SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
PIETRO MARTINETTI

Vorrei suggerire l'inserimento di un filosofo italiano del Novecento, Piero Martinetti, secondo me ingiustamente sottovalutato: ho quindi preparato una sommaria scheda biografica e un elenco cronologico. (Dott. Mirko Fontemaggi)
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Pier Federico Giuseppe Celestino Mario Martinetti nasce a Pont Canavese (allora in provincia di Aosta, oggi di Torino) mercoledì 21 agosto 1872 dall 'avvocato Francesco e da Rosalia Bertogliatti, di famiglia notarile, fervente anticlericale.
È il primo di cinque figli: due morranno in tenera età, Lorenzo (1882-1946) diverrà avvocato a Torino, e Teresa (1875-1954), insegnante di tedesco, rimarrà accanto al fratello fino alla morte.

Dopo aver frequentato il liceo di Ivrea, si iscrive alla Regia Università degli Studi di Torino, dove si laurea in filosofia nel 1893 con una tesi indologica su "Il sistema Sankhya" (99/110: in commissione v'erano Arturo Graf, Pasquale D'Ercole e Giuseppe Allievo; ma 101/110 secondo [BS] 14), che verrà pubblicata nel 1897 e che riceverà il Premio Gautieri. Dopo un soggiorno all'Università di Lipsia, inizia a lavorare come insegnante di filosofia nei licei di Avellino, Vigevano e Ivrea.
Nel 1902 riesce a dare alle stampe un suo lavoro monumentale, la prima parte di una Introduzione alla metafisica (Premio Gautieri ex-aequo con gli Elementi di filosofia per le scuole secondarie: II. Psicologia di Filippo Masci), lavoro che gli permetterà di concorrere e di vincere le cattedre di Filosofia teoretica e morale all'Accademia scientifico-letteraria di Milano, dove lo troviamo ininterrottamente dal 1906 al 1931 (dal 1923 verrà denominata Università Statale).

Nel 1926 presiede, sempre a Milano e non senza riluttanza, visto il suo carattere schivo e riservato, il VI Congresso Nazionale di Filosofia, o almeno tenta di farlo, dato che, per alcune polemiche sorte con agitatori politici fascisti (Armando Carlini) e cattolici (padre Agostino Gemelli, rettore dell'Università Cattolica), è costretto a ritirarsi e a sciogliere il congresso dopo soli due giorni (al congresso avrebbe dovuto partecipare anche padre Ernesto Buonaiuti, al centro delle polemiche moderniste e macchiato dallla scomunica maggiore vitando il 25 gennaio di quell'anno: ben si può comprendere, allora, l'atmosfera di tensione che doveva aleggiare in quella manifestazione!).
Martinetti rappresenta, nei tormentati anni '20, una singolare figura di intellettuale "laico", distante tanto dalla filosofia accademica ufficiale, l'attualismo di Giovanni Gentile, quanto dalla caleidoscopica mappa politico-religiosa imperante, ovvero la Chiesa cattolica da una parte, i neonati fascisti e le opposizioni socialiste e comuniste dall'altra. Egli non si preoccupa di apparire favorevole all'uno o all'altro schieramento in campo. Si occupa solo di filosofia "teoretica", in particolare "religiosa", ma con un détachement cosmopolitico e razionalistico che non può trovare compromessi con qualsivoglia "fede", materialistica come irrigidita dalla tradizione dogmatica ecclesiastica. E fu così che, quando il ministro dell'educazione nazionale Balbino Giuliano nel dicembre 1931 impose ai professori universitari il giuramento al regime fascista, il Nostro fu tra i dodici che si rifiutarono recisamente fin dal primo momento (su 1225: Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Bartolo Nigrisoli, Edoardo e Francesco Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra; ricordiamo che Benedetto Croce non insegnava e che si ritirò da ministro della pubblica istruzione nel 1921 proprio per non aderire al fascismo, posizione rinsaldatasi ancora maggiormente dopo il delitto Matteotti del 1924; a Pisa nel 1933 Gentile impone la tessera ad Aldo Capitini, segretario della Scuola Normale: egli rifiuta e viene cacciato), ed egli «per un motivo religioso, per non subordinare le cose di Dio alle cose della terra: dove sta per andare il rispetto della coscienza? Ciò è triste ed annunzia oscuramente un avvenire triste per tutti, anche per i persecutori» (da una lettera ad Adelchi Baratono). «Ieri sono stato chiamato dal Rettore di questa Università che mi ha comunicato le Sue cortesi parole, e vi ha aggiunto, con squisita gentilezza, le considerazioni più persuasive. Sono addolorato di non poter rispondere con un atto di obbedienza.
Per prestare il giuramento richiesto dovrei tenere in nessun conto o la lealtà del giuramento o le mie convinzioni morali più profonde: due cose per me egualmente sacre. Ho prestato il giuramento richiesto quattro anni or sono, perché esso vincolava solo la mia condotta di funzionario: non posso prestare quello che oggi mi si chiede, perché esso vincolerebbe e lederebbe la mia coscienza.

Ho sempre diretta la mia attività filosofica secondo le esigenze della mia coscienza, e non ho mai preso in considerazione, neppure per un momento, la possibilità di subordinare queste esigenze a direttive di qualsivoglia altro genere. Così, ho sempre insegnato che la sola luce, la sola direzione ed anche il solo conforto che l'uomo può avere nella vita, è la propria coscienza; e che il subordinarla a qualsiasi altra considerazione, per quanto elevata essa sia, è un sacrilegio.

Ora col giuramento che mi è richiesto, io verrei a smentire queste mie convinzioni ed a smentire con esse tutta la mia vita; l' Eccellenza Vostra riconoscerà che questo non è possibile. Con questo io non intendo affatto declinare qualunque eventuale conseguenza della mia decisione: soltanto sono lieto che l'Eccellenza Vostra mi abbia dato la possibilità di mettere in chiaro che essa procede non da una disposizione ribelle e proterva, ma dalla impossibilità morale di andare contro ai princìpi che hanno retto tutta la mia vita»
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(lettera al ministro Giuliano, in «Il Ponte», VII, Nuova Italia, Firenze 1951: 342-3).


Dal 1932 fino alla morte Martinetti si dedica esclusivamente allo studio personale della filosofia, ritirandosi nella casa di Spineto di Castellamonte (sul cancello v'era scritto: "PIERO MARTINETTI AGRICOLTORE"!), collaborando con vari articoli alla «Rivista di Filosofia», traducendo i suoi classici preferiti (Kant, Schopenhauer, lo storico della filosofia Harald Höffding, il premio Nobel Rudolph Eucken), scrivendo i suoi capolavori (la cosiddetta "trilogia" iniziata con l'"Introduzione alla metafisica" e continuata nel 1928 con "La libertà" termina nel 1934 con "Gesù Cristo e il cristianesimo"), ormai tutti afferenti a tematiche filosofico-religiose ("Il Vangelo" è del 1936, "Ragione e fede" viene completata nel 1942; [GC], [V] e [RF] sono all'Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica, decreto 3 dicembre 1937, un altro punto di contatto con l'amico Aldo Capitini: anche "Religione aperta" finì all'Indice nel 1955), dedicandosi inoltre ad antologie e compendi su Platone, Spinoza, Kant, Hegel e Schopenhauer.

Conosce il carcere dal 15 al 20 maggio 1935 per la sua sospetta corrispondenza con intellettuali invisi al regime, in particolare con alcuni esponenti del movimento clandestino Giustizia e Libertà, a cui naturalmente non fece mai parte.

Solo, ma sorretto dall' amicizia di alcuni ammiratori, colleghi, discepoli ed ex-studenti (oltre che dall'affetto dei suoi numerosi gatti!), morì nel vicino ospedale di Cuorgnè martedì 23 marzo 1943 all'età di 70 anni, verosimilmente di polmonite.

CRONOLOGIA:
1872: 21 agosto, Piero Martinetti nasce a Pont Canavese.
1893: si laurea in filosofia a Torino su "Il sistema Sankhya".
[SS] Il sistema Sankhya (Torino : Lattes, 1897).
[IM] Introduzione alla Metafisica (Torino : Bona, 1902; Torino : Clausen,
1904; Genova : Marietti, 1987).
1906: vince le cattedre di filosofia teoretica e morale all'Università di Milano.
[CU] Corso universitario 1918/'19 (manoscritto dell'Archivio Martinetti: 5, II, 1, per gentile concessione dell'Accademia delle Scienze di Torino).
[PA] Pietà verso gli animali (1920; Genova : Melangolo, 1999).
[BS] Breviario spirituale (Milano : Isis, 1923; Torino : Bresci, 1972).
[AK] Antologia kantiana (Torino : Paravia, 1925).
1926: presiede a Milano il turbolento VI Congresso Nazionale di Filosofia.
[D] Discorso di Piero Martinetti agli Universitari Canavesani (19-IX-1926; Castellamonte : Lions Club Alto Canavese, 1984).
[SD] Saggi e discorsi (Torino : Paravia, 1926).
[L] La libertà (Milano : Libreria Editrice Lombarda, 1928; Torino : Boringhieri, 1965. - Con indici).
1931: rifiuta il giuramento al regime fascista e si ritira a Spineto di Castellamonte. [GC] Gesù Cristo e il cristianesimo (Milano : Rivista di Filosofia, 1934). 1935: dal 15 al 20 maggio incarcerato a Torino per la sospetta appartenenza a Giustizia e Libertà. [V] Il Vangelo (Modena : Guanda, 1936; Genova : Melangolo, 1998. - Con indice biblico). [A] L'amore (1938; Genova : Melangolo 1998. - Con indici). [AP] Antologia platonica (Torino : Paravia, 1939). [SP] Spinoza (1939; Napoli : Bibliopolis, 1987. - Con indici). [SCH] Schopenhauer (Milano : Garzanti, 1941; Bologna : Patron, 1973). [RF] Ragione e fede (Torino : Einaudi, 1942). [H] Hegel (Milano : Bocca, 1943; Milano : Celuc, 1985). [K] Kant (Milano : Bocca, 1943). 1943: 23 marzo, muore a Cuorgnè. [Ep] Lettere inedite di Piero Martinetti («Giornale di metafisica», 5-6/1972, Torino : SEI, 1972).
[SFR] Saggi filosofici e religiosi (Torino : Bottega di Erasmo, 1972).
[SMFR] Scritti di metafisica e di filosofia della religione (Milano : Comunità, 1976. - Con indici).
[SI] La sapienza indiana (Milano : Celuc, 1981).

Dott. Mirko Fontemaggi
Germanistica
Dipartimento di Studi Linguistici, Letterari e Filologici
Universita' degli Studi di Milano
http://digilander.iol.it/fontema


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