SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
I LONGOBARDI

Contributi di Sergio Rossi - Ottavio de Manzini - Mario Veronesi - Francomputer


(suggeriamo di leggere anche i singoli periodi in "Riassunti della Storia d'Italia"


Durante la campagna di guerra condotta dal generale bizantino Narsete, contro i Goti, vi erano nell'armata bizantina in Italia 2500 guerrieri longobardi, che si distinsero per valore e ferocia. Coloro che rientrarono alle proprie sedi in Pannonia avevano bene impresse in mente tutte le caratteristiche di questa terra italica, così ricca di campi coltivati e coltivabili, di città fiorenti, e allo stesso tempo così indifese e quindi facile da conquistare.

Anche se la pianificazione accurata di un'invasione non faceva parte della prassi militare dei Longobardi né rientrava nei costumi della loro epoca più recente, è inevitabile pensare che il patrimonio informativo costituito dall'esperienza di questi reduci della "visita" in Italia, abbia inevitabilmente contribuito alla decisione longobarda di invadere l'Italia; cioè alla preparazione ed alla conduzione di una campagna non di saccheggio ma di vero e proprio insediamento. (Anche se ci sono altre versioni sui fatti.  Nacque infatti una diceria che fu Narsete a invitarli a scendere in Italia, per vendicarsi con Bisanzio quando fu dall'imperatore esonerato e richiamato a Costantinopoli per essere processato e esiliato).

La maggior parte delle notizie che abbiamo sui Longobardi, alcune tra le quali spesso contestate dagli storici, sono dovute a Paolo Varnefrido, detto PAOLO DIACONO (n. 720 ca.). Egli studiò a Pavia con Flaviano, alla corte di Rachis. Si ritirò nell'Abbazia di Montecassino e compose, tra il 787 e il 799, la "Historia Langobardorum", alla quale, senza pretese critiche e accademiche, anche noi abbiamo attinto nella stesura di queste pagine. Le altre fonti le citiamo per dovere, ma sappiamo che anche queste sempre riprese dall'opera di Diacono provengono.

I Longobardi si erano stabiliti in Pannonia tra la fine del V e i primi anni del VI secolo muovendosi dalle sedi lungo il basso corso dell'Elba, dove erano stanziati già da quando Tacito li descrisse assieme a quelli che furono poi chiamati tutti indistintamente Germani, mentre questi altro non erano che una delle tante tribù incontrate per la prima volta dai romani. 
Infatti  a parlarne per la prima volta, cento anni prima di Tacito, erano già stati Velleio Patercolo e Strabone al tempo di Augusto e di Tiberio (5 d.C.)
La loro sede originaria era il Bardengau, sulla riva sinistra dell'Elba meridionale. Fu proprio su questo territorio che furono vinti da Tiberio qualche anno prima della battaglia nella foresta di Teutoburgo.
Quando poi Arminio (bravissimo stratega,  e con un grande carisma fra i germani) tentò di unificare tutte le tribù e liberare l'intero paese dai romani che si proponevano di soggiogare la "Germania" intera (dalle Alpi fino all'Elb), fu catturato con un tradimento e condotto a Roma, non proprio come prigioniero ma rispettato e onorato. Quello che temevano i romani era appunto che sorgesse un grande capo che unificasse tutte le tribù germaniche. Ed Erminio con il suo carisma stava compiendo proprio quest'opera; l'unico modo era quello di allontanarlo offrendogli un dorato soggiorno a Roma. Senza di lui avrebbero così affrontato e scompaginato una alla volta i vari gruppi che se presi isolati per il modo arcaico come combattevano, erano presto ridotti ad essere vinti e assoggettati.    
I Longobardi per un breve periodo furono governati da Marobodo, poi da Italico, che era il figlio di Arminio (il capo condotto a Roma) cresciuto nella capitale, ma che un ritorno di sangue lo riportò fra la sua gente.

Con i successivi eventi, i Longobardi nonostante la pressione dei Romani, ma anche da altre tribù confinanti, riuscirono a conservarsi un discreto territorio, mantenendo così per lungo tempo le proprie leggi che ricordano i popoli dei mari del Nord, e conservando le proprie istituzioni primitive anche quando sottomettevano altre tribù. Di altri contatti con i romani ce ne furono pochi. Una segnalazione di un gruppo di Longobardi è registrata in Pannonia nel 125 insieme ai Marcomanni, ma furono respinti dai romani.
Sulla frontiera romana, sul Danubio, nel Norico ci ritornarono trecento anni dopo, nel 487-490, alla grande, con una vera e propria migrazione di massa. Guidati da re Gudeoc, occuparono il territorio abbandonato dai Rugi che si erano però lasciati dietro una terra piuttosto desolata. Forse proprio per questo i nuovi invasori si spinsero a Feld (odierna Ungheria). L'invasione non ebbe grande successo; gli Eruli (popolo insediato nel bacino del Tibisco) che già abitavano questi territori discretamente abitabili, li costrinsero a pagare dei contributi se volevano restarci.
Fu in questo periodo che i Longobardi presero in considerazione l'idea di attraversare il Danubio per emigrare verso i territori ostrogoti che da anni si erano indeboliti per tutte quelle vicende che abbiamo già narrato nei singoli precedenti anni.
Con i Bizantini gli italici non erano contenti per le esose gabelle dei funzionari; le milizie dell'impero bizantino erano poche e sparse nelle varie città e non avrebbero potuto validamente opporsi ad un'invasione; mentre gli Ostrogoti superstiti essendo della stessa stirpe germanica si sarebbero uniti sicuramente ai longobardi. Queste furono le considerazioni.

"""Nell'anno 508 avviene la grande vittoria dei Longobardi contro gli Eruli, sotto ai quali erano stati fino ad allora sottomessi. Pare che i Longobardi sotto i successori di re Godeoc, cioè sotto il figlio Claffone (che regnò poco) e il nipote Tatone fossero costretti ad abbandonare la Rugilandia (che noi possiamo identificare con la Bassa Austria) e a trasferirsi più a oriente in una regione chiamata dallo storico longobardo Paolo Diacono "Feld" (da intendersi come l'odierno Marchfeld a est di Vienna). Solo che secondo Paolo Diacono questo trasferimento fu volontario e Longobardi ed Eruli erano confederati in un rapporto paritario, mentre sappiamo grazie al 'De bello Gothico' di Procopio di Cesarea che i Longobardi erano tenuti -lo abbiamo già accennato sopra- a pagare tributi agli Eruli, e dunque i Longobardi furono probabilmente messi in movimento dalla pressione dei loro potenti vicini. Fu dunque la volontà di rendersi autonomi dei Longobardi che scatenò il conflitto che portò all'annientamento quasi completo degli Eruli e alla morte del loro re Rodolfo, rendendolo un evento che ancora secoli dopo era vivo nella memoria collettiva dei Longobardi come determinante. Infatti venne fatto un bottino straordinario e furono assoggettati molti Eruli che vennero fusi nel popolo dei Longobardi segnando l'inizio di una grande espansione. E il fatto non va visto come meramente locale: grazie a Cassiodoro sappiamo che Rodolfo era figlio adottivo di Teodorico e apparteneva alla sua rete di alleanze che includeva i Visigoti sbaragliati l'anno prima; faceva tutto parte del disegno bizantino di ridimensionare la potenza gotica attraverso alleanze strategiche con i nemici del grande re ostrogoto. 

Riguardo agli Eruli che non si sottomisero sappiamo da Procopio che una parte si rifugiò in Illirico sotto la protezione bizantina (dove chiesero e ottennero nel 545 un membro della corte bizantina come re) mentre i superstiti della vecchia famiglia reale insieme al loro seguito migrarono a "Thule" (così Procopio chiama la Scandinavia) e si insediarono vicino al popolo della Svezia meridionale dei Gauti. Esiste una considerevole documentazione archeologica che li collega allo sviluppo della cultura di Vendel, famosa per la ricchezza dei suoi sepolcri. Ad essi si tende ad attribuire lo sviluppo del culto di Odino in Svezia e forse addirittura la distinzione fra le divinità dei "Vani" portate dagli Eruli e quelle degli "Asi" dei primi abitanti. A loro si dovrebbe anche l'introduzione di un'industria del ferro tipica delle culture germaniche più meridionali e la diffusione delle saghe gotiche. Di particolare importanza il loro collegamento nella nascita dell'alfabeto runico: tutta la Scandinavia é disseminata di iscrizioni runiche con scritto "erilaR" come associato agli incisori di rune (forse per la loro abilità "erulo" e "incisore di rune" erano diventati sinonimi). (questo pezzo è di Alex Ducci) ""


Sulla lontana origine dei Longobardi...

Sempre Paolo Varnefrido (poi più semplicemente chiamato Paolo Diacono, fonte principe delle notizie sul popolo Longobardo del quale faceva parte) sulle origini dei Longobardi, non accenna solo alla Scandinavia, ma che nella penisola vi erano nati, e ci rimanda dunque a una sede ancora più arcaiche o forse solo leggendarie rispetto a quelle di Tacito, Patercole e Strabone. Ci indica come loro culla la stessa  Penisola scandinava e l'antico nome dei Longobardi che l'abitavano: cioè Winnili = guerrieri.
Dalla Scandinavia i Longobardi sarebbero scesi a sud, risalendo il corso dell'Elba e dell'Oder, sotto la guida dei loro capi tribù. Il loro primo re fu AGILMONDO, sorpreso e ucciso in un attacco notturno dei Bulgari, che ne rapirono la figlia. A lui successe, sempre secondo  Diacono, Lamissione.

I Longobardi si stanziarono poi nel Norico e infine, come abbiamo visto, in Pannonia, subentrando ai Goti di Teodorico che in vari periodi erano scesi in Italia. E' anche molto probabile che la loro migrazione sia dovuta alla forte spinta delle popolazioni unne verso occidente. Dalla Pannonia - come abbiamo già letto sopra- penetrati nelle terre dei Rugi non vollero sottomettersi  e li sconfissero nel 512. Poi attaccarono anche i loro confinanti, i Gepidi, ma invece di distruggersi a vicenda arrivarono a un compromesso (527).

 VACONE uno dei potenziali figli eredi del trono Longobardo, sposò Austrigosa, figlia del re dei Gepidi (ma non è che i contrasti si appianarono, soprattutto quando ci furono dei contrasti dentro lo stesso popolo longobardo, fra alcune famiglie più potenti.)

I rapporti fra le due "famiglie" -le fare o farae - un insieme (un "clan") di famiglie imparentate fra loro- le 2 più aggressive e potenti - Beleos e Leth si fecero via via sempre più tesi, fino a sfociare in una guerra fra di loro per la reggenza. Sul trono salì poi TATONE  (della famiglia Leth), poi alla sua morte gli successe proprio il nipote VACONE.  Costui aveva due figlie, una la diede in sposa a un re Franco, e un'altra a GARIBALDO, allora duca di Baviera.

Subito dopo la morte di Teodorico nel 526 si era avuto il primo segno dell'indebolimento della potenza ostrogota: infatti i Longobardi guidati da Vacone penetrano per la prima volta nel territorio parzialmente romanizzato della Pannonia ottenendo una grande vittoria contro gli Svevi che là risiedono (più precisamente nelle due province romane della Pannonia Superiore e della Valeria). Gli Svevi che fino a quel momento erano stati protetti da Teodorico devono adesso sottomettersi ai nuovi dominatori e si fondono completamente con loro.

Fu in questi anni che probabilmente a contatto con le popolazioni bavaresi, i Longobardi abbracciarono il cristianesimo nella sua versione ariana.
(Anticipiamo: la figlia di Garibaldo, sposò poi re Autari. Lei era Teodolinda. Venerata a lungo come santa. Sepolta al Duomo di Monza. La ritroveremo più avanti).

Il re Longobardo Vacone rovescia la sua politica di alleanza con i Turingi e ne stringe una con i loro acerrimi nemici Franchi: infatti da in sposa al re Franco Teodeberto sua figlia Visegarda e dopo la morte precoce di questa fece sposare sua sorella Valderada con il figlio di Teodeberto Teodebaldo. Quest'alleanza sarà fatale per i Turingi che fra il 531 e il 534 verranno assorbiti dai Franchi.
 
Con questi due matrimoni Vacone si considerò contemporaneamente amico e alleato dell'imperatore romano (bizantino); amico e alleato dei Franchi (che però razziavano in territori bizantini); e ovviamente amico dei Gepidi essendo già sua moglie la figlia del loro re. 

Nel 'De bello Gothico' Procopio ci informa di un fallimentare tentativo del re Ostrogoto Vitige di stringere un'alleanza militare con il re Longobardo Vacone contro Giustiniano: Vacone risponde di essere vincolato da una precedente alleanza stipulata proprio con i Bizantini.

Nel 540 muore  Vacone; al trono succede il figlio ancora infante Valtari, per cui esercita le funzioni di reggente Audoino della stirpe dei Gausi. 

Nel 547 muore ancora minorenne il re Longobardo Valtari; il reggente Audoino ne approfitta per farsi proclamare re ignorando i diritti dei consanguinei di Valtari ancora viventi. Ma Audoino trova subito un alleato potente in Giustiniano che gli offre col titolo di "foederati" le due province della Savia e del Norico Mediterraneo. Erano province di grande importanza dal punto di vista strategico perchè comandavano le comunicazioni fra i Balcani e l'Italia. Ma i bizantini avevano anche un altro scopo oltre a quello di far salvaguardare regioni su cui avevano scarso controllo: volevano mettere i Longobardi in attrito con i Gepidi (che controllavano l'importante fortezza di Sirmio, chiave per il controllo delle regioni balcaniche) secondo il consolidato principio romano del "divide et impera". E il conflitto esplose subito con i Longobardi che avrebbero dovuto avere secondo un accordo ben 10.000 soldati bizantini in appoggio: ma la diffidenza riguardo ai reali interessi di Giustiniano portò a una temporanea pacificazione che ebbe come conseguenza l'abbandono della causa del contendente al trono Longobardo Ildechi che dovette nuovamente fuggire fra gli Slavi. Ma alla diplomazia bizantina si deve anche il matrimonio di Audoino con la figlia del re Turingio Ermanafrido ucciso nel 534 dai Franchi, come pure era figlia di Amalaberga, una nipote di Teodorico portata a Costantinopoli nel 540. Questo matrimonio da un lato metteva i Longobardi in urto con i Franchi dall'altro metteva in difficoltà il nuovo re Ostrogoto Totila il quale non aveva nessuna parentela con gli Amali, la stirpe regia fra i Goti.

Salito sul trono AUDOINO, in pochi anni cambiò radicalmente politica. Fu proprio lui (nel 548) con una spedizione - approfittando della confusione ostrogota-bizantina (la guerra greca-gotica in Italia)-  a traversare  per la prima volta il Danubio, occupando l'Ungheria sud-ovest, il Norico e la Stiria meridionale. Nello stesso anno c'era anche confusione nel regno Franco di Austrasia con la morte di Teodoberto e la salita al trono dell'inetto Teodebaldo.
Mentre con i Gepidi, Audoino concluse una tregua di due anni e in parte si insediarono sul loro territorio.

Costantinopoli non reagì, anzi  Giustiniano acconsentì a questo insediamento, e nel 550 prima fomentando attriti fra i due popoli, poi perfino aiutandoli diede il suo contributo ai Longobardi per far guerra contro i Gepidi.
Aiuto ricambiato quando nel 552, dovendo rafforzare la spedizione decisiva di Narsete in Italia contro Totila, i Longobardi fornirono a Giustiniano 2500 terribili "guerrieri" (questo era del resto il vero nome dei Longobardi - Winnili = guerrieri) con altri 3000 uomini armati al seguito, non meno guerrieri dei primi.

Furono di grande aiuto a Narsete, soprattutto per la loro ferocia; ma poi il generale bizantino dovette prendere le distanze perché la loro aggressività non era rivolta solo ai nemici, ma anche agli amici quando c'erano delle contese sui bottini. Essendo audaci, erano sempre loro i protagonisti della vittoria finale, e quindi pretendevano di più degli altri.
 Narsete dopo la battaglia conclusiva, non vide l'ora di rimandarli a casa, erano troppo indisciplinati e piuttosto pericolosi averli dentro l'esercito.
Nel frattempo sul loro territorio dei Gepidi, morto Audoino (560) era salito sul trono il figlio ALBOINO.
Il giovane re, alleatosi con gli Avari nel 567 conquista con loro definitivamente tutto il territorio dei Gepidi.

Il Re dei Gepidi  CUNIMONDO venne ucciso in battaglia dallo stesso Alboino, poi fatta prigioniera anche sua figlia ROSAMUNDA la obbligò a sposarsi con lui.
Una macabra leggenda (che riporta Diacono) narra che Alboino abbia costretto la ragazza a bere da una tazza fatta col cranio del padre.

I Longobardi e gli Avari erano così divenuti effettivi e potenziali padroni di tutto il territorio compreso tra la Sava e la Drava, che mette in contatto l'Europa orientale con quella centrale e si affaccia all'Adriatico e all'Italia attraverso il Friuli. Giova ricordare che lo spazio racchiuso tra questi due fiumi è sempre stato considerato una zona di grande rilevanza strategica, da parte di possibili attaccanti fino alla seconda metà del XX secolo; e ancora oggi.
L'alleanza con gli Avari fu tuttavia di breve durata (un anno). Poi il loro dominio nella regione che si erano divisa in due, iniziò ad essere costantemente insidiata dagli Avari medesimi, più aggressivi degli stessi Longobardi. Fu certamente questa una delle cause che indussero i Longobardi a lasciare il territorio e a muovere verso l'Italia con uomini, averi e armenti. Sembra che fecero dei patti, gli Avari offrirono mandrie di bovini, pecore, capre e maiali purchè se ne andassero in un altro posto. 
Il miraggio di Alboino era quel paese più bello e più ricco che molti di loro nella campagna con i bizantini già conoscevano per averlo percorso in lungo e in largo con il generale Narsete, che però proprio in questi anni era caduto in disgrazia..

Infatti  esiste anche un'altra versione sulla motivazione di questa emigrazione di massa dei Longobardi. Ed è quella che Narsete dopo essere stato esonerato (e umiliato come Belisario) e richiamato nel 565 a Costantinopoli da Giustiniano accusato di cospirazione e mandato in esilio a Napoli, per vendicarsi abbia tradito l'imperatore chiamando in Italia proprio gli aggressivi Longobardi. Non dimentichiamo che lo stesso Giustiniano morì subito dopo la condanna di Narsete, il 14 novembre dello stesso anno, lasciando una eredità molto complessa al nipote Giustino II. E fu lo stesso Giustino a riabilitare Narsete lo stesso anno dell'invasione Longobarda. Purtroppo Narsete visse ancora qualche settimana, poi morì a Roma. Se veramente aveva un piano diabolico non riuscì a portarlo a compimento.
C'è di certo, che nonostante la saldissima organizzazione difensiva ai confini, i Longobardi varcarono il limes friulano con i suoi numerosi massicci castelli con quasi nessuna reazione dei romani. E questo è molto strano.

Ma torniamo all'invasione.

Narra Paolo Diacono: Habitaverunt autem in Pannonia annis quadraginta duobus. De qua egressi sunt mense Aprili, per indictionem primam alio die post sanctum pascha, cuius festivitas eo anno iuxta calculi rationem ipsis Kalendis Aprilibus fuit, cum iam a Domini incarnatione anni quingenti sexaginta octo essent evoluti. ("Erano rimasti quindi in Pannonia per quarantadue anni. La lasciarono il giorno dopo la Pasqua, che in quell'anno, secondo il calcolo, era caduta il 1 aprile, nell'anno 568 dall'incarnazione del Signore, indizione prima").
Con Alboino c'era un gran numero di alleati: Svevi, Ostrogoti del Norico, Gepidi, Sarmati, Bulgari, Turingi, qualche Avaro e circa 20.000 Sassoni tributari dei Franchi di una Austrasia in crisi.
Secondo fonti più tarde, l'esercito di Alboino era composto da circa 300/400.000 uomini; dietro seguivano donne, bambini, vecchi, circa 100.000, con i carri e con tutte le masserizie e una mandria di bestiame con 30.000 capi di bovini, 10.000 maiali, 10.000 fra pecore e capre.

Giunsero in Italia lungo la Via Postumia, attraverso la Valle del Vipacco; la leggenda narra che ALBOINO si sia soffermato a guardare il panorama del territorio che si accingeva a conquistare dalla vetta di un monte che da allora, fino alla metà del XX secolo fu chiamato Monte del Re, o Monte Re, oggi noto come Nanos, nella accezione slovena.

Giunti alle pendici meridionali delle Alpi occuparono la Venezia Giulia. Alboino affidò la città militarmente più importante, Forum Julii, Cividale, al migliore dei suoi generali, Gisulfo, che divenne Duca del Friuli (la prima dinastia ducale longobarda in Italia), poi proseguì l'avanzata occupando e distruggendo Aquileia; tutti i maggiori centri, ma trascurando le città troppo ben difese e le regioni costiere (vedi la FONDAZIONE DI VENEZIA). Dell'acqua i Longobardi ebbero sempre la fobia. Con la loro dominazione scomparvero nella penisola quasi tutti i cantieri marittimi. 

 Furono poi occupate: Altino, Codroipo, Ceneda, Treviso, Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo, Milano (il 4 settembre 569), in seguito Modena, Lucca, Chiusi, Camerino, Spoleto, Benevento (572), Pavia (572), Bologna. 
Mentre Padova ben difesa, Monselice dentro le sue poderose mura e Mantova fra le acque riuscirono a resistere più a lungo.
Ticinium (Pavia)  fu presa soltanto dopo un lungo assedio (tre anni); ma per fame. 
(Non per nulla che i longobardi la scelsero come capitale)

Poi i Longobardi ebbero le porte aperte fino alle Alpi, ad Aosta, poi oltre le Alpi fino a Marsiglia e in Borgogna,  e infine per tutto il resto d'Italia, fino a Benevento, ma non sempre ad opera del grande ex esercito regio (che si divise subito per occupare le città), ma ogni duca, o i loro aiutanti con i propri uomini andarono in giro per l'Italia a conquistarsi -dove potevano senza tanta fatica- ognuno il suo territorio.
Non fu molto difficile. I funzionari nelle città o i grandi proprietari di campagna negli ultimi anni erano tutti fuggiti o erano stati uccisi. Solo i coloni (i servi, gli schiavi, i vari lavoratori) erano rimasti allo sbando nelle campagne e nei piccoli paesi; anche questi pochi a causa della lunga guerra, per le carestie e le epidemie erano in gran numero rimasti vittime . 
Quando cominciarono i duchi longobardi a occupare i grandi centri (poi sede dei loro ducati) non fecero altro che sostituirsi all'amministrazione imperiale, e i coloni dovettero a loro versare non solo i tributi, ma anche sottomettersi a fare i loro servi. Non avevano altra alternativa. Ogni podere, ogni attività, ogni proprietà veniva confiscata dai nuovi arrivati.

Dall'invasione fino al 590 (con Autari) seguendo la loro arcaica tradizione, ogni capo banda, capo di una farae  (poi "duca") -cioè ogni capo guerriero- aveva il diritto a una parte del bottino razziato o del territorio conquistato. Di questi capi banda ce n'erano 35;  diventarono perciò tutti proprietari di piccoli o grandi territori insediandosi con la propria farae . Poi allo stesso suo interno, per prodezze o per carisma fra gli uomini, nascevano altri capi, altre farae. Quindi altre proprietà confiscate in luoghi vicini o lontani dal primo insediamento.

Di grande importanza fu anche l'occupazione di Verona. Occupata l'intera Val d'Adige, tutta la zona fu poi (direttamente o indirettamente) riunita alla Baviera. I matrimoni successivi di Autari  con Teodolinda figlia di Garibaldo duca germanico della stessa Baviera, e di un'altra figlia anch'essa data in sposa al longobardo duca di Tridentum (Trento) Evino, consolidarono questa alleanza. - Quando poi in Italia duecento anni dopo cadde il regno Longobardo, l'intero Alto Adige e il Tirolo rimasero per 1500 anni alla Baviera, sotto i principi o i vescovi germanici. (Nota: la moglie di Garibaldo era anch'essa di origine longobarda, del gruppo-famiglia Leth, era infatti sua madre la figlia di re Vacone che abbiamo conosciuto all'inizio, andata in sposa a Garibaldo). 

L'intera offensiva dei Longobardi all'inizio pur essendo disordinata e senza alcun schema ebbe grande successo; non così la fallimentare e disordinata difensiva degli imperiali. Questi ultimi non potevano certo pensare che questa invasione era una delle tante scorrerie barbariche. Alboino stava entrando con una migrazione biblica, inoltre entrando a Milano - incontrando per arrivarci poca resistenza-  aveva già deciso, dichiarando che l'Italia con i suoi 35 "duchi" (in pratica questi erano i capi delle rispettive farae, che guidavano i loro parenti l'avrebbe conquistata facilmente tutta.

Ma dopo appena tre anni, nel 572, ALBOINO non riuscì a godersi questa gloria. Soccombe assassinato nel suo letto da una congiura ordita da ROSAMUNDA (desiderosa di vendicare il padre)  con il fratellastro dello stesso Alboino, l'ambizioso ELMICHI. 
Alboino venne sepolto a Verona, sotto la scala del palazzo reale.

L'intenzione di ELMICHI era quella di salire sul trono del fratellastro sposando Rosamunda.
 Ma dopo l'assassinio i due non ottennero l'appoggio di tutti i longobardi (in opposizione ai Lethi c'erano i Beleos) anzi qualcuno stava già tramando di eliminarli. Vista la mala parata, per salvare almeno la vita, i due assassini presero il tesoro della corona e fuggirono a Ravenna. Ma qui la diabolica Rosamunda tentò di sbarazzarsi del rivale per sposare LONGINO prefetto bizantino d'Italia. Elmichi (secondo la leggenda) accorgendosi di essere stato avvelenato, costrinse Rosamunda a finire la coppa di vino con il veleno, morirono così entrambi.

 CLEFI (573-574) - Morto Alboino, fuggiti e morta Rosamunda con il suo complice, fu eletto re Clefi, della famiglia Beleos. Durò poco più di un anno il suo regno, poi venne ucciso anche lui.  
Dalla morte di Alboino fra Longobardi era così venuto a mancare un autorevole re e queste morti violente erano già il sintomo e la conseguenza della debolezza dell'istituto monarchico longobardo ancora poggiante su una base tribale.

ANARCHIA (574-584) -Dopo la morte di Clefi inizia un periodo decennale di indipendenza dei vari "duchi ("duces" non nel significato romano, ma un valoroso capo di un gruppo (o stessa "famiglia", che era a capo di un settore dell'esercito, scelto personalmente dal re)
Infatti fu proprio in questo periodo di dieci anni che ognuno di loro separandosi dal grande gruppo, inizia con i suoi uomini ad agire indipendentemente, invadendo per conto proprio le terre e le province per insediarvi il "suo" ducato, viverci dentro, disinteressandosi degli altri. Un atteggiamento questo di chiusura e di non cooperazione che non poteva durare a lungo. Ma questo era il loro costume, non avevano di certo la concezione di uno stato, erano nomadi.

Se al Nord le piccole ex province -attenendosi alle vecchie amministrazioni imperiali- non mutavano confini, e passavano così com'erano interamente  in mano longobarda, più difficile era nel centro e nel sud d'Italia, dove (escludendo Roma e Napoli) i territori erano molto più vasti, non divisi, quindi facili a conquistarsi per poi riunirli in un vasto "granducato". Come infatti avvenne con Spoleto e Benevento che come ducato ebbero una origine e poi un ordinamento molto diverso dal settentrione.

Su quest'ultimo, oltre ad essere già molto esposto per le varie "visite" di altri barbari che scendevano dalle Alpi dai tre punti cardinali a fare razzie, alcuni piccoli emergenti capi longobardi pur di insediarsi in una provincia non avevano esitato a tradire la propria gente e a unirsi ai locali o agli ex esarchi bizantini con dei compromessi. (Più tardi quelli di Benevento si unirono ai bizantini per combattere contro quelli che erano dello stesso sangue ma non con le stesse pragmatiche idee politiche).
 
In questi dieci anni si crearono molti attriti fra le "famiglie"; venne a mancare una unione; mancava un re; e del tutto assente il potere centrale e il potere militare che ovviamente (dal giorno che erano entrati) andò a causare una dispersione di forze. Capaci forse singolarmente -chiudendo ognuno la propria fortezza- di sventare un attacco di predoni, ma non di certo in grado di respingere un grande esercito invasore che prima o dopo sarebbe arrivato.
Il grande allarme suonò per tutti quando appresero che Bizantini e Franchi si erano alleati per eliminare questi arroganti  usurpatori longobardi dall'Italia. I Franchi proprio nel 584 iniziarono a scendere le Alpi da ovest, mentre da est presto sarebbero ricomparsi anche i Bizantini, nonostante i tanti problemi che avevano in casa.
Presero quindi tutti la decisione di riunirsi sotto la guida di una re. Scelsero Autari come sovrano unico, come lo era stato Alboino; cercando anche di far di meglio, mutuando in parte il precedente sistema imperiale.
Le fondamenta di questa nuova monarchia, almeno secondo le scarse informazioni che abbiamo di questo periodo, poggiavano su una struttura  molto ben diversa da quella precedente. 
I vari duchi concessero (o il re impose) metà delle loro terre per ricevere protezione da questa nuova unità statale monarchica, in modo che il potere centrale che così sorgeva amministrava politicamente e difendeva militarmente i territori ducali (il dominio) al pari di quelli statali  (il demanio) amministrati dai preposti  gastaldi reali).
 Nell'ordinamento sociale la classe più elevata, dopo quella dei duchi già in essere, era quella degli uomini liberi, gli arimanni, fra i quali si distinguevano i nobili adalingi, segnalati per stirpe, per ricchezza o per merito d'armi.
Al di sotto degli arimanni vi erano gli aldii  o liti, che non godevano di diritti politici in quanto non erano membri dell'esercito (dovevano essere questi gli ostrogoti precedenti assoggettati). 
In fondo alla scala sociale erano gli schiavi, con mansioni e gradi d'importanza diversi.
In pratica schiava era tutta la popolazione precedente sottomessa.
Strumento regio per poter esercitare il re i suoi diritti di mundio, erano, lo abbiamo detto,  i gastaldi: una categoria di funzionari imperiali.

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