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MARIE JOSEPH LAFYETTE

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(Chavaniac 6-9-1757 - Parigi 20-5-1834)

Generale e uomo politico francese.

Di nobile origine (era marchese), arruolatosi nell'esercito (1771-1776), ottenne il grado di capitano. Quando le colonie inglesi d'America si dichiararono indipendenti, Lafayette, da tempo in relazione con Beniamino Franklin (si recò persino un paio di volte in America) abbracciò la loro causa e, dopo aver cercato invano di far intervenire il governo francese a fianco dei coloni nella guerra d'Indipendenza americana, s'imbarcò per gli Stati Uniti offrendo il suo aiuto agli insorti. Con una speciale risoluzione del Congresso, fu nominato maggior generale dell'esercito americano (1777) ed entrò nel consiglio di guerra di George Washington.
Per le vittorie militari conseguite. "il francese", fece opera di mediazione fra Stati Uniti e Francia. 
Quando nel 1778 la Francia entrò in guerra contro l'Inghilterra, fu Lafayette a farsi promotore, presso Luigi XVI, per l'invio di un contingente francese a supporto degli indipendentisti. Ma il costo della spedizione fu tale (due miliardi di lire) che diede il colpo di grazia alla già traballante finanza francese.

 Ma si conquistò presso gli americani la fama di eroe.
Il giudizio degli storici su LA FAYETTE è però sempre stato diviso tra chi lo ritiene un eroe e chi invece lo considera un millantatore; su una cosa, però, quasi tutti concordano: sulla sua smodata ambizione, sulla sua vanità, e una sconfinata ambiguità che gli permise di ritornare sempre a galla.

Nel 1785, tornato in Francia, desideroso di gloria e di potere, si dedica al culto della propria personalità, spendendo una fortuna per mantenere al suo servizio un cospicuo numero di persone (i "mouchards" di La Fayette") incaricate di "applaudirlo", "elogiarlo" quando passava per le strade. Meritata o meno, la sua fama presso il popolino salì alle stelle.

Tenace sostenitore dei principi democratici, Lafayette ebbe un ruolo determinante nella Rivoluzione francese. Deputato agli Stati Generali dal 1789, presentò una dichiarazione dei diritti ispirata alla Dichiarazione d'indipendenza americana.

Ma come tanti, fu anche ambiguo; anche lui come Mirabeau (e con le stesse idee - " una monarchia costituzionale"), divenne consigliere del re, elargendo una dovizia di discutibili consigli per salvare la monarchia, tanto da far esclamare a Maria Antonietta: "dobbiamo smetterla di farci salvare da La Fayette altrimenti, dopo, chi ci salverà da lui?"
Fu lui comuqnue alla Tuileries quando ci fu la fuga del re. Lui presidiava con i militi della Guardia Nazionale tutte le uscite; e non si sa da quali porte la famiglia reale sia uscita. Si sospetta che LA FAYETTE, al corrente del piano, abbia favorito la fuga nella segreta speranza di essere poi, in assenza del sovrano, nominato "Capo dello Stato".

Comandante della Guardia nazionale e fondatore del club dei foglianti, politici moderati che auspicavano l'instaurazione di una monarchia costituzionale, nel 1792 (passando da un comando all'altro, e non convincendo nè amici nè nemici) assunse il comando dell'esercito francese nella guerra contro l'Austria.

Il partito dei giacobini, a cui Lafayette si era sempre opposto, temette che egli volesse servirsi dell'esercito per occupare il governo; l'Assemblea nazionale allora lo accusò di tradimento e per non lasciare la testa sulla ghigliottina, alla quale Marat dava una caccia spietata, Lafayette si rifugiò nelle Fiandre, consegnandosi agli austriaci che però anche loro non fidandosi lo imprigionarono (1792-1797).

Nel 1799 tornò una prima volta a galla in Francia, dov'era divenuto console Napoleone Bonaparte. Lafayette ne disapprovava la politica, forse perchè il Corso lo considerava come uno dei principali responsabili della caduta della monarchia. Dovette così mantenersi ai margini della vita politica. Ma dopo la caduta di Napoleone, nella Restaurazione, tornò a galla una seconda volta;  fu vicepresidente della camera dei deputati (1815 e 1818-1824), continuando a sostenere riforme sociali liberali e battendosi per la tolleranza religiosa e la libertà di stampa.

Rieletto deputato, durante la rivoluzione di luglio del 1830, nuovamente comandante della Guardia nazionale, fautore della monarchia costituzionale, favorì l'ascesa al trono di Luigi Filippo, il quale, però, deluse ben presto le aspettative generali instaurando un governo reazionario. Sbagliò ancora una volta cavallo.

Lafayette ormai vecchio campò ancora qualche anno ai margini della politica, 
e il 20 maggio 1834 moriva a Parigi all'età di 77 anni.


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