SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
IL MEDEGHINO

 GLI UOMINI DI VENTURA DIVENTATI RICCHI E FAMOSI 


DA BANDITO A VICERE'

LA STORIA DI 
GIAN GIACOMO MEDICI DETTO IL "MEDEGHINO"

di Mario Veronesi


Medeghino sta per "Piccolo Medico", soprannome che tendeva chiaramente a sminuire il cognome della famiglia milanese Medici, alla quale questo capitano apparteneva, nei confronti dell'omonima fiorentina.
Gian Giacomo Medici nacque nel 1495 a Milano, da Bernardo e Cecilia Serbelloni di famiglia povera e numerosa, composta da quattordici figli. Gian Giacomo era il primogenito, imparò ben presto l'arte d'arrangiarsi, mettendosi a capo di una banda di teppistelli, dediti a furti e a ribalderie d'ogni genere.
Aveva sedici anni quando ebbe una lite con un certo Paolo Pagnano, e i sicari di questi in un'imboscata, lo lasciarono mezzo morto per strada, appena guarito il Medeghino si vendicò, uccidendo in pieno giorno il Pagnano.

Fu bandito da Milano come reo omicida, e si rifugiò sul lago di Como, riunì molti fuoriusciti e lì organizzò in una banda, ma non erano al servizio di nessun signore, erano solo briganti che compivano le loro rapine al comando del Medeghino.
Dopo Marignano e l'entrata dei francesi a Milano, con la nuova ondata di fuoriusciti arrivò a Como anche Girolamo Morone, cancelliere di casa Sforza e fu lui ad indirizzare la banda del Medeghino contro i francesi. Dando loro una parvenza politica.

Gian Giacomo Medici cominciò ad arricchirsi, sposando la causa del futuro duca Francesco II, da brigante divenne capitano, nel 1522 Francesco Sforza grazie a Carlo V, tornò in possesso di Milano, e nominò governatore il Morone, questi volle sempre con se il Medeghino come sua guardia del corpo. Era il suo braccio destro, uccideva senza indugio agli ordini del Morone, era divenuto in pratica un sicario di lusso, ma i troppi delitti impuniti avevano creato malcontento, tra il popolo e tra gli imperiali. Il duca ordinò al Morone di disfarsi del Medici.
Il cancelliere finge di concedere l'investitura del castello di Musso in Valorba al Medeghino, e gli consegna una lettera da portare personalmente al castellano, nella quale era scritto l'ordine d'uccidere lo stesso Medici.
Ma Gian Giacomo resosi conto dell'inganno, sostituì la prima lettera con un altra, nella quale si comandava al castellano di aprire le porte del castello, così s'impadronì di quel castello che divenne base di briganti d'ogni genere.

Il Medeghino spadroneggiò su tutto il lago di Como, compì razzie e rapine e il castello di Musso, divenne una "città-stato", dotato perfino di una zecca alla quale il Medici, mise a capo un rigido magistrato Martino detto il Mondonico, dal paese natale in Brianza.
Con un colpo di mano occupò il castello di Monguzzo, e resistette ad Antonio de Leyva, che aveva cercato di riprendere quel castello, importante punto strategico. Il Medici iniziò a razziare i territori di Lecco, Brivio e Trezzo.
In pratica tutte le strade per il lago di Como, e la Svizzera erano in sua mano, a questo punto si rifece vivo Francesco II, che per non sottostare agli spagnoli s'era alleato con Francesco I, aveva perso Milano ed iniziato una lunga guerra contro gli spagnoli.
Promise al Medeghino il titolo di governatore della Valsassina, del lago di Como e di Chiavenna, a patto che se ne impadronisse, il Medici ci provò ma non ci riuscì, Chiavenna rimase ai Grigionesi e il Medici, stretta una pace con loro, dovette guardarsi dal Leyva.

Questi aveva tentato di corrompere il Mondonico, gli promise molto se fosse riuscito ad impadronirsi del castello di Perego nella Brianza, ma il luogotenente del Medeghino Nicola di Canzo, riuscì a sopraffare il traditore, portarlo incatenato nelle prigioni di Monguzzo dove fu impiccato.

Lasciata la custodia di Monguzzo al fratello Gian Battista, il Meneghino poneva sotto assedio Lecco, e occupava Olginate, impedendo al de Leyva di soccorrere i suoi, alla fine gli spagnoli trattarono con il Medici, il quale accettò le loro proposte.

In nome di Carlo V era investito del castello di Musso con il titolo di Marchese, il dominio sul lago da Nesso in su, della città di Lecco di cui si proclamò conte, della Valsassina, Valdanera, Valsolda e delle tre Pievi, capoluogo dei sui possedimenti era Monguzzo, in cambio il Medeghino abbandonava lo Sforza, e passava al servizio dell'imperatore.
Sostituiva nell'insegna della banda, la croce rossa con quella bianca. 

Il marchese di Musso faceva incursioni corsare su tutto il lago, dove possedeva una flotta composta da sette grosse navi a tre vele con quarantotto remi munite di bombarde, un brigantino che sull'albero maestro sventolava lo stendardo dalle palle d'oro in campo rosso, il motto della nave era "salva, domine, vigilantes", e d'altri numerosi barconi.

A Bologna nel 1529 si ristabiliva la pace, Carlo V era incoronato imperatore e Francesco Sforza, riconosciuto di nuovo duca di Milano con tutto il territorio. Il Medici pertanto era spogliato di tutti i suoi beni e tornava ad essere un "bandito".
Si vide arrivare addosso dodicimila grigionesi da nord, le truppe imperiali da sud e quelle ducali da ovest; nel giugno del 1531 perdeva Monguzzo, era respinto dalla Valtellina, salpò con le sue navi ma fu sconfitto dalle navi ducali.
Gli restavano i castelli di Musso e Lecco, e lì resiste per dieci mesi ma alla fine dovette arrendersi, accettando onorevoli condizioni il 13 febbraio 1532.

Abbandonò tutti i territori nelle mani del duca di Milano, per una cifra di trentacinquemila scudi d'oro e il marchesato di Marignano; il castello di Musso fu demolito per ordine dello Sforza. Il Medeghino iniziò in quel periodo, un ventennale servizio di condottiero per la corona di Spagna, che a tratti l'avrebbe riscattato da un passato di brigante.

Il Medeghino tornò a combattere dal 1539 al 1553, iniziò col reprimere una rivolta a Gand e soccorrere il re Ferdinando in Ungheria. 
Nominato generale difende Strigonia dai turchi. Lo troviamo a capo delle artiglierie imperiali, all'assedio di Landrecy per soffocare una rivolta degli stessi ungheresi, e liberare Ferdinando assediato nel castello di Praga, sono imprese che lo rendono famoso anche in Europa.
Riesce anche a sposarsi con un'aristocratica, matrimonio proposto dal pontefice Paolo III, mediatore il fratello Giovan Angelo di lì a breve Cardinale; la sposa è Marzia Orsini vedova di Livio Attilio d'Alviano.
Le nozze avvengono con sfarzo a Roma nella primavera dl 1545, sfortunatamente Marzia morirà tre anni dopo senza dargli figli.

Il periodo di riposo è breve nel 1546, parte per la Germania e combatte contro la lega protestante, a Ratisbona soccorre personalmente l'imperatore, e per questo è nominato Vicerè di Boemia; è ormai nell'elite della classe dirigente militare imperiale.

All'assedio di Metz si segnala per il gran valore, purtroppo ritrova il suo spirito spietato e sanguinario nell'assedio di Siena del gennaio 1554. Cominciò con l'impiccare, tutte le persone che tentavano d'introdurre vettovaglie nella città, e innumerevoli furono gli atti di crudeltà da lui compiuti durante l'assedio. Siena s'arrese dopo quindici mesi, Carlo V era pronto ad affidare al suo capitano altri incarichi, in un gran progetto d'invasione del Piemonte contro la Francia, ma il Medeghino moriva improvvisamente l'8 novembre 1555 probabilmente avvelenato.

Ebbe funerali solenni, un maestoso mausoleo di marmo di Carrara opera di Leone Leoni su disegno di Michelangelo l'accolse in Duomo, nella cappella dell'Assunta e di S. Giacomo, chiamata poi dei Medici.

Fu in pratica l'omaggio a se stesso da parte di un casato, che grazie ad un capitano di ventura, e a suo fratello Giovan Angelo, quattro anni più tardi, eletto papa nel 1559 fino al 1565 con il nome di Pio IV.

Gian Giacomo Medici era ormai diventato un illustre personaggio.

di Mario Veronesi
& Francomputer

Bibliografia
I CAPITANI DI VENTURA- di Claudio Rendina
Storia Universale Cambridge, ed Garzanti.


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