SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
ALESSANDRO NATTA

 

“ILLUMINISTA, GIACOBINO 
E COMUNISTA”

 di Luca Molinari


“Illuminista, giacobino e comunista”, così Alessandro Natta amava definirsi e, crediamo, gli sarebbe piaciuto essere ricordato. Natta è stato il prototipo culturale e politico del dirigente e militante del Partito Comunista Italiano per oltre un cinquantennio di vita italiana repubblicana e democratica.
Rigore morale, fedeltà alle istituzioni, preparazione culturale e politica (più lettore dei classici e di Croce che di Suslov!), abilità oratoria e grande orgoglio di parte (senza però mai cadere nella faziosità) sono stati i tratti fondamentali della vita pubblica e privata del successore di Enrico Berlinguer alla guida del Pci.

Come per gli altri dirigenti del Partito di Via delle Botteghe Oscure, la vita privata era scissa da quella pubblica. Mai una foto compromettente, mai sfarzi e mondanità mai, per dirla con le parole di Pajetta, “parole come corna ed amante”.

Alessandro Natta nasce il 7 gennaio 1918 a Oneglia, in Liguria. È sestogenito di una famiglia di commercianti della piccola borghesia cittadina. Il padre Antonio, infatti, è proprietario di una piccola macelleria in fondo a Via Dante in cui lavora con la madre, Nannuccia.
 
Siamo all’inizio del XX secolo e Oneglia è una città in cui si cominciano a vedere tutti i segni della recente industrializzazione e con loro anche le gravi piaghe sociali cui il neonato Partito Socialista Italiano cerca di dare risposte e soluzioni nell’interesse dei ceti più umili del Paese. Oneglia è una città rossa, anzi rossissima in cui operai, piccoli commercianti e piccoli artigiani sono tutti compagni che condividono la speranza e l’anelito nell’Umana redenzione da realizzarsi al sorgere del Sol dell’Avvenire e all’ombra della bandiera rossa. 
Antonio Natta è socialista e trasmetterà la sua fede nell’uguaglianza e nella giustizia sociale.

Alessandro Natta compie studi umanisti frequentando alla Scuola Normale di Pisa, Università prestigiosa in cui negli stessi anni si laureano uomini come Carlo Azeglio Ciampi, Calogero, Viserbelli, Antonio Maccanico.

Durante la II Guerra Mondiale Natta ufficiale sottotenente dell'artiglieria venne ferito in Egeo. Dopo l’8 settembre rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, il 9 catturato dai tedeschi, viene deportato in Germania dove rimarrà internato fino alla conclusione della guerra.
Da quest’esperienza rimarrà profondamente segnato tanto da raccogliere tutti i suoi ricordi in un volume autobiografico in cui ricostruisce le peripezie e la tragedia degli internati italiani nei lager del III Reich.

Finta la guerra e tornata la libertà, in Italia si ricomincia a fare politica. Questo “professore”, intellettuale e grigio, ma dotato di una grande abilità oratoria e di una solidissima preparazione culturale decide far continuare a vivere e a sviluppare le idee socialiste paterne nel Partito Comunista Italiano.

Il Pci è guidato da Palmiro Togliatti che, prima ancora che un vero leader è un uomo di cultura, un intellettuale. Il Pci non è un partito puramente e solamente marxista e leninista, ma è quel partito che, nei venti mesi di lotta partigiana ha più d’ogni altro cercato di coniugare la tradizione laica risorgimentale della lotta per l’unità del Paese con l’anelito socialista per la giustizia sociale senza trascurare il dialogo con la parte avanzata del movimento cattolico che è rappresentato nella componente cristiano-sociale presente nella Democrazia Cristiana.

Consigliere comunale di Imperia dal 1946 al 1960, fu eletto deputato nel 1948 nel collegio di Genova-Imperia La Spezia nelle liste del Fronte Popolare (alleanza di Pci, Psi e altri di sinistra sorta in occasione delle elezioni e duramente sconfitta dalla Dc di Alcide De Gasperi).

Per il Pci, Natta viene eletto alla Camera dei Deputati nel 1948 
Natta viene riconfermato alla Camera per tutte le successive elezioni. Deputato per dieci legislature ha diretto il settimanale "Rinascita", è stato capogruppo del Pci alla Camera fino al 1979.

Sempre eletto nella sua Liguria, sempre nelle liste del suo Pci, unico partito della sua lunga vita politica.
All’interno del Pci compie l’intero cursus onore. Nel 1962 entra nella Segreteria del partito e nel 1963 nella Direzione. Vi rimarrà fino allo scioglimento del Pci. 
All’interno del Pci si schiera sulle posizioni del segretario Togliatti. 
Natta è un “centrista” per definizione: cerca il dialogo con le altre componenti del partito e con le altre forze democratiche del Paese (laici, cattolici e socialisti). È favorevole al cambiamento e alle innovazioni, ma senza accelerazioni passionali e irrazionali. Occorre prudenza, non si possono e non si devono fare passi falsi o avventati.
È in questi anni che Natta incontra Enrico Berlinguer, altro delfino di Togliatti che, alla morte del leader diviene vicesegretario del nuovo leader comunista Luigi Longo.
Sia Natta, sia Berlinguer condividono i due pilastri base della togliattiana “Via italiana al socialismo”: indipendenza internazionale del Pci (anche dalla “casa madre” di Mosca) e rinnovamento nella continuità.

Natta, come l’intero vertice del Pci, è freddo e titubante verso la fiammata rivoluzionaria e contestatari del 1968: ne temono gli eccessi e inquadrano i giovani e variopinti sessantottini come “estremisti borghesi”. In sintesi e soprattutto diffidano di questi movimenti che il Pci non può controllare e che, anzi, contestano apertamente il partito. Per la prima volta dalla nascita della repubblica il Partito Comunista ha dei concorrenti alla propria sinistra.

Nel 1969 tocca a Natta proporre e gestire l’espulsione dal Pci degli “eretici” de “il Manifesto” (Pintor, Natoli, Rossanda, Magri, ecc. …).

Nel 1972 Enrico Berlinguer succede a Longo nella segreteria del Partito e Alessandro Natta è il nuovo capogruppo del Pci alla Camera.
L’assunzione della nuova carica, oltre un aumento delle responsabilità e la possibilità di mettere in mostra tutti la sua abilità oratoria e di strategia politica, costringe Natta a dover accettare, per ragioni di sicurezza, la scorta e l’auto blu. Fino a quel momento, infatti, l’on. Alessandro Natta si era recato alla Camera dei Deputati usando il mezzo pubblico!

Gli anni ’70 sono fra i più duri della nostra storia repubblicana: il terrorismo, lo stragismo e la crisi economica sembrano colpire gravemente il Paese e le sue istituzioni democratiche. Nel biennio 1975-’76 il Pci raggiunge il suo massimo storico e diviene indispensabile il dialogo con la Dc.
Dopo le elezioni del 1976 si formano i governi Andreotti (III-IV) di Solidarietà nazionale. Sono governi monocolori democristiani che godono dell’astensione (III Andreotti) e poi del voto favorevole (IV Andreotti) dei partiti democratici di centro e di sinistra (Pci, Psi, Psdi, Pri oltre, ovviamente, alla Dc, il partito del Presidente del Consiglio).

La Solidarietà nazionale sembra essere l’anticamera dell’entrata del Pci nel governo, il coronamento di quel Compromesso storico, che dal 1972 era il sogno e il progetto politico di Berlinguer. 
Il rapimento e l’assassinio del Presidente della Dc, on. Aldo Moro, da parte delle Brigate Rosse, porrà fine a questo ultimo ed estremo tentativo di riformare la politica e l’economia italiana dall’interno del sistema politico. Durante i giorni del rapimento Moro è tra i massimi sostenitori della linea della fermezza; nessuna trattativa con le Br: lo Stato non può e non deve scendere a patti con degli assassini. 
Nelle elezioni per la scelta del nuovo Presidente della Repubblica nel 1978 è tra i “grandi elettori” (insieme ai leader della Dc e del Pri, Zaccagnini e Ugo La Malfa) di un altro grande ligure, Sandro 
Pertini, l’anziano esponente socialista che saprà ridare lustro alla massima carica repubblicana e fiducia al popolo italiano.

Passata l’emergenza terroristica e scomparso Moro, la Solidarietà nazionale lascia il passo al pentapartito, formula di governo basata sull’asse preferenziale tra la Dc (egemonizzata dalle componenti dorotee e di centro-destra) e il Psi del nuovo corso decisionista di Bettino Craxi. Gli altri partner di governo (Psdi, Pri, Pli) sono, nonostante la prima Presidenza laica del Consiglio di Giovanni Spadolini (1981-’82) sono in posizione subalterna e il Pci è relegato all’opposizione.
Sono gli anni in cui infuria, a sinistra, la lotta tra Pci e Psi che, in breve sostanza, è lo scontro tra i due leader, Berlinguer e Craxi ed i loro modi di concepire la politica: morale e formazione per il primo.

Gli anni e la salute spingono a Natta ad imboccare la via del ritiro dal palcoscenico della politica, ma il 10 giugno del 1984 il leader comunista Enrico Berlinguer è colpito da un ictus cerebrale durante un comizio a Padova. Morirà pochi giorni dopo in un clima di grande cordoglio generale. 
Si è alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della rappresentanza italiana al Parlamento europeo.
Il professor Natta viene richiamato a far da collante al gruppo dirigente e a rappresentare il proprio partito nelle ultime uscite pubbliche in occasione delle imminenti elezioni. È un’investitura sul campo, anche se molti osservatori avrebbero preferito Giorgio Napolitano alla guida del Pci e la “base” del Partito aveva fatto chiaramente capire di volere il leader della Cgil Luciano Lama come successore di Berlinguer.

Il Pci, per la prima e unica volta nella sua storia, supera la Dc nelle urne. Il Partito Comunista Italiano vince le elezioni e vola in cielo, accanto a Berlinguer, il compianto segretario appena scomparso.

Il 24 ottobre 1984 Alessandro Natta è eletto alla Segreteria del Pci. Continuerà la linea politica del Partito seguendo quanto seminato dal suo illustre predecessore. Verrà riconfermato dal successivo congresso e manterrà la segreteria fino al 1988 quando, a causa di divergenze politiche e della salute malferma (era stato colpito da una attacco cardiaco alla vigilia di un comizio elettorale e prontamente ricoverato e curato) viene sostituito da Achille Occhetto al vertice del Pci.
Il nuovo corso comunista si pone immediatamente l’obiettivo di cambiare nome, simbolo e collocazione del Partito. Alessandro Natta è contrario, si opporrà alla fine del “suo” Pci con tutte le sue forze dando vita con Pietro Ingrao, Giancarlo Pajetta, Armando Cossutta e Aldo Tortorella al Fronte del NO che si oppone allo scioglimento del Partito Comunista Italiano.

Nel 1991 il Pci diviene Pds (Partito Democratico della Sinistra, segretario Achille Occhetto) e la parte più “dura” degli oppositori non entra nel nuovo partito e da' vita al Prc (Partito per la Rifondazione Comunista in Italia, segretario Sergio Garavini, presidente Armando Cossutta). 

Natta si ritira dalla vita politica privata, i suoi interventi sono sempre più rari, ma non perdono di incisività. Nel 1996 saluta la vittoria di Romano Prodi e delle forze del centrosinistra dell’Ulivo e di Rifondazione Comunista. Nel 1998 critica la decisione del leader del Prc, Fausto Bertinotti, di togliere la fiducia al governo Prodi.

Malato, anziano, deluso sempre più dalla politica italiana, tende a chiudersi sempre di più nella sfera privata e dei ricordi. L’Italia sembra essersene dimenticata.
 
Nella primavera del 2001 l’ennesima disfunzione cardiocircolatoria lo strappa all’affetto dei suoi cari e dalla sua grande passione, la politica. Per alcuni giorni si torna a parlare di lui. Tutti gli attori della politica di oggi ricordano un grande protagonista della nostra storia democratica, Alessandro Natta, “illuminista, giacobino e comunista”, forse l’ultimo vecchio e testardo comunista italiano.

Luca Molinari


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