SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
LA LEGA LOMBARDA

ANNO 1886

DALLA LEGA LOMBARDA ALLA DC 

< per l'origine del termine
e sul concetto "Democrazia Cristiana"
vedi le pagine di Giuseppe Toniolo

Il famoso "non expedit" lanciato dal Papa, aveva impedito tassativamente ai cattolici la partecipazione politica a uno Stato che aveva osato spodestare il papa del proprio potere temporale.
Il nuovo Stato era nato su posizioni esplicitamente laiche e pareva avere una tale base di consenso da non dover tentare alcun compromesso con la più antica istituzione posta tradizionalmente a presidio dell'ordine sociale: la Chiesa.

Tuttavia ai cattolici rimase l'alternativa tra l'assoluta e orgogliosa astensione della vita politica, propria degli "intransigenti" da un lato, che si posero in una posizione di critica globale del "mondo moderno" della sua etica borghese, del suo utilitarismo economico, e la rinuncia a posizioni confessionali da parte dei "transigenti" che parteciparono in modo subalterno al nuovo stato mantenendo posizioni di conservatorismo agrario, come ala moderata della classe politica liberale.

Fra i vari GIUSEPPE TONIOLO, ROMOLO MURRI e altri che diedero vita a movimenti sociali cattolici (e alla famosa Opera dei Congressi (*), con l'obiettivo di creare un vero e proprio partito) vi erano, e sempre a sostegno delle tesi politico-sociali dei cattolici, altri personaggi che aspiravano a risolvere in qualche modo la questione romana, ma a modo loro.
( * ) Ricordiamo qui che
l'Opera dei Congressi aveva iniziato a creare una rete organizzativa cattolica che andò estendendosi rapidamente in modo capillare soprattutto nell'Italia settentrionale (2.092 comitati parrocchiali, contro 1.536 nell'Italia centrale e 206 nel meridione) e in particolar modo in Veneto dov'era nata, lavorando nel vivo della società civile e dando vita a un gran numero di strutture non solo a sfondo culturale, ma anche di carattere economico e sociale: nel 1897 l'Opera dei Congressi controllava 588 casse rurali, 668 società operaie, 708 sezioni di giovani. Si trattava di una forza consistente, all'ombra della quale sorgevano e si sviluppavano iniziative di forte impegno sociale (in un convegno a Vicenza - con una tesi ardita - si parlò perfino di pacifica collaborazione fra capitale e lavoro con una socialisteggiante quota di partecipazione agli utili). Ma -morto Leone XIII nel 1903- con al soglio Pio X (e con la sua famosa enciclica "Pascendi dominici grecis" "Sugli errori del modernismo" ) nacquero i primi forti contrasti con le gerarchie della Chiesa che segnarono la fine dell'Opera dei Congressi, fatta sciogliere dal Papa e dai potenti prelati conservatori nel 1904 perché GRISOLI il direttore dell'Opera condivideva le posizioni "socialistiche" di Murri)

Questi altri personaggi - lombardi - erano laici e preti che avevano raccolto l'eredità de "Il Conciliatore" e de "Il Carroccio"; il 2 gennaio 1886 diedero alla luce a Milano al quotidiano "LA LEGA LOMBARDA".

(Ricordiamo qui che la Lega Lombarda fu all'epoca del Barbarossa (1159), promossa da un papa (Adriano IV, l'unico papa inglese della storia) e nacque dentro il movimento Guelfo Lombardo. E non dimentichiamo che la DC nel 1942 nacque sempre a Milano dal neo Movimento Guelfo).

A patrocinarne la pubblicazione LUIGI NAZZARI dei conti di Calabiana (da tempo in dissenso con "L'Osservatore Cattolico" di don Davide Albertario) e il vescovo di Cremona Geremia Bonomelli. A dirigere il foglio Carlo Locatelli e Giuseppe Sacchetti, con una certa coerenza politica e fedeltà religiosa. Il suo motto era "Pro aris et focis" "Per Dio e per la Patria". (che assomigliava tanto al motto repubblicano di Mazzini "Dio, Umanità, Patria")

Sul primo numero (vedi l'immagine sopra) enunciò il suo programma:
"L'opera cui ci aggingiamo è grande: esso non riuscirà che con il concorso di tutti gli uomini di buona volntà... L'idea che c'ispira è un'idea sublime, è un'idea che CI DEVE STRINGERE TUTTI IN UN FASCIO, che tutti ci deve far trasalire dal fremito della riscossa, poichè è l'idea del combattimento: "pro aris et focis" Per Iddio e per la Patria! ecco l'impresa della LEGA LOMBARDA. Qua la mano amico lettore".

Il quotidiano nonostante le aspirazioni "sublimi" e a "stringersi tutti in un fascio" non ebbe molta fortuna, e quando passò in mano al marchese Carlo Ottavio Cornaggia Castiglioni (fu poi uno dei primi deputati cattolici italiani) impresse al giornale tutto un altro indirizzo e nel 1907 andrà a fondersi proprio con "L'Osservatore Cattolico" per dar vita il 14 dicembre 1907 a "L'Unione" diretta da FILIPPO MEDA, un foglio che si pubblicherà fino al 25 giugno 1912, per poi riapparire due giorni dopo, il 25 giugno 1912, col nome "L'Italia", sempre con Meda direttore (lui era un ferfente propagandista del movimento cattolico milanese; ed era stato - nel 1894 - proprio don Davide Albertario ad affidargli la direzione dell'Osservatore Cattolico.

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Quasi contemporaneo alla "Lega Lombarda", il 20 marzo 1887 nasce a Venezia "IL GAZZETTINO" Giornale della Democrazia Veneta", (qui sopra il primo numero) con il proposito di "...combattere la reazione politica, la immoralità e la miseria e, conseguentemente "di sciogliere colla libertà la questione politica, colla giustizia la questione sociale... Noi siamo semplicemente uomini di buona volontà, che colla scorta del buon senso, libero da prevenzioni e da passioni, si propongono combattere tutte le ingiustizie, difendere e conseguire le cose giuste; e se combattere le ingiustizie vecchie e nuove vuol dire essere repubblicani, noi saremo repubblicani: e se combattere le ingiustizie vuol dire essere socialisti, ebbene in tal caso ci si dica pure socialisti". (leggi il giornale a destra).
(Come si può notare si è sulla linea dell' Opera dei Congressi (come abbiamo visto sopra, il nascente sindacalismo cattolico detto "bianco" per distinguerlo da quello diretto dai "rossi") fatta poi sciogliere da Pio X e dai potenti prelati conservatori nel 1904 perché GRISOLI il direttore condivideva le posizioni di Murri (il prete marchigiano che teorizzava una possibile convergenza tra dottrina sociale della Chiesa e movimento socialista e tra spirito religioso e istanza democratica) che influenzò moltissimo il giovane prete di Caltagirone DON STURZO - Sia Murri che Don Sturzo, attaccando gli intransigenti conservatori sostenevano che i cattolici si dovevano impegnare concretamente nella difesa delle libertà fondamentali e dei ceti popolari "anche appoggiando alcune battaglie dell'estrema sinistra". (Don Sturzo, a sua volta più tardi, influenzerà moltissimo GIUSEPPE DOSSETTI, così oppositore del liberalismo classico da essere bollato dai suoi avversari "prete bolscevico" o - in seguito con gratuita cattiveria - da Montanelli "Professorino" con gli occhi levati al cielo per non accorgersi della fogna in cui i suoi piedi stavano guazzando").
Il primo (Murri) fu poi sospeso a divinis e perfino scomunicato per essere stato eletto deputato con l'appoggio dei radicali e dei socialisti; mentre il secondo (Don Sturzo) rinuncerà ad attuare l'idea di un partito cattolico ritenendo che i tempi (con Pio X sul soglio fino al 1914) erano troppo prematuri. Fonderà il suo Partito Popolare Italiano solo nel 1919 - formato sì da cattolici, ma democratici e autonomi rispetto alle gerarchie ecclesiastiche, e con un programma aconfessionale; che non si conciliava con la successiva nuova linea assunta dal Vaticano nei confronti del futuro "uomo della provvidenza" Mussolini - La conseguenza fu che nel 1923 a Don Sturzo (bestia nera per Mussolini, che lo bollò "sinistro prete") gli dissero che "per non creare problemi alle autorità ecclesiastica"
era meglio che lasciasse il partito e prendesse la via dell'esilio. - Filippo Meda che all'inizio non aveva aderito al suo Partito Popolare, vi era poi entrato; e quindi - dopo il famoso congresso del PPI a Torino (che fu indigesto per Mussolini) - anche lui fu costretto a ritirarsi dalla vita politica; nel '24 non si presentò neppure come candidato alla Camera.)

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Maggior fortuna e con gli appoggi giusti (la benedizione del Papa) ebbe invece "L'AVVENIRE" "Giornale quotidiano delle Romagne e dell'Emilia", che sempre nell'anno 1896, nasce il 1° novembre a Bologna (!?).
E' un organo dei cattolici, diretto da Filippo Crispolti, che è fiducioso: « Se per il nostro giornale abbiamo scelto il titolo che si legge sulla fronte; se l'abbiamo fatto col diritto di gente che ha per sé l'avvenire, lo si deve alla Benedizione pontificia che avvalorò i preparativi e inaugura oggi l'opera; lo si deve alla parte principalissima che l'Episcopato regionale ebbe nell'iniziarla, nell'apprestarla, nel raccomandarcela. Noi abbiamo visto in ciò riconosciuti e accolti i propositi della nostra obbedienza, e abbiamo sentito prometterci in premio la certezza d'una guida superiore. Di qui la nostra fiducia. Come gli alberi non si rinnovellano di novella fronda se non hanno nel suolo profonde radici e non ricevono i raggi dall'alto, così l'azione di chi lotta non può essere né fresca, né viva, né libera se non abbia il punto fermo su cui poggiare e una luce sicura con cui illuminarsi. I liberali vollero conquistare l'avvenire senza queste condizioni, parendo loro che affidarsi a luce propria e ripetere il nemini serviam fosse la più invidiabile garanzia di scioltezza e d'efficacia. E hanno dovuto provare coi fatti che i loro passi anche rapidi, più rapidi dei nostri, erano stati un serpeggiamento non un cammino, e che dopo tanto muoversi toccava loro di essere più addietro di noi e senza bussola. La loro pianta che aveva rinunziato alle radici e al sole, nonché fiorire più franca, intisichisce: la nostra, spogliata un tempo dal verno e dalle bufere si riveste ora tutta, e attesta una ritornata gioventù. Noi muoviamo all'avvenire, poggiandoci sopra tutto ciò che v'è di saldo; portando con noi come forza nutriente ogni cosa che del passato è viva; e avendo dei felici giorni futuri quell'umile aspettativa che hanno gli operai delle opere lente e grandi. « Che la protezione del Papa e dei Vescovi ci sia sempre serbata » .
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Ma anche i socialisti si preparano ai posti di combattimento e hanno fiducia nel futuro, tanto che Leonida Bissolati, nel fondo iniziale dell'AVANTI! (Nato a Roma pochi giorni dopo Avvenire, il 25 dicembre 1896) indirizzato al presidente del Consiglio, marchese Starabba di Rudinì, scrive esplicitamente: « In questo momento in cui al principiare di un nuovo e sistematico periodo di violenze, si pone alla coscienza pubblica il dilemma: o colla reazione, o col socialismo per la libertà e la civiltà, dilemma in cui naufraga e si perde ogni azione dei partiti intermedi, il partito socialista italiano, con uno sforzo collettivo che desta l'ammirazione dei suoi stessi avversari, prende posto di combattimento qui, nella capitale della borghesia, per spiare più dappresso le mosse del nemico, sorprenderne i segni del dissolvimento e affrettarlo colla critica e colla battaglia quotidiana. E mentre si vuol soffocare la propaganda ristretta dei nostri circoli, il partito si foggia la più potente e perfezionata arma di propaganda, si eleva questa grande tribuna da cui manda per tutte le terre d'Italia - rispondendo alle voci fraterne che vengono d'oltre i confini - la parola della organizzazione proletaria internazionale » .
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Più battagliero -perfino nel nome- il quotidiano (prima era un settimanale) che nasce a Milano tre mesi dopo l'Avvenire, l'11 marzo 1897: "LA BATTAGLIA" (organo della Sezione milanese del Partito socialista italiano) che titola il suo primo numero "La Democrazia Trionfante" e così la descrive: « È una miscela di snobs. È la borghesia che non ha che trent'anni. E' composta di bottegai, di commercianti, di banchieri, di legulei, di medici, di imprenditori, di "tribuni del popolo", di ragionieri che hanno rasentato il codice, di facitori di patria, di avanzi della battaglia per l'indipendenza, di politici di professione, di esportatori, di filibustieri della intelligenza, di industriali cani. Il suo patrimonio è enorme ».
« Noi ci rivoltiamo contro questi tirannelli camuffati a liberali, contro questa democrazia lardosa che passa sulle moltitudini conia un flagello o come una peste bubbonica, contro questa gentaglia bugiarda che si fa perdonare i delitti delle sottoscrizioni, colla carità pubblica e privata e coi lasciti!".

Il quotidiano fece però un grosso flop,
durò nemmeno un mese, si fonderà con il noto Lotta di classe.

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Ma quasi contemporaneamente anche dentro i fogli dei movimenti cattolici ci sono dei fermenti; uno di questi, della corrente intransigente "IL LAVORATORE ITALIANO": il 14 marzo 1897 seguita a consigliare di astenersi dalle elezioni: « Cattolici italiani! Votate per il Primo degli italiani: Leone XIII. Siamo alla vigilia delle elezioni politiche. I cattolici assolutamente non debbono andare a votare. Il Papa lo proibisce. Col non andare a votare, i cattolici votano per il primo degli italiani, il Papa. L'astensione è un atto positivo, una vera votazione, solenne ed efficacissima, in favore della Chiesa, della religione, del bene della patria. Un cattolico che va a votare è un incosciente o, peggio, un traditore".
Alle elezioni del 1890, 1892, 1897 i cattolici seguirono la direttiva e si astennero, poi iniziarono a scendere in campo con qualche modesto successo nel 1904; alle lezioni del 1913 il successo lo consolidarono un pochino, ma poi morto Pio X, e con sul soglio Benedetto XV, nel dopoguerra alle elezioni del 1919, rispuntò fuori il PPI di Don Sturzo che divenne il secondo partito italiano e fece un'incetta di voti (il 20%) mandando in parlamento 100 deputati. Per la prima volta dopo l'unificazione, destra e sinistra non ottennero la maggioranza parlamentare. Ma non accadde nulla, anzi le cose peggiorarono. Il ritardo accumulato dal 1905 al 1919 era ormai fatale.
Il fascismo di Mussolini nelle stesse elezioni con il suo Fascio dei Combattimenti non aveva ottenuto nessun seggio. Per l'ingovernabilità, per i passi falsi del PPI (o meglio del Clero che volle condizionare Don Sturzo), per i nascenti fermenti di una Italia prostrata da quattro anni di guerra, in brevissimo tempo riportarono lo sconfitto Mussolini alla clamorosa ribalta; si sposta tutto a destra e ad appoggiarlo, come "uomo dell'ordine" la borghesia, gli industriali; e come "uomo della provvidenza" il clero, quello episcopale (che con lui inizia trattative segrete per risolvere la Questione Romana - che nel '29 sfocerà nel Concordato - A quella firma De Gasperi assistendo alla processione incessante del popolo verso San Pietro il suo cuore fu pieno d'amarezza: senza don Sturzo, si sentì più solo che mai. "Contenti i clerico-papalini... - scrive a un amico - ...contenti i fascisti, contenti i massoni. Mussolini è trionfante» poi medita con dolore. « È troppo tempo che i precetti della dignità vengono trascurati. Insegnare a stare in ginocchio va bene, ma l'educazione clericale dovrebbe anche apprendere a stare in piedi».).

I cattolici (dopo tanti errori) rispunteranno fuori solo nel secondo dopoguerra. Ma anche in questo caso, Don Sturzo - pur essendo uno dei fondatori della nuova DC - fu messo da parte e con lui il suo erede Dossetti. Iniziava l'era De Gasperi. Ma poi anche per lui - con sua profonda delusione - venne l'incomprensione, l'ostracismo, il tramonto. Ancora una volta i "precetti della dignità" furono trascurati, e se i clericali credevano di avere in mano la DC, sbagliarono di grosso. La DC e la stessa ACI, era ormai in mano ai politicanti. (Gedda trova il Papa "molto triste", che "[...] osserva che l’Azione Cattolica collabora non con la Chiesa ma con la Democrazia Cristiana" , che gli parla di "amare scoperte" , arrivando ad affermare che "l’Azione Cattolica, per la quale sono stati fatti tanti sacrifici, non è più nostra" (Gedda, Memorie inedite, pagg. 123-125)

< per l'origine del termine e sul concetto "Democrazia Cristiana"
vedi le pagine di Toniolo

vedi anche "IL PAPA ARDITO" LEONE XIII

e

MURRI - DON STURZO E IL PPI - DE GASPERI E LA DC


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