SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ROMOLO MURRI

ANNO 1900

GIUSEPPE TONIOLO e ROMOLO MURRI

< vedi l'opera di GIUSEPPE TONIOLO
e il " Trattato di Economia Sociale "

< vedi l'opera (l'intero testo) di ROMOLO MURRI
" La politica clericale e la Democrazia"

ROMOLO MURRI: (Monte San Pietrangeli, AP, 1870 -Roma 1944) sacerdote e uomo politico italiano. Figlio di possidenti, dopo aver compiuti gli studi nei seminari di Recanati e Fermo prende la Laurea in teologia nella Pontificia Università Gregoriana di Roma. Ordinato sacerdote nel 1893 iniziò a frequentare i corsi di filosofia nella capitale dove insegnava Antonio Labriola (1843-1904 - famoso filosofo e uomo politico. Dalla destra storica era passato alle idee radicali e socialiste (era in contatto epistolare con Engels), adoperandosi per la formazione di un partito dei lavoratori. L'allievo Murri, ne è influenzato, e nizia ad aprirsi alle correnti della cultura moderna, sensibile ai problemi sociali posti dall'incipiente industrializzazione, ma polemico nei confronti delle rigide chiusure del clericalismo intransigente. L'impegno di Murri fu quella di tentare un rinnovamento della prassi politica e sociale del cattolicesimo italiano, cercando una conciliazione tra democrazia e religione e tra socialismo e dottrina sociale della Chiesa. Diede vita ad alcuni periodici, come "Vita Nova (1896) e "Cultura Sociale (1898-1906), e in parallelo crea il movimento che prenderà il suo nome e a una fitta rete di Fasci democratico-cristiani e Uffici del Lavoro. Si affianca al movimento cristiano sociale della "democrazia cristiana" e all'organizzazione capillare dell' Opera dei Congressi.
Ma, morto Leone XIII nel 1903, con al soglio Pio X (famosa la sua Enciclica "Pascendi dominici grecis" ("Sugli errori del modernismo") nacquero i primi forti contrasti con le gerarchie della Chiesa che segnò la fine dell'Opera dei Congressi, sciolta poi nel luglio del 1904, dal Papa e dai potenti prelati conservatori, anche perché GROSOLI il direttore, condivideva le posizioni socialisteggianti di Murri. Lo stesso Murri, nel 1905 - su alcune ceneri del precedente movimento (quando ormai l'organizzazione dell'Opera era stata posta alle dipendenze dei vescovi) va a creare nel 1905 la "Lega democratica nazionale". Ma inizia ad essere osteggiato sempre più apertamente dalle gerarchie ecclesiastiche. Nel 1907 (il libro sopra fu terminato a dicembre) fu sospeso a divinis; e quando nel 1909 fu eletto deputato con l'appoggio radicale e socialista, fu anche scomunicato.

Nonostante la sua adesione all'interventismo nella Grande Guerra, e dopo questa un avvicinamento al movimento fascista della prima ora, Murri rimase nell'ombra, non se ne parlerà più.
Forse al Concordato del '29, espresse gli stessi indignati giudizi di De Gasperi.(
"I cocchi dei trionfatori passano schizzando fango sui travolti che stentano a salvarsi sugli angoli della via", amareggiato, indignato, il cattolico De Gasperi dissentiva pure con Civiltà Cattolica: "Da tempo si stanno trascurando i precetti della dignità. L'educazione clericale insegna a stare in ginocchio ma dovrebbe apprendere anche a stare in piedi. Così adesso sono contenti i clerico-papalini e sono contenti i fascisti. Per Mussolini é un trionfo!".
(A. De Gasperi, Lettere sul Concordato, Brescia 1970, pag. 59).
Nella prima edizione della prestigiosa Enciclopedia Treccani, di Romolo Murri non vi è nemmeno una traccia.


GIUSEPPE TONIOLO aveva qualche anno in più di Murri (era nato a Treviso nel 1845). Laureatosi in giurisprudenza, si dedicò fino alla morte (1918) alla docenza universitaria. Anche lui iniziò ben presto a spostare la sua attenzione sulle condizioni delle masse proletarie, ed era quello un periodo pieno di fermenti politici, religiosi e culturali. Oltre esserci la diffusione del pensiero marxista che denunciava le disagiate condizioni di vita degli operai, fece molto effetto nel 1891 l'uscita della famosa enciclica "Rerum Novarum" di Leone XIII, con la quale la chiesa prendeva ufficialmente posizione in merito alla situazione operaia di quegli anni. Un "messaggio ardito" dedicato totalmente ad affrontare il problema sociale nella sua complessità ed interezza.

IL MOVIMENTO POLITICO CATTOLICO  

Le forze cattoliche erano state di fatto allontanate dal gioco politico nel decennio immediatamente successivo all'unità d'Italia, quando il "non expedit" aveva impedito tassativamente ai cattolici la partecipazione politica a uno Stato che aveva osato spodestare il papa del proprio potere temporale, in una fase in cui il sistema liberale non sembrava presentare né contraddizioni né incertezze.

Il nuovo Stato era nato su posizioni esplicitamente laiche e pareva avere una tale base di consenso da non dover tentare alcun compromesso con la più antica istituzione posta tradizionalmente a presidio dell'ordine sociale: la Chiesa. Esso infatti si poteva permettere di sfidarla su due terreni delicatissimi: l'esproprio dei beni ecclesiastici e l'istruzione obbligatoria.

Ai cattolici non rimase che l'alternativa tra l'assoluta e orgogliosa astensione della vita politica, propria degli "intransigenti" da un lato, che si posero in una posizione di critica globale del "mondo moderno", della sua etica borghese, del suo utilitarismo economico e la rinuncia a posizioni confessionali da parte dei "transigenti" che parteciparono in modo subalterno al nuovo stato mantenendo posizioni di conservatorismo agrario, come ala moderata della classe politica liberale.

La crisi economica, in particolar modo quella agraria, che aveva sconvolto l'assetto sociale nelle campagne mostrò le contraddizioni e i limiti di uno sviluppo capitalista maturato in condizioni di liberismo economico: l'utilitarismo, l'individualismo, le leggi del mercato iniziarono a mettere in luce i costi di uno sviluppo manifestatosi sotto forma di impoverimento, dissoluzione delle comunità, degradazione umana e sociale. D'altra parte il liberismo appariva sfidato da un nemico insidioso, che esso stesso aveva creato con il sistema di fabbrica e la concentrazione industriale: il movimento operaio.

Per i cattolici si apriva la possibilità di raccogliere i ceti popolari in un movimento di massa che si ponesse il duplice obbiettivo di controllo sociale e di alleanza con i ceti dominanti. Il terreno ideologico su cui il cattolicesimo poteva ricavare uno spazio sociale autonomo di ampie dimensioni si basava su due principi: l'enunciazione da un lato del valore tipicamente cattolico della solidarietà e della carità contrapposto alla competitività industrialistica del capitalismo, dall'altro la predicazione della conciliazione e del rispetto delle naturali gerarchie sociali in alternativa alle teorie della lotta di classe.

I punti fondamentali  dei tre gruppi in contrasti fra di loro  sono i seguenti:

Il Cattolicesimo: solidarietà, carità, conciliazione, rispeetto delle gerarchie
Il Capitalismo: competitività, sfruttamento, ordine.
Il Socialismo: solidarietà, uguaglianza, lotta di classe.

Su questi fondamenti si costituì appunto il cattolicesimo sociale, che dall'esclusione dalla vita politico-parlamentare e dalle istituzioni di governo trovò l'impulso per un più autentico e autonomo radicamento sociale, come vera alternativa di massa tanto al liberalismo di governo quanto al socialismo di opposizione.

Un ruolo di grande importanza in questa direzione ebbe l'Opera dei Congressi, un'organizzazione nata nel 1874 a Venezia per iniziativa di gruppi di cattolici "intransigenti" con lo scopo iniziale di propagazione della fede in rigorosa ottemperanza ai dettami papali, ma diffusasi ampiamente con scopi più generalmente sociali, a partire dalla metà degli anni '80. Fu proprio allora che, sotto lo stimolo del nuovo presidente Stanislao Medolago Albani, essa divenne il centro di ampi dibattiti sull'impegno di cattolici nella società. Importante, nel rilancio di una funzione sociale dei cattolici, fu anche l'opera di GIUSEPPE TONIOLO, economista di fama internazionale, fondatore nel 1889 di una Unione Cattolica per gli Studi Sociali in Italia. Nella sua visione tesa a saldare dottrina cattolica e metodo scientifico, il richiamo al modello solidaristico della corporazione medioevale, lungi dal rappresentare un motivo nostalgico, tendeva a prefigurare una sorta di "terza vita" tra le opposte tendenze disgregatrici di un capitalismo libero da ogni limite morale e da ogni responsabilità sociale e di un socialismo conflittuale e anarchicheggiante. Egli riteneva il cattolicesimo in grado di competere efficacemente con le più moderne ideologie sociali e individuava nella piccola proprietà contadina e nei settori della classe media insidiati dalle concentrazioni industriali la propria base sociale.

Il "programma dei cattolici contro il socialismo" abbozzato nel 1888 e lanciato nel 1894, proponeva appunto, contro le lacerazioni del conflitto sociale, un'idea di conciliazione tra le classi, sostenuta da una serie di provvedimenti capaci di mantenere in vita un tessuto di piccoli produttori indipendenti e di attenuare la durezza del capitalismo industriale con misure concrete:
* la diffusione di contratti di affittanza, enfiteusi e mezzadria nelle campagne;
* sostegno al piccolo credito mediante una rete di banche popolari;
* partecipazione operaia agli utili dell'impresa;
* edilizia popolare e politica assistenziale (assicurazioni sociali, pensioni).


Compare per la prima volta il nome "Democrazia Cristiana"
E con questo nome si pubblica un giornale. Qui il primo numero del 31 dicembre 1896


Su tale programma si sarebbe poi fondato il concetto di "democrazia cristiana", espresso per la prima volta da TONIOLO nel 1897 come "quell'ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo quest'ultimo risultato a vantaggio delle classi inferiori".

Nel 1891 un autorevole appoggio e una potente accelerazione alla diffusione del pensiero sociale cattolico era giunto - come abbiamo già ricordato sopra - dallo stesso pontefice LEONE XIII con la ricordata l'enciclica Rerum Novarum (la quale portava come sotto titolo la dizione significativa: "Sulla condizione degli operai"). Essa sanzionava ufficialmente un nuovo atteggiamento della Santa Sede nei confronti della questione sociale e delle classi subalterne, ormai maturato da tempo (nel 1889 aveva suscitato clamore il discorso di forte accento sociale pronunciato alla presenza di un folto gruppo di operai francesi ricevuti in udienza speciale). L'enciclica conteneva un esplicito incoraggiamento all'impegno sociale dei credenti e all'associazionismo operaio.

Gli effetti del documento papale furono vistosi: la rete organizzativa cattolica andò estendendosi in modo capillare soprattutto nell'Italia settentrionale (2.092 comitati parrocchiali, contro 1.536 nell'Italia centrale e 206 nel meridione) e in particolar modo in Veneto, lavorando nel vivo della società civile e dando vita a un gran numero di strutture non solo a sfondo culturale, ma anche di carattere economico e sociale: nel 1897 l'Opera dei Congressi controllava 588 casse rurali, 668 società operaie, 708 sezioni di giovani. Si trattava di una forza consistente, all'ombra della quale sorgevano e si sviluppavano iniziative di forte impegno sociale, con le "leghe bianche" di GUIDO MIGLIOLI, primi embrioni di un movimento sindacale di ispirazione cattolica.

Ben presto però anche nell'ambito del cattolicesimo sociale venne manifestandosi una vistosa radicalizzazione che portò una componente di esso a scontrarsi frontalmente con la gerarchia ecclesiastica. Ciò avvenne soprattutto per opera del "movimento democratico Cristiano" di ROMOLO MURRI, sacerdote marchigiano dalla solida preparazione filosofica; Murri interpretava in senso radicale la Rerum Novarum fino alla teorizzazione di una possibile convergenza tra dottrina sociale della Chiesa e movimento socialista e tra spirito religioso e istanza democratica.

Nella sua concezione la risposta ai problemi posti dall'industrializzazione passava attraverso una drastica azione di rinnovamento della prassi politica e sociale del cattolicesimo in cui rientrava anche l'organizzazione diretta delle classi subalterne e l'adesione al conflitto sociale. Attraverso un'intensa opera di formazione ideologica, condotta a partire dal 1896 sulle pagine prima della rivista "Vita Nova" e poi dal 1898 soprattutto su quelle del periodico "Cultura sociale" diede vita e sviluppo a un'ampia rete di fasci democratico-cristiani e di Uffici del lavoro, che svolgevano un'attività capillare di organizzazione sociale. Apparve clamorosa la posizione assunta dal movimento nel 1899 contro la politica repressiva attuata dal governo, posizione che segnò una prima frattura con l'atteggiamento ufficiale della Chiesa, improntato ad un assoluto "interclassismo".

La situazione si andò complicando in seguito quando Murri (rifuggendo dal paternalismo-moderatismo di Toniolo e della stessa Opera dei Congressi) accentuò la sua posizione a favore della lotta per le libertà fondamentali delle classi subalterne (appoggiando perfino alcune battaglie dell'estrema sinistra) e puntò alla costituzione di un partito politico autonomo ma con un programma che aveva significative coincidenze con quello della sinistra. Ciò avveniva nei primi del '900, proprio mentre il Vaticano assumeva posizioni sempre più caute nel campo della politica sociale; perciò esso non esitò ad intervenire direttamente.

Nel 1901 papa LEONE XIII emanò l'enciclica Graves de Communi, con la quale vietava di attribuire qualsiasi carattere politico al movimento-partito del Murri (spiegando che la "democrazia cristiana" non aveva nulla a che fare con la "democrazia sociale"). Morto Leone XIII, con sul soglio Pio X, nel 1904 l'azione clericale fu l'intransigenza più assoluta.
L'Opera d. C. e ogni altro movimento cattolico (con velleità politiche) la Chiesa voleva metterli sotto la tutela dei vescovi e quindi in mano a degli assistenti di nomina vescovile. La prima ad essere sciolta fu proprio l'Opera dei congressi, il cui dinamico direttore GIOVANNI GROSOLI oltre che ribadire che il programma dell'Opera non poteva essere che quello democratico-cristiano, condivideva alcune posizioni del Murri. L'una è l'altra cosa causarono il 15 luglio le sue dimissioni e il 28 dello stesso mese l'Opera dei congressi venne sciolta.
Murri che nel frattempo aveva fondato la Lega Democratica Nazionale, venne sospeso a divinis, punizione estesa e inflitta a quei sacerdoti indisciplinati nei confronti della gerarchia ecclesiastica. Nel 1909, dopo la sua elezione a deputato con l'appoggio radicale e socialista, Murri fu addirittura scomunicato.

Ma anche perchè il "prete ribelle" aveva dato l'anno prima alle stampe un libro molto polemico nei confronti della politica clericale. E il titolo era proprio questo " LA POLITICA CLERICALE E LA DEMOCRAZIA", stampato ad Ascoli Piceno nel 1908 (che abbiamo fedelmente inserito integralmente su "Cronologia"). Murri dopo averla nominata spesso dentro il volume, insieme a tutte le più importanti questioni politiche agitate nei due anni precedenti nel Paese, riportava in fondo al libro come documenti, lo "Statuto" della sua "Lega Democratica Nazionale", un manifesto "Ai Giovani cattolici italiani", il "Programma di politica ecclesiastica". Gli costò come abbiamo detto sopra la sospensione a divinis.
In contemporanea GIUSEPPE TONIOLO aveva pubblicato a dicembre dello stesso anno "IL TRATTATO DI ECONOMIA SOCIALE" che riportiamo anche questo integralmente (vedi BIOGRAFIA TONIOLO)

L'irrigidimento delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del cattolicesimo sociale italiano e dei suoi principali esponenti si inseriva nell'ambito della grave crisi attraversata dalla Chiesa nel primo quindicennio del '900 e della reazione conservatrice con cui fu affrontata. Sotto l'influsso del nuovo clima spirituale infatti in tutta l'Europa si erano venuti a manifestare da un lato un diffuso senso di disagio per l'arretratezza della cultura ecclesiastica e dall'altra un forte movimento di idee favorevole ad un generale rinnovamento culturale e politico, che ponesse la Chiesa su posizioni meno anacronistiche. In particolare era avvertita la forza della sfida del positivismo e dello storicismo.

Dal positivismo il modernismo derivava l'applicazione del metodo critico alle fonti bibliche e allo studio scientifico applicato alla storia della Chiesa. I più radicali esponenti modernisti giunsero a sostenere sul piano teologico la necessità di un rapporto fra fede e ragione che escludeva la possibilità che quest'ultima potesse dimostrare l'esistenza di Dio e che la fede potesse basarsi su fondamenti razionali. Dallo storicismo e dall'evoluzionismo derivava una precisa relativizzazione dei dogmi, ridotti a espressioni mutevoli dall'esperienza religiosa storicamente determinante. In ogni caso si rivendicava un diverso spirito, improntato alla libertà di ricerca scientifica, al primato della conoscenza, a un diverso rapporto tra Chiesa e Stato.

La risposta delle massime gerarchie ecclesiastiche al movimento modernista fu di estrema chiusura. Con il decreto Lamentabili, che condannava 65 posizioni chiave del movimento e con l'enciclica Pascendi dominici grecis di Papa PIO X, entrambi del 1907, il modernismo fu condannato in blocco e definito "compendio di tutte le eresie", senza alcuna attenzione alle differenziazioni interne, che pur erano emerse.

Nel 1910 un giuramento anti-modernismo fu imposto a tutti i sacerdoti impegnati nella "cura delle anime" e nell'insegnamento. Nonostante ciò, i segni del nuovo ruolo assunto dai cattolici nello scenario italiano, erano comunque evidenti: abbandonando per certi versi il mito paralizzante del vecchio potere temporale, essi venivano ormai affermandosi come una forza di massa fortemente radicata nella società civile, nella quale erano in grado di svolgere una funzione di opposizione al liberismo di governo e di controllo sociale contro il socialismo, entrando in esplicita competizione con quest'ultimo per l'egemonia sulle classi subalterne.

vedi l'opera di GIUSEPPE TONIOLO
il " Trattato di Economia Sociale "
e il "concetto di democrazia "cristiana"


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