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PARTITI POLITICI (TEDESCHI)

Partiti politici tedeschi
dal dopoguerra

 di LUCA MOLINARI


L’Unione cristiano sociale (Cdu-Csu)

Contrariamente ai socialdemocratici i democristiani tedeschi non avevano nessun partito da rifondare, ma dovettero far nascere ex novo, la propria formazione politica, tenendo conto del fatto che le precedenti esperienze di centro cattolico politico tedesco (Zentrum) non potevano rappresentare da sole un buon viatico né sufficiente, né tantomeno completamente vantaggioso, per il nuovo partito. 

Si ha in questa fase una sorta di parallelismo tra i democristiani tedeschi e i loro cugini italiani della Dc, anch’essi impegnati in una operazione simile a quella della neonata Cdu. 
Il parallelismo assume maggiore forza se si considera la figura dei due rispettivi leader (il tedesco Adenauer e l’italiano De Gasperi), artefici della rinascita post-bellica dei rispettivi Paesi e Padri nobili del processo di formazione dell’Europa comunitaria a cui (con un terzo democratico-cristiano, il francese se Schuman) diedero i natali fin dai primi anni ’50. 

Altro elemento comune tra i due partiti fu il forte ruolo della Chiesa, anzi per meglio dire nel caso tedesco delle Chiese (cattolica e protestante), nel fornire i quadri dirigenti e la dottrina sociale di base alle due esperienze democristiane. Per fare del partito democristiano tedesco la forza politica egemone della scena politica occorreva che esso non risultasse solamente come un partito cattolico in quanto, nonostante la divisione tra Rft e Ddr ne avesse aumentato notevolmente il peso specifico (sono infatti la Renania e la Baviera le zone a maggiore densità cattoliche, entrambe appartenenti alla Germania di Bonn), i cattolici non costituivano più una minoranza nel complesso della Germania. 
Su questi presupposti di partito non confessionale, sostenitore di un libero mercato, ma con forti ammortizzatori sociali, viene costituita in tutta la Germania l’Unione cristiano-democratica (Cdu) che, raggruppando le formazioni di ispirazione democristiana e conservatrice sorte in molte località del Paese subito dopo la sconfitta, guiderà la Rft ininterrottamente dal 1945 al 1969 (con i cancellieri Adenauer, Erhard e Kiesinger) e dal 1982 al 1998 (con la lunga ed ininterrotta cancelleria di Helmut Kohl).
 
Nella Cdu, come si è visto, convivono sia dirigenti cattolici, sia protestanti e ciò fu, durante gli anni del miracolo tedesco ben simboleggiato dalla coppia costituita da Adenauer (cancelliere e cattolico) e da Erhard (ministro dell’Economia padre del miracolo economico e protestante). 
Solo nella Baviera cattolica si ha l’assenza della Cdu e la presenza dell’altro partito democristiano tedesco, l’Unione cristiano-sociale bavarese di Franz Joseph Strauss, partito più conservatore rispetto alla gemella Cdu e a quasi totale dirigenza e composizione cattolica. 
Come già detto in precedenza è sotto i governi Adenuaer che la Germania torna “nel concerto delle nazioni” ed è Erhard a porre le basi di un forte sviluppo dell’economia tedesca. Come ha scritto Giorgio Galli “È sulla base di questa piattaforma che il partito (la Cdu-Csu, N. d. A.) costituisce una lunga egemonia che dura fino al 1966, allorché viene costituito un governo di coalizione con la socialdemocrazia” .
Il limite di Adenauer e dei democristiani era stato rappresentato dalla troppo forte rigidità (anche se col tempo attenuata anche a seguito di un viaggio del cancelliere a Mosca) nei rapporti con il blocco sovietico, problema che verrà risolto dall’azione di governo della Spd di Brandt e di Schimdt nel periodo 1966-1982.

Nel 1982 la crisi della coalizione Spd-Fdp, come già visto in precedenza, riporta alla guida del governo di Bonn i democristiani guidati da Helmut Kohl che, fin dal 1976, aveva cominciato a controllare i partito con carisma e autorità che gli hanno valso l’epiteto di Patriarca. 
L’ascesa alla guida del partito da parte di Kohl, cattolico e già presidente del governo regionale della Renania-Palatinato, non era stata certo indolore, ma segnata dallo scontro con il suo omologo bavarese Strauss, già leader della Csu, che aveva minacciato di estendere a tutta la Germania il proprio partito conservatore in funzione anti-Kohl. 
Tale minaccia, a cui era seguita quella speculare e opposta dei fedelissimi dell’uomo di Mainz di estendere anche nella Baviera la Cdu, rientrò rapidamente nel 1976 quando Kohl ebbe la guida assoluta del partito cristiano-democratico. 
Come si è visto anche da questo episodio la Cdu e al Csu sono due partiti federati, ma interagiscono fra di loro in maniera paritetica. La Csu non rappresenta più solamente la corrente di destra più conservatrice e più tradizionalista, ma il partito cristiano-sociale bavarese rappresenta per la Cdu “più che una federata di questa […] la sua più temibile concorrente e alleata, un vero e proprio partito nel partito, con una sua rappresentanza […] attraverso al quale i suoi dirigenti giungono dalle posizioni di governo locale alle supreme leve del potere” .

Come non era stata indolore la scalata di Kohl ai vertici della Cdu-Csu, così non è stata indolore l’uscita di scena: sconfitto nel 1998 dalla Spd di Schroeder e di Lafontaine, l’ex cancelliere si è ritirato ed è stato coinvolto in inchieste giudiziarie ancora in atto in cui non è il caso di inoltrarsi perché appartengono alla cronaca e non alla storia.

Il Partito liberale (Fdp)

Anche i liberali tedeschi si trovano nella difficile situazione di creare dal nulla un partito, che pur potendosi rifare a molteplici esperienze dei decenni passati (dai gruppi liberali dell’Assemblea di Francoforte del 1848 alla Ddp di Max Weber), dovettero fondare una formazione politica completamente nuova. 
Fu così che dopo il 1945 vide la luce il Partito liberale tedesco (Fdp) che ricoprì il ruolo di terza forza dello scenario politico tedesco tra la Cdu-Csu di cui condivideva le impostazioni nel campo economico sostanzialmente liberista e la Spd a cui era più affine nel campo dell’affermazione e della difesa dei diritti civili e politici e, a partire dagli anni ’60, anche la necessità di una maggiore apertura politica nei confronti dell’Est. 
Su questa seconda questione si basarono le coalizioni Spd-Fdp del periodo 1969-1982. L’influenza della Fdp fu direttamente proporzionale all’azione ed alla popolarità dei suoi due più importanti leader, Scheel e Genscher (entrambi ministri degli Eteri aperti al dialogo con l’Europa comunista anche, come nel caso di Genscher nel 1987, in opposizione con il partner di governo cristiano-democratico H. Kohl ). 
Dopo il 1982 e la rottura dell’accordo col la Spd e il ritorno alla coalizione con la Cdu-Csu il problema principale della Fdp è stata la sopravvivenza, ossia “non scendere sotto il 5 per cento dei suffragi, livello minimo per ottenere una rappresentanza negli organi istituzionali, in alcuni dei quali a livello di Land i liberali vengono esclusi in conseguenza dei risultati negativi sotto il quorum) a metà anni Ottanta” . 

I Verdi (Gruner)

A partire dalla metà degli anni '80 nel panorama politico tedesco si è affacciata una nuova formazione politica, i Verdi. Inizialmente, come le altre formazioni politiche ecologiste sorte in tali anni nel resto d'Europa, il partito dei Verdi tedeschi si è formato come un partito e un moviemnto monotematico basandosi sulla lotta a difesa dell'ambiente, a favore di uno sviluppo sostenibile. Il successo di questa formazione inizialmente è stata favorita dalla tragedia nucleare di Cernobil che ha fortemente sensibilizzato l'opinione pubblica e il corpo elettorale sui temi dell'ambiente. In una successiva fase il partito dei verdi tedeschi si è caraterizzato come una forza della sinistra alternativa alla Spd (che negli anni in questione, sotto la guida di Vogel, Rau e Lafontaine, era in crisi politica e di consenso) in grado di drenare ed erodere voti alla sinistra classica. Un secondo (e paradossalmente più forte) area di consenso in cui i Gruner hanno raccolto voti è stata quel!
la rappresentata dalla tradizionale area laica liberaldemocratica, stanca della tradizionale politica della Fdp. I Verdi hanno ottenuto consensi con politiche tipicamente attente ai diritti civili, soprattutto delle minoranze e degli individui (seconda parte degli anni '90).

A partire dalla metà degli anni '90 i Verdi delle due ex Germanie si sono unificati e hanno cominciato ad essere forza di governo insieme alla Spd a livello di Lander locale.

Dopo le elezioni dell'autunno 1998 i Gruner, guidati dall'ex leader del '68 Joanka Fischer, sono diventati il terzo partito politico della Germania, scalzando da tale posizione i liberali della Fdp. Dopo questa consultazione elettorale la Spd di Gerard Schroeder è tornata al governo scegliendo come partner i Gruner che, così, sono andati per la prima volta al governo in Germania. Il leader ecologica Fischer è stato nominato Vice cancelliere e Ministro degli Esteri. Un punto qualificante della politica eclogista è stato raggiunto già nei primi anni di governo della coalizione rosso-verde: fra pochi anni la Germania abbandonerà definitivamente la produzione e l'utilizzazione dell'energia nucleare e metterà a riposo le centrali termonucleari presenti sul territorio tedesco.

Partito del Socialismo Democratico Tedesco (Pds)

E' il partito ex comunista presente nella sola ex Ddr. Ha eletti diretti nei soli collegi di Berlino Est (grazie anche agli elettori della Spd e dei Verdi che preferiscono votare Pds per impedire la vittoria di un democristiano utilizzando, così, una raffinata ed efficace scelta di voto utile) e ciò permetto loro di avere eletti anche a livello proporzionale.
Più che un partito comunista (o post comunista) tradizionale (Prc in Italia, Pcf in Francia o IU in Spagna, N. d. A.) si caratterizza come un partito regionale (la ex Germania orientale) sicuramente di sinistra che si pone a difesa degli interessi dei cittadini della ex Ddr, che sono quelli che hanno sofferto lo sforzo maggiore della riunificazione. Sono al governo con la Spd in alcuni lander della parte orientale della Germania. 

di Luca Molinari

vedi per i fatti politici  STORIA DELLA GERMANIA


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