SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
HONORE' MIRABEAU

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Mirabeau Honoré
Gabriel Riquetti
(Bignon, Provenza 9 marzo 1749 - Parigi 2 aprile 1791)

 

Statista rivoluzionario francese. (vedi "RIVOLUZIONE FRANCESE")


Dalla data di nascita, notiamo subito che approdò alla politica molto tardi. A 40 anni, dopo una vita di scandali e di dissolutezze che lo portarono più volte in prigione. Sempre a corto di denaro nonostante di famiglia nobile, e che proprio per questo motivo lo rinnega e lo disconosce, diventato ancora più ribelle, trova per sbarcare il lunario, in chissà quale modo a farsi eleggere deputato del Terzo Stato  

Nel 1788 fu eletto delegato agli Stati Generali, il corpo rappresentativo della Francia prerivoluzionaria. E anche se apparteneva alla classe nobiliare, il "ribelle" si unì ai borghesi del Terzo stato, e il 17 giugno 1789, assieme a Emmanuel Sieyès, proclamò l'Assemblea nazionale costituente.

Di carisma ne ha poco; è molto brutto, ha una voce pessima, per la sua figura imponente sembra un omaccione plebeo, ma proprio per questo, quando inizia dentro l'Assemblea a tuonare con la sua voce stentorea per esigere quelle riforme che il popolo attende, il carisma nacque all'istante; che poi manterrà fino alla morte, ma che venne quasi subito, prematuramente, dopo solo tre anni di una carriera sfolgorante; morì infatti il 2 aprile del 1791. Ma finì al Pantheon.

Dunque un deputato populista? Non solo questo, perchè nello stesso tempo mantiene ottimi rapporti con la corte, e di Luigi XVI è consigliere segreto ben pagato, anche se il re spesso non ascolta i suoi consigli. Corse anche voce che fu avvelenato da qualche nemico che si fece nella Corte. 
Forse questa ambiguità fra corte, popolo e nobili gli alienò qualche fazione


Il suo programma politico prevedeva l'abbattimento del sistema feudale e l'istituzione di una monarchia costituzionale garantita dalla divisione dei poteri: all'Assemblea sarebbe spettato quello legislativo, mentre il sovrano avrebbe ottenuto l'esecutivo. Mirabeau acquistò presto un ruolo di primo piano nell'Assemblea e cercò di riconciliare la corte reazionaria di Luigi XVI con le forze sempre più estremiste della rivoluzione francese (1789-1790).

Propose l'istituzione di una guardia civica, da cui ebbe origine la Guardia nazionale, e cercò invano di venire a patti con il consigliere del re, Jacques Necker, e con il comandante militare Lafayette. Ottenne un parziale successo garantendo alla Corona il diritto di dichiarare guerra e firmare la pace, e si batté con impegno, ma con scarsi risultati, per mantenere il diritto di veto del re.

Il 30 gennaio 1791 fu eletto presidente dell'Assemblea nazionale. Morì due mesi dopo, e l'ultimo giorno di vita dichiarò: 
"Insieme a me, finisce anche la monarchia; dopo la mia morte, 
le fazioni si contenderanno la Francia fra le rovine".

Per uno che aveva condotto una vita dissoluta, piena di vizi, di scandali e spesso ospite nelle prigioni (ma forse proprio per questo), e dopo essere approdato e fatto solo tre anni di politica, fu un buon profeta.


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