SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
MARIA ANTONIETTA (3 di 3)

 

(Gli amori e) 
L'amore svedese 
di Maria Antonietta 

di Lillo Marino


LUIGI (Capeto), Delfino di Francia, nipote di Luigi XV, all'età di 16 anni (1770) sposa:
MARIA ANTONIETTA, austriaca figlia di Maria Teresa e Francesco I, di anni 15.

LUIGI (Capeto)  XVI era figlio del Delfino Luigi (morto nel 1765) 
e di Maria  Josefa di Sassonia; quindi nipote di Luigi XV
Nato a Versailles il 23/8/1754, era il primo di quattro fratelli:
- Louis-Stanislas Xavier, conte di Provenza (detto Monsieur), nato a Versailles il 17/11/1755.
 Nel 1814 diventera' re Luigi XVIII.
- Charles Philippe, conte di Artois, nato a Versailles il 9/10/1757. Nel 1824 diventera' re Carlo X.
- Philippine Marie Helene, (detta Madame Elisabeth di Francia), nata a Versailles il 3/5/1764.


LUIGI XVI, anche se dotato di buona volontà, non era certo il tipo di regnante che occorreva alla Francia a quei tempi. Da bambino, la sua educazione viene affidata ad un prelato; cresce debole, indeciso, timido ed assurdamente bigotto. Dopo il matrimonio (avvenuto all'età di 16 anni) diviene, ben presto, succube della regina (dal diario conservato al Museo di Versailles, il giorno stesso dell'incontro di Antonietta, annoterà piuttosto infastidito "E' arrivata la Delfina") e del suo entourage che lo soffocano con i loro atteggiamenti contrari a qualsiasi innovazione ed alle riforme che i tempi imponevano.  Diventato poi re a 20 anni, nel 1774, mal consigliato dai suoi cortigiani e condizionato dal dispotismo della regina per altri 20 anni, finirà a 39 col perdere, oltre al potere di monarca assoluto e quello di monarca costituzionale, anche la testa sul patibolo.
Malgrado la ritrattistica ufficiale, Luigi é piccolo, obeso, timido e con qualche problema ad esercitare i diritti/doveri maritali a causa di una malformazione (fimosi), poi -dopo sette anni dal matrimonio con M. Antonietta- chirurgicamente risolta (con una circoncisione); finirà così subornato dal carattere e dalla autorità della moglie.

MARIA ANTONIETTA, regina di Francia, era nata a Vienna il 2/11/1755, figlia di Francesco I e di Maria Teresa, imperatrice d'Austria. Maria Antonietta era l'esatto contrario del marito. Molto bella, vivace, intraprendente, intrigante e priva di scrupoli, avida di vivere al meglio la sua vita, anche oltre le larghe possibilità che le erano consentite. La regina si circonda, ben presto, di una massa di parassiti e di furfanti che la inducono a pazze prodigalità ed a comportamenti che, alla fine, mineranno la stima ed il rispetto con cui il popolo francese l'aveva accolta. I pettegolezzi corrono (specie dopo l'affare del "collier") ed il discredito si riversa anche sul re, giudicato incapace di governare il suo menage familiare e di essere una marionetta nelle mani della dispotica consorte. Vengono diffusi libelli nei quali Maria Antonietta viene, secondo le occasioni, indicata come Madame Veto per i suoi atteggiamenti negativi contro le riforme, Madame Deficit per le sue spese pazze, o, ancora, l'Austriaca, in senso spregiativo, la Poulle od anche la Salope Royale (due vocaboli piuttosto sconci)

Dal matrimonio di LUIGI e di MARIA ANTONIETTA nasceranno quattro figli:
- Marie Therese, (detta Madame Royale), nata nel 1778.
- Xavier, conte di Viennois, primo delfino di Francia, nato nel 1781 e prematuramente morto nel 1789.
- Louis-Charles, conte di Normandie, secondo delfino di Francia. Nato il 27/3/1785 e morto prematuramente l'8/6/1795, nella prigione del Tempio di Parigi. In teoria è stato re di Francia dal 1793 (morte di Luigi XVI) sino al 1795, con il titolo di Luigi XVII.
- Sophie, nata nel 1786 e morta prematuramente nel 1787.


Processata e condannata per alto tradimento, 
Maria Antonietta d'Austria, regina di Francia, viene ghigliottinata il 16 Ottobre del 1793. 

La stessa sorte ha avuto Luigi XVI, re di Francia, il quale, prima che la mannaia gli cadesse sul collo - è il 21 Gennaio del 1793 - dall'alto del patibolo, aveva esclamato con voce alta e ferma: "Popolo di Francia, il vostro re muore innocente".

All'ambasciatore svedese, intervenuto per fermare il braccio del boia Charles Henri Sanson, quel dannato sanguinario di Robespierre ha sbattuto la porta in faccia, senza tenere in alcun conto il fatto che la Svezia fosse uno dei pochi Paesi europei non in guerra, o prossimi a intervenire, contro la Francia.

Alla Corte di Vienna, gli augusti parenti asburgici, parenti di colei che stava per essere trascinata dal carcere del "Tempio" al patibolo, si sono chiusi nel loro dolore, rifiutandosi di chiedere clemenza a quelli del Direttorio "perché sarebbe stato soltanto un gesto inutile ed umiliante chiedere la grazia per Maria Antonietta -che da poco aveva compiuto trentotto anni- ad una masnada di biechi assassini accecati dall'odio".

"Maledetti francesi!" urlano, a esecuzione avvenuta, i viennesi, per le vie della capitale austriaca o, adunati in gran numero, nel vasto pianoro del Prater. La più diffusa gazzetta viennese, "Die Zeitung des Wien", titola a tutta pagina: "I francesi pagheranno a caro prezzo l'affronto".

Titolo profetico, perché la Francia pagherà davvero a caro prezzo, il suo debito con l'Austria, un quarto di secolo dopo, sui campi di Waterloo, dove gli austriaci ed i prussiani di Blucher e gli inglesi di lord Wellington annienteranno l'armata francese di Napoleone Bonaparte, nella cruenta battaglia della Belle-Alliance.

Maria Antonietta non ha lasciato un buon ricordo, di sè ai suoi sudditi che non hanno mai perdonato la sontuosità della sua vita, in momenti di grave crisi finanziaria del Paese (*1), e anche certe sue licenziosità di costumi con le quali, senza sconti, ha ripagato  l'augusto apatico e impotente (*) consorte, che non era certo (anche dopo l'operazione) un emulo di Luigi XV, che era invece ben noto in tutte le Corti europee per lo scandaloso e sfrenato suo libertinaggio (con il soprappiù Pompadour e Du Barry, favorite fisse)
.
(*) Luigi XVI infatti, tra i tanti difetti era affetto da una malformazione alle parti intime (una fimosi). La caparbietà non era certo una sua caratteristica, e pur di non sottoporsi ad una semplice operazione (di circoncisione) non consumerà il matrimonio per ben sette anni. (l'esuberante, volubile  Maria Antonietta che al matrimonio aveva 15 anni, fino a 22 poteva rimanere santa ?).

 Maria Antonietta ha amato il lusso, ha amato lo sfarzo, ha amato i preziosi gioielli di cui si adornava. Ha amato, soprattutto, gli uomini giovani, belli, vigorosi, sudaci. Lì ha accolto alla sua Corte, dedicando loro le proprie infuocate attenzioni.

C'è stato, nelle grazie della Regina, un giovane ufficiale di cavalleria ungherese: Esterhazy. "E' -lo descrive lo scrittore André Castelot- di una bellezza brutale ed è circonfuso dalla leggenda: la sua schiatta risale ad Attila". Il legame regale dura lo spazio di un mattino: si lasciano da buoni amici, l'una riconoscente all'altro per i giorni felici che hanno trascorso insieme.

Più solido e più duraturo è stato il rapporto di Maria Antonietta con il principe di Ligne, austriaco di nascita, francese d'adozione. Quando la passione per il bel principe si è spento, la Regina trova nuovi stimoli, in rapida successione, tra le braccia del duca di Coigny, prima, e del marchese Banseval, dopo.

Ma il grande amore, la passione irrefrenabile, si scatena, nel cuore di Maria Antonietta, quando a Corte giunge un ancora imberbe ufficiale svedese: è biondo, bellissimo, ha fascino ed ha soltanto ventitré anni. Si chiama Axel Fersen. Indossa l'uniforme di dragone leggero della Svezia.
Fra le braccia di questo giovane avventuroso, che pur amandola appassionatamente non esitò a cogliere i favori di altre donne, Maria Antonietta cercò di dimenticare le sue amarezze di moglie delusa.

"Maria Antonietta - racconta André Castelot - esamina con molta cura la giubba turchina sulla quale si apre una bianca tunica, gli attillati pantaloni di camoscio, lo shako nero, sormontato da un pennacchio azzurro e giallo. Guarda e…ammira ".
Axel è assiduamente invitato al Trianon (al finto villaggio agreste); ma anche a Corte non può passare inosservato il fascino che il giovane dragone esercita sulla Regina. Né Maria Antonietta fa qualcosa per mettere a tacere pettegolezzi e malignità sorti a Palazzo intorno a quell'idillio.

Una sera la regina canta, con evidente intensità, strofe dell'opera di Didone: "Deh! Quanto allor ben ispirata fui / quando in mia Corte fosti ricevuto!".

A Corte, Farsen conosce Luigi Augusto Besenval. Tra i due nasce una solida amicizia cementata dalla passione comune per il "gioco della stecca" nel quale, a Parigi, non hanno rivali. Di quell'amichevole sodalizio tra il non più giovane Benseval e il biondo dragone svedese trarrà vantaggio Maria Antonietta.
Axel vive la sua passione regale tra mille timori, alimentati dal sempre meno discreto pettegolare delle dame di Corte, tutte, maritate o no che fossero, frementi per la mal celata voglia di accogliere fra le loro braccia o nelle loro alcove l'incantevole svedese.
Per Axel, la Reggia di Versailles e il Trianon sono sempre meno un tempio dell'amore e sempre più una fucina d'invidie e di gelosie nella cui fornace rischia di scottarsi Maria Antonietta. E lo svedese non vuole che ciò accada.
L'amour efface le temps, le temps efface l'amour!

Ad Axel, per sottrarsi a quell'impossibile amore, non rimane altro che frapporre tra sé e la Regina, un tempo senza fine.
Fugge verso la Normandia con destinazione Le Havre dove potrà arruolarsi in una delle tante spedizioni dirette in America.
Per l'amico fidato, un messaggio che lascia intendere un commiato definitivo: "Adieu mon amì, adieu Paris!".
"C'est un reve!" esclama incredulo Luigi Augusto. E, invece, non è un sogno quel messaggio che stringe tra le mani: Axel Fersen è lontano dalla Capitale e gli zoccoli del suo cavallo calpestano già la polverosa strada che conduce verso le mura gotiche d'Amiens, prima sosta in una fuga che non sarà senza ritorno.

Il servitore che segue Fersen è un ragazzotto ventenne della Bretagna: è nato, infatti, sull'Ile aux Moines, nell'Atlantico, in un rustico solitario in riva all'Ance du Lerio, ai margini del Bois d'Amour e del pianoro selvaggio di Le Bourg.
Gilbert, questo il nome del giovane bretone giunto a Parigi, non si sa come e perché, appena diciottenne, per vivere si adatta ad ogni sorta di mestieri: dallo scaricatore, al maniscalco, al panettiere, al garzone di bottega e quant'altro. In una cosa o l'altra che faccia, mostra di essere un ragazzo fatto di farine fine freur. Ha quanto basta per attirare l'attenzione di Luigi Augusto Besenval che lo pone al suo e al servizio di Alex Fersen. Servitore di due padroni: ad entrambi devoto e fedele.
Se ora, in nome della devozione e della fedeltà, si fa complice di Fersen facendogli da guida e da scudiero in questa fuga dalla Capitale, non può, per le identiche ragioni, presentandosene l'occasione, non rendere un prezioso servigio a Besenval che si starà chiedendo verso dove si sia diretto l'amico svedese.

L'occasione è un corriere diretto a Parigi al quale le fils à diable d'un Gilbert affida un messaggio diretto al nobile parigino Luigi Augusto Besenval: "Siamo ad Amiens - scrive Gilbert - ma andremo a Rouen e quindi a Le Havre. Monsieur Fersen progetta di imbarcarsi per l'America".
Ad Amiens da qualche giorno piove a dirotto e Fersen è costretto a prolungare la permanenza nella città normanna ritardando così l'attuazione del programma che in cuor suo si è proposto con l'impegno di aller selon le vent.

Il giovane dragone di Svezia vive quella pausa del viaggio nel ricordo, tenerissimo, di Maria Antonietta, dei giorni e delle lunghe serate trascorsi al "Trianon", insieme. Talvolta è preso dal dubbio che il tempo possa cancellare l'amore. Ma, no: il suo amore: è senza fine!
Una mattina, Gilbert lo desta di buon'ora e lo avverte che il tempo si è messo al bello. Fersen gli ordina di predisporre i preparativi per la partenza. Si va a Rouen, la città nella quale, nel 1431, un tribunale ecclesiastico condannò al rogo per eresia Jean D'Arc, dopo l'ignobile mercato tra borgognoni e inglesi del quale fu vittima la pulzella d'Orleans.
Quel 1431 fu, a Rouen, per lo stesso Tribunale ecclesiastico, che fece bruciare Giovanna D'Arco, un anno di macabra, intensa attività al termine della quale si poterono contare ben cinquemila sentenze di condanne a morte per altrettanti protestanti.
Rouen è una città che si estende per gran tratto lungo le rive della Senna. E' il porto fluviale più grande della Francia; è ricca di Chiese e di monumenti e per numero di abitanti è seconda solo a Parigi.
La locanda nella quale Fersen prende alloggio si affaccia sulla vasta piazza dominata dalla possente mole della Cattedrale, con le alte guglie svettati verso il cielo. Là sono custodite le reliquie di Saint Quen che il 14 maggio dell'841 liberò la città dalla peste.

Rimessosi dalle fatiche del viaggio, un giorno, Fersen varca il portale del tempio per ammirare le preziose sculture, gli imponenti bassorilievi, gli splendidi affreschi, i pregevoli tesori d'arte. Si sofferma, ammirato, ai piedi della solenne Escalier de la librarie des Chanoines assai simile allo scalone che nella reggia di Versailles porta negli appartamenti privati della Regina.
Più tardi, nel silenzio della sera, dal suo alloggio volge lo sguardo verso il Tempio che lo sovrasta recita i versi del poeta Pierre Renè Wolf dedicati, nel Poeme d'exil, alla Cattedrale di Rouen: "Catedrale révant aux vents des quatre rues; tu qui fais la dormeuse au vif de la cité; insensible rècif dans les flotes agitès; dans les foule, est-ce toi, miraculeuse et nue?" ("Cattedrale sognante ai quattro venti; tu che appari come assopita nel vivo del cuore della città; scoglio insensibile ai flutti agitati; in mezzo alla folla, sei tu miracolosa e nuda?")

La sosta a Rouen è di pochissimi giorni: il cielo terso e il clima mite incoraggiano, infatti, Fersen a proseguire il viaggio verso la penultima tappa, prima di raggiungere Leavre. E' Etretat, un villaggio di pescatori posto sulle sponde dell'Atlantico.
Qui la costa a falesia si getta a picco sul mare. A sovrastarla, l'imponente massiccio dell'Aiguille che si specchia nelle acque fredde nella Manica. La spiaggia è fatta di ghiaia e di ciottoli che i pescatori calcano, con passo sicuro, a piedi nudi.
Per Fersen saranno queste le ultime immagini del suo vagare in Normandia: ad Etretat c'è ad attenderlo Luigi Augusto Besenval che riporterà il fuggitivo a Parigi.
Sulla strada del ritorno, Fersen chiede consiglio all'amico: come spiegare, a Parigi, quella sua fuga improvvisa dalla Capitale?
-Fuga? Quale fuga? - fa divertito Luigi Augusto
-Il tuo Sovrano non ti ha forse ordinato di raggiungerlo in Svezia? Tu hai obbedito. Ora non ti ha forse ordinato di fare ritorno in Francia? Tu obbedisci, no?
Fersen ascolta, sospira e tace.
A Parigi c'è aria di rivolta aperta contro i reali di Francia e si inneggia alla Repubblica con sempre maggior fervore. La Rivoluzione ha iniziato il suo cammino.
Quando Fersen lascia Parigi per far ritorno nel suo Paese, - è il giorno di ferragosto - ha il raggelante timore che non vedrà, mai più, la "regina" del suo cuore.
Maria Antonietta viene ghigliottinata il 16 Ottobre  1793.

Lillo Marino


(*1) Il 1° aprile 1790 fu poi reso di pubblico dominio il "Libro Rosso" con la lista  dei trattamenti di favore elargiti dal re.
Alcune cifre rilevate nel "Libro Rosso": - a favore dei fratelli del re: 28 milioni - doni e gratificazioni a terzi: 6 milioni
- pensioni e trattamenti di favore: 2 milioni - elemosine: 254.000 lire - indennita', prestiti, anticipi: 15 milioni
- acquisizioni, contributi: 21 milioni - interessi finanziari: 6 milioni - contatti con l'estero (altre corti?) e posta: 136 milioni(!)
- spese varie: 2 milioni - spese personali del re e della regina: 11,5 milioni
Il totale e' di circa 230 milioni. Il salario ANNUALE di un operaio parigino era di circa 450 lire.
(re e regina hanno quindi speso in un anno pari a 25.555 anni di lavoro di un operaio)

Quando NECKER, nel 1781 si dimise dall'incarico, da buon banchiere, svizzero e pragmatico, ebbe l'ardire, tra le altre cose, di criticare, con il suo documento Compte Rendu, le spese folli e gli incredibili sprechi della Corte, che ammontavano già allora ad oltre 200 milioni di lire. Alcune cifre largamente indicative: - Il Debito Pubblico ammontava a circa lire 2.340.000.000 - Gli interessi annui dovuti sul Debito Pubblico erano di circa Lire 425.000.000 - Spesa pubblica corrente annuale circa lire 360.000.000 - Spese della corte lire 200.000.000.
A fronte di una uscita annuale fissa di circa lire 985.000.000 le entrate correnti per imposte, tasse, ecc. ammontavano a circa lire 600.000.000. La cifra relativa alle entrate e' molto incerta in quanto la maggior parte dei nobili versava acconti sulle imposte dovute con ritardo di anni.

(ADOLPH THIERS - Storia della Rivoluzione Francese - Un opera, completa ed esaustiva -10 Volumi)

ALLA RIVOLUZIONE FRANCESE ANNO x ANNO - INIZIO 1788

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