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( QUI TUTTI I RIASSUNTI ) RIASSUNTO SEC. XV-XVI

GLI AVVENTURIERI DEL MARE - AMMIRAGLI & PIRATI/E
BUCANIERI & CORSARI/E - PRIVATI O DI STATO

di Mario Veronesi
STORIA DELLA PIRATERIA

 QUARTA PARTE
RUGGERO DI LAURIA -  L'AMMIRAGLIO GHIBELLINO


Nel secolo XIII, Carlo d’Angiò detiene il possesso del regno di Sicilia, ormai decaduto dallo splendore al quale lo avevano elevato gli Svevi, ma terra di saccheggio e di preda.

Il 31 marzo del 1282, a Palermo esplode violenta la rivolta contro i francesi, 
è il vespro siciliano i francesi sono massacrati, e la rivolta si estende rapida per tutta l’isola, dopo Palermo anche Messina riconquista la libertà.

Immediata la reazione degli angioini, re Carlo I accorre da Brindisi con forze navali e terrestri, ed il 10 giugno investe Messina, che sotto la guida d’Alaimo dei Lentini, resiste, 
dopo una vana richiesta d’aiuto al pontefice, i rivoltosi siciliani, si rivolgono alla corte d’Aragona, con l’intervento dei quali, l’insurrezione diventa guerra, e durerà vent’anni.

L’indole feroce di quel secolo, l’ardore atavico dei siciliani e dei catalani, l’odio profondo, politico e religioso dei ghibellini del sud, contro gli angioini, braccio secolare del papato, contribuirono a rendere più crudele questa lotta.

Il 28 agosto del 1282, una piccola flotta catalana con a bordo Don Pietro d’Aragona, marito di Costanza, figlia di Manfredi, getta le ancore nel porto di Trapani, da qui il sovrano si trasferisce via terra a Palermo, dove il 7 settembre è incoronato re di Sicilia, 
il nuovo sovrano chiama alle armi, tutti gli uomini dai quindici ai sessant’anni d’età, e invia a Messina 2000 “almugaveri”  (il loro nome deriva dal vocabolo arabo “Mugaver” con cui si denominava la loro daga, la maggior parte sono originali della Sierra d’Aragona, soldati molto resistenti alle fatiche, alla fame e alla sete, erano, fanti leggeri destinati alla guerriglia, non erano pagati, ma avevano il diritto al bottino con il quale vivevano, poveri, seminudi, armati di due zagaglie, un giavellotto, una daga, senza scudo né armature, erano il terrore dei cavalieri, contro i quali si scagliavano sventrando i pesanti cavalli)

Il 2 ottobre, 22 navi catalane entrano nel porto di Messina, evitando il blocco delle 120 navi francesi, queste unità con altre siciliane costituiscono la forza, con la quale l’ammiraglio don James Perez si dirige verso le forze navali nemiche, al comando del genovese Arrighino dei Mari.

Quattro giorni dopo le navi angioine di stanza a Reggio, escono dal porto, le navi siciliani gli sono subito addosso, i legni genovesi e provenzali si dirigono verso nord, quelli napoletani accettano il combattimento, in poche ore 22 galee nemiche sono catturate, Jamez Perez rientra a Messina con 4.500 prigionieri, il sovrano aragonese è perfettamente consapevole della forza dell’avversario, anzitutto deve rivedere l’organizzazione del comando delle forze navali, don Jaimez si è dimostrato troppo impulsivo e temerario, coglie l’occasione per una sua disobbedienza, lo sostituisce con Ruggero di Lauria nel 1283.

Il nuovo ammiraglio è giovane, ha solo 38 anni, ma il suo valore e le sue capacità sono gia conosciute, Re Manfredi di Svevia concedendo in sposa a don Pietro d’Aragona, la figlia Costanza, aveva gettato le basi di un diritto legittimo d’eredità tra il regno d’Aragona e la Sicilia, dopo la battaglia di Benevento (1266) i signori che avevano seguito le sorti della casa Sveva, erano fuggiti in esilio e molti di questi ripararono in Aragona, tra questi vi erano due giovani, Ruggero di Lauria, e Corrado Lancia, il primo apparteneva alla casa di Manfredi, sua madre donna Bella era stata istitutrice di Costanza, il secondo era il cugino, i feudi dei due giovani erano stati subito confiscati dall’Angioino, e distribuiti ai cavalieri prevenzali o francesi che l’avevano seguito nell’impresa napoletana, Il divario tra le forze in campo è notevole, ma il disegno del nuovo ammiraglio e lucido e preciso, attaccare le navi nemiche, mentre sono distribuite nei vari porti, impedendone la riunione, 21 gallee investono e saccheggiano le coste calabresi e pugliesi, sono sbarcati nuclei d’Almugaveri che penetrano nel territorio anche per 80 chilometri, portando devastazione e rovina, da parte angioina si sta approntando una flotta, per un intervento definitivo, contro quella siculo catalana, a Marsiglia si stanno armando 20 galee al comando di Guglielmo Cornut, a Napoli 90, l’appuntamento e a Reggio per la metà di giugno, l’ordine del Cornut prevede il trasferimento della squadra da Napoli a Malta, successivamente inizio delle operazioni in mare per l’eliminazione della squadra siciliana.

Ai primi di giugno anche il Lauria arriva a Malta, le navi aragonesi si gettano all’attacco, dopo una furiosa battaglia sono sconfitti e l’amiraglio Cornut muore, Malta si arrende ed a presidiarla rimane Corrado Lancia, la flotta di Lauria toccando Siracusa, Acireale e Taormina, rientra a Messina per fronteggiare la squadra di Napoli, ma Ruggero non si ferma, ripristina le navi e riparte,  
in Provenza si assoldano galee genovesi e pisane, si spingono i saraceni di Lucera contro gli aragonesi, lungo la costa s’istallano torri d’avvistamento che segnalino con il fuoco o con fumo il sopraggiungere delle galee del Lauria, o di corsari siciliani che in quel periodo hanno iniziato a fare la loro comparsa, in questa situazione di preparazione, trascorre il 1284, 
a fronte delle 34 galee del siciliano, vi sono 55 galee pronte a salpare da Marsiglia, a Napoli 30 navi al comando del principe Carlo di Salerno, 30 unità a Brindisi, e altre 40 navi sparse in altri porti, una forza di oltre 120 navi con le quali Carlo d’Angiò si promette di occupare Ustica e da qui investire Palermo e Messina, il Lauria, lascia le acque siciliane e si porta in crociera di vigilanza nel tratto di mare dal Circeo, al golfo di Napoli, pronto ad intercettare le due forze nemiche, impedendo la loro ricongiunzione, una nave genovese avvista la flotta siciliana e corre a Napoli avvisando gli angioini, 
il Lauria si sposta rapidamente a settentrione nella baia di Gaeta, devastando i raccolti di quelle terre, ritorna verso sud, effettua un’incursione nel golfo di Napoli, con l’intenzione di provocare una reazione della flotta napoletana e snidarla dal porto, avviene quanto Carlo d’Angiò aveva temuto, i suoi ordini erano chiari, aspettare la riunione delle flotte, prima di attaccare il nemico, ma il mattino del 5 giugno 1284, 30 galee napoletane gremite d’uomini d’arme e cortigiani, salpano per gettarsi contro le navi siciliane, appena le vede il Lauria mette le vele verso Castellamare, simulando una fuga, ma lo scopo è di mettersi con il sole in poppa una volta invertita la rotta, le unità napoletane si buttano all’inseguimento in maniera disordinata, e sotto il monte di Castellamare, Lauria fa ammainare le vele, inverte la rotta e dispone le navi su una doppia linea di fronte, una d’assalto, l’altra di riserva, ogni nave è strettamente legata all’altra, i famosi balestrieri catalani sono messi al riparo dietro le murate e le impavesate, tutto è pronto per l’urto, lo scontro è accanito ma breve, i balestrieri catalani non perdono un colpo, mentre i francesi con il sole in faccia tirano alla cieca, i cavalieri cominciano a soffrire il mare, e appesantiti dall’armatura ben poco possono contro gli snelli esperti marinai del Lauria, ben presto 18 galee si ritirano a Napoli, le restanti navi sono tutte distrutte, l’ammiraglia con il principe di Salerno dopo aspro combattimento si arrende, catturati prigionieri anche numerosi nobili provenzali e italici.

Carlo di Salerno e costretto a consegnare a Ruggero, Beatrice figlia di Manfredi, tenuta prigioniera nel castello dell’Uovo, Napoli rifornisce i vincitori, di vettovaglie, e rientrano a Messina.
Una piccola marina condotta con coraggio da un gran capo era così riuscita a cogliere la prima importante vittoria, 
due giorni dopo la sconfitta del figlio, Carlo giunge a Gaeta con 40 galee, si porta a Napoli, dove unisce le sue navi a quelle genovesi e pisane, ed alle 18 scampate alla sconfitta di Castellamare, rifornisce le 75 unità e le invia rapidamente a Brindisi, da questa città si trasferiscono a Catona, con l’ordine d’iniziare l’assedio a Reggio, nel frattempo al Lauria arrivano altre 14 galee catalane, la situazione delle forze nemiche nel 1284 è la seguente: il siciliano con una flotta di 54 galee armate con equipaggi addestrati e motivati, in più il porto di Messina scelto come base logistica, con la possibilità di ricevere rinforzi da tutta la Sicilia, l’ammiraglio provenzale e quel napoletano, con oltre 100 navi di varie provenienza, con equipaggi non legati, di poco affidamento per le continue diserzioni, con base operativa nel tratto Catona Nicotera, aperto al cattivo tempo, alle spalle una Calabria, impoverita dai saccheggi, e Reggio in mano Aragonese, vera spina nel fianco, ed infine l’avvicinarsi dell’autunno e della cattiva stagione, Situazione che non sfuggi a Ruggero, che con sole 10 navi, a mezzanotte assale Nicotera, difesa da un Ruffo conte di Catanzaro, vi distrugge otto galee nemiche, prende terra e saccheggia il borgo, il mattino cerca le forze angioine, che però prudentemente si ritirano a Crotone nell’attesa dell’autunno, alla fine dell’anno muore Carlo d’Angiò gli succede Carlo lo zoppo, Francia, Provenza, Maiorca e Napoli stingono alleanza, mentre il pontefice lancia una crociata contro gli Aragonesi, il giorno di Pasqua, a Tolosa si radunano 17.000 cavalieri, 18.000 balestrieri e 100.000 fanti, a Narbona sono ancorate 150 navi provenzali, genovesi, pisane e guascone, a Messina ci sono 40 galee del Lauria, con questi mezzi Ruggero condurrà la campagna del 1285 che per la concezione tattica e la prontezza esecutiva, costituisce la pagina più bella della storia dell’ammiraglio aragonese.

Ruggero muove le sue navi, verso le Baleari, da li si trasferisce a Cabrera, e da qui alle Formiche, (scogli situati a tre miglia dalla costa, presso S. Sebastiano) tra Palomas e Rosas, e per non far trapelare le sue mosse, distrugge indistintamente tutte le navi che incontra nei suoi spostamenti, nemiche o amiche che siano, da questi scogli inospitali, l’ammiraglio si prepara ad attaccare, le unità francesi impegnate a rifornire per mare le truppe terrestri, dispone che ogni nave sia pronta a salpare, all’ordine di tre fanali a prora, tre a poppa, e al centro, e due velocissime “taride” sono inviate in esplorazione, nella notte del 24 agosto, l’agguato riesce, sono avvistate 85 navi francesi, Ruggero distacca a terra una piccola divisione, mentre con il grosso della squadra, piomba sugli ignari francesi, 15 galee tentano la fuga, andandosi ad arenare in costa, ma sono distrutte dagli uomini distaccati in precedenza, 16 galee genovesi riescono a fuggire, mentre 54 navi, provenzali e napoletane sono catturate, Ruggero dirige verso Rosas, base delle operazioni della flotta francese, la sua tempestività e segretezza, gli consente di presentarsi all’ingresso del golfo di Rosas, senza che i francesi sospettino che si tratta di navi nemiche, ma improvvisamente le insegne Aragonesi sono issate a riva, Ruggero si butta su queste navi e in poco tempo le cattura, con quest’ultima impresa, il controllo del mare è ormai assicurato agli aragonesi, in meno di due mesi, 118 galee nemiche sono state catturate, o distrutte dall’ammiraglio, anche Rosas attaccata da terra, e bloccata per mare, si arrende. 

Il 10 novembre muore re Pietro d’Aragona, sul trono di Catalogna, Valenza e Maiorca sale il figlio primogenito don Alfonso, il trono di Sicilia passa a don Giacomo, le due corone stipulano un trattato stilato da Ruggero di Lauria, l’inverno del 1266 trascorre in pace, ma in primavera iniziano le incursioni siciliane sulle coste della Calabria, del napoletano, e pugliesi, in questo periodo l’ammiraglio vive in Catalogna, offrendo feste a corte e godendosi un periodo di riposo. 

Ma nel 1287 i napoletani assaltano Augusta, la reazione dell’ammiraglio è immediata, si trasferisce a Messina, riarma la flotta e insegue quella napoletana, raggiungendola davanti a Castellamare nel golfo di Napoli, qui evita lo scontro, vendendo agli angioini una tregua sul mare, della durata di due anni, ma la pace non si addice a quest’uomo nato combattente sul mare, si sposta a Levante, intervenendo anche con navi proprie, cavalli e truppe, ormai signore delle Gerbe in Africa, grosso feudatario in Sicilia, Basilicata, Aragona e Valenza, per tutto il 1291 corre sui mari, saccheggia e distrugge, un periodo di pura pirateria, l’improvvisa morte d’Alfonso comporta il rientro del Lauria a Barcellona, per accompagnarvi Giacomo eletto re dalle Cortes. 

Ora la situazione politica assume un nuovo corso, sotto il continuo pericolo di un intervento francese attraverso i Pirenei, e la minaccia di una scomunica del Papa, inizia un riavvicinamento attraverso il pontefice tra aragonesi e angioini, la trattativa si basa sulla restituzione della Sicilia ai francesi, per i siciliani è una profonda e amara delusione, tanto da eleggere l’infante Federico re di Sicilia, è il 26 marzo del 1295, tra il giovane sovrano e Ruggero inizia subito un pessimo rapporto, una guerra tra il re d’Aragona e la Sicilia sembra imminente, Ruggero è arrestato, ma fugge da Palermo, e grazie all’intervento della regina Costanza la guerra civile è evitata, Ruggero abbandona la Sicilia e nominato ammiraglio d’Aragona, e da Carlo di Salerno, principe e ammiraglio di Napoli, ne segue l’immediata confisca dei suoi numerosi possedimenti in Sicilia, Calabria e Africa da parte di Federico, riprende così la lotta, Ruggero questa volta e contro la Sicilia, occupa Pattì, e Milazzo, e il 4 luglio del 1300 sconfigge lo stesso re Federico, catturandolo prigioniero, ma il re fuggirà corrompendo i suoi guardiani catalani, dopo due anni di scaramucce, si giunge il 31 agosto del 1302, alla pace di Caltabellotta che chiude la lunga guerra del Vespro, Ruggero fa atto di sottomissione e si riconcilia con Federico di Sicilia, che gli rende i feudi, il 17 gennaio del 1305 l’ammiraglio muore a Valenza, le sue spoglie giacciono nel monastero di Santa Croce ai piedi di re Pietro d’Aragona, da una Sicilia umiliata e dominata, Ruggero seppe forgiare stupendi equipaggi, fondere siciliani e catalani in un unico strumento efficiente, sul mare non conobbe sconfitte, morì ammiraglio di Valenza, Catalogna, Napoli, signore di molte terre spagnole, siciliane, calabresi e di Malta. 

Dalla lunga guerra del Vespro, la figura di Ruggero di Lauria, emerge come uomo di mare, che s’impose per il perfetto senso strategico e tattico d’impiego di navi, il primo che ha fatto di una flotta, un mezzo fondamentale per la difesa e l’indipendenza di un’isola, circondata da nemici potenti.

di Mario Veronesi
Bibiografia

Guido Borsani
I Grandi Ammiragli
Editore Mursia 1975

NELLA QUINTA PARTE
L'EDMEL, L'ULTIMO CORSARO NELLA 1a GUERRA MONDIALE

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