SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
MARIA TERESA D'AUSTRIA

Nel 1740 salì al trono appena ventiduenne e governò con una visione proiettata nel futuro

REGNO UNITO
D'EUROPA:

IL GRANDE SOGNO
DI MARIA TERESA D'AUSTRIA

di FRANCO GIANOLA

Strasburgo 1992. Oggi è il grande giorno. Gli Stati Uniti d'Europa sono al fonte battesimale. S'affollano, nella tribuna dei Vip, capi di Stato, capi di Governo, diplomatici, big dell'industria e della finanza. Fra loro una figura femminile, dall'aspetto nobile e severo, vestita di abiti settecenteschi. Dall'imponente trono barocco, sul quale veglia l'aquila bicipite,

lo spirito dell'Augustissima attende....

la realizzazione dell'obiettivo politico che ha incessantemente e tenacemente perseguito in vita.

Ora la confederazione europea è davanti ai suoi occhi e sente orgoglio di genitrice la landesmutter, sovrana madre di terre, Maria Teresa imperatrice dei Romani, regina apostolica d'Ungheria e Boemia, imperatrice d'Austria, granduchessa di Toscana, signora del Milanese e del Mantovano. Qui, nella cattedrale gotico-romana si conclude un periodo storico iniziato nel 1740 con l'ascesa al trono d'Austria di una ragazza appena ventitreenne, ottima amazzone, buona musicista, vivace d'intelligenza, ma piuttosto impreparata ai complessi giochi della politica e della diplomazia che si disputano in un'Europa frantumata in signorie e staterelli sui quali giganteggiano Francia, Inghilterra e Russia. Ma Ressl, come la chiamano in famiglia e gli amici, ha un forte orgoglio dinastico e, sotto i modi gentili, una volontà di ferro. La caratterizza inoltre un istinto materno eccezionale che la porterà a dare la vita a sedici figli ma anche a sentirsi la madre dei suoi sudditi. Cristiano-cattolica più osservante del pensiero di Cristo che di quello della Chiesa di Roma, ha uno sviluppato senso della giustizia. Nella sua femminilità hanno radice la tendenza verso la pace, la capacità organizzativa, la fede nella forza dell'unita familiare e quindi della Erzhaus (la dinastia, l'arci-casa) e dello Stato.

Anno dopo anno questa ragazza si trasformerà in una regina capace di muovere con estrema abilità i pezzi sulla scacchiera della complicata diplomazia europea, di tenere a bada Francia, Inghilterra, Russia e l'aggressivo Federico II di Prussia che coltiva sogni espansionistici resi pericolosi dalla sua capacità di stratega. Maria Teresa saprà risolvere il puzzle sociale, politico e geografico che nel 1740 il padre Carlo VI d'Asburgo, morendo a cinquantacinque anni, le ha lasciato in eredità. Durante il suo governo il disarticolato complesso di territori (che ha come pilastri portanti Austria, Boemia e Ungheria) diventa una federazione inserita in uno Stato unitario amministrato con criteri di efficienza da una macchina burocratica funzionale, onnipresente e ben oliata.

La precedente "armata Brancaleone", facilmente stracciata negli scontri con l'ariete militare di Federico II, si trasforma in un esercito ottimamente armato e addestrato, la politica economica, sia commerciale sia industriale, viene elaborata secondo una visione globale attenta ai tempi ed alla situazione dei mercati esterni. Nasce la Felix Austria, nel barocco cresce l'aufklarung, l'illuminismo, si vive l'era della gemütlichkeit, della serenità. In questo impero, nato dal disegno di Maria Teresa, e evidente l'embrione degli Stati Uniti d'Europa e di quel pensiero mittel-europeo che (germogliato dalla moderna politica scolastica dell'imperatrice) avrà profonda influenza sui grandi cambiamenti che avverranno nel futuro di tutti i continenti. Ma prima di arrivare a questi risultati Maria Teresa deve affrontare ostacoli enormi. La morte del padre la coglie a Firenze, dove vive nella tranquillità di una piccola corte nelle vesti di consorte del granduca di Toscana, Francesco Stefano di Lorena.

Quando rientra a Vienna per assumere l'eredita di Carlo VI, che non ha lasciato figli maschi, viene subito contestata. Non e possibile che una donna sieda sul trono degli Asburgo. L'opposizione e legalmente valida ed e il punto di partenza di una guerra di successione scatenata dai vari signori regnanti sui territori che fanno parte del "pacchetto" in possesso della dinastia degli Asburgo. Il boccone e indubbiamente ghiotto. L'eredità di Carlo VI e costituita dai ducati d'Austria, dai paesi alpini della Stiria, della Carinzia e della Carniola, dalla città di Trieste (prezioso sbocco sull'Adriatico, un mare di grandissima importanza per i traffici commerciali), dalla contea del Tirolo, dal vescovado di Trento. Vengono poi il regno di Boemia e Moravia, quello d'Ungheria, la Transilvania, la Croazia, Belgio e Lussemburgo, il Milanese e il Mantovano, il ducato di Parma e Piacenza.

Altre due regioni appetibili sono la Slesia e la Svevia. Con definizione spesso usata questo agglomerato territoriale creato da Carlo VI - anche con un'accorta politica matrimoniale fra la sua e le altre case dinastiche - viene indicato come impero di Germania. Ma è un impero fuori dalla norma: i vari stati che lo compongono hanno autonomia amministrativa pilotata dalle locali assemblee dei ceti - o diete - sulle quali domina la grande aristocrazia dei proprietari fondiari e dei feudatari; inoltre ognuno di essi ha diritto di voto per l'elezione dell'imperatore. Questo grande impero, potenzialmente dotato di grande forza d'urto, è in realtà una confederazione di Stati (di fatto e non di diritto) sulle quali Maria Teresa può far valere alcun prerogative che derivano dall'investitura con la quale viene riconosciuto al sovrano il potere di coordinare la politica generale dell'Impero e il diritto di ricevere dai suoi vari Stati uomini e denaro per la realizzazione di questa politica.

Per il momento non c'è assolutismo ma esistono le premesse per arrivarci e mettere ordine nella massa frammentata, governata da migliaia di norme diverse e spesso contrastanti fra loro e perciò d'ostacolo alla costruzione di un impero vero e proprio che possa fare progetti di politica economica funzionali alla grande competizione commerciale e produttiva scatenata in Europa dalla rivoluzione industriale. La situazione è complessa tuttavia Maria Teresa, donna dolcissima ma sovrana d'acciaio, ha le idee molto chiare, capisce perfettamente che è indispensabile imbrigliare questo gregge di Stati con le redini di un governo centrale - pur rispettando determinate autonomie - perché l'Impero non venga fatto a pezzi, diviso fra i sovranelli o finisca nelle mani di un'altra dinastia maggiore o minore.

La giovane sovrana (che, ricordiamolo, non e ancora imperatrice "investita") rammenta molto bene il consiglio dato a Carlo VI dal principe Eugenio di Savoia, grande condottiero che salvò Vienna dall'assedio delle orde turcomanne ma anche acuto conoscitore dei problemi europei: "Die Monarchie wie ein Totum", la monarchia come un tutto unico. E per tutta la vita seguirà l'obbiettivo indicato da questa frase che diventerà il suo motto. Con quanta coerenza lo si potrà verificare nelle memorie del 1750, considerate un testamento politico: "Per quanto amore abbia avuto per la mia famiglia e i miei bambini, non avendo risparmiato per loro né zelo né fatica, ne attenzioni né lavoro, li ho sempre posposti al bene generale dei miei Paesi perché ero persuasa in coscienza che tale era il mio dovere e che la loro prosperità esigeva che io fossi la loro prima e comune madre."

L'intricato problema che Maria Teresa deve risolvere è costituito - ne abbiamo fatto cenno - dalla più o meno scoperta tendenza a ridurre o eliminare il potere della casa d'Austria per dividersi i suoi territori che dentro i confini hanno regioni economicamente interessanti. Carlo Alberto di Baviera pretende le corone di Boemia e Ungheria accampando opinabili diritti ereditari, derivanti dalla linea materna, che si perdono nel buio del Millecinquecento. Se riesce ad impossessarsi dei due regni Carlo Alberto segna a suo favore due punti: uno di consistente valore economico ed uno che ha una portata politica enorme. Questo secondo punto infatti gli mette a disposizione due voti che gli consentono di avere un peso determinante nell'elezione dell'imperatrice.

Poiché il principe di Baviera è sostenuto - sia pur prudentemente - dalla casa di Francia alla quale non dispiacerebbe certo cambiare la situazione politica europea in modo da aumentare il peso della sua influenza, è evidente che Maria Teresa deve prepararsi a una battaglia diplomatica di notevole complessità e durezza per impedire che alla casa d'Austria venga sbarrata la via al trono imperiale e che lo stesso impero venga smembrato.

A questo punto é necessario spiegare il meccanismo che presiede all'elezione dell'imperatrice per capire uno dei motivi che permettono alla Francia e all'elettore di Baviera di fare il gioco politico che fa traballare il trono degli Asburgo. S'é già fatto cenno alla regola che non vuole una donna su questo trono. Come aggirare l'ostacolo? L'escamotage é semplice: si elegge un imperatore - che in questo caso é il marito di Maria Teresa, Francesco Stefano, granduca di Toscana ed ex-duca di Lorena - la cui moglie diventa automaticamente imperatrice. Ovviamente, in questo particolare caso, il granduca finisce nel ruolo di principe consorte, di assistente della sovrana che, mentre lui l'affianca nella veste di imperatore fittizio ma legale, governa di fatto. Naturalmente può accadere che in determinate circostanze Francesco possa avere una qualche influenza sulla moglie (la cosa è psicologicamente inevitabile per intuibili ragioni). Ed é per questo che la Francia non é molto propensa ad ammorbidire la propria politica nei confronti degli Asburgo: é ben nota l'antipatia di Francesco verso la corte di Parigi alla quale deve la perdita del ducato di Lorena che il suocero Carlo VI è stato costretto a "giocargli" sull'altare di un complicato gioco di alleanze che aveva - a media scadenza - lo scopo di ingraziarsi la corte di Versailles.

(vedi anche la lunga BIOGRAFIA DI FEDERICO II )

La situazione diventa più drammatica nel momento in cui FEDERICO II di Prussia - il quale non ha ambizioni imperiali ma vuol espandere il proprio territorio - vede che in questa contingenza é possibile, muovendosi o sull'uno o sull'altro fronte, mercanteggiare una regione in cambio del suo voto o dell'aiuto della sua macchina bellica. Sappiamo che la ricca Slesia é in cima ai suoi sogni. E mentre in quasi tutti le corti d'Europa si pensa che l'elezione del granduca di Toscana possa avvenire senza grandi difficoltà, mentre Maria Teresa riceve l'omaggio dei suoi Stati, nel dicembre del 1740 Federico di Prussia occupa buona parte della regione con un rapido colpo di mano che per i suoi 30.000 soldati é una semplice passeggiata dato che il Paese é privo di guarnigioni austriache. Federico, sapendo che la regina ha particolarmente a cuore la Slesia e quindi non l'avrebbe fatta oggetto di scambio malgrado la controfferta prussiana, ha bruciato i tempi ed ha creato uno stato di fatto. Dopo questa mossa il re di Prussia, il miglior stratega dei tempi e pragmatico poco incline alle bizantine lentezze della diplomazia, tenta di mettere il sigillo dell'ufficialità alla situazione offrendo a Vienna, in cambio della cessione di tutta la Slesia, un indennizzo di due milioni di talleri, il voto per l'elezione imperiale, l'alleanza estesa alla Russia e alle potenze marine, l'intervento del proprio esercito per difendere, in qualsiasi caso, i territorii asburgici. Il rifiuto è secco.

Lo smacco non turba certo Federico, ne lo toccano i commenti che vengono dalle corti d'Europa, preoccupate che questa azione possa scatenare una guerra internazionale: Luigi XV sbotta con un "Il re di Prussia é matto" e il suo primo ministro, cardinale de Fleury, chiacchierando con l'ambasciatore del Portogallo dice che il tedesco é "un disonesto e un briccone". Considerando psicologicamente e politicamente la situazione che si é venuta a creare, Le Dran, primo segretario degli Affari Esteri francesi, fa un'affermazione nella quale viene prevista quella che sarà la coraggiosa - ma politicamente azzardata - reazione di Maria Teresa: "Il solo abbandono di un lembo di territorio, fors'anche di poche signorie, porterebbe alla Prammatica (il solenne documento con il quale Carlo VI aveva stabilito i diritti di successione: n.d.r.) un pregiudizio tanto più grave in quanto le potenze garanti si troverebbero automaticamente esonerate dall'impegno di mantenere la loro garanzia". In questo momento la regina austriaca non può contare su alleanze sicure. De Fleury, che conduce un gioco molto ambiguo, le fa sapere che la Francia non potrà intervenire presso i "propri amici" per caldeggiare l'elezione del suo "caro sposo". La ragione é chiara: Parigi é legata a Madrid contro l'Inghilterra (il cui re é anche elettore di Hannover) nella lotta per la supremazia commerciale nel mondo, l'Inghilterra é alleata dell'Austria e questo é un ottimo alibi per rifiutarsi di mettere il naso negli affari della Germania ed attendere l'eventuale eliminazione degli scomodi e pericolosi Asburgo per mano altrui. La situazione non concederebbe scelte a rischio ma l'orgoglio sovrano e materno non permette a Maria Teresa di abbandonare uno dei suoi popoli nelle mani del briccone prussiano.

Ed è guerra. Il 10 aprile del 1741 il generale Neipperg esegue l'ordine della sovrana: con 25.000 uomini attacca l'esercito di Federico II e in un primo tempo sembra avere la meglio grazie all'effetto sorpresa. Ma é questione di ore e le poco addestrate truppe austriache vengono spazzate da una poderosa controffensiva delle agili ed aggressive formazioni avversarie. Una sconfitta che sulla scena politica internazionale offusca l'immagine dell'Austria, ne intacca il prestigio, la rende incredibile nel ruolo di grande potenza. Ed ovviamente si scatena l'aggressione da parte di chi, in diversi punti d'Europa, coltiva il sogno di metter fine al regno degli Asburgo. In Francia prendono il sopravvento le tendenze anti-austriache e viene firmato un trattato con Carlo Alberto di Baviera: Luigi XV s'impegna a dare in appoggio un'armata affinché l'elettore possa recarsi in Boemia e farsi riconoscere legittimo sovrano al posto della "usurpatrice". Questo trattato contiene implicitamente il benestare alla candidatura imperiale del principe. E' il momento in cui Maria Teresa, che sa accettare le lezioni della realtà, comincia a mettere sotto controllo la sua impetuosità ed a piegarsi alle regole della diplomazia anche se, per carattere, preferisce il confronto leale... ma alle sue tendenze personali lei antepone la legge nella quale crede con fede profonda: prima di tutto "Die Monarchie wie ein Totum", l'unità dei suoi Stati. Quindi avvia prudenti trattative con Federico II, attraverso ambasciatori e confidenti fa capire di essere disposta a qualche compromesso. Ma dietro i densi fumi diplomatici tesse le trama della rivincita. Primo suo obiettivo é il riconoscimento imperiale da parte dell'Ungheria e la successiva incoronazione.

Non é impresa facile dato che i magiari, già buoni sudditi di Carlo VI, temono di perdere la loro autonomia e i privilegi ottenuti sotto il precedente sovrano. Ma la giovane Asburgo, dosando sapientemente le concessioni, ottiene la fedeltà di questo Paese popolato da uomini fieri, di tradizione guerriera, grandi tiratori di spada e ancor più grandi cavalieri. La scena dell'incoronazione segue i suggestivi canoni della secolare tradizione. Alla fine la grande prova. "Restava da compiere l'ultimo gesto simbolico: racconta lo storico francese Victor Tapie in 'L'Europa di Maria Teresa' edito da Mondadori - il nuovo re doveva scalare al galoppo una collina artificiale, formata da sacchi di terra presi da tutti i comitati d'Ungheria, e, giunto in cima, puntare la spada in direzione dei quattro punti cardinali per significare che avrebbe difeso il regno contro il nemico, da qualunque parte provenisse. Era l'impegno per la politica estera, dopo le promesse concernenti l'ordine interno. La collinetta era stata allestita sulla piazza della chiesa di San Martino, a Presburgo. Davanti ai signori ungheresi, eccellenti cavalieri che l'attendevano alla difficile prova, Maria Teresa adempì a meraviglia il difficile rito. Si dimostrò amazzone consumata, lanciò al galoppo il suo cavallo nero, lo fermò proprio al culmine della salita, estrasse la spada, si voltò a ridiscese sotto uno scroscio di applausi."

Quando rientra a Vienna la regina ha l'asso nella manica: la sicurezza di poter contare, in caso di guerra, anche sull'aiuto degli ungheresi. E non é lontano il momento dello scontro. Le trattative con la Prussia falliscono di fronte all'arroganza di Federico II che rifiuta il compromesso offerto da Maria Teresa, disposta a fare il grande sacrificio di rinunciare a parte della Slesia pur di evitare una seconda guerra: ma Federico vuole tutta la Slesia.

Negativi anche i contatti con Carlo Alberto di Baviera. Questi si sente forte del trattato firmato con l'appoggio della Francia il 19 settembre 1741: il documento attribuisce la Moravia all'elettore di Sassonia e il regno di Boemia all'elettore di Baviera. Sia dal punto di vista politico sia da quello tattico-strategico la situazione non lascia alcun dubbio: Maria Teresa si rende conto che l'impero rischia il crollo perciò é assolutamente indispensabile fare l'estrema rinuncia per impedire che la coalizione si rafforzi. Con immenso dolore il 9 ottobre del 1741 firma il trattato segreto nel quale accetta l'occupazione della Slesia fino al fiume Neisse. Federico si piega all'accordo, che non soddisfa appieno le sue pretese, perche sà che la sovrana è riuscita ad ottenere l'appoggio militare dell'Ungheria pochi giorni prima, l'11 settembre. Quel giorno, a Presburgo, Maria Teresa si é presentata alla Dieta con il capo cinto dalla corona di Santo Stefano ma vestita a lutto.

Ed ha parlato con intelligenza e intuito (in latino) toccando le corde della passionalità e della cavalleria magiara: "Sono in gioco il regno d'Ungheria, la nostra persona, i nostri figli, la corona. Abbandonata da tutti, cerchiamo il nostro unico e solo rifugio nella fedeltà degli ungheresi e nel loro coraggio di antica reputazione. Nell'estremo pericolo in cui si trovano la nostra persona, i nostri figli, la corona e l'Impero, scongiuriamo di portarci un aiuto efficace e senza il minimo ritardo. Per noi, la nostra missione consiste nel riportare l'Ungheria e il suo popolo alla loro antica prosperità e alla gloria del loro nome. I fedeli ceti d'Ungheria proveranno in ogni circostanza i frutti del nostro benevolo affetto.". Il corale, commosso grido di risposta passerà alla storia: "Moriamur pro rege nostro Maria Theresia".

Quando Federico si trova sul tavolo delle trattative un'armata di 40.000 ungheresi, dei quali 15.000 sono cavalieri capaci di caricare con la forza di un uragano, scrive rapidamente sul documento la sua regale firma rinviando i bellicosi propositi a tempi più favorevoli. Dopo la conclusione del trattato la regina crede di essere vicina all'elezione imperiale ma ancora una volta arriva il colpo a tradimento del cinico re di Prussia. Questi, contando sull'alleanza con la Francia e il principe di Baviera, al quale ha promesso il voto, pensa di trovarsi in una situazione favorevole alla realizzazione del suo obiettivo. Ricorrendo a un pretesto banale, forse inventato, il prussiano rompe l'armistizio e con un fulmineo attacco penetra in Boemia puntando al cuore del Paese. Contemporaneamente anche l'armata franco-bavarese varca la frontiera e penetra nell'alta Austria attraverso le valli del Danubio e nel regno di Boemia per i passi occidentali. Carlo Alberto non si presenta come conquistatore ma come legittimo sovrano venuto a cingere la corona sia del regno sia dell'Impero.

Per alcuni giorni a Vienna regna la cupa atmosfera che segna i giorni delle grandi disfatte storiche: parte delle truppe nemiche si stanno dirigendo verso la capitale. L'incubo finisce quando gli esploratori austriaci portano la notizia che gli invasori hanno invertito la marcia e dirigono a nord per unirsi alle formazioni che stanno puntando verso la Boemia. Qui bavaresi, francesi e sassoni hanno buon gioco (basato sempre sull'effetto sorpresa) e arrivano fino a Praga, capitale del regno, scarsamente difesa, e la occupano con facilità. Carlo Alberto diventa re di Boemia e poco dopo, con i voti a disposizione, viene eletto imperatore: quest'ultima corona la cinge a Francoforte il 24 gennaio 1742.

Maria Teresa scatena la controffensiva affidando il comando delle sue armate al feldmaresciallo Khevenhuller, allievo del principe Eugenio di Savoia e nipote di un altro grande condottiero, il Montecuccoli. In breve viene riconquistata l'alta Austria, vengono occupati vasti territori della Baviera e la stessa capitale di Carlo Alberto, Monaco. Inevitabile, ad un certo punto lo scontro con l'esercito prussiano. Ed ancora una volta Federico da spettacolo con le sue qualità di stratega e di tattico: affrontando gli austriaci, numericamente superiori, rovescia le sorti della battaglia in suo favore. L'episodio viene valutato negativamente in Inghilterra dove non viene vista di buon occhio la guerra austro-prussiana poiché abbassa il potenziale d'urto contro le forze franco-bavaresi e sono proprio queste che l'Inghilterra - come abbiamo visto - vuol togliere di mezzo.

Così la Gran Bretagna, che sostiene il gravoso impegno militare dell'Austria con la forza delle proprie sterline, impone a Maria Teresa la pace con Federico. Pace che viene firmata e costringe la regina a cedere la Slesia - questa è la condizione del re di Prussia per tirarsi da parte - ma nello stesso tempo le permette di scatenare la grande offensiva per la riconquista della Boemia e l'eliminazione definitiva degli avversari. Il 29 aprile la figlia di Carlo VI fa il suo ingresso a Praga per l'incoronazione. La Boemia accetta la sudditanza e riprende il suo posto nella grande confederazione asburgica. Il 13 settembre 1745 Francesco Stefano viene eletto imperatore. Maria Teresa d'Austria, regina di Boemia e d'Ungheria, ha vinto la sua prima grande battaglia. E' imperatrice.

Ora la attende un'altra ambiziosa impresa, enormemente difficile: fare di questo impero ancora feudale una confederazione moderna, forte, unita, una potenza economica. Per tradurre in realtà questo disegno politico-economico è necessario percorrere tre vie obbligate: riforma dell'amministrazione, riforma dell'esercito, riforma della scuola. Su ciò Maria Teresa non ha il minimo dubbio: nella pur breve esperienza di governo ha capito che ordine, forza e cultura sono le fondamenta sulle quali si costruiscono il benessere e la sicurezza di uno Stato. L'imperatrice mette mano al progetto con lo stesso impeto che l'ha portata, in sella al suo cavallo nero, sulla cima della collina di Presburgo. Accanto a lei chiama il conte Friedrich Wilhelm Haugwitz, un amministratore pubblico di altissimo rigore morale: sarà il suo occhio, il suo braccio destro, il suo acuto e fidato ambasciatore viaggiante. Primo compito di Haugwitz é un'inchiesta in Carniola - grosso modo l'attuale Friuli - per controllare i criteri amministrativi locali. Qui trova l'incredibile: il Paese che dovrebbe versare all'Impero 100.000 fiorini è indebitato per 2.800.000 fiorini. A Klagenfurt, in Carinzia, le cose vanno ancora peggio: il debito locale é di 4.000.000 di fiorini.

La causa di questo stato di cose é nell'inverosimile leggerezza - ricorda Tapie nel suo libro - "con la quale i membri dei ceti concedono a sè stessi o ad altri personaggi gratifiche e possedimenti. Eppure esiste, nell'uno e nell'altro paese un capitano che rappresenta il sovrano ed è da questo pagato. Sì, ma quello di Carinzia riceve un compenso anche dai ceti. Vige poi il principio, stranamente accettato, che la nobiltà non è tenuta a partecipare alle contribuzioni il cui peso ricade interamente sui contadini.". Preso atto del caos e considerato che l'Impero, per la propria sicurezza, deve mantenere sul piede di guerra un esercito di 108.000 uomini e che il riordino delle finanze esige un introito annuo regolare e sicuro di 15.000.000 di fiorini, Haugwitz presenta un piano preciso e funzionale per la trasformazione generale del sistema amministrativo: è indispensabile che questo non dipenda più dai ceti ma dal governo centrale. Ovviamente le resistenze sono molte ma il piano si attua. Nasce anche il famoso Catasto Teresiano (un capolavoro di chiarezza, spoglio di cervellotiche complicazioni, ancora oggi ricordato con ammirazione nell'ex-Lombardo-Veneto) con il quale si può stabilire esattamente, conoscendo le proprietà del singolo, la giusta misura della tassazione imponibile.

Inizia l'era di un severo centralismo che sarà la base di un'amministrazione trasparente e redditizia sotto tutti gli aspetti. Poi comincia la seconda fase, il riordino dell"'armata Brancaleone", quella massa di soldati, quel magma umano che si muove disordinatamente e ignora o rifiuta la disciplina. Citiamo ancora il Tapie: "Maria Teresa inorridiva per l'aspetto lacero ed eterogeneo della sua truppa: voleva che i soldati di uno stesso reggimento portassero la stessa uniforme e che questa fosse decente se non elegante".Visto lo stato generale del braccio armato del Paese, la sovrana ordina l'organizzazione di accademie militari per l'insegnamento della strategia e della tattica secondo le moderne esigenze, decide le regole per l'addestramento dei soldati.

Negli anni della pace, dal 1748 al '56, l'accozzaglia feudale viene trasformata in un esercito non solo forte di numero ma di eccezionale qualità, ben addestrato e inquadrato da generali e colonnelli degni dei tempi del principe Eugenio, preparati ad affrontare con sicurezza una guerra moderna contro i grandi eserciti regolari d'Europa. Garantita la sicurezza dell'Impero con un'amministrazione corretta ed anche più giusta nei confronti delle classi povere, con la costituzione di un esercito dotato di reale forza d'urto, Maria Teresa mette mano alla scuola. Liberalizza l'università, attenuando l'influenza dei gesuiti, padroni della censura, e dei "baroni" del tempo che esercitano il loro potere in modo del tutto clientelare. Di fronte alle prime iniziative di rammodernamento le solite resistenze che Maria Teresa supera riservando a sé il diritto di nominare i decani delle facoltà e di istituire cattedre laddove fosse apparsa la necessità di un nuovo insegnamento in linea con i tempi. In breve l'università austriaca, dalla facoltà di filosofia a quella di medicina raggiunge e supera le altre scuole europee, l'insegnamento e la ricerca diventano omogenee in tutte le provincie e conseguono ottimi successi.

Non manca un intelligente interesse per le scuole primarie: "Il popolo va tolto dall'ignoranza, ad esso va data istruzione al fine di poter migliorare la propria condizione, essere utile a se stesso, allo Stato, alla prosperità della collettività.". Nel giro di pochi anni l'Impero Austriaco si sincronizza con il "secolo dei lumi". L'industria prende un forte slancio, la mentalità industriale e imprenditoriale si radicano fortemente nei vari Paesi guidati dalla Landesmutter. Uno di questi Paesi è la Lombardia. Che oggi, non per caso, è la roccaforte dell'industria italiana.

Ringrazio per l'articolo
FRANCO GIANOLA,
direttore di


Biografia di MARIA TERESA

di Sergio Rossi

Maria Theresia d'Absburgo nacque a Vienna il 13 maggio 1717, secondogenita dell'Imperatore Carlo VI e di Elisabetta di Brunswick-Wolfenbüttel. Ricevette un'educazione di alto livello con conoscenza delle lingue fra cui il latino e mostro' grande predilezione per le arti e la musica. Con la sua bellezza, intelligenza e forza di carattere conquisto' presto tutte le persone che le furono accanto e che le affibbiarono il nomignolo di Resel: la cordialita' e la simpatia che provavano subito coloro che l'avvicinavano sara' sempre la nota caratteriale della sua esistenza. Non le venne pero' impartita un' educazione politica (che era di retaggio maschile), perche' suo padre spero' a lungo di avere un altro discendente maschio, dopo la morte dell'unico figlio. Tuttavia quando, dai 14 anni in poi, segui' i lavori del Consiglio della Corona accanto al padre, mostro' chiari segni di interesse e rigore intellettuale per discipline quali il Diritto e la Filosofia. Fu sempre estremamente religiosa e ligia al cattolicesimo. Dopo la morte improvvisa di Carlo VI (1740), Maria Theresia eredito' le Corone d'Austria, Ungheria e Boemia grazie alla "Prammatica Sanzione" voluta da suo padre nel 1713. Si trattava di un nuovo capitolo della Costituzione che adottava anche per l'Austria le stesse modalita' di successione valide per l'Ungheria, stabilendo la precedenza del maschio sulla femmina, anche se piu' stretta consanguinea del re defunto: in assenza di eredi maschi sarebbe succeduta la donna piu' imparentata con il re. Il motto adottato in occasione della sua incoronazione fu: "IUSTITIA ET CLEMENTIA". 

A causa di questa eredita' (una donna !), le si opposero subito molti contendenti, fra cui Carlo Alberto di Baviera, Augusto III di Polonia ed Elisabetta Farnese, regina di Spagna. Ma il primo attacco venne da parte di Federico II di Prussia che invase la Slesia (1740), subito seguito da Francia, Spagna, che occupo' Milano, Baviera e Sassonia. Era l'inizio della guerra di successione austriaca. Maria Theresia, fallito un tentativo di ricuperare la Slesia (sconfitta di Mollwitz, 1741), riusci' pero' ad avere un alleato contro i franchi-bavaresi, che stavano invadendo l'Alta Austria e la Boemia. Fu grazie agli ungheresi infatti che riusci' a ricuperare i territori perduti e a minacciare l'occupazione dell'Alsazia francese. In questa occasione Maria Theresia mostro', con sensibilita' tutta femminile, il suo forte carattere: vestita di strettissimo lutto, per la morte del padre, e stringendo tra le braccia il neonato erede Giuseppe, si presento' alla Dieta ungherese per chiedere aiuto e protezione nel nome di Dio, che l'ha voluta Regina d'Ungheria quando ancora aspettava l'erede, e fece giuramento solenne, per se' e per i suoi successori, di rispettare la Costituzione magiara. Fu cosi' che, nella commozione generale, ed a spade sguainate, i Componenti la Dieta si impegnarono ad allestire un esercito di 20.000 uomini e pronunciarono il famoso giuramento "Moriamur, pro rege nostro Maria Theresia". Fu questa la prima controffensiva di una guerra durata sette anni.

La Sassonia, preoccupata dalle mire espansionistiche della belligerante Prussia, si alleo' a Maria Theresia, che ebbe anche le simpatie di Inghilterra ed Olanda. Cosi', nel 1742, Federico II fini' con l'accettare una pace separata, ottenendo pero' una parte della Slesia. Ed anche Massimiliano Giuseppe, figlio del defunto Carlo Alberto di Baviera, salito al trono nel 1745, rinuncio' ad ogni pretesa sull' Austria. In quello stesso anno, il 4 ottobre, il marito che Maria Theresia aveva  per amore sposato già nel 1736, Francesco Stefano di Lorena, fu incoronato Imperatore con il nome di Francesco I. Da lui ebbe tredici figli, 5 maschi e 8 femmine, di cui 10 arrivarono all'eta' matura.

Rimanevano nemiche della giovane imperatrice la Francia, che voleva espandersi nella zona renana e la Spagna che aveva mire in Italia. Alla fine del 1745 fu invasa la Lombardia, ma nel marzo del 1746 don Filippo di Borbone, Infante di Spagna, dovette abbandonare Milano perche' Maria Theresia, con l'alleanza di Carlo Emanuele III di Savoia, riusci' a contrastare l'avanzata franco-spagnola, e nel mese di agosto dello stesso anno si ritiro' completamente dal Nord-Italia.

MARIA TERESA d'Austria, mette da parte le vendette e i rancori verso tutti coloro che non la volevano imperatrice e promuove la "Pace Europea" ad Aquisgrana.

La pace di Aquisgrana (1748) concluse la guerra di successione austriaca e sancì la sovranita' di Maria Theresia su tutti gli Stati ereditati dal padre (tranne la Slesia e qualche piccolo territorio lombardo ceduto a Carlo Emanuele III in cambio del suo aiuto contro l'esercito franco-spagnolo).

Con l'avvento della stabilità, Maria Theresia si dedicò al consolidamento del suo potere, eliminando dove possibile, l'eccessivo frazionamento della monarchia absburgica, creando uno stato piu' accentrato, un proprio esercito, ed un corpo burocratico al servizio del Sovrano. Cercò di unificare razionalmente tutto ciò che vi era di diverso a partire dalle tradizioni, dagli usi, dagli ordinamenti sociali e politici nei domini austriaci (Austria, Tirolo, Carniola, Carinzia, Stiria), in quelli boemi (Boemia, Moravia, Galizia Lodomiria), nel dominio di Ungheria (Ungheria, Transilvania e Croazia) e nei territori degli ex domini spagnoli (il Milanese ed i Paesi Bassi meridionali).

A Milano, dove Maria Theresia fu acclamata Duchessa nel 1741, aprì una prima fase di riforme nel 1750 che durò un decennio. Unificò gli appalti indiretti nelle mani di una sola impresa, e diede avvio alla riforma fiscale con tributi diretti, collegati alla compilazione del nuovo catasto. Venne riformata anche l'Amministrazione pubblica con l'unificazione e la centralizzazione degli organi comunali e provinciali lombardi. Con lo scopo di aumentare la dipendenza di Milano da Vienna, il Supremo Consiglio d'Italia venne sostituito dal Dipartimento d'Italia, aggregato alla Cancelleria di Stato di Vienna.

Accanto a queste riforme non mancarono in Lombardia quelle giudiziarie, finanziarie (riforma monetaria del 1778) ed economiche, sociali e culturali, con la riorganizzazione dell'istruzione pubblica e con la creazione delle scuole elementari.

A Maria Theresia è legato anche il rinnovamento edilizio di Milano, proseguito poi con Giuseppe II, con sontuosi edifici sia pubblici che privati. Si desidera ricordare il principale artefice in Giuseppe Piermarini che restauro' il Palazzo Reale, progetto' la villa di Monza, ristrutturo' il Palazzo Brera, varie vie, giardini e palazzi. Nel 1774 venne posta sulla guglia piu' alta del Duomo la famosa Madonnina, simbolo della città e nel 1778, sempre opera del Piermarini, venne inaugurato il Teatro alla Scala. Insomma Milano ebbe un risveglio politico e culturale, nato su impulso di Vienna, cui parteciparono i giovani intellettuali lombardi che si riunirono intorno alla "Societa' dei Pugni" ed al "Caffe'", nuovo giornale uscito nel 1764. Vi parteciparono fra gli altri Pietro e Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Luigi Lambertenghi e Gian Rinaldo Carli.

A Trieste l'impulso innovativo di Maria Theresia fu particolarmente sentito, anche se la Sovrana non vi mise mai piede nei suoi pur lunghi quarant'anni di regno. Infatti la città fu privilegiata, per la sua posizione geografica nei confronti dell'Austria, nella costruzione del Porto quale principale scalo marittimo dell'Impero absburgico. Essa fu preferita ad Aquileia, Monfalcone, Duino e Fiume.

Alla lungimiranza di Maria Theresia vanno ascritti alcuni provvedimenti che potenziarono la ricchezza cittadina. Impose l'abbattimento delle mura (1749) con l'eliminazione della città "vecchia" e "nuova" promuovendo la fusione degli abitanti. Promulgò l'estensione all'intera città delle franchigie doganali che provocò a Trieste un abnorme affluenza di persone di tutte le razze e di ogni ceto (italiani, serbi, sloveni, croati, ebrei, greci). Per costoro fu promulgato "l'Editto di tolleranza" che dava la libertà di culto, di negoziare liberamente e di possedere beni reali.

La "città nuova" sorse in breve tempo accanto alla città medioevale e fu subito chiamata "città teresiana", benche' la struttura di base delle sue vie sembra forse essere quella romana, perfettamente intagliata ad angolo retto con vie parallele ed incrociantisi fra loro. Il quartiere teresiano, sorto sull'interramento delle saline, è un' opera di pianificazione urbana in collegamento con le necessità e le esigenze del porto.

Volle il ritorno di un'amministrazione legata ad Autorità locali, ma con stretta dipendenza dallo Stato. La "Hauptresolution" del 1749 e completata nel 1752, diede una ben regolata struttura all' Intendenza commerciale, stabilendo a suo favore un gruppo di competenze e di poteri quale organo statale decentrato, che durerà fino al 1776.

Sotto Maria Theresia Trieste divenne importante anche per il Tribunale di Cambio Mercantile e per il Consolato del Mare assieme all'attività dell'Ufficio giudiziario con il nuovo "regolamento di commercio e de' falliti". Creò l'Ufficio Tavolare con compiti di registrazione degli immobili, tutt'ora esistente. Promulgò ordinanze scolastiche (1774) con l'istituzione di scuole primarie (obbligatorie) e secondarie : ordinanza valida anche in tutte le province austriache. Nel 1753 creò la "Scuola Nautica di Trieste" per promuovere il commercio e la navigazione nel Litorale austriaco. Questa istituzione esiste tutt'ora.

Nel 1766 funzionò di fatto la prima Compagnia di Assicurazioni (marittima) voluta da Maria Theresia e nata sul modello di altri paesi.

Lo stile architettonico delle costruzioni edilizie e monumentali che sorsero nella città si riferirono a quelle di moda a Vienna in quei tempi. Prevalse cioè il barocco di tipo viennese del Barone Fischer von Erlach, in maniera però più moderata, che preludeva alla futura evoluzione neoclassica.

Maria Theresia fu tanto amata quanto contestata dai suoi sudditi, a seconda che concedesse favori o eliminasse importanti cariche. Ciò per quest' idea di totale rinnovamento statale, politico e privato, completamente rivoluzionario per i suoi tempi. La sua opera è ancor oggi criticata o fortemente apprezzata a seconda dei risultati ottenuti. Ma Ella agì sempre per favorire in primo luogo la Sua Famiglia ed il Suo Stato primario e non perchè amasse una città più di un'altra, come affermano molti triestini. Essi vedono in Maria Theresia una particolare predilezione per Trieste, città dove, ripetiamo, non mise mai piede. Fu invece assai preveggente nel capire l'utilità economica che poteva portare questa città per il suo Impero, con la costruzione di un porto di grandi dimensioni, che avrebbe aperto importanti commerci in tutto l'Oriente.

Nel 1756, per riaffermare il predominio absburgico in Germania (contro la Prussia), cercando di riconquistare la Slesia, Maria Theresia rinunciò alla tradizionale alleanza con Inghilterra e Olanda, accostandosi alla Francia ed alla Russia, con il "rovesciamento delle Alleanze". Fu una guerra che durò sette anni fra Austria, Francia, Russia , Sassonia e Svezia contro la Prussia e l'Inghilterra e che fu combattuta prevalentemente in Germania. Seguì la Pace di Hubertusburg nel 1763, che sancì la sconfitta delle mire austriache sulla Slesia. In cambio ottenne che il suo primo figlio maschio venisse eletto "Re dei Romani" (1764) e diventasse quindi il candidato principale alla successione imperiale. Ciò avvenne l'anno successivo, all'improvvisa morte dell'amato consorte Francesco I. Nel 1765, infatti, il figlio Giuseppe fu messo a fianco di Maria Theresia come correggente e nello stesso anno ricevette la corona imperiale.

Nell'ultimo decennio del suo regno, Maria Theresia, spinta dal figlio Giuseppe II e dal Cancelliere Kaunitz, aderì ad una politica espansionistica che non avrebbe desiderato. Partecipò con Russia e Prussia alla prima spartizione della Polonia, nella quale ottenne la Galizia e la Lodomiria. Intervenne senza entusiasmo pure alla guerra di successione bavarese nel 1778, scoppiata per l'estinzione della dinastia dei Wittelsbach, che si concluse l'anno dopo con la pace di Teschen e che fruttò all'Austria l'annessione della regione dell'Innviertel.
Maria Theresia si spense a Vienna il 29 novembre 1780. 

By: Sergio Rossi


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