HOME PAGE
CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI  
ALL' 1  A.C.
1 D.C. - 2000 ANNO x  ANNO PERIODI STORICI 
E TEMATICI
PERSONAGGI 
E PAESI

( QUI TUTTI I RIASSUNTI ) RIASSUNTO SEC. XV-XVI

GLI AVVENTURIERI DEL MARE - AMMIRAGLI & PIRATI/E
BUCANIERI & CORSARI/E - PRIVATI O DI STATO

di Mario Veronesi
STORIA DELLA PIRATERIA

 QUINTA PARTE
L'EDMEL - L'ULTIMO CORSARO

 

Durante le guerre mondiali, i tedeschi con alcune navi militari, ricorsero alla guerra di corsa, i nuovi corsari si lanciarono a caccia di tonnellaggio nemico in tutti i mari, il più famoso durante la prima guerra mondiale, furono senza dubbio l’EMDEL, passato alla storia come l’ultimo corsaro.
La sua odissea fu molto breve, ma causò agli alleati franco – russo - inglesi un danno calcolato in molte migliaia di sterline, e circa settantamila tonnellate di naviglio affondato.
Varato a Danzica il 26 maggio del 1908, concepito per la guerra di corsa, armato con dieci cannoni da 105, il suo armamento non era potente per partecipare ad un combattimento di squadra, ma il suo raggio d’azione notevole per l’epoca, considerando che si trattava di una nave a propulsione a carbone, capace di sviluppare con le sue due macchine alternative, una velocità di oltre 24 nodi, e nonostante le sue 3.650 di tonnellaggio, gli consentiva di coprire 6.000 miglia a velocità di crociera.

Al comando sin dal 1913, del comandante Von Muller, che lo avrebbe comandato sino alla fine, aveva lasciato la Germania al termine del suo primo anno di servizio, per raggiungere la squadra tedesca del Pacifico.
Prima della grande guerra, Von Muller aveva avuto occasione di distinguersi, sullo Yang-tse-Kiang, riducendo al silenzio una batteria cinese che aveva preso di mira la sua nave.
L’Emdel effettuato, il carenaggio, aveva lasciato la base di Tsing-Tao sulla costa cinese, acquistata dalla Germania nel 1890, quando il 2 agosto il comandante Von Muller ricevette la notizia che la Germania era in guerra contro la Francia e la Russia, l’inizio delle ostilità gli avrebbe offerto l’occasione per una breve crociera da corsaro, e l’ammirazione dei marinai di tutto il mondo intero ed in particolare dei nemici.
Si portò verso Vladivostock per attaccare il traffico russo, appena scapolata Tsuhima nello stretto di Corea, incontrò e catturò il piroscafo russo “Rjesan”, lo rimorchiò a Tsing-Tao, dove fu trasformato in incrociatore ausiliario, con il nome e i cannoni di un vecchio incrociatore tedesco in disarmo, il “Kormoran”.

 

Il 6 agosto Von Muller ripartiva e dirigeva verso le Marianne, per raggiungere la squadra dell’ammiraglio Von Spee, il quale si disse d’accordo con lui, che l’Emdel avrebbe avuto maggiori possibilità nella guerra di corsa se avesse agito isolato, la squadra tedesca salpava verso le coste del sud dell’America, inviò all’Emdel il segnale: “Emdel entrassen wunche guten erfolg” (libertà di manovra) e augurava al comandante Von Muller ogni successo occorsero quattro settimane al corsaro per raggiungere l’oceano Indiano, assegnatogli come teatro delle operazioni una quarta ciminiera fu costruita, e dette all’incrociatore tedesco la sagoma di una nave britannica della classe “Yarmkounth”, e alla fina della prima settimana di settembre raggiunse il golfo del Bengala, posizionandosi all’ingresso di Calcutta.
La sua ciminiera fasulla fu un successo, l’Emdel s’impadronì del vapore greco “Pontoporros” carico di carbone indiano, quindi di un grosso cargo inglese “l’Indus” in navigazione per Colombo, e successivamente il piroscafo britannico “Kabinga”, il 13 altre due vittime, il “Killin” e il “Diplomat” quest’ultimo, un bel cargo di 7.600 tonnellate, con un carico di tè per un valore di dieci milione di franchi, il 14 fu la volta del “Clan Mattheson” affondato con il suo carico di trattori e locomotive, e di un’altro cargo inglese il “Trabbock”.
Il governo australiano sospese le partenze dei convogli di truppe, e iniziò la caccia al corsaro, Von Muller ritenne opportuno trasferire altrove i suoi agguati Giunse a Madras il 22 settembre, si avvicinò a 3.000 metri e sparò, con i suoi pezzi, 130 colpi sulle cisterne della Burma Oil Co., mille tonnellate di nafta andarono a fuoco, il 25 fece la sua comparsa davanti a Colombo, dove alla luce dei proiettori di terra, ebbe l’impudenza di fermare le macchine e affondare a cannonate un grosso mercantile carico di zucchero, in quarant’ore all’elenco delle vittime dell’Emdel si aggiunsero altre quattro navi, poi il 2 ottobre catturò il “Buresk” un grosso cargo di 7.000 tonnellate, era arrivato il momento di scomparire, dato che 16 unità da guerra franco – russo – britanniche e giapponesi correvano alla sua ricerca nei quattro angoli dell’oceano Indiano
Lasciando la zona di Colombo, Von Muller si diresse verso sud, sull’isola di Diego Garsia, un possedimento britannico nell’arcipelago delle Chagos, giungendovi il 10 ottobre, a quei tempi le isole erano collegate al resto del mondo, da un postale proveniente dall’isola di Maurizio, due volte l’anno, non sapendo ancora nulla della guerra in corso, i marinai tedeschi furono accolti con molta cordialità, Von Muller n’approfittò per effettuare la pulizia dello scafo del suo incrociatore, portandolo ad incagliare su una spiaggia sabbiosa, proprio come un tempo facevano i suoi predecessori della marineria a vela, quando alghe e conchiglie n’avevano invaso l’opera viva.

Nel frattempo gli alleati si presero una piccola rivincita, affondando la rifornitrice dell’Emdel, il Markomannia e riprendendosi il Potoporros, che era inviato a Singapore.
Lasciata Diego Garsia, l’Emdel si portò nei paraggi di Minnikoi, una piccola isola ben nota ai frequentatori delle linee per l’estremo oriente, che segna il limite settentrionale del “Canale degli otto gradi” a ponente dell’estremità meridionale dell’India. Il punto d’agguato era eccellente.
In poche ore la nave tedesca, vi affondò quattro grandi piroscafi inglesi, fermò un altro mercantile al quale affidò gli equipaggi sempre soccorsi, delle navi affondate, perchè li portassero a Cdochin, successivamente catturò la carboniera “Exford” che conservò come nave rifornimento in poche settimane un totale di 26.470 tonnellate era stato affondato agli alleati.

L’opinione pubblica inglese ne fu scossa, tutti i marinai rilasciati erano stati unanimi nel proclamare la cortesia e la generosità del comandante tedesco, ma c’era un limite, la perdita di migliaia di sterline, un notevole rialzo del prezzo delle assicurazioni marittime, e in pratica la paralisi del traffico sulle coste indiane, convinse l’ammiragliato ad intensificare le unità addette alla caccia del corsaro tedesco, ora le navi alleate che davano la caccia all’Emdel erano una sessantina.
Per tutta risposta Von Muller dimostrò all’opinione pubblica mondiale la sua perizia e astuzia, il 28 ottobre prima dell’alba, con tutte le luci spente s’insinuò nella rada di Georgtowna a Pulo-Penang (sulla costa occidentale della penisola di Malacca), penetrò in profondità all’interno dell’ancoraggio delle unità da guerra alleate, lanciò un siluro all’incrociatore russo “Jemstchoug” e lo colpì con tutti i suoi pezzi, effettuò un secondo passaggio per finirlo con un altro siluro, la nave russa colpita si spezzò in due e affondò, senza che qualcuno si accorgesse dell’accaduto, erano le 5.30 del mattino.
Il quarto fumaiolo aveva permesso l’audace colpo, dell’intrepido comandante tedesco, che colpisce anche la francese “Mosquet”, tratta appunto in inganno, l’Emdel alzata, la bandiera di combattimento germanica, appoggiando il gesto con una salva da 105, la terza colpisce il pezzo prodiero e la sala radio, alle 7.15 è tutto finito, la nave francese affonda le navi alleate “Pistolet” e il “Fronde” si lanciano all’inseguimento del corsaro tedesco, ma inutilmente alle ore 12.00 era scomparso all’orizzonte.
Ora gli alleati sono seriamente sulle sue tracce, tanto più che si trova in navigazione un convoglio che trasporta 30.000 soldati australiani e neozelandesi, l’ammiragliato fornisce ulteriori navi all’ammiraglio Jerram per la caccia al corsaro.

Von Muller ha deciso di ritirarsi verso sud fissando appuntamento ai due rifornitori che gli restano, le prede “Buresk” e “Exford” in prossimità dell’isola di Cocos, medita un’operazione contro la stazione radio e gli allacciamenti telegrafici che si trovano, dopo di che si troverà in buona posizione per l’attacco al traffico in uscita dallo stretto delle Sonda.

La mattina del 9 dicembre, giunge nella baia settentrionale dell’isola di Direction, la più importante delle isole Keeling o Cocos, la sua quarta ciminiera ormai non inganna più nessuno, gli operatori del centro radio non hanno avuto un minimo d’esitazione, i tasti R.T. iniziano a trasmettere SOS....SOS....SOS...., l’Emdel si affretta a disturbare l’emissione, ma è troppo tardi, i segnali sono stati intercettati a bordo del Melburne, in comando di scorta al gran convoglio alleato, che proprio in quel momento defila a 55 miglia a nord delle isole Cocos.
Il capitano di vascello Silver, comandante del Melburne ha ai suoi ordini altri due incrociatori, l’australiano Sydney e il giapponese Ibuki, entrambi più potenti della nave tedesca, non potendo lasciare il convoglio, ordina al Sydney di dirigersi a tutta forza verso le isole Cocos, nel frattempo Von Muller ha inviato a terra una comandata di cinquanta marinai, agli ordini del suo secondo, con l’incarico di minare la stazione radio e interrompere i cavi sottomarini, all’improvviso dalla nave tedesca si ode un colpo di sirena, e l’incrociatore salpare, lasciando a terra i cinquanta marinai, la spiegazione non si fa attendere, dalle bocce dei cannoni scaturiscono fiammate.
L’Emdel ha impegnato il suo ultimo combattimento, erano le 9.00 del mattino del 9 dicembre 1914 quando il comandante Von Muller fece innalzare il segnale di rientro alle imbarcazioni, le 9.15 quando dovette salpare alla vista del Sydney che dirigeva su di lui da nord – est a 20 nodi, distanza 10.500 yarde (poco meno di 10.000 metri), gittata massima per i 105 dell’incrociatore tedesco, mentre i 152 dell’australiano possono sparare a loro agio, la carena del Sydney è perfettamente pulita, mentre quella dell’Emdel parzialmente grattata sei settimane prima a Diego Garcia, in effetti, è in condizioni tali da sviluppare da quattro a cinque nodi in meno della nave avversaria, tuttavia sono gli artiglieri tedeschi i primi ad inquadrare il bersaglio, gli australiani in seguito ad un errore di stima hanno aperto un tiro lungo mille yarde oltre il bersaglio, questo procura loro diversi feriti, e la distruzione della direzione di tiro poppiera, ma il danno si limita a questo, e non appena correto il tiro, l’Emdel comincerà ad incassare colpi su colpi, un colpo fortunato gli fracassa il telemetro, un altro il timone, Von Muller deve governare la nave servendosi delle macchine, successivamente crolla la prima ciminiera e l’albero, gli armamenti dei pezzi sono decimati e il suo fuoco rallenta, la battaglia dura da quaranta minuti, la nave tedesca ormai alla fine, dirige verso l’isola di Keeling e va ad incagliarsi, sono le 11.20, alle 16.00 la bandiera di combattimento tedesca sventola ancora sull’Emdel, il comandante australiano segnala in codice internazionale di arrendersi, Von Muller risponde di non capire il segnale, altre due salve raggiungono il ponte della nave germanica.
Centoquindici morti, cinquantasei gravemente feriti, nessun pezzo era più in grado di sparare, la nave incagliata sulla costa sopravento dell’isolotto, il mare non avrebbe tardato a distruggerla, Von Muller ammainò la bandiera e si arrese.
Nel frattempo Helmut Von Muche, il secondo lasciato a terra, s’impadronisce della goletta “Ayesa”, i suoi uomini lavorano come forsennati ad ammucchiare viveri e acqua, caduta la notte la goletta scivola fuori della rada, evitando di cadere in mano al Sydney che si era attardato per soccorrere alcuni naufraghi tedeschi, una sbalorditiva odissea degna di quella dell’Emdel attendeva questi uomini, Von Muche e i suoi giungono a Padang (Sumatra) gli olandesi rifiutano loro qualsiasi rifornimento, ma grazie alla presenza di tre mercantili tedeschi si traggono d’impaccio, il “Choising” si porta in mare aperto e presta loro soccorso, trasbordandoli a bordo il 14 dicembre a ridosso di un isolotto del gruppo meridionale delle Maldive.

Tre settimane dopo il cargo tedesco si presenta nottetempo nello stretto di “Bad el Mandeb” che è attraversato nonostante la sorveglianza britannica, il giorno seguente Von Mulche e i suoi marinai sbarcano a Hodeidah da dove arrivano a Costantinopoli, dopo aver passato in Arabia, mille avventure come quelle che avevano conosciuto in mare.

di Mario Veronesi

ALLA PAGINA PRECEDENTE

TORNA H.P.  CRONOLOGIA  -  TABELLONE TEMATICO