SCHEDE
BIOGRAFICHE PERSONAGGI |
I
LONGOBARDI |

"Come una spada sguainata queste orde selvagge si abbatterono su di noi e dappertutto gli uomini cadevano come spighe falciate. Le città furono spopolate, i castelli distrutti, le chiese bruciate, i conventi demoliti. I campi furono saccheggiati e il suolo piange la sua solitudine giacchè non vi sono uomini per coltivarlo" (Papa Gregorio Magno)
AUTARI (584-590) - Era figlio di Clefi. Salito sul trono su designazione dei duchi, benchè non fosse riconosciuto da Costantinopoli assunse il titolo romano imperiale di Flavius ed excellentissimus, lo stesso già adottato da Teodorico.
Autari con questa veste, riorganizzato un esercito regio, torna a fare subito conquiste territoriali a danno dei Bizantini; cerca poi di attenuare i contrasti col Papato; riduce fortemente le tendenze autonomistiche dei "duchi" più ribelli per così far fronte - con una unione solida- alle minacce dei Franchi; ma poi con questi ultimi cerca di intavolare trattative di pace (promette perfino un eventuale fidanzamento con la sorella di re Childeberto- Che andò però in fumo).
Risalendo da Verona la Val d'Adige i Longobardi avevano costituito un ducato nel Trentino ma dovettero fermarsi nella stretta gola di Salorno (un confine che non sarà mai più cancellato) perchè dall'altra parte durante lo stesso caos italico, dalla valle Isarco e dalla Pusteria erano scesi i Bavari ad occupare Merano e Bolzano.
Fu una lotta tanto lunga quanto inutile, perchè i Bavari, anzichè andarsene, riuscirono a consolidare in modo definitivo il loro stanziamento nella zona settentrionale.
Alla fin fine, i due litiganti si misero d'accordo. Autari sposò la figlia del re bavarese Teodolinda.
Le due popolazioni sia quella trentina che quella altoatesina erano entrambe romanizzate da circa sei secoli, Merano e Bolzano erano sede di due castri romani molto importanti, situati sulla famosa via Claudio-Augusta che da Aquileia portava le legioni romane attraverso la Val Venosta e quindi dopo il passo Resia, fino alla città di Costanza e terminava ad Augusta.
Non solo, ma a Glorenza (Città per decreto imperiale) posta al bivio di Spondigna-Malles, c'era la strada del sale, millenaria, questa partendo da Salisburgo, passa da Passo Resia, scende a Malles e sale in Val di Tubre mettemdo in comunicazione la grande valle Engadina, e quella del Rodano fino a Martigny (Passo Gran S.Bernardo) e di qui verso Parigi.
I confini italici erano dunque quelli naturali delle Alpi.
Ma con questa discesa dei Bavari, il confine di Salorno determinò per tutti i secoli successivi una nuova divisione del territorio.
A sud di Salorno, i Trentini ex romani, e i nuovi arrivati longobardi, andarono a costituire quell'insieme di popolazione che attraverso vari secoli è rappresentata, oggi, dalla popolazione che parla l'italiano-trentino.
A nord di Salorno, invece i Bavari costituirono quella popolazione che parla la lingua tedesca (che però non è un tedesco puro (poco a che vedere col Prussiano) ma è un insieme di idiomi, con qualche termine ancora romano, di romancio (di Costanza), di Engadinese, di Tirolese. Inoltre molti riti e tradizioni agricole ancora oggi sono legati e spesso individuabili con moltissime ascendenze pagane romane dell'era imperiale. Basti pensare che ancora oggi "andare a bettole" si usa il baccanale trimalcionesco "andare a Turgulem" (Plinio). I matrimoni è ancora usanza celebrarli nel periodo del Carrus-Navalis di Dionisio (carnevale). E il Natale in alcune valli è ancora chiamato Sonnerfest, la "Festa del Sole" (Sole invictus). Gli stessi famosi Schutzen, hanno uno statuto che proviene da un ordine militare emanato da Druso e poi da Tiberio e Claudio. (una specie di protezione civile distribuita lungo la importante via Claudio-Augusta).
Ma anche la stessa Bavaria era stata chiamata così dai romani; dal latino BOIARIA da "boarius" per la grande quantità di buoi al pascolo nella zona.
Ma i romani che abitavano questa zona dell'Alto Adige dove finirono con la lotta Longobardi-Bavaresi? Alcuni si integrarono, altri scesero nel trentino o nel veronese, e solo due piccolissimi gruppi preferirono andarsene anzichè sottostare agli invasori bavari, ma non andarono molto lontano: si rifugiarono in due inaccessibili e inospitali valli, chiuse da un bastione di monti circostanti. E lì vissero isolati per oltre 13 secoli.
Una era la Val Gardena-Badia, l'altra la Val di Fiemme-Fassa. Così isolati da italiani e bavaresi che conservarono un dialetto italico-latino (romano), oggi noto come Ladino.
Che queste popolazioni siano vissute in un isolamento totale di sola pastorizia arcaica e senza la minima cultura e in un completo e generale analfabetismo ce lo attestano i reperti storici, e le tardissime documentazioni amministrative dei due territori.
Nessuna attestazione scritta appare in Val Gardena fino al sec. XVIII: Intendiamo una scritta civile, escludendo quelle monastiche o di confraternite. La popolazione era una piccola comunità ripartita nei 3 villaggi (Ortisei, Selva, e Santa Cristina) che contava (al censimento catastale austriaco di uomini, bestie, case e poderi, del 1825) 165 casali tutti in legno (nessuno in muratura) e, incredibile ma vero, contava solo 1250 individui. Una popolazione che si era mantenuta con alti e bassi, su questi valori per quasi 1400 anni, e quasi fino al 1900; ancora nel 1940 il Melzi dava un totale di 3396 abitanti in tutta l'intera valle.
Non diversa la storia della Val di Fassa-Fiemme, dall'anno 600 al 1400 gli abitanti erano una piccola pseudo-comunità di circa 1000 individui in tutta la lunga valle che terminava sotto i bastioni del Sella e del Pordoi, che vivevano non in villaggi, ma erano dei clan sparsi e isolati per proprio conto sul territorio. Sempre nel 1825 si contavano in tutto: "96 masserie, 30 casali, 839 abitanti e una massaria di Corte austriaca dove presta un servo d' ufficio che fa la giusticia ed è retribuito con un minello di Segala" (...) ....lo allevamento del bestiame è una delle principali occupazioni e lo sostentamento delli abitanti; lo numero contato in tutta la valle è di 4000 bestie bovine, 5000 pecore e 1000 capre; altri abitanti che non hanno nessun sostentamento vannosi a Bolzano a fare i facchini dei tirolesi".
Nessuna iscrizione di carattere pubblico o privato fino al sec.XVIII, escluse quelle del clero che per la prima volta nomina questa valle e questa popolazione ufficialmente negli atti del principe-vescovo di Bressanone nel 1403. Ma un vero "servo d'ufficio" per derimere le liti religiose e civili, fu inviato formalmente per la prima volta su richiesta degli abitanti nel 1607.
Per la spartizione del legname o il diritto di pascolo fra gli abitanti c'era il "Banco de la Rason", a Cavalese, un tavolo di pietra all'aperto nel Parco della Pieve, all' ombra di cinque tigli secolari. Tutt'oggi esistente.
(maggiori particolari nell'anno 189, quando Trento, Bolzano erano tre popolose e fiorenti città romane, e Merano era l'Aosta prealpina della Val d'Adige, prima del gran balzo degli eserciti romani oltre i monti. Il bellissimo (e integro) ponte romano sul Passirio è ancorà lì a testimoniarlo.)
Con il loro parentado bavaresi e longobardi si misero d'accordo e ignorarono i confini naturali. Instaurando così una forte egemonia sul territorio con il confine a Salorno. Una divisione che dopo 200 anni divenne ancora più forte quando (dopo la pausa franco-carolingia) la sede dell'impero si trasferì in Germania e quando Ottone I desiderando assicurarsi l'intero possesso della valle dell'Adige fece della regione una marca tedesca con i Conti (in Alto Adige) e i Principi-Vescovi (nel Trentino); l'ultima marca verso sud del Sacro Impero Romano, che di romano non aveva più nulla.
Il territorio a nord fortemente germanizzato con tutti gli eventi che seguiranno non cambierà più da questo momento in avanti, sia come etnia che politicamente, che via via più tardi, secondo gli interessi di chi governava venne considerato o territorio austriaco o territorio italiano (più recentemente, Napoleone, guerra 1918, e solo oggi quasi interamente autonomo ma con una vocazione alla totale indipendenza).
AUTARI insomma (non mantenendo la promessa fatta ai Franchi) sposerà nel 588, Teodolinda, figlia di Garibaldo duca dei Baviera (una donna che avrà grande influenza sul marito e i suoi successori).
Ma anche con i bizantini il nuovo re dei longobardi tenta di fare una pace, l'esarca in Italia Smaragdo sapendo di essere militarmente molto debole accetta di concludere un armistizio di tre anni (ma nello stesso tempo fa alleanze con gli (irritati) Franchi, sperando nell'obiettivo di contrapporre, secondo la abituale tattica bizantina degli ultimi decenni, barbari contro barbari).
Ma anche Autari fa le sue manovre e tenta di porre le basi di un regno esteso su tutta la penisola, fino a Reggio Calabria.
Secondo una leggenda, Autari prendendo visione di tutto il territorio italico, sembra che arrivò proprio fino a Reggio, fino all'ultimo lembo bagnato dal mare poi, entrato dentro nei primi flutti con il suo cavallo e piantando la sua lancia affermò "Questo sarà il confine del regno longobardo".
I Longobardi tuttavia nè con Autari nè con i suoi successori, non riuscirono mai a realizzare l'unità territoriale della Penisola, sia a causa della presenza bizantina lungo le coste, e a causa dei possedimenti della Chiesa (che erano di fatto, anche se non esisteva ancora un vero e proprio stato) nell'Italia centrale. In tutto il periodo del dominio i contrasti tra Papato e Impero d'Oriente con i nuovi "barbari" non furono mai forti per il timore che i Longobardi incutevano a entrambi.
Però quando la forza di Bisanzio con la sua decadenza, si andò riducendo, la Chiesa trovò il modo di incrementare la sua forza, stringendo anch'essa ambigue alleanza; con i Longobardi e contemporaneamente anche con i Franchi ma con maggiori risultati; e nonostante tanti altri avvenimenti, anche drammatici, questo sodalizio era destinato a durare fino al 1870 con Napoleone III.
Una "forza" questa che sta nascendo ora dentro la Chiesa e che contribuì fortemente al rafforzamento dell'effettivo potere temporale del Papa e alla nascita dello Stato Pontificio.
I Longobardi portarono in Italia un tipo di dominazione ben diversa dai Goti, come quella di Teodorico, che nonostante "barbara" (a Bisanzio detestata) godeva pur sempre di una reale legittimazione bizantina. La sovranità dei Longobardi dipendeva invece ora unicamente dalla forza delle armi ed era ispirata alle usanze ancora fortemente "barbariche" che li caratterizzavano; gli appartenenti alla popolazione delle varie città, con il terrore sottomesse, erano considerati alla stregua di schiavi, e non possedevano quindi alcun diritto.
I vincitori si mantenevano separati dai vinti anche negli insediamenti: la città costituiva per i longobardi un luogo fortemente insicuro e preferivano (da perfetti nomadi) risiedere in campagna, in spazi aperti, o eccezionalmente in quartieri ad essi riservati, fortemente difesi (le curtis, poi castelli) muniti di sotterranei; le loro residenze erano quindi dei "covi". (cfr. Manzoni, Adelchi, coro dell’Atto III: "le note latebre del covo cercar...").
Quando elessero Pavia capitale, lo fecero unicamente perchè era la città più fortificata d'Italia; avevano impiegato tre anni per farla capitolare e non con le armi ma per fame.
Questa economia chiusa del sistema cosiddetto curtense, centro di una vita economica autonoma, impediva scambi commerciali e culturali, che evidentemente spegnevano ogni stimolo al progresso. I Longobardi dominarono due secoli ma non lasciarono tracce di nulla di quello che noi chiamiamo "progresso"; pur insediandosi su un territorio che in quanto a progresso e civiltà era straordinariamente superiore a qualsiasi altro territorio dell'intero pianeta.
L'impostazione sociale era anch'essa di tipo a grandi linee militaristico: le "fare" (farae) costituivano a un tempo le unità di quello che oggi chiameremmo un organico militare ("regime di colonnelli"), ma che come già accennato era null'altro che un raggruppamento di famiglie aventi la medesima origine ("tribù", "clan", "stirpe") dimoranti in un territorio che a tale gruppo era stato assegnato o si era da solo conquistato vivendo assieme ai locali abitanti tenuti però con disprezzo in disparte. Il parallelo con le "sippe" germaniche o con le "stanize" dei Cosacchi può fornire un'idea sufficientemente precisa.
Non riteniamo di dover qui ripetere gli altri concetti che caratterizzavano la società longobarda come per esempio la faida ed il guidrigildo (ne daremmo qualche accenno alla fine).
La violenza, il saccheggio anche tra di loro, e la faida erano per essi una prassi fondata sulla tradizione, facevano parte della loro "cultura" (dei goti, così i Vichinghi), come anche la considerazione del ruolo femminile, in cui la donna era vista solo come procreatrice di eredi e totalmente soggetta prima al padre, poi al marito. Un addolcimento di tali caratteri bellicosi e violenti si ebbe tuttavia con la progressiva conversione al cattolicesimo, che fu promossa, non a caso, da una donna, sia pure di stirpe reale: Teodolinda.
Le tristi condizioni dei vinti, aggravate anche da una pestilenza e da carestie di alcuni anni, le orrende ed incivili usanze dei Longobardi, il loro disprezzo per le popolazioni rese schiave, e per la loro bassa cultura, sono state forse eccessivamente sottolineate dagli storici.
La figura del Longobardo violento, invasore, stupratore e rozzo è dovuta a molte cause quali l'instaurazione e la giustificazione del potere Temporale della Chiesa, fin da quando essi dominarono l'Italia, poi venne la polemica anti-imperiale dei Comuni, poi il Risorgimento ed infine la sottolineatura della contrapposizione tra romanità e barbari nella prima metà del secolo scorso (Mussolini, prima dell'alleanza con Hitler, quando l'Italia doveva essere Romana e Imperiale.("avevamo Cesare e Virgilio, quando loro vivevano ancora nella foresta". M.)
I Longobardi ebbero una propria "cultura": certo, erano Barbari e in tale contesto vanno inseriti e studiati, indipendentemente da valutazioni etiche: il resto è guelfismo e neoguelfismo contemporaneo.
Tutto il dominio longobardo in Italia è caratterizzato da alcuni elementi di base, che assumono diversa rilevanza nei diversi periodi. Essi si possono così elencare:a) conflitto tra le rivendicazioni autonomistiche dei Duchi e politica centralizzante dei Re; (il più disastroso di tutti questo conflitto)
b) gestione dei rapporti con i popoli sottomessi, in cui si alternano posizioni etnocratiche con tentativi di integrazione;
c) conflitto religioso tra i maggiorenti longobardi, divisi tra cristiani ariani e romani;
d) rapporti, spesso conflittuali, con la Chiesa;
e) rapporti, quasi sempre di ostilità, con Bisanzio;
f) rapporti, prevalentemente conflittuali, con i Franchi.Il tentativo dei Re longobardi di unificare la Penisola, estromettendo i Bizantini, stabilendo rapporti pacifici con la Chiesa e rafforzando il Regno per ottenere un equilibrio di forze rispetto ai Franchi, era destinato a fallire proprio a causa degli elementi di conflittualità. E furono proprio questi che portarono poi alla sconfitta i Longobardi ad opera dei Franchi.
AUTARI morì il 5 settembre 590, forse avvelenato, nel palazzo reale di Pavia, i duchi concessero alla vedova (Teodolinda figlia di Garibaldo duca dei Baviera - Autari l'aveva sposato due anni prima) di scegliere il successore; e la sua scelta cadde su Agilulfo duca di Torino.
Due mesi dopo Agilulfo otteneva la corona e sposava la vedova Teodolinda
AGILULFO fino al 616, con accanto Teodolinda, proseguì la politica del suo predecessore. Nel tentativo di rafforzare il potere regio, cercò di stabilire, anche se lui era Ariano (ma fortemente influenzato da Teodolinda che del resto ha scelto lei come re e sposo) rapporti di convivenza con il Papato, ed in particolare con papa Gregorio Magno (che sale sul soglio proprio quest'anno).
Un assedio a Roma Agilulfo lo fece, ma poi lo sospese quando Gregorio acconsentì a pagargli una grossa indennità pur di non inimicarselo.
Durante tutto il suo regno Agilulfo condusse una politica ambigua: di avvicinamento ai Bizantini e al Cattolicesimo, che avrebbe dovuto assicuragli quest'ultimo la neutralità (se non anche il favore del Papato - che però sembra giochi su due fronti) nella lotta contro i Bizantini per la conquista dei territori ancora in loro possesso.
Lo Scisma dei Tre Capitoli, che il Re sperava costituisse un'occasione favorevole per tale politica, si rivelò invece un'arma a doppio taglio, perchè rallentò la conversione dei Longobardi. Ciò avvenne perché due grandi Diocesi del Nord, Milano e Aquileia, la cui influenza si estendeva a zone ben più ampie degli effettivi confini diocesani, aderirono allo Scisma.
Agilulfo tentò di volgere la situazione a proprio vantaggio (non prima di essersi incontrato con Teodolinda alla rocca di Lomello) proponendosi quale mediatore e promuovendo con Colombano (*) la convocazione di un Concilio che ponesse fine allo scisma. Ma la sua morte nel 616, interruppe tale "conciliante" tentativo.
(*) Colombano era un monaco benedettino irlandese, poi Abate di Bobbio (PC). Proprio a Bobbio, con una concessione di Agilulfo, fondò un imponente monastero, creando un importante centro di diffusione culturale. Alcuni storici scrivono anche centro di evangelizzazione cristiana, mentre da altri fonti sappiamo che Colombano per tutta la sua vita si trovò sempre in contrasto con Roma sulle questioni dogmatiche. Quando morì tutti i monaci del monastero emigrarono nell'ortodossia, ma forse anche perchè furono premiati; infatti furono sottratti alla giurisdizione del vescovo di Tortona, che non sopportavano).
Alla morte di Agilulfo, nel 616 la regina Teodolinda assunse la reggenza in nome del figlio ancora tredicenne Adaloardo. Lei cattolica, nonostante il primo marito Autari non aveva mai consentito che fossero battezzati i bambini longobardi col rito cattolico, era riuscita con il secondo marito, a far battezzare il figlio Adaloardo a Monza da uno scismatico.
ADALOALDO (616-626) - Poco significativo è il Regno di questo ragazzino salito appena tredicenne sul trono. Ma era la madre TEODOLINDA che regnava di fatto, e fu lei a proseguire una politica di forte avvicinamento alla Chiesa Romana; del resto quando era in vita Papa Gregorio, con lui aveva mantenuto sempre una fitta corrispondenza.
Diede così un forte sostegno nella lotta contro gli ariani (in pratica contro una buona parte della stessa sua gente che governava; ma non dimentichiamo che lei era bavarese ed era già cattolica).
ARIOVALDO (626-636) Duca di Torino, depone improvvisamente Adaloardo quest'anno già maggiorenne appena salito sul trono (di fatto, prima reggente era la madre).
Ariovaldo é suo cognato avendo sposato sua sorella GUDEMBERGA. Lui è un esponente della corrente Ariana, e non è più disposto a tollerare la politica filo-cattolica inaugurata da Agilulfo, continuata e sostenuta dalla vedova Teodolinda reggente di suo figlio Adaloaldo.
L'usurpatore riuscirà a far durare il suo regno dieci anni, caratterizzato però da una forte instabilità, a causa delle lotte per il potere e delle discordie religiose fino al punto da ripudiare la stessa moglie GUDEMBERGA relegandola in un monastero.
Ariovaldo durante il suo regno aveva riportato la capitale da Monza a Pavia, e aveva ripristinato il culto ariano aiutato dai nobili tradizionalisti.
Alla sua morte i duchi liberarono dal monastero e concessero alla vedova GUDEMBERGA di scegliere il successore come nuovo re e come nuovo marito. Il prescelto fu Rotari duca di Brescia, già sposato, ma che abbandonerà la moglie per impalmare la vedova e diventare re dei Longobardi.
ROTARI (636-652). Anche lui era un esponente della fazione ariana ma sposa tuttavia la cattolica GUDEMBERGA. La sua politica si rivolse essenzialmente nella direzione delle conquiste territoriali per l'ampliamento dei domini Longobardi e per l'inglobamento di quelle "isole" bizantine ancora presenti all'interno o ai confini del suo regno.
Rotari riuscì a togliere ai bizantini la Liguria, la Lunigiana e gli ultimi possedimenti sulle coste venete e friulane (esclusa Venezia che in questo periodo non è ancora sorta, ma è in lenta formazione nella inaccessibile laguna).
Dobbiamo a questo Re la prima effettiva emanazione di un codice legislativo longobardo, il noto...Editto di Rotari.
Rotari è ricordato come un grande legislatore, per questo editto emanato a Pavia nel novembre del 643; una prima organica raccolta scritta di leggi longobarde, fondata sulle antiche consuetudini germaniche, ma influenzate però dal diritto romano, compresa la scrittura; fu infatti redatto in latino ovviamente avvalendosi di funzionari-legislatori romani.
L'editto infatti risente di molti moduli romani, ma ultimamente gli studiosi hanno dimostrato che ha strette affinità con quello sassone, anglosassone e scandinavo. Questa è la dimostrazione che i longobardi pur partiti dall'Elba cinque secoli prima serbarono immutate nella sostanza le loro leggi consuetudinarie tramandate oralmente, e nel compilarle scritte le inclusero.
L'editto conta di 388 capitoli. L'estensione maggiore è data al diritto penale; base di esso non è più la vendetta o faida barbarica che si tramandava fino alla settima generazione, ma la composizione, cioè il compenso che il reo è tenuto a corrispondere al danneggiato o ai suoi parenti.
La pena di morte è limitata a reati speciali, quali il regicidio, la diserzione, il tradimento, i delitti contro la sicurezza dello stato, l'ordine pubblico e l'uccisione del marito.
Per gli altri delitti si applica una pena in denaro, (guidrigildo - questo già di tradizione romana). Viene stabilito il prezzo del sangue che varia secondo la qualità dell'ucciso, quindi proporzionale al valore sociale della persona. Così anche per il ferimento.
Vale la pena citare alcune di queste sanzioni:
art 48 - Se qualcuno avrà fatto perdere un occhio a un altro, costui sarà valutato come morto...secondo la qualità della persona, e quegli darà a lui una composizione uguale alla metà della valutazione medesima.
art 49 - Se qualcuno avrà tagliato il naso a un altro, dovrà come sopra, una composizione uguale alla metà del prezzo di lui.
Per consentire un raffronto, la tariffa del risarcimento e del valore sociale delle diverse classi, era per un aldio ucciso 60 soldi d'oro; un capraio, pecoraio valeva 20, un aiuto capraio, pecoraio valeva 16.
. La capacita' di acquisto di un soldo era piuttosto elevata. Sappiamo che nel 750 due cavalli furono pagati 50 soldi, un oliveto 8 soldi nel 718, un orto 9 soldi nel 726 e una porzione di fabbricato 9 soldi nel 729.
Severissimo l'editto contro i ladri, i liberi e i servi fuggiti; il ladro sia servo o libero è tenuto a pagare il (novigildo) cioè nove volte il valore della cosa rubata, e la stessa multa è inflitta al ricettatore.
Minuziosamente contemplati sono i reati contro la proprietà campestre, la tutela della vita degli animali, la caccia e la pesca.
Nell' art 337 - Se uno al cavallo di un altro avrà fatto cadere l'orecchio o un occhio... riceva il cavallo leso e ne renda uno simile.
Caposaldo del diritto civile longobardo è il mundio o tutela, supremo mundialdo è il re; il figlio atto a portare le armi, può uscire dalla tutela paterna e costituire un'altra famiglia, chi non può invece liberarsi dal mundio è invece la donna.
Si regolano le donazioni, e le successioni, i servi non hanno personalità giuridica, ma possono migliorare la propria condizione, passando da un grado ad un altro, ed acquistando anche la cittadinanza.
Tutto ciò può sembrare rozzo se paragonato ai codici romani, ma già la presenza scritta di una legge era un passo avanti verso una concezione meno "barbarica" del diritto.
Rotari muore nell'anno 652. Fu sepolto a Pavia nella basilica di S. Giovanni Battista.
RODOALDO (652-653) Fu brevissimo il periodo del figlio di Rotari. Sei mesi. Fu ucciso da un longobardo al quale lui aveva violentato la moglie. La nuova legge c'era, ma in questo caso la faida ebbe di nuovo il sopravvento, anche se il violentatore era il re.
Con la morte di Rodoaldo torna a prevalere nuovamente il partito cattolico con un nipote di Teodolinda. E'...
ARIPERTO (653-661) che appena insediatosi (e Teodolinda non è estranea) tornò a proclamare religione ufficiale quella cattolica. Dandosi anche molto da fare. Costruì infatti presso Pavia la Basilica del S. Salvatore, con anche un'altra funzione, quella di farne un mausoleo per la sua famiglia.
Il primo ad inaugurarlo prima ancora di essere terminato fu proprio lui
Alla sua morte il regno fu diviso tra i due figli adolescenti, questa volta secondo l'uso dei Franchi: BERTARIDO si stabilì a Milano-Monza e GODEBERTO a Pavia.BERTARIDO e GODEBERTO (662) - La giovane età dei due scatenò l'ambizione di due duchi.
GARIBALDO (stirpe bavarese) duca di Torino persuase GRIMOALDO duca di Benevento (un altro ribelle) a usurpare il trono per dividersi il territorio e aggiungerlo al proprio. Ma è quest'ultimo, dopo aver lasciato il suo ducato al figlio Romualdo, che sale a Pavia con un suo esercito rinforzato dal duca di Spoleto e di Capua; assedia e occupa la capitale longobarda, uccide il fanciullo e si fa eleggere re dei Longobardi. Bertarido temendo la stessa fine, lascia Milano e va prima a rifugiarsi presso gli Avari, poi dai Franchi.
(Se i bizantini e il papa non aspettavano altro che i barbari eliminassero altri barbari, non potevano che gioire; ora erano gli stessi longobardi a eliminarsi a vicenda).
GRIMOALDO (662-671) Che ha sposato fra l'altro proprio la sorella di Bertarido, durante il suo regno -che durò 9 anni- aggiunse alcune leggi all'editto di Rotari. Appena salito sul trono dovette lottare contro i Bizantini. L'8 maggio 663 vinse la battaglia di Siponto in Puglia alle falde del monte Gargano aiutato secondo la leggenda dall'apparizione dell'Arcangelo Michele.
Dopo la battaglia contro i Bizantini, la Basilica di S. Michele in Pavia, per lo scampato pericolo ebbe lasciti e favori dal re e dai suoi successori. I re Longobardi, i re italici prima e i germanici dopo, furono tutti incoronati in questa chiesa, l'ultimo fu Federico Barbarossa nel 1155.
Cos'era accaduto in Puglia (che allora si chiamava Calabria)? Che i Bizantini guidati dallo stesso imperatore Costante II erano sbarcati in Italia compiendo delle spaventose scorrerie in Sicilia, Sardegna e in Calabria. Si erano spinti fino a Napoli, poi a Roma. Che però lasciarono quasi subito, temendo la reazione dei Longobardi che in questa circostanza furono chiamati dal papa..
Presso Refrancore (Asti) Grimoaldo sconfigge anche i Franchi che tentavano, sollecitati dal fuggiasco Bertarido una invasione dell'Italia. Altro tentativo di ribellione quella del duca di Cividale. Per domare il ribelle Grimoaldo chiese aiuto agli Avari, per poi pentirsene subito quando sarà costretto a cacciarli per le devastazioni che stavano compiendo in Friuli.
Una devastazione la compì invece lui, quando devastò Forlimpopoli, non risparmiando nemmeno le chiese.
Grimoaldo morì in Pavia per una ferita di caccia, anche se non è escluso il sospetto di veleno.
Lasciò il regno al figlio ancora fanciullo GARIBOLDO, partorito da sua moglie che è poi sorella di Bertarido (il fuggiasco esautorato).
GARIBOLDO - (671) - Regna soltanto tre mesi. Infatti dopo la morte di Grimoaldo, si era già precipitato a Pavia lo zio, fratello di sua madre, cioè il fuggiasco BERTARIDO. Depone Gariboldo e recupera il regno.
BERTARIDO (671-679 -688) - esponente della fazione cattolica, regnò effettivamente da solo 7 anni, poi altri dieci con il figlio Cuniberto fino alla morte. Stipulò un trattato di pace con Bisanzio, ma non riuscì a sedare la ribellione del Duca trentino, ALACHI e del friulano AUSFRIDO, entrambi Ariani.
Sua moglie Rodelinda fondò la Basilica di Santa Maria in Pertica.CUNIBERTO (679- 688-700) - La politica filo-cattolica di Bertarido viene proseguita da suo figlio che riesce a sconfiggere Alachi. La sua politica porta alla conclusione dello Scisma dei Tre Capitoli, realizzando così finalmente il tentativo di Autari.
Alla morte di Cuniberto si apre un nuovo periodo di instabilità ancora tra gli stessi Longobardi, durante il quale si succedono quasi contemporaneamente:
LIUTPERTO (700-702) Regna poco più di un anno sotto tutela di ANSPRANDO,
RAGIMPERTO (700-701), figlio di Godeperto (il deposto) (morì nello stesso anno)
ARIPERTO II (701-712). Dopo undici anni di regno, morì annegato nel Ticino (sembra per il troppo oro che aveva addosso, mentre cercava di fuggire nel territorio dei Franchi.)
LIUTPRANDO (712-744) - Era figlio di Ansprando. Il suo fu uno dei più lunghi regni longobardi, 31 anni. Con Liutprando prevale definitivamente il partito cattolico, che sosteneva l'autorità regia in opposizione all'autonomismo dei Duchi ariani. Il nuovo Re si impegna infatti a rafforzare il Potere Centrale, a reprimere le spinte autonomistiche, ed a cercare di eliminare quella discontinuità territoriale nell'Italia centrale, che egli identifica (e non aveva torto) come elemento di vulnerabilità per il proprio potere. Cerca anche di trarre vantaggio dalla Crisi iconoclastica, che contrappone la Chiesa di Roma ai Bizantini. Attacca infatti con decisione le tradizionali roccaforti bizantine dell'Esarcato. Il Papa all'inizio è soddisfatto, sta al gioco, ma di fronte al pericolo di un eccessivo rafforzamento dei Longobardi, si schiera decisamente con l'Impero; Liutprando è costretto a recedere da buona parte dei territori conquistati, per la pressione non tanto militare, quanto per un'autorità spirituale (le cosiddette influenze del Papa) della quale anche i fieri Longobardi ormai devono tener conto.
Liutprando dopo aver sottratto ai Bizantini molte terre della Romagna, imposta l'autorità regale ai riottosi duchi di Spoleto e di Benevento, e dona al Papa il feudo di Sutri che aveva espugnato ai Bizantini.
Con questa donazione ebbe inizio la prima sovranità temporale dei papi. Il papato si inserisce nella lotta feudale, e diventa anch'esso feudale.
Liutprando oltre questo dono, pagò anche una forte somma per avere le ossa di Sant'Agostino e le trasportò a Pavia, nella Basilica di S. Pietro in Ciel d'Oro, alla sua morte fu sepolto con il padre nella Basilica di Santa Maria in Pertica, poi traslato proprio in S. Pietro in Ciel d'Oro. All'interno della basilica una targa sulla colonna di destra ricorda la sepoltura del grande re.
ILDEBRANDO (744) - Fu il successore di Liutprando, ma regnò per pochi mesi, dal gennaio all'agosto del 744. Fu deposto dai duchi che misero poi sul trono Rachis.
RACHIS (744-749) - Era duca del Friuli. Durante il suo regno contrassegnato da una politica debole, tentò un assediò a Perugia, ma poi rinunciò e si recò in pellegrinaggio a Roma. Questo atipico cedimento causò una sollevazione dell'esercito; abituati alle conquiste probabilmente fu deposto dai nostalgici di Liutprando, preferendogli il più agguerrito fratello Astolfo. Lui non reagì, anzi si fece monaco e si ritirò a Cassino; trascinando nella sua vocazione anche la moglie Tassia, che andò a fondare un monastero femminile.
ASTOLFO (749-756) - Fratello di Rachis, viene quindi posto sul trono che mantenne per 7 anni. Durante il suo regno emanò nuove leggi che differenziarono il popolo in categorie sulla base del censo.
Cattolico, ma piuttosto ostile al Papato, oltre che riprendere l'iniziativa militare contro i bizantini, conquistando Ravenna, iniziò a minacciare Roma con un assedio, non conquistandola ma cercando di imporre un tributo. Tali azioni provocano però l'intervento dei Franchi, il cui aiuto è stato invocato da Papa Stefano. Pipino il Breve, re dei Franchi sceso in Italia sconfigge i longobardi a Susa, poi pose l'assedio a Pavia.
Astolfo è costretto a restituire i territori conquistati (Pentapoli). Parte di essi, furono poi donati dai Franchi al Papa e costituiranno il primo nucleo territoriale del futuro Stato della Chiesa e di quel Potere Temporale del Papa, che la Francia riuscì a sostenere fino al 20 settembre 1870. Ma, cosa ben più grave per i Longobardi, da questa alleanza coi Franchi deriverà neppure vent'anni dopo la fine del loro regno in Italia ed addirittura la loro estinzione.
Non si sa da chi sollecitato se dai longobardi o dallo stesso papa, ritornò sul trono Rachis per pochi mesi (cadde da cavallo e morì nel dicembre del 756), ben presto sostituito da...
DESIDERIO, L'ULTIMO RE LONGOBARDO> >