

RUDOLF HESS -  Quello che fu definito il "Delfino"di Hitler, nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1894. Suo padre un ricco esportatore di vini. A 12 anni rientra in Germania.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Hess si era arruolato nel famoso reggimento "List", in cui prestava servizio un oscuro caporale, Adolf Hitler, che ogni tanto arringa i suoi commilitoni con discorsi patriottici, li eccita, li sprona a combattere per fare "grande la Germania" , intonando "uber alles in der Welt", "La Germania sopra tutto nel mondo".

Il futuro tribuno non fa proprio politica - perchè è ancora un confusionario- ma vorrebbe farla. A introdurlo ci pensa questo giovane ufficiale che per far la guerra ha abbandonato i corsi di filosofia all'Università di Monaco: ed è un appassionato di geopolitica, a quel tempo una dottrina e una scienza nuova che Hess volentieri spiega all'attentissimo uditore. E' per Hitler un'attrazione  sconfinata, che in breve tempo porterà l'allievo a superare il maestro.

Hess ferito due volte, fu promosso ufficiale sul campo, indi trasferito all'aeronautica dove diventò amico di un "asso" dell'aviazione, Hermann Goring, comandante della squadriglia del famoso Barone Rosso.
Finita la guerra, Hess riprende gli studi e si iscrive all'Università di Monaco e diventa l'allievo prediletto di Karl Haushofer, proprio l'inventore della geopolitica. Ma non perde i contatti con il "caporale"

Nel 1920 entra a far parte del partito Nazionasocialista da poco costituito. Hitler ha la tessera n. 7, Hess la tessera n. 17. Il '9 novembre del 1923 prende parte insieme ad Hitler al Putsch di Monaco, ma lui riesce a farla franca, si rifugia a casa del suo professore, per un breve periodo ripara nella vicina Austria poi, dopo il processo a Hitler e la notorietà dello stesso (un vero trionfo del "patriota", 24 giorni sulle prime pagine dei giornali) e senza eccessive conseguenza, Hess fa ritorno in Germania, subendo anche lui un verdetto di condanna per andare a tenere compagnia al caporale in carcere. 
Gli è così devoto e appiccicato da essere soprannominato "Fraulen Hess".
Nella fortezza Hitler, dettandolo all'amico Emil Maurice, aveva appena cominciato a scrivere il suo libro "Mein Kampf". Hess oltre che essere il suo nuovo dattilografo, è l'"amico che ha studiato più di me", scriverà Hitler e che "fece del suo meglio per rendere presentabile il mio manoscritto".
Ma in effetti oltre che fare il dattilografo, le idee geopolitiche presenti nel libro, con Hess profondo conoscitore della storia, deve averle lui partorite.
Da allora, una volta usciti,  nasce una stretta collaborazione, Rudolf Hess fu l'ombra di Hitler.

Nel 1933 riveste un ruolo di rilievo nel partito e viene nominato da Hitler suo vice;  poi nel 1939 diventa successore ufficiale dopo Göring, e membro del Consiglio dei ministri per la difesa del Reich.
 
Rudolf Hess, il 10 maggio 1941 (giorno dell'invasione a occidente) pilotando un aereo si dirige in Inghilterra, in Scozia.
Ore 10,30: il delfino di Hitler, si lancia col paracadute dal suo Messerschmitt 110 sul villaggio di Eaglesham, nel Lanarkshire, poco lontano dal castello di Dungavel House, residenza del duca di Hamilton. Fatto prigioniero da una guardia territoriale, ottiene di parlare col duca cui rivela la sua vera identità dicendosi latore di un piano di pace: l’Inghilterra, egli sostiene, non potrà mai vincere il confronto con la Germania ed è quindi auspicabile e necessario trovare un accordo tra i due paesi per far cessare il conflitto. Churchill non ritiene opportuno dare seguito a conversazioni di questo tipo e del resto Hess afferma di parlare a titolo puramente personale. 
 Il gerarca nazista viene quindi imprigionato e rinchiuso a Buchanan Castle, poi alla Torre di Londra, e infine confinato in una villa ad Abergavenny, nel Galles meridionale.

E' l'inizio di un mistero! Questa "missione" fu concordata con Hitler o fu personale?

Alcuni storici affermano che  Hess prima dell'inizio della guerra, con un piano che comprendeva l'invasione anche dell'Inghilterra, avesse una diversa visione delle cose, che tra i due imperialismi -l'inglese e il tedesco- non dovesse essere molto difficile mettersi d'accordo. Perché sbranarsi quando potevano dividersi la grande Russia. Questo anche perché il leader nazista professava di ammirare l'Inghilterra, e sapeva quante scarse simpatia nutriva Churchill per i bolscevichi.

La "missione" di Hess andò male, forse Hitler non c'entrava nulla, ma sono note le indecisioni di Hitler a Donkerque. Gli storici non hanno mai risolto questo problema. Perché mai  Hitler non attaccò l'Inghilterra in quel preciso istante nel momento che  l'isola era priva di esercito e gli impianti aeroportuali tutti vulnerabili?  I generali di Hitler non gli perdoneranno mai questa indecisione. Dissero poi che fu il più grande errore di tutta la guerra.

il 24 Maggio Hitler in persona a Charleville diede l'ordine  di non attaccare ne' da terra ne' dal cielo i 338 000 inglesi sbarcati in aiuto dei francesi, messi in trappola, ma da' invece loro modo e tempo di abbandonare sulla costa tutto il materiale militare e reimbarcarsi per la loro isola.

Ci viene in soccorso Halder che annotò "Il Furher è terribilmente nervoso. Spaventato dal successo, non ha il coraggio di sfruttare la situazione e vorrebbe metterci le briglie". La stessa Lutwaffe non fu utilizzata così a pieno come si sarebbe potuto, anche qui tirò il freno.

Ancora più chiare sono le memorie di Blumentritt, il programmatore delle operazioni di Rundstedt:  "...quando Hitler visitò il quartier generale, ci stupì parlando con ammirazione dell'impero britannico, della necessità della sua esistenza e della civiltà che la Gran Bretagna aveva portato nel mondo. Paragonò l'impero alla chiesa cattolica e disse che erano entrambi elementi essenziali della stabilità del mondo. Asserì inoltre che dalla Gran Bretagna voleva solo il riconoscimento della posizione tedesca nel continente".
E' chiaro che si è portati a sospettare che al di là delle ragioni militari, c'erano motivi politici.
A Donkerque  c'erano gli inglesi accerchiati, mica i tedeschi.

Il tentativo di Hess poteva anche riuscire, ma a guerra iniziata il 10 maggio, con tanti patti calpestati e tante promesse non mantenute, il premier inglese non volle cadere in un trabocchetto nè di Hess nè di Hitler.
Hitler aspetterà due giorni prima di sconfessare il suo braccio sinistro, e che le sue proposte erano di un millantatore. Il partito annuncerà ufficialmente che Hess era sofferente di una malattia, e che nonostante la proibizione di volare, si era impossessato di un aereo e non aveva fatto più ritorno. Si teme -dissero- che soffra di allucinazioni e una lettera da lui lasciata dimostra che siamo in presenza di un disturbo mentale".

Hess all'arrivo in Inghilterra, fu catturato, non fu creduto, fu incarcerato, e forse rendendosi conto che non era per nulla gradita a Churchill la sua "missione di pace" si chiuse in un assoluto mutismo fingendosi pazzo. 

In effetti nella sua lettera d'addio, prima di partire con l'aereo il fedele camerata aveva scritto al "caporale" "...Se questo piano (...)  dovesse fallire (...) ti sarà sempre possibile negare ogni responsabilità. Dì solo che sono pazzo..."

Rudolf Hess rispunta fuori soltanto nel 1946 a Norimberga, al processo per i crimini di guerra, ma lui  continuò a recitare la parte del folle. 
Processato insieme ad altri gerarchi Nazisti, evitò la forca e fu condannato all'ergastolo, diventando il prigioniero n.7 del carcere di Spandau. Dopo il 30 settembre 1966, scarcerati altri sei suoi compagni di sventura, rimase nella fortezza solo, alla cella n. 13, leggendo anche due libri al giorno; e scrivendo e pubblicando erudite opere fra le più vendute in Germania, di Storia, Geografia, Ingegneria, Arte, Musica, Linguistica (di pazzia nemmeno l'ombra)

Morì in carcere ultranovantenne in circostanze misteriose  nel 1987.

  

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