SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
MARIA LUISA D'AUSTRIA (1 di 3)

LA SPOSA DEL NEMICO

LA GIOVINEZZA A VIENNA

IMPERATRICE A PARIGI

DUCHESSA A PARMA

 

di SERGIO ROSSI

 

Maria Luisa è nata a Vienna il 12 dicembre 1791 dall'Arciduca Francesco d'Austria, alle sue seconde nozze, e da Maria Teresa di Borbone-Napoli.

Bisognosa d'affetto e di sostegno, così com'era fin da bambina, Maria Luisa anche da ragazza cercava l'appoggio della madre, la quale aveva sempre altre cose fatue a cui pensare come feste e balli, e quindi non era disposta a prendersi cura della figlia. Il senso di sicurezza di cui abbisognava, lo trovò invece dal padre che la teneva con se', giocava con lei e le dava fiducia, anche se i suoi impegni politici erano notevolmente aumentati. Era infatti diventato Imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Francesco II (1792) e Imperatore d'Austria col nome di Francesco I (1804).

Maria Luisa fu piuttosto affezionata ai suoi fratelli, ma ebbe una vera predilezione sia per sua sorella Leopoldina, che per suo fratello Francesco Carlo, nato nel 1802. Divenuta grandicella, Maria Luisa doveva ricevere un'educazione confacente al suo rango. Il primo dovere di un figlio è l'ubbidienza verso i genitori: ciò anche se gli ordini furono rigidi, anzi duri, quelli della madre, e bonari quelli del padre, per il quale tuttavia ella provava un senso di affettiva sottomissione.

Ricevette un'educazione profondamente religiosa che imponeva, fra l'altro, l'ubbidienza prima verso i genitori e successivamente verso il futuro marito.

Questi insegnamenti le daranno un'impronta fondamentale nel comportamento di tutta la sua vita.

Maria Luisa (Luisl, per il padre) era una bambina molto graziosa: capelli biondi, occhi violetti, viso roseo, ma con il labbro inferiore turgido, tratto distintivo di molti Asburgo. Imparò l'italiano ed il francese, che parlava quasi meglio della sua lingua madre. Le si diede un insegnamento generale, in modo che potesse cavarsela in ogni conversazione. Le furono impartite lezioni di geografia e di storia della Casa d'Asburgo. Poichè amava i fiori, fu incoraggiata nella pratica del giardinaggio, e siccome era ghiotta, le fu insegnata l'arte culinaria. Sapeva cucire, ricamare,le piaceva la musica e suonava il pianoforte. Dalla madre aveva ereditato il dono di una bella voce ed il talento di ballerina. Insomma aveva un'educazione da "Arciduchessa", qual'essa in effetti era, che sapeva come comportarsi e come muoversi a Corte.

Quando Maria Luisa aveva cinque anni, nel 1797, Napoleone, allora generale della Rivoluzione, dopo aver sgominato gli Austriaci nell'Italia settentrionale, cominciò a puntare su Vienna. Ma prima che questo accadesse, si cominciò a trattare la pace che fu sottoscritta a Campoformio.

Nel 1798 l'Austria, unitamente a Inghilterra, Russia e Regno di Napoli, si illuse di rovesciare la Rivoluzione, sperando nel fatto che Napoleone si era "imbarcato" nella spedizione d'Egitto. Ma egli ritornò più forte di prima, divenendo Primo Console della Repubblica Francese nel 1799 e sconfiggendo nel 1800 gli austriaci a Marengo. Francesco II fu costretto a firmare la pace di Luneville, che sanciva significative perdite territoriali per l'Austria.

Questi mutamenti portarono anche a dei rivolgimenti famigliari nel parentado asburgico: Ferdinando III, zio prediletto di Maria Luisa, fu cacciato dalla Toscana; i nonni Maria Carolina e Ferdinando IV di Borbone dovettero rifugiarsi dalla Campania in Sicilia (1806). Nel 1804 Napoleone era divenuto Imperatore dei Francesi, autoincoronandosi nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. A Vienna invece fu considerato usurpatore e blasfemo, perchèsi era attribuito un potere monarchico che solo Dio poteva dargli. Napoleone fece capire, e assai chiaramente, che l'Impero era una conquista personale.

Per Maria Luisa, religiosa com'era, il paragone fra i due Imperatori non si poneva neppure: Napoleone era "La Rivoluzione", era l'Anticristo che voleva distruggere qualsiasi tipo di monarchia; suo padre invece, oltre che il padre amatissimo, era anche il massimo Sovrano europeo, l'ordine naturale delle cose, contro il quale il diavolo avrebbe perso ogni sua forza.

Invece, nel 1805, gli austriaci furono ancora sconfitti a Ulma, nel mese di ottobre 1805 e Napoleone, con una mossa-lampo, occupò Vienna un mese dopo. Gli Asburgo riuscirono a fuggire precipitosamente.

Per la prima volta Maria Luisa conobbe la sventura della fuga e si sentì solo un pò più sicura nel castello di Buda. Ma Napoleone incalzava, ed entrò in Moravia. Maria Luisa fu fatta fuggire a Kosice in Ungheria, e poi ancora fuggì fino a Cracovia nella Polonia austriaca. Ella sperava sempre nella misericordia divina, ma Napoleone avanzava, ed il 2 dicembre 1805 vinse ad Austerlitz, in Moravia, la cosiddetta "battaglia dei tre Imperatori" contro Francesco ed Alessandro I di Russia. La pace di Presburgo costò veramente molto all'Austria ed in particolare all'Impero: infatti il 6 agosto 1806 Francesco dovette deporre la corona dell'Impero Romano-Germanico, ma mantenne quella di Imperatore d'Austria col nome di Francesco I.

A Parigi, Napoleone fece erigere un arco di trionfo all'entrata delle Tuileries, facendovi scolpire le gesta della vittoria di Austerlitz.

Maria Luisa, ormai quindicenne, era divenuta una signorina romantica, che faceva lunghe passeggiate per il castello di Schönbrunn e che amava in particolare i fiori. Per il padre la sua Luisl era bellissima, anche se i bei capelli non riuscivano ad occultare i lineamenti piuttosto irregolari. Anche la sua costituzione era piuttosto fragile, arrossiva facilmente in viso, era pronta al riso, ma facile al pianto. Alla morte di sua madre, Maria Luisa accettò come amica la terza consorte dell'Imperatore d'Austria, Maria Ludovica d'Austria-Este, che aveva solo quattro anni più di lei. Le due ragazze mostravano gli stessi interessi e gli stessi desideri; Maria Luisa si lasciò perciò guidare come già faceva col padre, anche da lei. La nuova consorte dell'Imperatore non si comportò come una vera matrigna, ma veramente come un'amica. Fu così che a Maria Luisa furono impartite, su suo suggerimento, le maniere di Corte specifiche per un'Arciduchessa. Maria Luisa migliorò molto i suoi modi di fare, ma non al punto che avrebbe voluto e sperato la sua matrigna. Quest'ultima si era ormai ammalata e sempre più avrebbe voluto vedere in vita il rovesciamento di Napoleone, che l'aveva cacciata dall'Italia, lei principessa. Così anche Maria Luisa, emulandola, incominciò a fare sfuriate piene di rancore verso Napoleone Bonaparte.

Nel febbraio 1809 sembrò ci si potesse prendere la rivincita di Austerlitz; oltre che dai suoi stessi sudditi, Francesco I cercò alleanze con la Prussia e la Russia, allarmato anche dalla deposizione dei Borboni di Spagna e dalla divisione dell'influenza in Europa tra Napoleone e lo Zar (incontro di Tilsit). La paura era che, dopo la deposizione di tali teste coronate, potesse venire la volta degli Asburgo. Ma le schiere di Napoleone travolsero gli austriaci, penetrarono in Baviera e si diressero verso Vienna, proclamando la fine della dinastia. Il 4 maggio la Famiglia Imperiale fuggì dalla capitale, invasa dai francesi il 12 maggio.

Maria Luisa fuggita per la seconda volta, trovò rifugiò dapprima a Buda, e successivamente, a Eger, più ad est, anche se le truppe napoleoniche subirono per la prima volta una piccola sconfitta ad Aspern. La rivincita fu determinante: il 5 luglio 1809 si svolse la battaglia sul Marchfeld presso Wagram che, dopo due giorni di lotta, si risolse a favore del Bonaparte con i vinti, fuggiti in Moravia, che non volevano più sentir parlare di combattere contro il Francese.

Ad Eger regnava il terrore: Maria Ludovica se la prendeva con il destino; Maria Luisa sperava che il padre potesse ancora raddrizzare le cose. Invece la Pace di Schönbrunn fu durissima al punto che l'Impero Asburgico venne ridotto ad Impero di media grandezza.

Maria Luisa cercò di dimenticare questi fatti con occupazioni personali: si mise a leggere, a scrivere, a suonare e a ricamare. A diciotto anni si cercò di avvicinarle l'Arciduca Francesco d'Austria-Este, quale futuro sposo, ma a lei non piacque, quando si accorse che era un uomo violento.

Nel frattempo, Napoleone aveva evitato un attentato nel suo quartiere generale di Vienna. Questo fatto lo fece pensare a che cosa sarebbe accaduto se lui fosse morto improvvisamente. Egli non aveva un erede diretto che potesse continuare la dinastia e mantenere in vita l'Impero: Giuseppina vedova del Visconte de Beauharnais, in tredici anni di matrimonio, non gli aveva dato alcun figlio e non poteva più averne. Nel 1809 decise perciò di divorziare. Voleva risposarsi con qualche figlia di Imperatore, perchè, pur essendosi messo a fianco delle case regnanti, egli era pur sempre un "parvenu", un usurpatore. Egli sentiva che la cerchia eletta dei regnanti europei non lo accettava, e questo gli procurava un notevole senso di rabbia e di fastidio. Napoleone pensò perciò di unirsi ad una donna appartenente ad una dinastia regnante, di fondare con lei una propria dinastia e di vedersi così finalmente accettato fra le teste coronate per privilegio di sangue.

In quale casa regnante doveva sceglierla? La cosa migliore sarebbe stata con i Romanov, con i quali in quel momento erano in stato di buona amicizia. Lo sposalizio tra queste due case regnanti avrebbe creato due grandi potenze ed avrebbe allontanato l'incubo che Napoleone volesse distruggere una dinastia dopo l'altra. Ma lo Zar Alessandro I non si fidava di lui. Inoltre, delle sue due figlie, una era già promessa, l'altra, quattordicenne, era ancora troppo giovane per Napoleone. L'Imperatore si rivolse allora ad un'altra Casa Imperiale regnante: quella degli Asburgo, che "nulla potevano negare al vincitore se volevano ottenere una necessaria sicurezza", almeno secondo quanto asserito dal Ministro degli Esteri austriaco, il Conte Metternich. La scelta cadde così sulla diciottenne Maria Luisa, che sarebbe senz'altro piaciuta a Parigi, se non altro che per la sua bontà, mitezza e semplicità.

Cinque giorni dopo il divorzio da Giuseppina (20 dicembre 1809), vi fu il primo approccio per vedere la possibilità di un matrimonio regale. Ma Napoleone divenne sempre più insistente, inviando a Vienna il 6 febbraio 1810 come ambasciatore Eugenio Beauharnais che dichiarò a nome dell'Imperatore che egli era pronto a prendere l'Arciduchessa se il contratto di matrimonio, che egli recava con se', fosse stato sottoscritto immediatamente. Francesco I, guidato dal Metternich, firmò tale contratto il 16 febbraio 1810.

A Maria Luisa non restava che accettare e basta. Tre uomini avevano deciso il suo destino: Napoleone, che voleva sposarla, Metternich che l'aveva offerta, e Francesco I che l'aveva ceduta. Detestò il Metternich per tutta la vita, al contrario del padre al quale non gli portò a lungo rancore perchè capiva che l'amore verso di lei non poteva cancellare i doveri verso lo Stato.

Maria Luisa fu l'ultima a sapere qualcosa delle trattative matrimoniali; educata a rigorosa obbedienza nei confronti del padre, si assoggettò al suo volere. Non pensò neppure per un attimo che egli potesse volere il suo male; sapeva però che la Ragion di Stato doveva prevalere sull'affetto paterno e che lei, seppur con l'animo in subbuglio, non avrebbe potuto che inchinarsi.

Anche Francesco I pensava che sua figlia doveva, per ragioni di Stato, accontentarsi di sposare un arrivista, uscito da una Rivoluzione atea e anticlericale, per quanto costui cercasse di darsi la parvenza di un eletto di Dio e si desse da fare per rappacificarsi col Papa dopo la scomunica. E anche quando Pio VII non volle dargli la sua benedizione per il futuro matrimonio, in quanto per la Chiesa egli era già sposato, egli trovò un tribunale episcopale francese che sanzionò, malgrado il dissenso del Papa, l'annullamento del precedente matrimonio con Giuseppina. Non rimaneva quindi più nessun ostacolo al matrimonio.

Per Maria Luisa fu la fine di ogni speranza, anche se il padre le disse che in fondo diventava Imperatrice dei Francesi, che andava a vivere a Parigi e che il sacrificio richiesto non era poi così grande.

Incominciarono a procurarle vestiti meravigliosi, gioielli stupendi, preparandola al "grande sacrificio", che anch'ella cominciava ad accettare via via di buon grado. Veniva sommersa di felicitazioni e di complimenti e la cosa le faceva immenso piacere, cominciando a prendere gusto a quel matrimonio combinato, che tanto l'aveva disgustata precedentemente. Ma fra gli aristocratici correva il detto del Principe di Ligne che "Maria Luisa era una bella giovenca gettata in pasto al Minotauro".

Come scritto sul contratto matrimoniale, l'8 marzo 1810, il grande ambasciatore di Napoleone I, il Pricipe di Wagram e di Neufchatel, fece il suo ingresso nel salone delle cerimonie della Hofburg facendo la richiesta ufficiale a Francesco I, ritto sotto al baldacchino del trono, della mano di Sua Altezza Imperiale, la serenissima Arciduchessa Maria Luisa a nome di Sua Maestà, l'Imperatore dei Francesi. Aggiunse che Lei era destinata ad un grande trono e che quest'unione avrebbe portato prosperità e benessere ai due Paesi. La cosa fu accettata da parte di Francesco I, che aggiunse di sperare in tempi di tranquillità duratura per Austria e Francia. Solo a questo punto della cerimonia arrivò Maria Luigia, che si mise accanto al padre e ricevette dall' ambasciatore in dono un ritratto di Napoleone con una cornice tempestata di brillanti. Lei lo accettò di buon grado e fece capire che era pronta ad adempiere volontariamente il compito che le era stato affidato.

Le nozze per procura, celebrate l'11 marzo, furono celebrate dall'Arciduca Carlo, fratello di Francesco I, che le infilò l'anello nuziale al dito, cosa che d'altra parte fece anche lei con suo zio. Furono benedetti altri 11 anelli nuziali di diversa misura, perchè nessuno conosceva lo spessore del dito di Napoleone, così come registra il protocollo della cerimonia. Sarebbero stati portati a Parigi per dare a Napoleone quello di giusta grandezza.

Maria Luisa pianse al momento della partenza, ma - aggiunse - saranno le mie ultime lacrime, tanto sono certa che mi attendono giorni felici. Ma la prima ombra che le portò angustia fu il fatto che l'Imperatore dei Francesi aveva voluto che il suo viaggio da sposa avvenisse con lo stesso protocollo che a suo tempo era stato previsto dai Re di Francia per Maria Antonietta.

Il 13 marzo 1810 Maria Luisa lasciò Vienna diretta verso la Francia. Il 16 di marzo varcò i confini della Confederazione del Reno a Braunau sull'Inn, entrando nei domini di Napoleone. Qui subì la cerimonia "de la remise", con cui la moglie rinunciava alla patria potestà del padre in favore di quella del marito. Ci fu poi il passaggio dal settore austriaco, alla "terra di nessuno", dove vi fu il cambio del seguito di Corte da quello austriaco a quello francese. Di esso non fu particolarmente entusiasta: le francesi, abituate e vestite "à l'ancien régime", così come l'Imperatore aveva desiderato, erano leziose e profumate. "Quale differenza fra le dame di Corte austriache e quelle francesi!" ebbe a scrivere al padre. Ma ella stessa dovette far proprio il guardaroba francese, vestendo fra l'altro una sfarzosa veste dorata che Napoleone le aveva inviato e che le donava molto. A Brunau, città ex-austriaca, ora bavarese, ed a Monaco scorse i segni di una nuova speranza di pace e di prosperità da parte dei vecchi bavaresi dell'Isar e dei nuovi bavaresi dell'Inn. A Monaco vide uno striscione su cui era raffigurato il leone di Baviera che posava pacificamente tra l'aquila napoleonica e la doppia aquila austriaca. Rimase perciò molto impressionata dalle manifestazioni di gioia con le quali fu accolta. Ad Augusta partecipò ad una festa offerta in suo onore a Palazzo Schäzler, a Stoccarda trovò ad attenderla il Re del Württemberg che Le dedicò una festa ristretta e poi un invito a teatro. Il viaggio verso Parigi fu però un vero strapazzo e la sposa si augurò che finisse presto. Dovette anche sorbirsi i discorsi ufficiali che i dignitari francesi al di là del Reno tennero alla loro Imperatrice, anche se alla lunga ciò incominciò ad annoiarla. Finalmente a Strasburgo, tra il giubilo della gente, raggiunse il palazzo imperiale.

Quasi ad ogni stazione del suo viaggio riceveva lettere di Napoleone. Ma a forza di scriverle e di ascoltare dagli altri le doti di Maria Luisa, gli venne una grande impazienza di conoscere la sua sposa, di sapere che cosa lei provasse per lui, di stringerla fra le sue braccia. Il 27 marzo le andò incontro nel bosco di Compiègne. Lo scopo principale di Napoleone era quello di avere dei figli: e pensando anche a questo, mosse incontro alla sposa in pieno giorno, con una carrozza priva di stemma, in compagnia di Gioacchino Murat, Re di Napoli. Smontarono a Courcelles sotto un diluvio e, cercato un riparo, attesero la vettura della sposa, che forzatamente si sarebbe fermata per il cambio dei cavalli. Quando la carrozza arrivò, Napoleone piombò dentro l'abitacolo della carrozza ed abbracciò l'Imperatrice con grande ardore. Maria Luisa si sentì colta alla sprovvista, ricevuta così, fuori da ogni protocollo: la cerimonia era stata prevista a Soisson dove Ella sarebbe dovuta andare incontro all'Imperatore suo consorte ed inginocchiarsi davanti a lui. Restò imbarazzata per tutto il viaggio e non osò guardare il suo sposo. Ma il viaggio verso il castello di Compiègne continuò sulla base protocollare prevista. Anche a Vienna venne discussa la mancanza di etichetta da parte di Napoleone: ma l'ambasciatore austriaco, con molta diplomazia, riferì a Francesco I che Napoleone, affrettando l'arrivo di lei a Compiègne, aveva voluto evitare che durante la cerimonia l'Imperatrice si dovesse inginocchiare davanti a lui.

Gli sposi si presentarono nel cortile del Castello alle nove e mezzo di sera. Maria Luisa era stanca del viaggio ed ancora scombussolata dall'incontro imprevisto con Napoleone. Non si presentò quindi con la sostenutezza di un'Asburgo, ma fu timida ed impacciata, cosa questa che piacque molto a Napoleone, stanco delle frivolezze delle dame di Corte.

Il protocollo prevedeva che Napoleone trascorresse da solo la notte nell'Hôtel de la Chancellerie. Ma verso l'una comparve nella camera da letto di Maria Luisa e consumò il matrimonio. Lo scandalo fu totale: Napoleone si era comportato da stupratore e non da amante, ma non si volle tenere conto che egli era già sposato a lei per procura, cosa che gli dava dei diritti. E poi sembra avesse chiesto alla stessa Maria Luisa, se lei giudicasse essere già congiunta a lui: la risposta fu che lei si sentiva pronta a dare tutto ciò che lui desiderasse. E fu così che i due trascorsero la notte insieme. La mattina dopo Napoleone era raggiante: Maria Luisa era davvero vergine. E Maria Luisa? Colei che fino ad allora aveva sentito dire cose ripugnanti del marito? Scrisse al padre che il dovere di moglie non escludeva il suo affetto di donna. Diceva di ricambiare l'amore dell'Imperatore e che bisognava conoscerlo prima di dare giudizi affrettati su di lui. Espresse la sua convinzione che sarebbe vissuta felice accanto a lui.

Nessuno sa se questi scritti furono redatti con sincerità oppure fossero stati scritti solo per rassicurare il padre, verso il quale sentiva sempre un grande affetto. Voleva sapesse che non lo giudicava male per l'azione da lui compiuta di aver sacrificato la figlia per la ragion di stato.

La notte seguita al suo arrivo a Compiègne, Maria Luisa era diventata veramente la moglie del grande Corso; la sera successiva fece la sua comparsa ufficiale come Consorte dell'Imperatore. A quest'ultimo era sembrato di avere conquistata una vittoria ben paragonabile a quella di Austerlitz, o forse ancora maggiore. Anche perchè quando egli fece il suo solenne ingresso nella Capitale con Maria Luisa, il piccolo arco di trionfo annunciato in place Carrousel per la vittoria di Austerlitz era ancora una semplice impalcatura.

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