SCHEDE BIOGRAFICHE
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KARL MARX

IL MANIFESTO

Il famoso “Manifesto del Partito Comunista” scritto nel 1848 da Engels e Marx, su incarico della Lega dei comunisti, fu pubblicato a Londra, e con “Il Capitale” divenne il programma politico della prima Internazionale (1864).

Ebbe amplissima diffusione. Vi si identificava la storia come storia di lotta fra le classi, prospettando i mezzi con i quali il proletariato poteva sconfiggere la borghesia e instaurare il comunismo.

“Questo testo, che termina col famoso incitamento “Proletari di tutti i paesi unitevi!”, inizia con l’evocazione di uno «spettro», termine che compare ben tre volte nelle prime due righe. La frase è una delle più citate dell'intera storia del pensiero politico. Ma non è stato mai sottolineato il significato dell’uso di un termine tolto dal linguaggio della “superstizione” medievale e della caccia alle “streghe”, contro le quali nei procedimenti giudiziari si usava anche la “prova spettrale”, l’asserita possibilità per il demone di impadronirsi anche del corpo del non consenziente” (Giorgio Galli, Storia delle dottrine politiche”, Il Saggiatore, 1985).



“Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono alleate in una santa caccia spietata a questo spettro. Il comunismo è ormai riconosciuto come potenza da tutte le potenze europee. E ormai tempo che i comunisti espongano apertamente a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro scopi, le loro tendenze, e che alla fiaba dello spettro del comunismo contrappongano un manifesto di partito... La storia di ogni società civile sinora esistita è storia di lotta di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto tra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta... La moderna società borghese, sorta dalle rovine della società feudale, non ha eliminato i contrasti tra le classi... L'epoca della borghesia si distingue tuttavia perché ha semplificato i contrasti tra le classi. La società intera si va sempre più scindendo in due grandi campi nemici:... la borghesia e il proletariato...

La borghesia ha avuto nella storia una funzione veramente rivoluzionaria. Dove è giunta al potere ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliache... non ha lasciato tra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse... non può esistére senza rivoluzionare di continuo gli strumenti della produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l'insieme dei rapporti sociali...

Nel suo dominio di classe, che dura appena da un secolo, la borghesia ha creato forze produttive il cui numero e la cui importanza superano quanto mai avessero fatto tutte insieme le generazioni passate, (ma) le condizioni borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la moderna società borghese che ha evocato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio, rassomiglia allo stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate.

Da qualche decina d'anni la storia dell'industria e del commercio non è che la storia della ribellione delle moderne forze produttive contro i moderni rapporti di produzione, contro i rapporti di proprietà che sono le condizioni di esistenza della borghesia e del suo dominio.
Le forze produttive di cui essa dispone non giovano più a favorire lo sviluppo della civiltà borghese; al contrario, esse sono divenute troppo potenti per tali rapporti (e) minacciano l'esistenza della società borghese.

Le armi con cui la borghesia ha abbattuto il feudalesimo si rivolgono ora contro la borghesia stessa. Ma essa non ha soltanto fabbricato le armi che le recano la morte; ha anche creato gli uomini che useranno quelle armi: i moderni operai, i proletari. Nella stessa misura in cui si sviluppa la borghesia, vale a dire il capitale, si sviluppa anche il proletariato (che) attraversa diversi gradi di evoluzione. La sua lotta contro la borghesia comincia con la sua esistenza... Di quando in quando gli operai vincono, ma solo in modo effimero. Il vero risultato delle loro lotte non è il successo immediato, ma l'unione sempre più estesa degli operai.

Questa organizzazione dei proletari in classe e quindi in partito politico viene ad ogni istante nuovamente spezzata dalla concorrenza che gli operai si fanno tra se stessi. (Ma) nei periodi in cui la lotta di classe si avvicina al momento decisivo, il processo di dissolvimento in seno alla classe dominante assume un carattere così violento... che una piccola parte della classe dominante si stacca da essa per unirsi alla classe rivoluzionaria... Come già un tempo una parte della nobiltà passò alla borghesia, così ora una parte della borghesia passa al proletariato... Tutte le classi che sinora si impossessarono del potere cercarono di assicurarsi la posizione raggiunta assoggettando tutta la società alle condizioni del loro guadagno. I proletari, invece, possono impossessarsi delle forze produttive sociali soltanto abolendo il loro modo di appropriazione attuale e con esso l'intero modo di appropriazione.

Tutti i movimenti avvenuti sinora furono movimenti di minoranze o nell'interesse delle minoranze. Il movimento proletario è il movimento indipendente dell'enorme maggioranza nell'interesse dell'enorme maggioranza.
Che relazione passa tra i comunisti e i proletari in genere? I comunisti non costituiscono un partito particolare di fronte agli altri partiti operai: (se ne) distinguono per il fatto, che nei vari stadi di sviluppo che la lotta tra proletariato e borghesia va attraversando, rappresentano sempre l'interesse del movimento complessivo.

I comunisti sono la parte più risoluta dei partiti operai di tutti i paesi, quella che sempre spinge avanti; dal punto di vista della teoria, essi hanno un vantaggio sulla restante massa del proletariato per il fatto che conoscono le condizioni e l'andamento e i risultati generali del movimento proletario. Le posizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto sopra idee o principi che siano stati inventati o scoperti da questo o quel rinnovatore del mondo. Esse sono soltanto espressioni generali dei rapporti effettivi di una lotta di classe che già esiste, di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi.

I comunisti possono riassumere la loro dottrina in quest'unica espressione: abolizione della proprietà privata... Il primo passo nella rivoluzione operaia (è) l'elevarsi del proletariato a classe dominante, la conquista della democrazia. Il proletariato si servirà della sua supremazia politica per strappare alla borghesia, a poco a poco, tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato, vale a dire del proletariato stesso organizzato come classe dominante, e per aumentare, con la massima rapidità possibile, la massa delle forze produttive.
Naturalmente sulle prime tutto ciò non può accadere, se non per via di interventi autoritari nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione, vale a dire con misure che appaiono economicamente insufficienti e insostenibili, ma nel corso del movimento sorpassano se stesse e sono inevitabili come mezzi per rivoluzionare l'intero sistema di produzione.
Quando, nel corso dell'evoluzione, le differenze di classe saranno sparite e tutta la produzione sarà concentrata nelle mani degli individui associati, il potere perderà il carattere politico. Il potere politico, nel senso proprio della parola, è il potere organizzato di una classe per l'oppressione di un'altra. Se il proletariato nella lotta contro la borghesia si costituisce necessariamente in classe, e per mezzo della rivoluzione trasforma se stesso in classe dominante, e, come tale, distrugge violentemente i vecchi rapporti di produzione, esso abolisce insieme con questi rapporti di produzione anche le condizioni di esistenza dell'antagonismo di classe e le classi in generale, e quindi anche il suo proprio dominio di classe.
Al posto della vecchia società borghese con le sue classi e coi suoi antagonismi di classe subentra un'associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti... I comunisti appoggiano dappertutto ogni moto rivoluzionario contro le condizioni sociali e politiche esistenti (e) lavorano all'unione e all'intesa dei partiti democratici di tutti i paesi. I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Essi dichiarano apertamente che i loro scopi non possono essere raggiunti che con l'abbattimento violento di ogni ordinamento sociale esistente.
Tremino pure le classi dominanti davanti a una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorché le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare.

Proletari di tutti i paesi unitevi!”

MARX Heinrich Karl - Filosofo, economista ed uomo politico tedesco (Treviri, 1818 - Londra, 1883). Dopo essersi laureato a Bonn con una tesi sulla filosofia di Epicuro, si dedicò quasi esclusivamente allo studio dell'economia e dei rapporti sociali; nel 1842 venne chiamato a dirigere il giornale Rheinische Zeitung (= Gazzetta Renana), edito a Colonia: il giornale fu soppresso nel 1843 e M. si trasferì a Parigi, dove cominciò a pubblicare i Deutsch-Franzósische Jahrbucher, in cui iniziò i suoi lavori socialisti con uno studio sulla Critica della filosofia del diritto di Hegel. In quest'opera gettò le idee fondamentali della sua dottrina: "...i rapporti giuridici e le forme dello stato non sono tanto uno sviluppo dello spirito umano, quanto una conseguenza dei rapporti materiali della vita".
A quest'opera seguì la Sacra Famiglia, critica dell'idealismo filosofico tedesco, scritta in collaborazione con Engels. Nel '45 M. venne espulso dalla Francia e dovette trasferirsi a Bruxelles, dove pubblicò nel 1847 e in lingua francese, la Miseria della filosofia, critica della Filosofia della miseria di Proudhon, e, nel 1848, un Discorso sul libero scambio.

Nel 1847, sempre a Bruxelles, entrò nella Lega dei comunisti, trasformandone l'organizzazione e fondando anche un' "Associazione degli operai tedeschi" riuscì a dare un vasto carattere internazionale alla Lega. Per enunciare i principi fondamentali del movimento comunista (egli prescelse questa parola perchè "socialismo" indicava un movimento borghese, non operaio) redasse, con Engels il Manifesto del Partito Comunista, pubblicato nel 1848 a Londra.

Arrestato e quindi espulso dal governo belga, ritornò a Parigi e poi a Colonia, dove fondò la "Neue Rheinische Zeitung", che ebbe vita dal 1° giugno 1848 al 19 maggio 1849 e fu l'unico giornale che difendesse le posizioni del proletariato. In seguito alla soppressione delle libertà democratiche e al soffocamento delle insurrezioni nel Baden e nel Palatinato al giornale fu vietata la pubblicazione.

Dopo un breve soggiorno a Parigi, M. trovò rifugio a Londra. Dopo il colpo di stato del dicembre 1851, M. pubblicò il 18 brumaio di Luigi Bonaparte e Le rivelazioni sul processo dei comunisti a Colonia. Dopo la condanna dei membri della Lega dei Comunisti si ritirò dall'agitazione politica e si dedicò agli studi di economia, di cui il primo frutto fu Per la critica dell'economia politica. Fascicolo primo (Berlino, 1859), nel quale è contenuta la prima esposizione sistematica della teoria marxista del valore.
Accanto agli studi rigorosi di economia M. non cessò mai del resto, di battersi, in articoli e pamphlets, contro i movimenti reazionari, come il bonapartismo o la politica prussiana. Nel 1864, a Londra, riuscì a far approvare una proposta che da tempo aveva formulato nella sua mente: quella di fondare un' "Associazione Internazionale degli Operai". L'associazione fu fondata, e fu la 1a internazionale, di cui lo stesso M. fu l'animatore fino al 1872. Nel 1867 pubblicò ad Amburgo il 1° volume del Capitale, la sua opera principale, in cui espose le linee fondamentali della sua critica alla società capitalista.
Dopo il congresso dell'Aia (1872) e il trasferimento del consiglio generale dell' Internazionale in America, M. ritornò ai lavori di carattere teorico, di economia ed anche di filologia.

Il pensiero di M, è svolto nella Critica dell'economia politica, in cui si afferma che i rapporti di produzione non dipendono dalla volontà degli uomini, ma corrispondono a un certo grado dello sviluppo delle forze produttive economiche, materiali. Secondo Engels due sono state le grandi scoperte fondamentali di M.: la prima è "la rivoluzione da lui compiuta in tutta la concezione della storia mondiale".
Egli sostenne "che la forza motrice della storia è la lotta di classe, che sono sempre esistite classi dominanti e classi dominate e che la grande maggioranza degli uomini è sempre stata condannata a lavoro duro e a una vita misera e povera e, infine, che la classe dominante, ha praticamente adempiuto la sua missione storica".

La seconda scoperta di M. sta nell'aver spiegato in modo esauriente i rapporti tra capitale e lavoro e la formazione del capitale come frutto del plus-valore.
Il pensiero di M. è mirabile per l'organicità e la concatenazione del suo sviluppo.

 

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