SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
BACONE

DAL FRONTISMO

AL CENTRO-SINISTRA

di Luca Molinari

Pietro Nenni ha rappresentato per oltre mezzo secolo la storia e gli ideali del Socialismo e del Partito Socialista Italiano.

Nacque a Faenza, isola bianca nella Romagna gialla (repubblicana) e rossa (socialista), nel 1891 da una famiglia povera; diventerà ben presto orfano di padre e la madre sarà costretta a fare i lavori più umili per poter mantenerlo agli studi.

Inizialmente aderì al movimento repubblicano che ancora non si era strutturato in partito: già allora la Romagna era una delle basi elettorali e di consenso di quello che sarà il partito dell’edera.

In giovane età vide le prime repressioni perpetuate ai danni degli operai dagli agrari e dall’esercito; fu allora che scelse da che parte schierarsi, al fianco dei più umili e degli oppressi: fu fedele a ciò per tutta la vita.

Durante la “settimana rossa” conobbe il carcere in compagnia di un altro romagnolo illustre: Benito Mussolini che all’epoca frequentava, anch’egli, gli ambienti dell’estrema sinistra e del movimento repubblicano.

Sempre in compagnia del futuro Duce fu interventista durante la Grande Guerra ed aderì, in seguito al socialismo: è qui che le strade di Nenni e di Mussolini si dividono; Mussolini diventerà il fondatore ed il capo indiscusso del fascismo, invece Nenni rimarrà fedele al socialismo e sarà uno dei massimi esponente dell’antifascismo e della democrazia e della sinistra italiana.

L’anno di adesione di Nenni al PSI, il 1921, coincise con la scissione comunista di Livorno; ciò fu una ferita aperta per tutta la vita dello statista socialista: per tutta la vita cercò di rimarginare le ferite ed i danni che tale evento aveva provocato nella democrazia e nella sinistra italiana.

Durante il ventennio fascista fu uno dei massimi dirigenti del socialismo e dell’antifascismo italiano ed internazionale: dalla Spagna alla Resistenza italiana la presenza di Nenni era sempre stata assidua e sicuro punto di riferimento per tutti i democratici.

Il massimo impegno lo profuse durante l’epopea spagnola quando combatté al fianco di democratici provenienti da tutto il mondo inquadrati nelle brigate internazionali di cui fu uno dei massimi dirigenti e commissari politici.

In terra di Spagna combatterono fianco a fianco uomini come Togliatti, Lussu, Valiani, Di Vittorio, i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Orwell ed Hemnigwhay: il loro compito era salvare la giovane repubblica spagnola dalla violenza del franchismo e dei suoi alleati tedeschi ed italiani e dall’indifferenza delle democrazie occidentali.

Dell’esperienza spagnola rimangono ottime testimonianze nei Diari personali di Pietro Nenni ed in libro dal titolo significativo, “Spagna”, in cui, oltre che a narrare le vicende storiche e politiche della guerra civile, vi è una raccolta di discorsi del leader socialista che danno bene il senso di ciò che la vicenda spagnola abbia rappresentato nella storia europea e nella vita degli antifascisti; tali scritti aiutano a comprendere quali furono gli errori delle democrazie europee che assistettero inermi all’agonia ed al dramma della Spagna votando molti ordini di solidarietà, ma dando pochi aiuti concreti.

Invece nella penisola iberica si decidevano i destini dell’Europa, della Democrazia e della Civiltà.

E’ proprio a partire dall’esperienza spagnola che vengono poste le basi dell’unità politica d’azione con i comunisti di Palmiro Togliatti.

Tale rapporto di collaborazione sarà alla base dell’alleanza frontista e dell’esperienza della Resistenza italiana dopo l’8 settembre 1943: come nella torrida valle dell’Ebro arsa dal sole spagnolo o per le strade di Barcellona, così comunisti, socialisti e combattenti di Giustizia e Libertà si trovarono a combattere fianco a fianco nelle Langhe del Piemonte o nei boschi della Val Padana.

Nel già citato volume “Spagna” l’autore traccia ritratti e profili profondi ed esaurienti dei leader politici spagnoli, da Negrin a Caballero passando per Giral ed Indalecio Pietro, e dei principali vecchi antifascisti italiani, primi fra tutti i fratelli Carlo e Nello Rosselli, per cui si era antifascisti poiché non si misurava la Patria a frontiere od a cannoni, ma la loro Patria coincideva con quella di tutti gli uomini liberi: bell’esempio di sano e genuino fervido internazionalismo in anni di egoismo individualismo del capitalismo e di crudeltà dello stalinismo.

Da queste pagine traspare la passione e l’amore per la politica di Nenni: sarà così per tutta la vita del capo socialista, uomo di non grande strategia politica, contrariamente al cinico, freddo e calcolatore Togliatti, ma di forti passioni.

Le righe più toccanti sono, però, quelle dedicate al comandante Fernando De Rosa e di quei miliziani barbaramente ammazzati dai soldati franchisti: su tutto il libro aleggia l’auspicio di Carlo Rosselli “Oggi a Madrid, domani a Roma”, parole di speranza per tutti gli antifascisti italiani che proprio in quegli anni vedevano consolidarsi in Patria il regime fascista mussoliniano.

Simbolo della guerra civile fu una fotografia di R. Capa ( vedi ) in cui viene immortalato un miliziano che cade morente sotto i colpi dei fucili fascisti: è il simbolo vivente del motto di Dolores Ibarurri, “la Pasionaria” del Partito Comunista Spagnolo, per cui era meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”.

Dell’esperienza spagnola rimane un monito, un messaggio ben racchiuse nelle parole di uno dei più giovani protagonisti della guerra civile, Leo Valiani “La democrazia è sacra e va difesa a tutti i costi, anche con le armi, se necessario”.

Rientrato in Italia dopo la caduta del Duce, Nenni assume, con Sandro Pertini, Giuseppe Saragat e Lelio Basso la guida del Partito Socialista finalmente riunificatosi con il nome di Partito Socialista di Unità Proletaria (P.S.I.U.P).

Nenni, dopo la Liberazione, assunse anche cariche di governo sfiorando la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri, e guiderà in prima persona la battaglia a favore della Repubblica; il suo motto era “O la Repubblica o il caos” a cui seguiva un ancora più apocalittico “La Repubblica sarà socialista o non sarà”.

Sotto a questi slogan, che possono sembrare demagogici ed estremistici, si nascondeva la convinzione di Nenni di essere lui ed il Partito Socialista, anche più dei comunisti, i simboli del rinnovamento e del cambiamento frutto della movimento partigiano e della Resistenza, credeva, in sintesi, di essere l’incarnazione vivente del Vento del Nord.

La rottura dell’unità nazionale antifascista nella primavera del 1947 segnò anche una nuova rottura nel Partito Socialista, se ne va la destra riformista e socialdemocratica di Giuseppe Saragat che diede vita al PSLI, poi PSDI, che sarà partito di governo e che collaborerà con la Democrazia Cristiana e con gli altri partiti laici minori.

Gli anni del centrismo sono caratterizzati dalla stretta alleanza con il PCI; sono gli anni del frontismo che si esauriranno solo dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria (1956) quando Nenni si riavvicinerà a Saragat, proponendo ed ottenendo la temporanea riunificazione tra le due diverse anime del socialismo italiano e, dopo aver intrapreso la via dell’autonomismo, giungerà a collaborare con la DC di Fanfani e di Moro, con il PSDI di Saragat ed il PRI di Ugo La Malfa ed Oronzo Reale nei governi di centro-sinistra.

L’esperienza riformatrice di centro-sinistra terminò ben presto dopo il tentato colpo di stato del generale Giovanni De Lorenzo. Non venne meno la compagine di governo quadripartita, ma si pose fine alle riforme strutturali e di sistema che i primi governi di centro-sinistra avevano teorizzato: vince l’ala moderata del centro-sinistra, rappresentata dal trinomio Moro-Nenni-Saragat, che sconfigge quella più riformatrice incarnata da Fanfani-Lombardi-La Malfa.

I fatti del 1964 possono essere letti come un atto di debolezza dell’anziano leader socialista come ha scritto Corradino Mineo: “Moro fu portato di notte a casa del senatore Morlino per parlare dei golpisti e Nenni sentì ‘rumor di sciabole’ e decise di… calarsi le braghe”.

In realtà il comportamento di Nenni può essere interpretato come un atto di coerenza con l’idea di base di tutta la sua vita: combattere il fascismo; meglio soprassedere sulle riforme che vedere avverarsi, negli aspetti più violenti, i progetti autoritari del generale De Lorenzo.

Solo quattro anni dopo arrivò la bufera del ’68 che pose fine ad ogni illusione riformatrice ipotizzata all’inizio degli anni ’60 e la carriera del vecchio Nenni volge al termine. Ultimo significativo atto di Nenni fu l’appoggio dato al fronte divorzista nel referendum del 1974 voluto dalla DC di Fanfani e dal MSI di Almirante.

Nenni muore il 1 gennaio del 1980 quando ormai il suo partito saldamente nelle mani del suo delfino, Bettino Craxi, che lo condurrà prima ad essere “l’ago della bilancia” della politica italiana e poi a concludere la sua gloriosa e centenaria storia nelle aule giudiziarie.

Chi scrive non può nascondere la propria simpatia e le proprie preferenze nei confronti del vecchio leader socialista, Premio Stalin 1956, piuttosto che al dinamico leader decisionista.

Di errori di calcolo e di miopia politica Nenni ne commise molti, ma grande fu la sua umanità e la sua passione. Come ha detto Enzo Biagi “Conosceva la gente”.
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di Luca Molinari

vedi anche 
DE GASPERI, - TOGLIATTI, - NENNI, - LA MALFA
QUATTRO PADRI PER LA DEMOCRAZIA ITALIANA

 


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